sabato, dicembre 31, 2005

Fine anno.

Auguri a chi giocherà a sorchetta stasera e magari racimolerà 24 euri
che servono per finanziare l'acquisto della xbox 360.
Auguri a chi farà domani ilpranzo al sacco su in fila davanti alla caritas.
Auguri a chi passerà la sera attraversando le linee nemiche al pc.
Magari ucciderà 300 crucchi. wow e porcozzio!
Auguri a chi questa notte la passerà pregna di mentalità degradante verso il terriccio.
Grandi gazzose, trincee tetesche e dopocena saltato in padella.
Nel delirio non sfuggirà il remake di shining col triciclo nel corridoio di tre metri.

E vaffanculo, va!

venerdì, dicembre 30, 2005

Calciomercato C1

Il Napoli ha ingaggiato Lacrimini.

Minkia ..sai la commozione ?

Fondazione Bonarda News : Cenone in Sudan

Ci stanno chiavando con menù e cenoni (grande test TV alle 12.45: il cenone oltre 100 euro a persona, si o no?), mi dicono che è dicembre e che fa freddo, mi dicono che adesso i nostri risparmi (per chi ce li ha) sono al sicuro...

Dato che il 2005 sta finendo, non mi vorrete negare il piacere di fare un tiggì, io medesimo di persona, con un solo titolo:

Il cenone in Sudan

E un tiggi' si fa'con poco, basta mettere insieme notizie che già esistono,
tipo queste due:

Notizia numero uno


Il Cairo, conclusa tragicamente la protesta di 3.500 rifugiati
All'alba gli agenti hanno assalito la tendopoli: trenta i feriti
Egitto, la polizia carica i profughi
Morti almeno venti sudanesi
Tra le vittime degli incidenti anche una bambina di quattro anni

Egitto, la polizia carica i profughi
Morti almeno venti sudanesi


IL CAIRO - Si è conclusa in tragedia la protesta di circa 3.500 profughi sudanesi che da tre mesi erano accampati in una piazzetta del quartiere residenziale di Mohandessin, al Cairo, nei cui pressi sorgono gli uffici dell'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per rivendicare l'autorizzazione a espatriare. All'alba migliaia di agenti delle forze speciali anti-sommossa della polizia egiziana, armati di manganelli, mazze e scudi in plexiglass, hanno caricato la folla di disperati, tra cui moltissimi bambini, nell'intento di scacciarli. Una trentina le persone rimaste ferite negli scontri. Fonti ufficiali parlano di dieci profughi morti, tra cui anche una bambina di 4 anni. Ma la Bbc contesta le stime ufficiali e parla di almeno 20 vittime, riferendo delle testimonianze dei dimostranti e degli infermeri accorsi sul luogo degli scontri.

La carica è stata decisa dopo ore di assedio e inutili tentativi di costringere i sudanesi a salire su pullman per essere trasferiti altrove. All'alba l'assalto finale. Quattromila agenti hanno dapprima circondato la tendopoli dove i profughi vivevano in condizioni sub-umane, dormendo all'addiaccio, protetti dal freddo notturno solo da stracci, pezzi di cartone, teli in plastica. Poi sono passati all'azione. Sul luogo dell'offensiva sono rimaste pozze di sangue e corpi esanimi. Alcuni profughi sarebbero stati condotti nella zona della Torah gestita dalla polizia paramilitare, circa 20 chilometri a sud della capitale.

"Ci uccidono", urlava durante gli scontri uno dei rifugiati. Un altro gli faceva eco: "La maggior parte di noi in Egitto sono stati sottoposti a violenze. Non vogliamo più restare qui! Le nostre richieste sono legittime, protestare è l'unico diritto che abbiamo!" Dal canto suo l'agenzia Onu si è impegnata a fornire più assistenza ai sudanesi, ma ha anche avvertito di non essere in grado di organizzare sistemazioni altrove per tutti.

La protesta è iniziata quando l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sospeso gli aiuti a coloro che avevano chiesto lo status di rifugiato e non erano riusciti ad ottenerlo. L'agenzia Onu ha spiegato che nel garantire lo status di rifugiato deve dare la priorità alle persone che devono effettivamente sfuggire alle persecuzioni in patria e che non è in grado di risolvere i problemi legati alle discriminazioni e alle difficoltà economiche in Egitto, dove il tasso di dicoccupazione è molto alto.

Secondo l'agenzia Onu molti di coloro che chiedono lo status di rifugiato sfuggono a una condizione di povertà piuttosto che a persecuzioni politiche e in quanto tali non possono qualificarsi come rifugiati. Una versione contestata da molti degli immigrati, secondo i quali rientrare in Sudan - malgrado l'accordo di pace che ha posto fine a 21 anni di guerra civile - non è sicuro.


(30 dicembre 2005)


Notizia numero due


December 2004
Z Magazine, v.17, n.12

Economia politica della fame

Sean Cain

Di tutti i fallimenti del capitalismo globale, la fame e la denutrizione sono tra i più devastanti e, in confronto ad altre questioni apparentemente "importanti" trattate dai media, tra i più ignorati.

I numeri sono scioccanti. Secondo le Nazioni Unite, l'inedia, la denutrizione e la fame (definita ufficialmente come assenza cronica di proteine ed energie caloriche che conducono al declino della salute e, in casi estremi, alla morte) sottraggono le vite di circa ventiquattromila persone ogni giorno o quasi nove milioni all'anno. Il settantacinque percento di queste morti è di bambini; 840 milioni di persone, o approssimativamente il 14% della popolazione mondiale, sono attualmente denutrite. Due miliardi di persone, circa un terzo del nostro mondo, soffrono di anemia, una malattia dei globuli rossi causata dalla mancanza di ferro, vitamina B12 e acido folico. La Banca mondiale afferma che dei 4 miliardi di persone che vivono in paesi in via di sviluppo, un miliardo e trecento milioni non hanno acqua potabile.

Per la prima volta nella storia, ci sono tante persone sottopeso quante ve ne sono in sovrappeso - un miliardo e cento milioni - secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Dalla istituzione della Fao nel 1945, si stima che 400 milioni di persone siano morte di fame e per le condizioni igieniche, oltre tre volte il numero di persone uccise in tutte le guerre del XX sec. Eppure i bisogni elementari di cibo e salute delle popolazioni più povere al mondo costerebbero soltanto 13 miliardi di dollari all'anno - circa il 10% di quanto il governo Usa ha speso per l'invasione dell'Iraq.

Questi numeri richiamano alcune delle grandi carestie del XX sec., tra cui i tredici milioni di morti in Unione sovietica dal 1929 al 1933, i trenta milioni che perirono durante il "Grande balzo in avanti" di Mao dal 1958 al 1962 e, più recentemente, i due milioni e mezzo di persone che morirono in Corea del Nord alla fine degli anni 90. Se la barbarie del sistema staliniano è condannata per queste tragedie - e giustamente - il sistema del libero mercato sembra non venir chiamato in causa dagli economisti odierni per i suoi crimini contro l'umanità. Ci si aspetta che crediamo che fame e denutrizione non siano causate dalla disoccupazione e dalla povertà create dal capitalismo globale ma soprattutto dalla sovrappopolazione, dalla scarsa produzione di cibo, dalle guerre o dal cattivo tempo. Questi miti perpetuano la falsa idea che la fame e la denutrizione non possano essere fermate e che siano un evento "naturale" nel mondo d'oggi. In casi estremi la destra ha anche usato l'idea sconsiderata e razzista che "dar loro da mangiare ora risulterà soltanto in un numero maggiore di bambini che moriranno e finanche maggiore denutrizione nel futuro" per giustificare la fame globale.

Potrà sorprendere alcuni sapere che la guerra e le carestie prese assieme provocano soltanto il 10% delle morti per fame e che molti paesi industriali subiscono lo stesso genere di inondazioni e ondate di calore dei paesi poveri. La sola differenza è che i paesi ricchi possono permettersi tecnologie come frigoriferi, irrigazione avanzata e sistemi di trasporto altamente sviluppati (per non parlare delle sovvenzioni governative e delle barriere protettive), che incrementano notevolmente le possibilità di preservare il cibo dagli elementi e di farli arrivare alla popolazione tempestivamente. La scarsità creata dal capitalismo globale non consente alla maggior parte dei paesi poveri di permettersi questi strumenti. Ironicamente, la FAO sostiene che si produca cibo sufficiente per fornire ad ogni persona almeno 2720 calorie al giorno, più che abbastanza perché tutti possano stare in salute.

Le altre cause della fame nel mondo sono più ovvie. La trappola del debito globale è sicuramente una di esse. La Banca mondiale ha ammesso che i paesi in via di sviluppo spendono 13 dollari per ripagare il debito per ogni dollaro che ricevono in prestito. Decine di miliardi di dollari che potrebbero essere usati per investimenti negli acquedotti, nelle infrastrutture per le comunità rurali, nell'istruzione e nella sanità sono invece usati per ripagare i debiti alle banche occidentali. Allo stesso tempo, le politiche neoliberiste a favore del commercio hanno l'effetto peculiare di aprire i mercati alle multinazionali affinché possano vendere i loro prodotti ai paesi in via di sviluppo (contribuendo a mettere fuori dal mercato i piccoli produttori locali), e permette a queste di esportare cibo verso paesi industrializzati da paesi in cui esiste già la denutrizione, un'attività che non crea particolari problemi a molti economisti.

Nel corso degli ultimi dieci anni, pochi progressi sono stati fatti, e la denutrizione mondiale è decresciuta di soli due milioni e mezzo di persone all'anno, ciò che anche alla FAO sembra essere un terribile rallentamento in confronto ai risultati del passato.

Siamo lontanissimi dagli obiettivi per il 2015 fissati nel 1996 dal World Food Summit. Se parliamo di sicurezza alimentare, il capitalismo globale ha conosciuto un fallimento spettacolare. Come ogni altra forma di tirannia, dovrebbe essere condannata in quanto crimine mostruoso. Gli economisti del libero mercato più di destra ormai non fanno neppure più finta di credere che il mercato possa soddisfare i bisogni vitali minimi di tutti sulla terra.

Se mai si volesse cancellare fame e denutrizione, una ridistribuzione immensa di ricchezza e potere dovrebbe essere realizzata a favore dei paesi poveri, compresa la cancellazione del debito verso le banche occidentali e la suddivisione delle grandi fattorie-fabbrica in stile aziendale che praticano la monocoltura in piccoli appezzamenti controllati e posseduti dalle comunità e dalla famiglie contadine (che, secondo alcuni dati recenti, usano minori risorse e forniscono maggior prodotto). Anche migliorare i diritti, l'istruzione e l'accesso ad un lavoro retribuito in maniera giusta e alla terra per le donne migliorerebbe la sicurezza alimentare. Nelle aree rurali dovrebbe essere fatti investimenti su larga scala, migliorando la sanità, l'edilizia e i sistemi di trasporto. Il dominio globale delle multinazionali sull'agricoltura deve lasciar spazio alla democrazia sociale ed economica e alla diversità agricola a livello locale.

Ciò che lascia maggiormente sperare che queste idee possano diventare realtà è il grande sommovimento di gruppi di coltivatori e di organizzazioni contadine in tutto il mondo. Come riferiscono i media indipendenti - nel silenzio di quelli controllati dai governi o privati - decine di migliaia di coltivatori dall'Indonesia al Messico al Brasile hanno intrapreso la lotta per strappare le terre agricole e usarle a beneficio delle comunità locali e dei poveri. In altri paesi, come l'India, di fronte agli interessi delle multinazionali che vogliono brevettare la vita ed altri prodotti agricoli, i coltivatori si sono uniti e hanno lottato per conservare la proprietà dei semi che erano stati usati dalle loro comunità rurali per migliaia d'anni. Questo è solo l'inizio e grazie a questi sviluppi, la popolazione del mondo industrializzato sta diventando sempre più cosciente del problema e si sta mobilitando.

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Se avete letto tutto, bravi, ma pure se avete letto solo il grassetto, vi sarà saltato agli occhi un fatto.
I profughi sudanesi che sono stati calpestati e uccisi dagli sbirri egiziani, non erano stati certificati dalle Nazioni Unite in possesso dei requisiti necessari per venire considerati dei Rifugiati, quindi in pericolo di vita se di ritorno nel proprio paese.

Poi, sempre le Nazioni Unite, ci dicono che ne ammazza molti, ma moooolti di più la fame, pura e semplice (cioè quella che ti spegne tra atroci sofferenze e malattie), che tutte le guerre e le carestie del mondo messe insieme (in un rapporto di 9 a 1).

Ora, chi me lo spiega è bravo.

Se rischio do essere rinchiuso in un buco di prigione, seviziato e giustiziato da un governo dittatoriale o pseudo-democratico, ho il diritto di cercarmi una vita altrove, dove il diritto alla stessa mi venga garantito da leggi e istituti preposti.

Se invece ho la certezza di morire di fame io e tutta la mia famiglia, a quel punto o tento la fortuna su un barcone, destinazione Paradiso (che poi alle volte 'sto paradiso prenda le forme di uno scoglio, delle fauci di un nasello o di un CPT poco importa) o mi faccio bastonare a sangue dalle truppe antisommossa egiziane (gente che di emigrazione ne dovrebbe sapere qualcosa...come noi del resto), che secondo me vengono pure addestrate da solerti istruttori made in occidente, ma magari mi sbaglio.

Ecco, il tiggì è finito.


Buon Duemilasei

Roberto Dinamite parte quarta

di Effe Lipper per Fondazione Bonarda

Nel 1976 la Nazionale di Fulvio Bernardini e Enzo Bearzot, venne invitata ad un Torneo per festeggiare i Duecento anni
di indipendenza USA e giocò contro Brasile, Inghilterra e USA –che schierarono Pelè e Chinaglia!!!!

A Chinaglia e C. gliene fecero 4. Graziani, quello che s’è buttato via con la Vodafone, Capello , quello..sì..quello,
Paolino Pulici e Kawasaky Rocca.

Graziani e Pulici erano due garanzie , l’attacco del Torino di Radice, Campione d’Italia. Infatti Graziani fa due gol anche agli inglesi.
Ma il vecchio bastardo Channon..Mike Channon ,ne fa due per gli inglesi e Thompson-LIVERPOOL così ci capiamo- ci mette il carico da 90.
3 a 2 per l’Inghilterra e vaffanculo.

Po

i tocca al Brasile e lì c’è Roberto Dinamite che dinamite è, insieme ai suoi compagni (ad esempio ; Zico, Falcao pivello) ma segnaq ancora
Fabio Capello e uno si illude, invece diventa una battaglia e veniamo menati a sangue. Arbitro di merda e Torneo a puttane.
Pareggia Gil. Noi rimaniamo in nove con Roberto Bottega e Franco Causio che si beccano il rosso e loro sono in 10 –rosso anche per Lula. Che non è
Quello che adesso fa il presidente in brasile, ma un vero pezzo di merda…Gil ne fa un altro..il colpo di grazia arriva dal mio idolo odiamato in quel momento Roberto Dinamite e Zico ci sfonda con il quarto gol.

Ecco, io ci pativo ,ma ,che emozione solo sentire pronunciare quel nome in telecronaca e vedere partire questo bomber verso la porta.
Una forza della natura.


Continua……….

Razzismo, cori contro Zoro: 5 anni di stop per 4 tifosi dell'Inter

Divieto di accesso per cinque anni nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive, anche all'estero, e obbligo di firma: è quanto prevede un provvedimento emesso dal Questore di Messina nei confronti di quattro tifosi dell'Inter, accusati di avere pronunciato cori razzisti nei confronti del giocatore del Messina Marc Andrè Zoro, durante la gara tra i giallorossi e i nerazzurri, disputata lo scorso 27 novembre. I quattro tifosi, residenti nell'hinterland milanese, sono stati identificati dagli investigatori attraverso l'analisi dei fotogrammi dei filmati registrati dalle telecamere istallate nello stadio San Filippo di Messina.

sentenza innovativa per il nostro campionato, non ricordo di tifosi individuati e allontanati dagli stadi per cori razzisti. siamo sulla via giusta, direi.

veronesi preparatevi.

Jovanotti e la 'ndrangheta...ma vaffanculo.

Io credo che a questo mondo
esista solo una grande chiesa
che passa da CHE GUEVARA
e arriva fino a MADRE TERESA
passando da MALCOM X attraverso
GANDHI e SAN PATRIGNANO
arriva da un prete in periferia
che va avanti nonostante il Vaticano

è lo stesso?

una volta si diceva beata la terra che non ha bisogno di eroi...
adesso è questione di cretini. quando fallì un album pochi anni fa disse più volte che il pubblico non lo aveva capito, che era tutta colpa del pubblico. adesso che è risorto cita Petrarca e va a Locri. sempre egocentrismo. sempre moralismo, come quando cantava "no vasco no". la sua fortuna è stata che le pietre hanno finito di piovergli addosso quando scrisse quelle parole qui sopra. perchè una cultura al potere -ma in debito d'ossigeno su tutto- si cala le braghe con chiunque sia political correct.

ricordo i pitura freska e la loro "lega la lega": se la cantavano senza voler cambiare le cose.
ai leghisti dovevano pensarci occhetto e d'alema.
per il resto sono sempre e solo canzonette, con buona pace di bennato, che adesso suona per la tim.... finchè penseremo anche e solo per un attimo che i jovanotti di turno possano spendere una parola sulla criminalità organizzata, vorrà dire che si siamo pacificati anche noi.

è "facile" prendere posizione - e penso a Bono - contro il nucleare e i problemi mondiali.
più difficile andare nello specifico, parlare per esempio di camorra e altri. però da che pulpito?
sempre quello dell'egocentrismo.
bisognerebbe avere l'umiltà di dire di no, di non riciclarsi con la "scusa che ci si rimette sempre in gioco".
l'umiltà di dire "sono solo un cazzone che strimpella". invece ecco sempre il gesto gratuito perchè protetto dalla buona fede, dall'ingenuità.
continuo a pensare che l'ingenuità nelle persone mi fa paura. dopo i 30 se sei ingenuo, o sei scemo o sei in malafede.
quando io ho votato per la prima volta, jovanotti scriveva sulla scheda w charlie brown.
oggi io continuo a votare senza fare proclami mentre lui corre a dx come a sx per rifarsi eternamente una verginità.

e fa più danni una parola di retorica che una frase di silenzio.però a molti piace sapersi circondati dalle belle bandiere, dalle belle persone. perchè "non se ne stanno a godersi i miliardi": e a te chi te lo dice?
ho visto eogismi scalare le montagne ed erano più forti delle divise socio-polithce che indosssavano.

al posto suo max pezzali non ha mai detto nulla. perchè non aveva nulla da dire. a differenza di jovanotti, che pensa sempre a strillare e a sollevare questioni. ma sto cazzo di paese ha bisogno di soluzioni.
non di predicatori del nulla.

ha bisogno di fatti concreti: non di omaggi, trasposizioni, riconoscimenti, targhe, memoriali, dediche, antologie, libere trasposizioni da.


ma vaffanculo, va.

Comunicato

Noto con (immenso) piacere che con l'avvio del Blog della Fondazione Bonarda (sai com'è, un par de nottate di lavoro, le strette de culo che te se portano via, il timore della perdita di dati o di tempo o che, e un sacco di sane smaltite che tutti dovrebbero provare una volta nella vita) si è messo in moto un nutrito scambio di colpi bassi, che come spesso accade si trasformano in contumelie all'indirizzo mio.

Ci apro un post, nella speranza che la si smetta di ammorbare la mia aria.

Chi sente il frommiccico nelle mani, il desiderio di tirare merda, si diverta pure qua. Con l'avvertenza: gli sarà resa con gli interessi. Altro che porgi l'altra guancia.

Io faccio il mio comunicato, e per una volta me ne strafrego se c'è in giro gente suscettibile. La mancanza di sense of humour è un difetto, non una caratteristica come un'altra. Chi ha da dire qualcosa sulla moralità, le motivazioni, l'onestà, la limpidezza e il disinteresse di chi fa questo blog può andare a fare in culo.

Ho detto.

Effe Lipper

Presidente

Perche' Cassano va al Real.

Qui est veritas ...
Cassano andrà al Real per volere della triade nordista.

Juve, Milan ed Inter otterranno due risultati, per loro importanti:

1) si toglieranno dall'imbarazzo di far entrare in casa un bulletto viziato ed instabile, che non vale sicuramente i soldi che prende. Un'autentica bomba ad orologeria.
2) aiuteranno l'asriomma dell'amico sensy, che avrebbe visto dileguarsi il giocatore a giugno senza lo straccio di una contropartita economica.

Vedi oggetto...

a proposito di ... vedi oggetto ... Il signor Carraro presidente emerito della
FIGC pur laudando il cospicuo contratto Merdaset Juve che secondo esso
dimostra quanto ancora sia appetibile il campionato di calcio per le tivvu',
ha anche proposto che le stesse (le tivvu' per chi legge da fori blog)
non dovrebbero eccedere con le varie moviole per ridare cosi' interesse
alla partita dal vivo e risolvere quindi il calo degli spettatori .. questo o e'
scemo o e' amico de biscardi che invece la vuole in campo ...
che paese de matti ... riducessero i prezzi .. facessero stadi comodi ..
lanimadelimejiomor

Come volevasi dimostrare..

Rimoldi non rientrerà dall'Argentina.

Bravi Preziosi e Fabiani..clap clap..continuate pure nella vostra presa per il culo.

E bravo anche al signor anticalcio Vavassori.

Che cazzo di allenatore è quello a cui tolgono i calciatori migliori e non si lamenta..non si incazza ?

Un fallito.

Vergogna.
Questa è la maniera di rinforzarsi ?

Vaffanculo, vergogna e vaffanculo ancora e per sempre.

Capodanno nel mondo.

qui

W l'Eutopa dei popoli.

come dissimulare se stessi e il tragico inside con un post inutile e pecoreccio. però in austria -dice la repubblica- hanno utilizzato questo manifesto. devono avere un problema storico con la pittura in generale, qualsiasi pittura, pure gli imbianchini....seppellitemi di emoticon. meno tre.

clicca qui per l'Eutopa unita.

Consiglio.

Non correte contro il tempo...ANTICIPATELO!!!

Come ? clicca qui.

Illusione ottica

clicca qui, guarda l'immagine per 10 secondi e vedrai Preziosi.

giovedì, dicembre 29, 2005

Roberto Dinamite parte terza.

di Effe Lipper per Fondazione Bonarda.

Opportunismo, abilità ,fortuna , furono le caratteristiche che lo resero goleador indimenticato.Roberto Dinamite fu cinque volte capocannoniere in campionato : 77, 82, 87, 88 . Nel 74 il Vasco vince il campionato con un suo memorabile goal contro il Cruzeiro .Nel 1980 a Barcellona vive un periodo di frustrazione. Il Vasco per motivi economici non poteva evitare questo trasferimento. Tre mesi e tre reti nel campionato spagnolo ed è subito fuga verso casa.E nel derby con il San paolo i gol sono 5. Poi, a fine carriera accetta l’offerta del Potugueisa .E nel 1989 gioca per la squadra di Canindé. Il bomber rivive una seconda giovinezza e viene richiamato ancora dal Vasco. Incredibile !


Gioie e delusioni con la maglia canarinha –


La Selecao brasiliana ha riservato gioie e disillusioni grandi per Roberto Dinamite. Convocato per la prima volta nel 1975, partecipò alle spedizioni mondiali del 1978 e del 1982 .

Continua………..

Il deliro di un scema..

c'e' questa che scrive ovunque..coloro che si sono esposti pubblicamente in qualità di contestatori alla Presidenza, hanno fatto una figura peggiore di "servi sciocchi"...

Abbellaaaaaaaaaaaaaaa'..aspettiamo la magistratura e poi ce lo racconti il tuo brezidende signor brogeddo.

Le manette ci saranno.
abbi fede...

Grande Thomas....un predestinato!!!!!

No Ballack o Kaiser Franz, è Doll il tedesco dell'anno

Il tecnico dell'Amburgo premiato per l'ottimo lavoro delle ultime due stagioni.
Thomas Doll, attuale allenatore dell’Amburgo, è stato proclamato "personaggio dell’anno nel calcio tedesco" dalla rivista specializzata Kicker. Il 39enne ex centrocampista della Lazio è alla guida dell’Amburgo dall’ottobre 2004 e nello scorso campionato ha risollevato le declinanti sorti della squadra portandola all'ottavo posto.

Nella stagione in corso l’Amburgo è stato finora l’unico club capace di battere la capolista Bayern Monaco, confermandosi poi il rivale più credibile dei bavaresi in Bundesliga - attualmente è secondo a sei punti. Di recente Doll ha prolungato il contratto con gli anseatici per altri due anni.

Papa Mazinga News!

l'altro giorno, in occasione dell'ultima udienza generale del 2005, papa benedetto xvi ha ribadito, se mai ci fosse ancora qualcuno che non lo sapesse, che l'embrione è vita da difendere "sul quale si pone già lo sguardo benevolo e amoroso degli occhi di dio", ha detto. un altro spot contro la fecondazione assistita a 6 mesi di distanza dal fallito referendum. grande risalto, giustamente, è stato dato alle sue parole; un po meno, sempre giustamente, a quelle di rita levi montalcini che gli ha risposto: "per parlare di persona umana deve essere presente un sistema nervoso formato, completo e funzionante", cosa che nelle prime due settimane non c'è. ma d'altra parte è solo un premio nobel per la medicina, che cosa ne potrà mai sapere?

poi ha salutato la folla. qui la foto

i casi sono due: o sugli ermellini non si pone lo sguardo benevolo e amoroso di dio, oppure gli ermellini, a differenza di un embrione umano, non fanno parte del mondo animale e quindi non hanno vita.

Benigni sta con i rivoltosi Zampa e Della Valle

Il presidente ascolano sposa la linea del rinnovamento: "Per un calcio che non sia circo equestre".

Che il fronte di quelli che Maurizio Zamparini chiama vassalli e Adriano Galliani maggioranza silenziosa stia cominciando a perdere pezzi?

Roberto Benigni, presidente dell'Ascoli, fa outing e va sull'altra sponda: "Quanto sta avvenendo riguardo ai diritti televisivi è l’assurdità che continua a perpetrarsi nel mondo del calcio. Io sono sempre sulla linea di rinnovamento del sistema che stanno portando avanti Della Valle e Zamparini. Non siamo rivoluzionari, ma per il confronto civile e per riportare il calcio nello sport e non nel mondo del circo equestre".


Grande Benigni..e c'è poco da ridere.

vedi foto

Nella sede della Fondazione
Fabiani presenta ai babbi quaqquaraqquà di minkia
il nuovo copricapo salva corna
by ciochibreziozo.

foto qui.

Behrami è andato. Ringraziate il vostro brezidendo di merda.

Intesa col Genoa per l’altra metà dello svizzero: 3 milioni più Ciani


di FABRIZIO MARCHETTI LA LAZIO si regala Behrami. Lotito, dopo un vertice a Porta San Sebastiano con il diesse del Genoa Fabiani, ha raggiunto l’accordo per l’altra metà del laterale. I liguri hanno ridimensionato le pretese avanzate nell’incontro dell’8 dicembre. Ieri non si è partiti neanche lontanamente dai 6 milioni richiesti da Preziosi nel giorno dell’Immacolata. Intorno alle 20 di ieri sera è stato trovata invece un’intesa di massima su 3 milioni più il cartellino di Ciani, classe ’85. La Lazio ha superato la concorrenza di Monaco e Udinese che avevano cercato di inserirsi nel discorso. Rispetto alla valutazione data in estate al giocatore la società ha messo sul piatto della bilancia circa 300 mila euro di più: una cifra accettabile considerando l’esplosione di Behrami nel corso del girone d’andata. In dirittura d’arrivo anche l’accordo con Baronio: il regista (che percepisce 1.342 milioni più il piano-Baraldi) potrebbe firmare una nuova intesa anche fino al 2011, preludio per il passaggio all’Udinese (Di Michele la pedina di scambio). Richieste dall’Irlanda per Sereni, sempre più centro del mercato biancoceleste. Così il manager Canovi dalle frequenze di «Piazza della Libertà»: «Non abbiamo ancora trovato l’accordo per la spalmatura e l’allungamento del contratto». Treviso, Cagliari e Palermo in lizza, con i siciliani in corsia preferenziale nella scala gerarchica del numero uno. Da considerare la potenziale contropartita tecnica: Zamparini potrebbe offrire uno tra Biava e Mutarelli. Alla Lazio piace anche Masiello. Col Cagliari c’è l’eventuale discorso-Langella. Così il manager De Nicola: «Non c’è trattativa ma il giocatore piace tanto a Lotito e a Sabatini: ne avevamo parlato l’anno scorso. C’è lo Spartak ma il calciatore vuole restare in Italia». E Lazio ha un bisogno disperato di un esterno. Anche perché Cesar è ormai al passo d’addio. Il giocatore, dalle frequenze de «La Voce della Nord» e di Radioincontro, ha tuonato: «Lotito? La proposta che mi ha fatto è una presa in giro». In serata il brasiliano ha rincarato la dose e specificato (in «Noi biancocelesti»): «Mi hanno detto che avrei potuto giocare contro la Juve e il Lecce, mi hanno curato con un antibiotico pensando che fosse una stupidaggine. Invece ho rischiato la pelle. Questa è una prova di incompetenza da parte dei medici della Lazio, queste sono cose che succedono quando lo staff non lo si paga. Permettere che accadano certe cose, è un'altra presa in giro da parte della società. Io ho rischiato la pelle perchè nella Lazio c'è un'organizzazione così così». Rossi: «Non tratteniamo nessuno, voglio solo gente motivata».

In favore dei meno abili di mente.

Storace : Assolutamente da rivedere la legge Basaglia.

Sono d'accordo. Aiutiamo Castelli!
;-)

Quaqquaraqqua' presuntuoso e ignorante 2 !!!

Ma e' pazzesco !!!
Cosa mi tocca leggere!!!
Sempre dal muro dei coglioni...
bucanierered&blu
x kondor

Corradini al Genoa?? Se è quello che mi ricordo io... (ex Napoli) non è mai venuto al Genoa! O almeno non me lo ricordo... Non credo che lo abbiamo mai comprato..


Bucaniere del buco del culo di preziosi..ma lo sai o no che Corradini nel Genoa ci e' cresciuto e che ha esordito in B con Puricelli in panca nell'anno che ci trovammo inguaiati da Maroso e Sogliano ?

Bla bla bla bla vaffanculo te e il tuo joker di minkia.
Ti meriti qualcosa di peggio della serie C
e vaffanculo, va !
QUAQQUARAQQUA'!

Quaqquaraqqua' presuntuoso e ignorante !!!

Sul muro dei Quaqquaraqqua' si legge questo :
Ancora qualche nome,

Che dire di Cavagnetto, centravanti durato due o tre mesi prima di essere venduto all'allora mercato autunnale, forse in cambio di Oriano Grop,nominato poco fa. E ancora Gregorio Basilico, del quale conservo ancora un autografo, acquistato solo per battere i corner per la testa del grande O'Rey di Crocefieschi...
firmato Peter 64..

Grandissimo ignorante e presuntuoso devi sapere che Ezio Cavagnetto insieme a Walter Nicoletti fece sfracelli a Como e nella sua carriera ha fatto piu' gol di tuo fratello Zaniolo. Per quanto riguarda Basilico puoi solo metterti due dita nel culo e fischiare brutto pezzente che non sei altro. Parli di un grande talento che ebbe la carriera distrutta da un incidente al ginocchio.

Se i genoani sono questi e' bene che il Genoa rimanga in serie C..con bestie simili
in gradinata non si va' da nessuna parte.

Quaqquaraqqua'!

mercoledì, dicembre 28, 2005

Roberto Dinamite parte seconda.

di Effe Lipper per Fondazione Bonarda.
Nel suo primo campionato con le giovanili del Vasco, realizza 46 reti. E cosi ,Mário Travaglini, lo inserisce nella squadra titolare, Nel frattempo Roberto è maturato e adesso ha imparato a passare la palla e a rifinire. Segna e fa segnare. Dal 71 all’80 con la maglia del Vasco vivrà una intensa storia fatta di calcio, gols e amore.Nel 80 va a Barcellona dov’è meteora e ritorna velocemente al Vasco dove giocherà fino al 93 , anno in cui interrompe la carriera. Ha ottenuto la media di 36 gols a stagione durante i 22 anni della sua carriera e ha disputato 1.108 partite. Anno migliore il 1981,quando è andato per 62 volte in gol, sorpassando il record che fino a quell’anno era di 45 reti e di proprietà di Zico, ídolo più grande dei rivali del Flamengo.

continua.......

Scelte di vita.

«Mantova addio, l'Australia mi ha stregato» (Gazzetta dello Sport)

Pellegrini aveva giocato ad Adelaide nel 2002, lascerà i lombardi per tornare là: «Una scelta di vita».
Diego Pellegrini da Latina ha compiuto da poco 35 anni, fa il calciatore, ha qualche presenza in serie A con Parma e Perugia e quattro campionati vinti alle spalle, gioca come difensore nel Mantova, la squadra che potrebbe regalargli la quinta gemma della sua carriera, e ha il contratto fino a giugno. Eppure ha deciso: molla tutto e si trasferisce in Australia. «E’ una scelta di vita, una decisione presa insieme a mia moglie Valentina. Lei lavorerà presso un’azienda di prodotti alimentari, io continuerò a giocare, ad Adelaide, con i Blue Eagles». Un cambiamento radicale di abitudini e clima che non spaventa Pellegrini. «Ho un accordo per tre stagioni e poi entrerò nel settore giovanile del club come tecnico, ma non vado certo per una questione di soldi. E’ la qualità della vita che mi ha convinto, la capacità di vivere senza pressioni e le prospettive di sviluppo di un Paese bellissimo».

Stregato dall’Australia, come altri calciatori italiani che hanno attraversato mezzo mondo per chiudere la loro carriera nel Paese che ha appena riconquistato il diritto di partecipare alla fase finale di un Mondiale a 32 anni da Germania 1974. Prima di Pellegrini era toccato a Nicola Berti (che nel 2002 confessò: «Ho trascorso cinque mesi meravigliosi, posso capire la nostalgia che ha Bobo Vieri»), Andrea Icardi (che nel 1994 a Sydney trovò moglie oltre all’ingaggio nel Club Marconi, di cui fu anche allenatore), Pierluigi Di Già e Angelo Colombo (che per chiudere la carriera scelsero proprio Sydney). Il legame con l’Australia nasce nel 2002, subito dopo la promozione in C1 con la Sambenedettese. Nel maxi-trasferimento di giocatori e tecnici dalla Samb al Catania voluto da Luciano Gaucci, Pellegrini si ritrova senza squadra e decide di raggiungere due suoi amici, che si erano trasferiti ad Adelaide per giocare nella National League con i City Force. «Un’esperienza unica, che mi ha fatto conoscere un Paese straordinario e un movimento calcistico in crescita. Tecnicamente e sul piano dell’agonismo il livello è buono, mentre dal punto di vista tattico c’è meno organizzazione».


Zaniolo in Australia lo vuole qualcunooooooooooooooooo??????

Colantuono che giocava a Genova

nella Sestrese....quello che i quaqquaraqqua' aborrono..quello che avrebbe potuto essere l'allenatore del Genoa tempo fa...quello.
E sti cazzi di De Canio e di una banda di stronzi
quella che chiamava Scoglio cammelliere
quella massa che faceva clap clap alla bara.
Ma di voi ne parlero' piu' avanti....
Bastardi.
E chiamate sciacalli chi non approva il vostro presidente di ladro di merda...
Bastardi.
tanto mi ricordo cosa scrivevate..pezzi di merda e leccaculi.

e adesso leggiamo Colantuono.
Colantuono mister 80 punti (Gazzetta dello Sport)
28/12/2005 17.50.00
Dal Perugia all'Atalanta, 2005 da applausi «Ma basta con i playoff: voglio subito la A».
Stefano Colantuono, nel 2005 ha fatto più punti di tutti in serie B, 80 in 45 partite. «Sono contento, 80 punti sono tanti, anche perché conquistati con due squadre diverse. Ho confermato a Bergamo il rendimento di Perugia, quindi va bene. Qui all’Atalanta dovevamo fare un girone d’andata ad alto livello per poi giocarci tutto nel ritorno: ora ci siamo, il quarto posto è un buon risultato». Con il Perugia benissimo in trasferta (6 vittorie in 12 trasferte del 2005), con l’Atalanta benissimo in casa (10 vittorie su 10 gare interne). «Credo di essere migliorato: mi sono tolto l’etichetta diquello che vinceva solo fuori casa... Il fatto è che ogni squadra ha le sue caratteristiche e i suoi problemi».

Quel Perugia, sul campo, arrivò alla finale dei playoff. E questa Atalanta? «I playoff non li voglio più vedere: lì i valori si azzerano. Questa formula non mi piace, ma la accetto. Bisogna arrivare davanti, e basta. Per farcela lottiamo, lottiamo e lottiamo. Abbiamo pagato dazio per i tanti infortuni, soprattutto quando si giocava ogni tre giorni. Ora ci attrezziamo per essere competitivi anche nel ritorno». Mantova, Catania, Torino: chi andrete a riprendere? «Catania e Torino sono a un passo da noi, il Mantova ha rallentato ed è normale in un campionato così. Tra tutte il Catania è la squadra più competitiva, che ha tutto per andare lontano. Comunque non ci sono ammazza-campionato, tantomeno noi possiamo esserlo». Tra le squadre che vi stanno dietro, quale teme di più? «C’è spazio anche per il Bologna se davvero ha cambiato marcia».

da goal .com

si' c'e' voglia di calciomercato
c'e' voglia di calcio
si sono svegliati tutti
ogni squadra e' operativa e attiva come non mai
nonostante la mancanza di veri fondi e la crisi
economica che il calcio moderno e digitale sta vivendo.

finalmente qualcuno s'e' accorto
che si stava giocando al calcio
con quattro atleti scabecci e non
con dei veri calciatori...

le squadre, che si erano perse nell-inseguimento
di sponsor e diritti tv forse hanno capito che
se vendi calcio devi dare calcio e non
coglioni che corrono o vagabondano per il campo.

mi auguro un 2006 tecnico elegante bello a guardarsi e da emulare
del decathlon e del calcio wrestling
me ne faccio un cazzo.

mancano le virgole ?
ma vaffanculo..va !

e finiamola con i presidenti
chiacchere e distintivo

dateci risultati concreti.

Onore HA lui.

I tifosi pagano la multa a Di Canio

Attivato un conto corrente per pagare l'ammenda comminata al capitano biancoceleste.
Notizia curiosa in casa biancoceleste . Alcune associazioni di destra, infatti, quali ’Porta del Sud’, Azione Giovani e l’associazione Area, hanno attivato un conto corrente postale per pagare l’ammenda comminata a Di Canio. Significativa la causale per il versamento: ’Liberta’ di salutare come vuoi, dove vuoi’. Fa parte dell’iniziativa anche lo slogan ’No alla giustizia a senso unico: via alla raccolta di fondi per pagare l’ammenda a Di Canio’. ’Vogliamo sottolineare cosi’ l’atteggiamento politico della Federcalcio’ . Queste sono state le parole a commento dei promotori dell’iniziativa.
Sicuramente non mancheranno, nuovamente, polemiche intorno al numero 9 biancoceleste.

Roberto Arduini

La leggenda del calcio totale/ terza puntata

Fra discriminazione e vittimismo
di Alec Cordolcini

In campo internazionale per gli olandesi ci sono due tipi di derby. Il primo è quello con il Belgio e deriva da una rivalità di tipo geografico; territori confinanti, provincie in comune (il Brabante), popolazione e linguaggio simili (almeno se consideriamo la parte fiamminga del Belgio). Con la Germania la rivalità è invece di tipo storico e ha le radici ovviamente nei tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Ma per un certo numero di olandesi il derby vero è quello con...il Brasile. Le motivazioni? Storiche e geografiche allo stesso tempo. A nord del Brasile troviamo infatti il Suriname, conosciuto anche come Guyana Olandese, colonia dell’Olanda fino all’indipendenza ottenuta nel 1975. Popolazione: 414.000 mila abitanti. Superficie: 163.820 kmq (quattro volte quella dell’Olanda). Nei Paesi Bassi si è soliti dire che sono tre le cose che nel Suriname si possono trovare in quantità: le foreste pluviali, i guai e i calciatori.

Già il calcio, uno sport che è sempre stato popolare nella colonia sudamericana, e non avrebbe potuto essere altrimenti visto che da un lato questa confinava con una nazione i cui abitanti sembravano nati per tirare calci ad un pallone, dall’altro aveva come partner privilegiata (sia prima che dopo l’indipendenza) la nazione un tempo definita come 'il Brasile d’Europa'. La passione per il calcio di questa gente ha dato i suoi frutti soprattutto nell’ultimo ventennio, con una serie di giocatori originari (o i cui genitori erano originari) del Suriname che non solo sono arrivati a vestire la casacca della nazionale oranje (quello era già accaduto negli anni Sessanta) ma che nell’economia di questa si sono rilevati di fondamentale importanza. Giocatori quali Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Edgar Davids, Clarence Seedorf, Aaron Winter, Gerald Vanenburg, Jimmy Floyd Hasselbaink e Patrick Kluivert. Sono 'i ragazzi di Paramaribo' e Humberto Tan, il più famoso giornalista olandese di colore, non ha dubbi: ''I giocatori surinamesi coniugano lo stile estroso e imprevedibile del calcio brasiliano con le qualità tecniche e organizzative del calcio olandese. Ruud Gullit è un esempio perfetto; classe, stile e tecnica coniugate con rapidità, efficienza e gradi doti atletiche. Un mix assolutamente letale. Ovviamente i giocatori del Suriname non hanno inventato lo stile di gioco olandese, ma lo hanno arricchito. Senza di loro oggi l’Olanda probabilmente giocherebbe in un modo molto simile alla Germania''. E avrebbe vinto anche qualche trofeo in più, potrebbe suggerire qualcuno. Ma non è questo il punto, e probabilmente per gli olandesi non lo è mai stato.

Il primo giocatore surinamese ad approdare in Olanda è stato Humprey Mijnals nella seconda metà degli anni Cinquanta, subito dopo l’introduzione del professionismo; proveniente dal Robin Hood di Paramaribo, dove era considerato il miglior giocatore di tutta la colonia, il suo debutto tra le fila dell’Elinkwijk Utrecht fu però assolutamente disastroso, e non tanto per le scarse qualità di Mijnals quanto per un equivoco di natura 'culturale'. Lo staff tecnico dell’Utrecht infatti non concepiva affatto che un atleta di colore potesse giocare come difensore, specialmente se in possesso di un fisico imponente come quello di Mijnals, e lo schierò quindi come prima punta, un ruolo che il surinamese mai aveva ricoperto in vita sua. Il risultato fu tragicomico, con Mijnals (sceso in campo con tanto di berretto e guanti di lana) che non beccò una palla in novanta minuti. Successivamente il giocatore riuscì a convincere l’allenatore dell’Elinkwijk a riportarlo nella sua posizione abituale, e i risultati migliorarono di molto, tanto che il club di Utrecht avrebbe ingaggiato in seguito altri tre surinamesi (Frank Mijnals, fratello di Humprey, Michel Kruin e Charlie Marbach) e per Mijnals si aprirono le porte della nazionale; il 30 aprile 1960 divenne infatti il primo 'Paramaribo boy' a indossare la casacca oranje, un’esperienza destinata a concludersi dopo sole tre partite per un litigio tra Mijnals e l’allora commissario tecnico Elek Schwartz, che non lo schierò titolare in un incontro giocato dall’Olanda contro la nazionale del Suriname a Paramaribo, tra il disappunto del pubblico di casa. Rientrato in Olanda, il giocatore criticò pubblicamente il tecnico a mezzo stampa e non venne più convocato.

Dopo Mijnals e i suoi amici l’ondata surinamese però si estingue rapidamente. Nella seconda metà degli anni Sessanta la dittatura di Desi Bouterse costringe molti ad emigrare verso l’Olanda, ma i tempi non sono facili, scarseggiano i posti di lavoro e i salari sono bassi; in breve tempo gli immigrati si fanno una cattiva fama. Drogati, spacciatori, papponi; in un simile contesto diventa difficile per un giocatore surinamese trovare un ingaggio presso una squadra olandese. Secondo Tan non si tratta tanto di razzismo quanto ''della pessima reputazione di cui i surinamesi godevano all’epoca''. Le cose vanno meglio a partire dai primi anni Ottanta, grazie anche a giocatori di successo quali Gullit e Rijkaard, nonostante qualche episodio di razzismo continui a verificarsi, vedi lo scontro Gullit-Libregts in merito ad alcune dichiarazioni poco 'illuminate' di quest’ultimo (''sapete come sono fatti questi negretti...non conoscono il significato della parola disciplina''), a causa delle quali verrà licenziato dal Feyenoord, o dei contrasti tra giocatori bianchi e di colore agli europei del 1996 in Inghilterra. Un episodio, questo, le cui radici non sono mai state pienamente approfondite dalla stampa nostrana, dimostratasi al solito superficiale e approssimativa. Questi i fatti; dopo la seconda partita dell’Europeo Edgar Davids viene rimandato a casa dal tecnico Guus Hiddink dopo due partite per aver dichiarato che costui ''avrebbe dovuto smetterla di leccare il culo ai giocatori bianchi''. Secondo Davids infatti l’allenatore prestava troppa attenzione alle opinioni di Danny Blind e dei suoi fedelissimi, i fratelli De Boer, permettendogli in pratica di fare la formazione. I giocatori di colore lamentavano il fatto di essere trattati come calciatori di serie B, e qualcuno di essi (Kluivert, Bogarde e Reiziger) arrivò addirittura ad auspicare la futura creazione di una nazionale all-black (in seguito i diretti interessati smentiranno a più riprese di aver mai detto una cosa simile). Le radici di questo malessere vanno ricercate nel clima venutosi a creare nei mesi precedenti tra le fila dell’Ajax, dove i giocatori originari del Suriname erano entrati in contrasto con la società per motivi di natura economica; essi infatti chiedevano, in quanto giocatori titolari in prima squadra, l’adeguamento dei loro stipendi a quello di gente come i fratelli De Boer e Danny Blind, ma dalla dirigenza non era pervenuto alcun segnale. Il conflitto, ingigantitosi ed inaspritosi nel corso del tempo, era deflagrato in nazionale al cospetto di un Hiddink completamente ignaro della vicenda, visto che l’allora allenatore dell’Ajax Louis van Gaal si era ben guardato dall’avvisare il commissario tecnico oranje della potenziale esplosività della situazione. La questione del razzismo è stata dunque un po’ ingigantita; è innegabile che ci fosse attrito tra alcuni giocatori bianchi ed altri di colore, ma parlare di nazionale spaccata al suo interno in clan all-whites e all-blacks (come fece qualcuno all’epoca) appare francamente eccessivo, come lo è accusare Hiddink di discriminazione. Proprio lui che nello spareggio per la qualificazione agli europei inglesi contro l’Irlanda aveva schierato una nazionale che, per la prima volta nella sua storia, presentava in campo più giocatori di colore che bianchi (sei contro cinque, per la precisione), o che quando allenava il Valencia fece togliere dalle tribune del Mestalla delle bandiere con le svastiche...

Nell’estate del 1989 l’Olanda viene scossa dalla tragedia del 'Kleurrijk Elftal' (letteralmente significa 'squadra colorata', ed indicava una selezione di giocatori olandesi, chiaramente di colore, di origine surinamense), il cui aereo, uno SLM DC 8 diretto in Suriname per disputare un torneo amichevole con la nazionale locale, si schianta sull’aeroporto Zanderij di Paramaribo causando la morte di numerose persone, tra le quali anche tutta la squadra e lo staff tecnico. Quando il 12 agosto si ritorna in campo per l’inizio del campionato, la Eredivisie riparte senza Steve van Dorpel, Llyod Doesburg, Andro Knel, Ruben Kogeldans, Ortwin Ginger, Fred Patrick ed Andy Scharmin; altri invece si sono salvati perché, per diversi motivi, su quell’aereo non erano saliti. E’ il caso di Stanley Menzo, che si era recato in Suriname con un volo precedente, di Aaron Winter, di Ruud Gullit e di Frank Rijkaard, i quali non avevano ricevuto il permesso dai propri club, rispettivamente Ajax e Milan, di aggregarsi alla selezione, e di Winston Haatrecht, che aveva dovuto rinunciare alla convocazione perché impegnato con l’Heerenveen nella 'nacompetitie' (i play-off salvezza). Negli ultimi anni diversi sono i giocatori originari dell’ex colonia che si sono imposti in Eredivisie (Nigel de Jong, Ryan Babel, Darl Douglas, Serginho Greene, Mario Melchiot, solo per citare i più famosi), ma secondo Dennis Purperhart, giocatore votato all’età di 16 anni miglior talento del Suriname ma mai diventato calciatore professionista (ha giocato con i dilettanti dell’AFC Amsterdam), emergere in Olanda per un giocatore di colore continua però ad essere difficile: ''Ci sono un sacco di giocatori di colore di grande talento che non ce la fanno. Nessuno dirà mai che i neri non sanno giocare a pallone; il razzismo che c’è oggi è maggiormente mascherato''. Eppure guardando le statistiche ci dicono che Eredivisie e Eerste Divisie olandese siano due tra i campionati in Europa in cui la presenza di giocatori di colore è più alta. Discriminazione strisciante o un po’ di sano vittimismo?

indiscreto.it

Addioooooooooooooo!!!

Genoa: tantissime partenze
di Daniele Mazzari
Aria di grandi cambiamenti a Genoa dove, nonostante l'ottimo avvio di stagione, la dirgenza rossoblù sta puntando a rinforzare ulteriormente la rosa, sfoltendola al tempo stesso.
Nella lunga lista di partenti, risulta il portiere Scarpi, legato ai grifoni con un ricco contratto (900 mila euro fino al 2007) ma fuori rosa da inizio stagione. Per lui si era fatto avanti il Treviso ma pare che l'interesse si sia raffreddato, proprio mentre si sta facendo sotto la Sambenedettese.
Partirà anche Nicola Caccia che, declinata l'offerta del Pergocrema, sta trattando col Bari, che è anche sulle tracce di De Vezze. Richiesti anche Minetti, da Reggiana e Torres, Lamacchi, ormai in rotta con Vavassori, Bacis, dall'Albinoleffe, e Coppola, seguito da diverse squadre di C1 e B. Partiranno infine anche Grabbi, sempre tartassato dai problemi fisici e Sinigaglia.
Per quanto riguarda i giovani, sono già partiti in presito Morga e Russo, entrambi al Pergocrema, mentre le promesse Volpara e Renzetti sono state acquistate in comproprietà dalla Lucchese, che ha sborsato addirittura 500.000 euro.


Minchia, ma Zaniolo non lo vuole nessuno????????????????????

Ipocriti !

Hockey, insulti razzisti
Radiato dalla Nazionale

ROMA - Radiato a vita dalla Nazionale per insulti razzisti. Si chiude come peggio non si potrebbe la carriera azzurra di Daniele Veggiato, 27enne attaccante dell'Alleghe con 15 presenze in nazionale (anche se non era stato convocato per le Olimpiadi): ieri sera è stato espulso per aver ripetutamente dato del "negro di m..." a un avversario, il 18enne difensore del Cortina Luca Zandonella, italianissimo di pelle nera (papà cortinese e madre delle Isole Mauritius) nel corso di una partita valida per la 25ª giornata della serie A di hockey.

E la Federazione non ha neppure aspettato la squalifica del giudice sportivo, e ha comunicato ufficialmente: "Veggiato è escluso definitivamente da qualsiasi futura attività delle squadre nazionali. La sua condotta è incompatibile con la maglia azzurra, simbolo invece di lealtà, sportività, rispetto delle regole e dell'avversario".

Era stata una partita durissima fin dal primo minuto, come si conviene a un derby (Cortina e Alleghe sono entrambe in provincia di Belluno), e Zandonella, uno dei migliori terzini italiani, aveva marcato senza tregua l'avversario. Veggiato a un certo punto ha iniziato a insultarlo, senza che Zandonella se ne accorgesse, preso dalla foga agonistica. Ma le sue urla sono state sentite da uno dei guardalinee, Andrea Benvegnù. L'arbitro Luca Cassol ha allontanato l'attaccante dalla pista, mentre il difensore - furioso, appena sapute le parole di Veggiato - lo inseguiva per farsi giustizia. Neppure l'Alleghe difende il suo attaccante: "Il razzismo non ci appartiene, stigmatizziamo con decisione il gesto", dice il vicepresidente Dino Riva.

Veggiato, che si dice distrutto dalle conseguenze del suo insulto, nega però l'intento razzista: "Volevo solo provocare Zandonella, stavamo litigando duramente su ogni dischetto e ho pensato di innervosirlo così. Io razzista non lo sono e non lo sono mai stato. Ma riconosco di aver sbagliato e accetto serenamente le decisioni che verranno prese su di me. Chiedo solo che il gesto non venga strumentalizzato: sono anche andato a chiedergli scusa, a fine partita, ci siamo stretti la mano".

E Zandonella ammette anche questo particolare, precisando però "di avere ricambiato la sua stretta di mano solo per educazione: non l'ho perdonato. Per me l'episodio è finito qui, anche se mi aspetto che il giudice sportivo lo condanni. Più che amareggiato sono dispiaciuto: reputavo Veggiato una persona più intelligente di quel che si è dimostrato ieri sera. Ma l'hockey non è per nulla uno sport razzista: certe cose le lasciamo volentieri al calcio".

(27 dicembre 2005)


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Insulti razzisti vengono classificati per quelli che sono: insulti razzisti.
Lo riconoscono i direttori di gara, che prendono subito drastici provvedimenti.
Lo riconosce il club, che se ne dissocia e condanna l'autore.
Lo riconosce la federazione che radia l'autore.
Lo riconosce l'autore che chiede scusa e accetta i provvedimenti, quali che siano.

E gli ipocriti?

Tutti coloro che ancora non chiamano le cose con il loro nome. Che si nascondono dietro ridicole motivazioni agonistiche, che non chiedono scusa, che non prendono provvedimenti, che non ammettono di aver sbagliato, che non si dissociano.

Ipocriti.

Luca Zandonella
Ma l'hockey non è per nulla uno sport razzista: certe cose le lasciamo volentieri al calcio

Te sbagli Zandone', nel calcio trattasi di goliardia dall'alta valenza sportiva.
Se le cose nun le sai, salle.

Ipocrita.

martedì, dicembre 27, 2005

Papa yoghy per tutti.

Qui.

Da lunedi' in edicola

i Grandi Filosofi.

Ma..dite che c'avranno pure il Popper ?

Pubblicita'.

Dunque, c'e' Albertazzi che dice " Goldoni e' bello da leggere."
Poi arrivo io che dico " Goldoni e' bello anche da mettere."

Excursionistas: piace Diego Armando Maradona

di Marcello Mastrocola
Armando Mainoli, presidente dell'Excursionistas, club di terza divisione argentina, vorrebbe ingaggiare Diego Armando Maradona per rilanciare il suo club.
La notizia, per quanto clamorosa, non sembra però minimamente destinata ad avere seguito, vista l'età del "pibe", le sue condizioni fisiche, e il fatto che l'ex capitano del Napoli si trova al momento a suo agio a fare da testimonial pubblicitario e conduttore e ospite televisivo e non tornerebbe per questo motivo a ricoprire un incarico in una società di calcio, essendo tra l'altro praticamente sfumata la possibilità di accordarsi con il Boca Juniors per diventare tecnico della squadra per cui il campione faceva il tifo da bambino.
Per chi volesse curiosare sul sito del club argentino (www.excursionistas.org.ar), non potrà che rimanere stupito dalla foto di un giovane Maradona con su il titolo "SOÑAR ES GRATIS".

Roma-Eleftheropoulos: si tratta la rescissione

Il portiere potrebbe poi tornare in patria
di Cristiano Cinacchio
Si avvicina al termine l'avventura italiana del portiere greco Dimitrios Eleftheropoulos. Dopo l'esperienza da "dodici" al Messina e i pochi mesi al Milan, quella alla Roma può essere considerato il periodo più fallimentare, in cui il portiere è passato in breve tempo da seconda a quarta scelta. Da qui la decisione di andare via e proprio in queste ore "Elle" e i dirigenti romanisti stanno trattando la rescissione del contratto. Per il portiere potrebbe profilarsi un ritorno in patria, alcuni mesi fa correvano voci di un interessamento del Panathinaikos, voci che però non hanno mai trovato un riscontro.

Le ultime parole famose
"E' un onore giocare al fianco di Dida. Per me è una sfida, cercherò di dare il cento per cento"
Fonte: www.asroma.it
E’ la tarda serata del 4 Luglio scorso, e il portiere Dimitrios Eleftheropoulos non sta nella pelle: dopo una non fortunata esperienza con il Messina, è stato appena acquistato dal Milan. Dopo queste dichiarazioni, paradossalmente, le cose cominciano a mettersi subito male: nelle partite della tournee americana, il greco non convince e i dirigenti rossoneri, sentendo puzza di Lehmann, lo spediscono a Roma senza tanti complimenti dopo neanche due mesi di permanenza, e zero partite ufficiali all’attivo. L’estremo difensore, insomma, non ha avuto neanche il tempo di disfare i bagagli. E ora che è nella Capitale, sponda giallorossa, chissà se si riterrà “onorato” anche dalla presenza di Curci (9 anni in meno… praticamente un fratellino!)

buuuuuuuuuuuuurrrrrrrrrrrrrrpppppppppppppppppp!!!!

Mercatino della Fondazione. Riservato soci.

Scambio set di tazzine con la madonna di Pompei che fa pasta e vongole
con card animate di padre pio e gli incredibili.

Per motivi di lavoro scambio tovaglia in fiandra
con tovaglia in Italia.

Regalo a intenditori sacchetti della spazzatura pieni.

Scambio boccetta di vetro con piazza san Pietro e il papa affacciato,
che se la sbatti scende la neve,
con troia colombiana che se la sbatti scende la neve.

Scambio felpa “Bastonami signore” originale dei papa boys di alghero
con polo “de puta madre 69”.

Scambio righe blu per parcheggio appena fuori dal subbuteo
con poster di Bruno Vespa che caca.

Ultime da papa mazinga.

Presto faremo un'asta penefica per i poferi...

Ode al quaqquaraqquà...

Quaqquaraqquà diventi pazzo,
so' dodic'anni che nun vinci un cazzo,
co st'artr'anno sarà uno in più
così impari a fidarti di una merda che presiede i rossoblu!
Quaqquaraqquà aspirante gobbo
per padrone tu c'hai un nababbo
ma siccome che è un po' cojone
ogni anno te dà er bidone
coi miliardi der sor preziosi
ve immaginate ricchi e famosi
ma ogni anno a conti fatti
vinci solo er Trofeo dei Mentecatti!
Dici che ammazzeresti Moggi che se fà bello
ma dopo gongoli cor suo gemello.
Collezioni pipponi in saldo e presi al volo
chi sarà er prossimo dopo Zaniolo ?

Dinamite- Prima parte.

ROBERTO DINAMITE il goleador più grande della storia del Vasco.
di Effe Lipper per Fondazione Bonarda

Quando si dice in bomber, almeno per i tifosi del Vasco, il primo nome che viene alla mente è di Romário. Tuttavia, il goleador più grande della storia dei carioca è Roberto Dinamite. Il giocatore, che ha incantato i torcedores di cruzmaltinos nelle decadi di 70 e di 80, è ancora il giocatore con il maggior numero di gols realizzati nel campionato brasiliano. Con 692 reti durante poco più di 22 anni di carriera, Roberto Dinamite ne ha messi a segno 569 per la prima squadra del Vasco e altri 46 nella formazione giovanile dei Carioca.
Segnò il primo gol tra i professionisti il 25 di novembre 1974,al Maracanà contro l’Internacional de Porto Alegre. La squadra di cruzmaltina conduceva per 1 il 0 e l’incontro volgeva al termine quando Roberto, 17 anni, con abilità, si impadroniva di un pallone a centrocampo e da trenta metri lasciava partire il bolide del 2 a 0. Nel seguente giorno, i periodici sportivi annunciavano : “Esplode il ragazzo-dinamite !".E da quel giorno quel soprannome fu suo.
E nel tempo Roberto sorpassava, per reti e celebrità, Ademir de Menezes, ritenuto ai tempi il più grande cannoniere del Vasco.

L’ individualismo contrassegna l'inizio della carriera –
Carlos Robert de Oliveira nacque il 13 di aprile 1954, in provincia di Caxias, Rio De Janeiro, dove mosse i primi passi come giocatore.
Già da piccolo mostrava un mega individualismo, reclamando palloni su palloni nei campetti di periferia e gli amici di allora a tutt’oggi ricordano che non la restituiva mai.

Continua...


Nel frattempo trovi qui la pagina del suo sito...clicca !

Video

quando si dice culo...qui!

La leggenda del calcio totale/ seconda puntata

L'impatto di Michael
di Alec Cordolcini

''Michael Owen ha avuto un impatto sul calcio mondiale pari a quello di Pelè, Cruijff e Maradona'', disse una volta Kevin Keegan. Solo l’impatto però, perché all’età di 26 anni non ancora compiuti la carriera dell’ex-wonder boy del Liverpool sembra già aver imboccato la parabola discendente, e il trasferimento al Newcastle dopo l’anno perso a Madrid con il Real non può che confermarlo. I Magpies sono senza dubbio un club ambizioso, anche prestigioso, ma dal presente chiaramente modesto, e l’impressione è quella che Owen li abbia scelti solamente per mancanza di alternative concrete. Certo, negli ultimi tempi si era parlato di Manchester United, Everton e Liverpool, ma la connection con i Red Devils non è stata nulla più che un rumor estivo, l’ipotesi Toffees non era oggettivamente praticabile sia per le (limitate) prospettive di classifica della squadra (peraltro già fuori dalla Champions) sia per tutto ciò che avrebbe comportato il trasferimento di una bandiera del Liverpool da Anfield a Goodison Park, mentre per un ritorno tra le fila dei Reds bisognava prima vincere le perplessità del tecnico Rafa Benitez il quale, al di là delle classiche dichiarazioni di circostanza (''Owen è un grandissimo giocatore, ma costava troppo''), non è mai stato troppo convinto dell’affare, e non a torto.

Oltre infatti a motivazioni di tipo economico (perché mai il Liverpool avrebbe dovuto sborsare 16 milioni di sterline per comprare un giocatore ceduto solamente un anno per 8 milioni più Nunez?), vi sono quelle di natura più tattica, dato che Benitez schiera il suo Liverpool con un 4-5-1 che prevede una punta centrale di peso (Morientes o talvolta Cissè, in attesa di vedere in azione il neo-acquisto Crouch), due esterni (Zenden e Luis Garcia, o in alternativa Kewell, quando gli infortuni lo lasceranno finalmente in pace) e un centrocampo a tre, un modulo che gli permette di sfruttare appieno gli inserimenti e il dinamismo di Gerrard. L’arrivo di Owen, fisicamente troppo gracile per fare la prima punta e inadatto a giocare da ala, avrebbe notevolmente complicato la vita a Benitez, un tipo che invece non ama andarsi a cercare problemi e, quando ne trova uno sulla propria strada, cerca di risolverlo alla radice (vedi Milan Baros). Il Newcastle perciò rimaneva, anche alla luce della cifra non indifferente chiesta dal Real, l’unica opzione disponibile per il giocatore se non voleva rimanere ad ammuffire a Madrid. La conquista del Pallone d’Oro, avvenuta nel 2001 tra numerose perplessità più (chi voleva lo vincesse Raùl) o meno (chi voleva lo vincesse Totti) condivisibili, ha fatto da autentico spartiacque nella carriera di Michael Owen: prima un potenziale fuoriclasse, dopo 'solamente' un ottimo giocatore, che però è cresciuto (calcisticamente) molto meno di quanto ci si aspettasse.

Eppure le premesse non potevano essere migliori. Nato a Chester il 14 dicembre del 1979, il destino di Micheal James Owen non poteva essere che quello di diventare un sportivo, visto che papà Terry aveva giocato da professionista con Everton, Bradford, Chester City, Cambridge United, Rochdale e Port Vale, e mamma Janette vantava un passato nell’atletica, ma anche il resto della famiglia non era da meno; calcio per Terry e Andrew, i fratelli maggiori con i quali Michael trascorreva interminabili pomeriggi a giocare sui campetti di Hawarden (località nella contea di Glwyd, Galles settentrionale, dove Owen ha trascorso la sua infanzia), hockey e podismo per la sorella Karen, pallavolo per la piccola Lesley. Inizialmente il giovane Michael viene indirizzato dal padre verso la boxe, in quanto il genitore è convinto che una tale attività gli sarebbe potuta un giorno venirgli utile. Il ragazzo però preferisce evitare di recarsi all’Hawarden Boxing Club per recarsi invece all’Hawarden Pathfinders Club, dove apprende i primi rudimenti del pallone; la sua prima vera squadra è però il Mold Alexandria di Howard Roberts, un insegnante di educazione fisica che fin dal primo momento ha intuito le enormi potenzialità di Owen il quale, con l’avallo del padre, viene aggregato alla squadra 'under-10'. Giocare con ragazzi di uno-due anni più grandi (l’esordio nel Mold avviene infatti all’età di sette anni) non sembra costituire un problema per il piccolo Michael, tanto che dopo appena una stagione (in cui realizza 34 reti in 24 incontri) viene selezionato per un provino per la squadra under-11 della primary school di Deeside; passata agilmente la selezione, gioca i successivi due anni con due squadre differenti, gli Hawarden Rangers e il St.David’s Park, raggiungendo al Jersey Festival del 1980 la cifra di 97 reti realizzate in carriera e riempiendo, alla medesima velocità con la quale si infila nel cuore delle difese avversarie, i taccuini degli osservatori di Everton (la sua squadra del cuore), Liverpool e Manchester United. Nessun affare però viene concluso, e non certo per miopia acuta dei succitati club, quanto perché le rigide regole della scuola di Deeside non permettono a nessuno dei propri di studenti di abbandonare le squadre scolastiche per trasferirsi in una società professionistica. Dopo Deeside arriva la High School di Hawarden, e si ingrossa il numero delle società che bussano alla porta di casa Owen.

Alla fine la spunta il Liverpool, anche se il giocatore non entra immediatamente nei Reds ma si iscrive alla FA School of Excellence di Lilleshal, un’accademia calcistica nella quale ogni anno vengono selezionati, al termine di una durissima selezione, i migliori giovani destinati ad entrare nell’orbita del calcio professionistico. Owen alterna la frequenza della School of Excellence con quella della scuola calcio giovanile del Liverpool. Nel 1996 sbarca definitivamente ad Anfield entrando in pianta stabile nella squadra giovanile del club, che conduce alla conquista della prima storica FA Youth Cup, regolando con una tripletta il Manchester United detentore del trofeo, cui farà seguito un’ulteriore rete realizzata nella finale della competizione. Intanto ha debuttao anche nella nazionale inglese under-15, presentandosi con un gol e realizzandone altri 11 nei successivi sette incontri, compresa un’amara sconfitta 4-2 patita dall’Inghilterra a Wembley contro la Germania Ovest. Successivamente salta l’under-16 e approda direttamente all’under-18, dove le sue qualità non tardano a farsi apprezzare: rapidità e freddezza sotto porta, accelerazione devastante, una quaterna rifilata all’Irlanda del Nord, e il suo nome comincia a comparire con buona frequenza sulle principali testate sportive del Regno Unito. Nel dicembre del 1996, pochi giorni dopo il suo 17esimo compleanno, Owen firma il suo primo contratto da professionista con il Liverpool; per l’esordio in prima squadra dovrà attendere poco meno di sei mesi, e precisamente giovedì 6 maggio 1997, trasferta a Londra contro il Wimbledon, partita dura che vede i Reds sotto di due gol. Lui entra e realizza, grazie all’aiuto di uno dei suoi idoli, Robbie Fowler, la rete del 2-1, che non porta punti alla squadra ma che gli permette di diventare, all’età di 17 anni e 143 giorni, il più giovane marcatore nella storia del Liverpool. C’è un nuovo grande talento in città, il suo nome è Michael Owen e la sua ascesa è inarrestabile.

Nel 1997 è il miglior giocatore inglese dei mondiali giovanili in Malesia, nella stagione 97-98 vince la classifica marcatori della Premier League con 18 reti (ex aequo con Dion Dublin e Chris Sutton) e al termine dell’anno viene votato miglior giovane del campionato inglese (PFA Young Player of the Year), l’anno successivo è nominato personaggio sportivo dell’anno dalla BBC, l’11 febbraio 1998 esordisce a Wembley con la maglia dell’Inghilterra (avversario il Cile) diventando, a 18 anni e 59 giorni d’età, il più giovane giocatore nel Ventesimo secolo a vestire la maglia della nazionale britannica; un altro record di precocità lo batte poco tempo dopo, quando realizza contro il Marocco la sua prima rete con l’Inghilterra diventandone il più giovane marcatore di sempre (almeno fino al 2003, quando verrà superato da Wayne Rooney). Poi arrivano i campionati del mondo in Francia e con essi la consacrazione a grande talento del calcio mondiale, avvenuta sotto forma di una splendida rete in dribbling realizzata contro l’Argentina nello sfortunato ottavo di finale che vede l’Inghilterra immeritatamente estromessa ai rigori. 28 reti realizzate nella stagione 98-99 dimostrano che il ragazzo non è un bluff, anche se fanno la loro comparsa i primi guai fisici, leggi stiramenti, che lo tormenteranno con insistenza lungo tutto il suo periodo di permanenza con il Liverpool, ma anche con la nazionale; è infatti un Owen non al top quello che si presenta agli Europei in Olanda e Belgio del 2000, e può quindi far poco (una rete nel suo stile contro la Romania) per evitare il naufragio di una delle più brutte nazionali inglesi viste negli ultimi anni. Il riscatto dal deludente europeo arriva con il Liverpool; è la stagione di grazia 2000/2001, e il paziente lavoro di ricostruzione della squadra affidato dalla dirigenza al francese Gerard Houllier comincia a dare i suoi frutti. Sami Hyypia, Robbie Fowler, Emile Heskey, Steven Gerrard, Gary McAllister e, naturalmente, Michael Owen sono i protagonisti della splendida annata che vede i Reds incamerare cinque-trofei-cinque: Coppa di Lega, FA Cup, Coppa Uefa (grazie al clamoroso 5-4 rifilato all’Alavès di Jordi Cruijff e Javi Moreno, quando quest’ultimo sembrava ancora un grande giocatore), Supercoppa Europea e Charity Shield.

Lasciatisi gli infortuni alle spalle, Owen torna a segnare a raffica; nel maggio del 2001 va in rete otto volte in quattro partite (tripletta al Newcastle, doppietta al Chelsea e, nella finale di Coppa d’Inghilterra, all’Arsenal), pochi mesi dopo supera Ian Rush quale miglior marcatore della storia del Liverpool nelle competizioni europee (il record era di 20 gol), quindi recita da attore protagonista firmando una tripletta nel 5-1 che l’Inghilterra rifila a Monaco di Baviera alla Germania (l’ultimo a riuscirci fu Geoff Hurst nella finale del mondiale casalingo vinto dai 'maestri del calcio' nel 1966) in un incontro di qualificazione ai Mondiali del 2002. Il Pallone d’Oro che gli viene assegnato nel 2001 non è quindi uno scandalo, ma il degno riconoscimento al giocatore-simbolo di una squadra tornata grande. Nonostante sia un mito indiscusso del club, a Michael Owen il Liverpool comincia però ad andare stretto; poco competitivo in Premiership, non all’altezza delle big in Europa. Dopo la conquista del Pallone d’Oro qualcosa si inceppa, e l’immagine di Owen comincia lentamente a sbiadirsi, così come le sue prestazioni. Da un giocatore con le sue potenzialità la gente si aspetta sempre tanto, ma viene accontentata sempre di meno. Gli infortuni non gli danno tregua e il suo fisico comincia a pagarne le conseguenze, perdendo qualcosa sotto il profilo della velocità e della brillantezza, e l’icona-Owen comincia ad incrinarsi, lasciando il passo in Inghilterra ai nuovi gioielli di Sua Maestà: Wayne Rooney prima, Frank Lampard e Steven Gerrard poi. La pressione cresce, anche troppo, e l’hype dei media è sempre in agguato, nonostante della vita privata di Owen emerga il minimo indispensabile, perché il giocatore è un professionista vero. Nel 2002 l’Inghilterra di Eriksson disputa un buon Mondiale, ma Owen, che pure aveva contribuito in maniera non indifferente alla qualificazione dei britannici alla manifestazione, non brilla, così come risulta anonimo due anni dopo agli Europei in Portogallo, quando oramai gli occhi di tutti sono però puntati sulla nuova sensation, vale a dire Wayne Rooney. Con il Liverpool continua a segnare, ma la squadra continua a non ingranare, e le belle notizie arrivano più dal campo affettivo (la nascita della figlia Gemma Rose il primo maggio del 2003) che da quello calcistico. Owen dichiara più volte di volere una squadra competitiva ai massimi livelli, e minaccia di andarsene da Liverpool se il club non si rinforzerà adeguatamente, cosa che a prima vista non sembra avvenire, dato che i Reds continuano a dire addio alle speranze di un’affermazione in Premiership (l’ultima è datata 1990) già sotto Natale.

Nell’estate del 2004 si fa avanti il Real Madrid, alla ricerca dell’ennesimo galactico da acquistare. Owen preme, il Liverpool cede, l’affare va in porto. Dopo undici anni e 118 reti in 216 partite di campionato, Owen saluta Anfield; sarà il più grande errore nella sua carriera. A Madrid infatti Michael Owen non è la stella ma il rincalzo, lo Zalayeta della situazione (con tutto il rispetto per un giocatore serio e di spessore come l’uruguaiano, che però...non è Owen), le critiche per una condizione fisica che non è mai al top non tardano ad arrivare, e sebbene facendo un bilancio della sua prima stagione di Liga non si possa dire che questa sia stata disastrosa (13 gol in 36 partite, ma solo la metà giocate da titolare), è innegabile che dal suo acquisto non ci abbiano guadagnato né il Real Madrid, a secco di successi per il secondo anno consecutivo, né lui, che per di più ha dovuto assistere alla vittoria in Champions League della sua vecchia squadra. Il destino a volte sa essere davvero bizzarro. Il Newcastle, quindi, per ricominciare, per tornare protagonista, per arrivare nelle condizioni giuste ai prossimi Mondiali del 2006. Già, i Mondiali, tutto per Owen è iniziato da lì, all’incirca sette anni fa. Il posto in nazionale non sembra essere in discussione, anche perché il reparto offensivo inglese, Rooney a parte, non sembra offrire, salvo exploit dell’ultima ora, alternative validissime. Ma l’avventura con la Toon Army può anche nascondere insidie non previste, perché a fianco di sua maestà Alan Shearer hanno fallito in tanti, da Tomasson a Kluivert a Bellamy. L’ambiente poi non è dei più sereni e molti talenti, da Hugo Viana al gioiellino Milner, si sono bruciati o hanno fatto le valigie (il francese Robert e Jermaine Jenas). ''Owen è l’acquisto giusto per riportare in alto il Newcastle'', ha sentenziato il tecnico dei Magpies Greame Souness. Ma la vera domanda da porsi è: il Newcastle è la squadra giusta per riportare in alto Owen?

indiscreto.it

e al grido di Preziosi vaffanculo...

balliamo tutti !!!
clicca qui..alza le casse e urla anche tu
"Preziosi vaffanculo !"

Sambenedettese: la rivoluzione parte dall'alto

E' stato un Natale di lavoro per il nuovo patron della Sambenedettese Soldini che ha cambiato in un colpo solo l'intero staff tecnico marchigiano. Soldini ha infatti dato il "ben servito" al d.g. Mauro Miele, al d.s. Antonello Preiti e al tecnico Luciano Zecchini. Al loro posto, il patron della Samb ha già nominato, rispettivamente, Diodato Albagnara, Carlo Colacioppo e Giuseppe Giannini, che avrà come secondo l'altro ex romanista Roberto Pruzzo.

e sti cazzi..mentre qui a genova si vive con cadavere vavassori e il suo gioco deprimente, il sosia di moggi che si porta i parenti in prima squadra e i quaqquaraqqua' che godono.

Povero Genoa.

Altri giochetti lordi

del presidente dei quaqquaraqqua'...leggiamo bene, due post sotto questo..
... ma soprattutto fa scalpore la cessione di Renzetti (classe 1988) e Volpara (´87) alla Lucchese, perché la cifra pagata da Hadj Fouzi, l´arabo proprietario del club toscano, si può definire fuori mercato. Il 50 per cento del cartellino delle due promesse rossoblù ad Hadj Fouzi è costato complessivamente quasi 500 mila euro, un miliardo di vecchie lire.
chiaro che ci troviamo di fronte a una bella porcata tipo Volpe e Criscito..progettata dalla mente del pupazzaro di cogliate.
Rimango fiducioso in attesa delle Fiamme Gialle e speriamo che lo leghino quando torna dalle maldive..

Anche quest'anno...

'sto Natale so' semo levato dalle balle...
Clicca qui !

Bello..il primo Vacanze di Natale.

e vaffanculo , va !

Boh ? E Stefan Swoch ?

GESSI ADAMOLI:Grandi manovre: in arrivo anche Biso dall´Ascoli, partiranno Lamacchi, Grabbi e Sinigaglia Volpara e Renzetti alla Lucchese, clamorosa l´offerta dell´arabo Hadj Fouzi: 500 mila euro per le due metà

Sono iniziate la grandi manovre: in entrata ed in uscita. Preziosi, partendo domenica sera dalla Malpensa con destinazione Maldive ha dato indicazioni precise: chiudere tutte le trattative già imbastite. E comunque per ogni emergenza il presidente è a portata di cellulare. Già definitivi gli acquisti di Iliev e Fusco dal Messina, arriveranno anche un centrocampista che sappia costruire il gioco e un attaccante centrale. Poi, considerato che Lamacchi, perdonato ma poi sconcertante con Cittadella e Teramo, verrà ceduto, il Genoa è sulla tracce anche di un difensore esterno e non è escluso che l´organico di Vavassori venga arricchito anche di una punta da panchina. Oltre a Lamacchi partiranno sicuramente Bacis (interessa all´Albinoleffe ma è una prospettiva che non sembra entusiasmarlo, nonostante sia nato a Bergamo), Sinigaglia e anche Grabbi, talento non in discussione ma ancora troppo condizionato sul piano fisico. Il regista del Genoa 2006 non sarà Fabio Gallo. Era un pallino di Preziosi che l´aveva avuto a Como (promozione in A, poi aveva lasciato la massima serie per trasferirsi in C a Treviso). Riteneva che per carisma potesse essere l´uomo ad hoc per il centrocampo rossoblù. Il Genoa al Treviso aveva proposto uno scambio con Scarpi, sembrava tutto a posto, ma all´ultimo momento il club veneto sembra intenzionato a far diventare definitiva quella che pareva una soluzione d´emergenza ed andare avanti così con Zancopè tra i pali. Gallo con i suoi 35 anni poteva interessare il Genoa anche perché lo scambio consentiva di trovare una collocazione a Scarpi, contratto (oneroso) in scadenza nel 2007. A questo punto il Genoa ha puntato su un giocatore più giovane e che due anni fa di questi tempi era stato indicato da De Canio come il regista da reperire al mercato di gennaio: Mattia Biso. Venne invece acquistato dall´Ascoli (allora giocava nel Teramo), ma ora la candidatura del ventottenne centrocampista, cresciuto nei ragazzi della Samp, è tornata d´attualità. In A con la squadra marchigiana ha anche segnato un gol.
Non è più solo Dino Fava (28 anni) l´attaccante destinato alla maglia numero nove del Genoa, anche perché la trattativa che dovrebbe portare il 50 per cento di proprietà rossoblù di Behrami all´Udinese si è arenata sul conguaglio a favore del Genoa. Così aumentano le chance di Davide Moscardelli (25 anni) del Rimini. Quanto all´attaccante di panchina sono in ballottaggio due sudamericani: Castillo (30 anni) del Gallipoli e Da Silva (27 anni) del Martina. Da registrare le partenze di alcuni dei giovani più promettenti della Beretti. Il portiere Russo ha raggiunto Morga al Pergogrema, ma soprattutto fa scalpore la cessione di Renzetti (classe 1988) e Volpara (´87) alla Lucchese, perché la cifra pagata da Hadj Fouzi, l´arabo proprietario del club toscano, si può definire fuori mercato. Il 50 per cento del cartellino delle due promesse rossoblù ad Hadj Fouzi è costato complessivamente quasi 500 mila euro, un miliardo di vecchie lire. Si tratta di comproprietà libere e dunque nel giugno del 2007, a meno che in precedenza non siano intercorsi accordi tra i due club, Genoa e Lucchese dovranno stabilire con offerta in busta chiusa a chi spetterà la proprietà dei due giocatori. «Una buona operazione in prospettiva», l´ha definita Spartaco Landini, per tanti anni al Genoa e ora diesse della Lucchese. Che ha aggiunto: «La nostra è stata un´offerta molto elevata, il club rossoblù ha incassato bene. Certo che se questi ragazzi dovessero esplodere qualcuno potrebbe mangiarsi le mani».

tuttomercatoweb.com Doria.

Marotta: "Borriello andrà al Treviso"
di Alessio Calfapietra
Il DS doriano, Beppe Marotta, ha confermato a Telenord il destino di Marco Borriello (23): "Il giocatore terminerà il prestito per fare ritorno al Milan, e poi verrà prestato al Treviso". Borriello ha segnato due reti, ma non è mai parso in grado di competere per una maglia da titolare, vista l'abbondanza di ottime punte in blucerchiato. Borriello torna al Treviso dopo quasi 4 anni, quando in terza serie riuscì a stabilire il proprio record di segnature, 10.

Di Livio torna a giocare in C2?

di Andrea Melli
Fonte: La Nazione
Di Livio ricomincia dall C2? L’ex capitano viola è stato contattato dall’allenatore del Latina, l’ex calciatore Torrisi (Torino e Lazio) per risollevare le sorti della squadra, quint’ultima nel girone C della quarta serie. Di Livio ha confermato che il contatto c’è stato: «Torrisi è un amico, ma la proposta esiste sotto forma di chiacchierata, ma siamo veramente ai primi passi. Io però non ho mai smesso di pensare al calcio giocato...».

lunedì, dicembre 26, 2005

La leggenda del calcio totale/ prima puntata

La leggenda nata nella nebbia
di Alec Cordolcini
> 29/8/2005



Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche quella del Calcio Totale di Rinus Michels e Johan Cruijff ha lasciato dietro di sé una corposa bibliografia nella quale il fenomeno è stato scomposto e analizzato in tutte le sue più intime componenti. Le maggiori attenzioni sono state riservate, com’è giusto che sia, ai momenti di maggior splendore (le tre Coppe Campioni consecutive dell’Ajax, la finale mondiale del 1974) di questo nuovo modo di interpretare il calcio ed a ciò che questo ha lasciato in eredità; meno approfonditi sono stati invece i tempi e le modalità di sviluppo di tale filosofia calcistica. Una credibile data simbolica di nascita del Calcio Totale (termine mai amato da Rinus Michels che una volta lo definì come ''un’invenzione della stampa che io non ho la minima idea di cosa voglia dire'') tuttavia è possibile trovarla, ed è quella di mercoledì 7 dicembre 1966, giorno in cui l’Europa si è accorta dell’esistenza di una squadra olandese chiamata Ajax che giocava a pallone, e lo faceva piuttosto bene.

Quel giorno si giocava l’incontro di andata degli ottavi finali di Coppa dei Campioni e l’urna aveva messo di fronte all’Ajax il plurititolato Liverpool di Bill Shankly, reduce da un triennio di successi che aveva visto la bacheca di Anfield Road arricchirsi di due scudetti (rispettivamente il sesto e il settimo nella storia del club) e della prima Fa Cup (1965), senza dimenticare una finale di Coppa delle Coppe contro il Borussia Dortmund persa solamente negli ultimi minuti. Nell’estate del ’66 c’erano inoltre stati i Mondiali in Inghilterra, dove finalmente i 'maestri del calcio' avevano confermato anche sul campo da gioco di essere tali e si erano portati a casa la Coppa Rimet. L’Ajax per contro aveva una fama europea pressoché nulla, e proveniva da una nazione dove il professionismo era stato introdotto solamente una dozzina scarsa di anni prima e in cui la tattica più in voga continuava essere il vetusto 2-3-5, modulo abbandonato in Inghilterra già dagli anni Trenta. In più il ruolo svolto fino a quel momento dalle squadre olandesi nella massima competizione europea era stato quello di semplici comparse, essendo riuscite solamente una volta in undici anni a raggiungere, grazie al Feyenoord, le semifinali del torneo. Ajax-Liverpool era insomma una partita dal risultato già scritto, una formalità per la miglior squadra della nazione campione del mondo, tanto che Shankly dichiarò di essere maggiormente preoccupato per l’incontro con il Manchester United in programma pochi giorni dopo: ''Dato per scontato che voglio vincere la Coppa dei Campioni, questo non significa permettere che ci sfilino il titolo di campioni d’Inghilterra dalle mani''.


Ron Yeats, Ian St. John, Tommy Lawrence, Peter Thompson, Roger Hunt, tutti i big dei Reds erano in campo quella sera in un Olympisch Stadion dall’atmosfera spettrale a causa di una nebbia talmente fitta da non permettere agli spettatori di vedere una sola azione di gioco, tantomeno le cinque reti (a una) con le quali i lancieri affossarono gli stupefatti inglesi, assolutamente incapaci di prendere le misure ai vari Cruijff, Nunninga, Groot, Swart e al semisconosciuto Cees de Wolf, ala sinistra schierata in sostituzione dell’infortunato Piet Keizer e autore, al terzo minuto, della prima rete dell’incontro. Una storia particolare quella di De Wolf, alla sua seconda partita con i lancieri dopo il suo esordio (con gol) avvenuto contro il De Volewijckers il 19 settembre 1965, vale a dire oltre un anno prima. Ne sarebbero seguite altre due pochi giorni dopo la partita con il Liverpool, prima della sua definitiva cessione all’Haarlem. Totale con l’Ajax: quattro partite e tre reti, una delle quali però sufficiente a farlo entrare nella storia del club. Poco importa se quel suo gol non lo vide quasi nessuno. Al termine del primo tempo di quello che passerà alla storia come 'de mistwestrijd' ('la partita della nebbia') l’Ajax, che per la prima e unica volta nella sua storia sfoggiava una divisa completamente bianca (talvolta anche questi piccoli e a prima vista insignificanti particolari contribuiscono a creare la leggenda), conduceva 4-0 grazie a De Wolf, Cruijff e ad una doppietta di Nunninga, con gli spettatori che ad ogni gol esultavano a scoppio ritardato, ossia quando sentivano le urla provenienti dalle prime file. ''Ne abbiamo segnato un altro, signore'', dissero due giovani olandesi ad un inglese che sedeva dietro di loro; ''andiamo ragazzi, piantatela con queste storie e ditemi quanto stanno'', rispose il 'sir' in questione con fare stizzito. Le cose andarono meglio, per gli spettatori, nella ripresa allorché la nebbia si fece meno fitta e poterono così vedere il quinto gol dell’Ajax targato Groot e la rete della bandiera del Liverpool messa a segno da Lawler un minuto prima dello scadere.

Bill Shankly non sembrò molto scosso alla fine della partita, o almeno non lo diede a vedere; ''E' stata una serata storta - proclamò spavaldo -, ma ad Anfield non ci sarà storia. Vinceremo 7-0. Quel portiere, Bals, che con me non giocherebbe nemmeno tra le riserve delle riserve, ha vissuto una serata di grazia che non si ripeterà. L’Ajax è destinato a soccombere in Inghilterra, perché non è nulla più che una squadra di terza divisione, e questo 5-1 è stato il frutto di circostanze uniche, fortunate e assolutamente irripetibili''. Ottimo allenatore Shankly, ma con i pronostici ci azzeccava davvero poco, visto che in casa il Liverpool non riuscì ad andare oltre il 2-2, con l’olandese Bals ancora una volta protagonista di grandi parate e Johan Cruijff a dettare legge (suoi i due gol dell’Ajax) in un Anfield colmo di tifosi schiumanti rabbia. Ricorda Barry Hulshoff, assente all’andata, schierato terzino destro in Inghilterra: ''Quando Shankly dichiarò che ci avrebbero strapazzato anche noi gli credevamo. Eravamo piuttosto impauriti, perché non avevamo mai battuto prima di allora una squadra inglese, perché l’atmosfera era intimidatoria, perché magari ad Amsterdam le condizioni climatiche ci avevano davvero dato una grossa mano, non so...di una cosa sola eravamo certi: tatticamente eravamo davvero forti, specialmente in difesa''. Già la tattica, una vera sorpresa; abbandonato il 2-3-5, l’Ajax di Michels si schierava con un 4-2-4 che dava libero sfogo alla classe di Johan Cruijff e alle corse sulle fasce di Sjaak Swart e Piet Keizer, abbinando nel contempo una solidità difensiva sconosciuta prima di allora in Olanda. Siccome nessuna rivoluzione si crea dalla sera alla mattina l’avventura dell’Ajax nella Coppa Campioni ’66-67 si arenò al turno successivo contro il Dukla Praga, squadra fisicamente tosta ma tecnicamente inferiore agli olandesi, e questo fece infuriare tremendamente Michels, che una volta tornato ad Amsterdam cominciò una graduale epurazione di tutti quegli elementi (Bals, Soutekouw, Nunninga, Pronk, Van Duivenbode, Bennie Muller) non ritenuti, causa età avanzata o carenze tecniche, qualitativamente all’altezza della squadra che il tecnico intendeva costruire. Con l’inserimento dei vari Neeskens, Krol, Stuy, Hulshoff e Gerrie Muhren l’Ajax prenderà il volo. Sarà l’inizio di una nuova era, che porterà al club fama, successi e prestigio. Un’era le cui basi erano state gettate una nebbiosa sera di inizio dicembre di qualche anno prima.


indiscreto.it

Ancora Giobbe Covatta.

IL DILUVIO

E cominciò a piovere.
Dapprima piovve poco, e fu il pediluvio.
Poi cominciò a piovere che Dio la mandava e quello fu veramente il diluvio.


Il Signore aveva detto [a Noè]: "Pioverà per 40 giorni". ma poi si distrasse, si dimenticò di Noè, e dopo 150 giorni pioveva ancora.
Noè era il prediletto e disse: "Achaton shater jaffa, agataì duc ianet rafinai amaton", che in antica lingua prebabilonica significa: "Uffa!"

[...]

E il 17 ottobre finalmente smise di piovere. E allora Noè prese una talpa, e la mandò fuori dall'oblò. E si sentì glu, glu, glu, e la talpa non tornò più.
E Noè disse: "Strano, ora manderò l'orso". Poi, dopo una breve colluttazione, disse: "No, no, è meglio che mando la colomba".
E la colomba tornò con un rametto di olivo.
E Noè disse: "Reciterò i salmi".
Poi vide la lepre e disse: "Uhmmm, forse è meglio se mi faccio un salmì... Con le olive che ha portato la colomba".
Allora disse alla colomba: "Vai di nuovo, e vedi se trovi un rametto di polenta".

Genoa : Preziosi `Penso gia` ai puntelli`

Enrico Preziosi pensa al mercato: `Come presidente ho il compito di pensare al modo di puntellare l`organico`. Il patron rossoblu`, nonostante il primato in classifica e l`imbattibilita`, pensa alla sessione di riparazione come intensita`: `Voglio rendere la squadra piu` competitiva - ha commentato - Lo faro` nel pieno rispetto che si deve a un gruppo, di giocatori e prima ancora di uomini, che mi stanno rendendo orgoglioso sotto tutti gli aspetti` . Per quanto riguarda i nomi, si parla di Dino Fava Passaro, attaccante del Treviso, e del centrocampista dell`Ascoli Mattia Biso.

Ma vaffanculo....

Quindi dopo gli arrivi di Scapocchiato davanti e La Sciolta dietro chissa' cosa ancora
regalera' ai suoi sostenitori il presidente.

Di Stefano

sta male..Di Stefano lo leggi qui !

Omaggio a un Campione

A due mesi dalla sua scomparsa.
Sergio Cervato.
Cervato, qui foto ,nel calcio è stato un grande, anzi, un grandissimo.
E' stato, tanto per cominciare, uno dei primi terzini definiti, quasi con sospetto, "tecnici", uno che sapeva davvero dare del tu al pallone e non pensava per prima cosa a picchiare.
Fu definito "l'erede di Maroso", tanto per gradire.
E non era, all'epoca, cosa da poco.
Nella Fiorentina, dov'era arrivato nel 1948 dal Bolzano, era rimasto per undici stagioni, collezionando 316 maglie viola con 31 reti e risultando uno dei pilastri del primo scudetto.
Bernardini gli affidava nominalmente il ruolo di terzino d'ala, ma, in realtà, sfruttando il suo prodigioso senso del gioco e della posizione, Cervato agiva da "libero" nascosto per non macchiarsi di "catenaccio".
Così com'era accaduto a Virginio Rosetta con Berto Caligaris, nella Juve del quinquennio, e a Virginio Maroso con Dino Ballarin nel "Grande Torino", la classe e la calma olimpica di Cervato compensavano la fisicità e l'irruenza dell'acrobatico Magnini.
Tanto l'uno era capace di interventi acrobatici, quanto l'altro intuiva e preveniva le traiettorie del pallone, catturandolo e poi impostando il gioco con rilanci precisi.
I palloni colpiti da Cervato, difficilmente finivano in tribuna, quasi mai i suoi interventi conoscevano la frenesia, quasi sempre, invece, erano un esempio di tempestività e di misura.
Magnini e Cervato, quindi, si integravano alla perfezione, e nella storia del nostro calcio rappresentano l'anello di congiunzione fra l'epoca di Rosetta-Caligaris, Foni-Rava e Ballarin-Maroso e quella di Burgnich-Facchetti e, poi, di Gentile-Cabrini .
Nonostante la sua lunga militanza nella Fiorentina Cervato, tuttavia, non fu solo viola.
Nel 1959 il presidente Befani, per ragioni mai del tutto chiarite, lo cedette nientemeno che alla Juventus, dalla quale era arrivato l'anno prima il giovane Robotti.
In maglia bianconera, Cervato, giocò a fianco di Charles e Sivori e vinse due scudetti ed una Coppa Italia confermandosi specialista nei calci piazzati, in particolare punizioni e rigori.
Il suo tiro, infatti, era potentissimo, devastante.
Sui calci da fermo, fra i difensori, è stato forse il miglior specialista italiano di tutti i tempi e i portieri lo temevano, come e più degli attaccanti dell'epoca, quando si apprestava a trasformare un rigore.
Il rigore "alla Cervato" era un classico e c'era chi si preoccupava, più che di parare, di non essere colpito.
Difficile era anche trovare dei volontari per formare la barriera quando gli veniva affidato un i calcio di punizione.
La sua battuta, pulita e precisa durante le normali fasi di gioco, diventava un deterrente in quei momenti.
Cervato calciava senza dar l'impressione di sforzarsi, ma il pallone una volta colpito semrava uscisse dalla bocca di un cannone ad alzo zero.
La sfera, senza essere viziata da effetti di sorta, percorreva una traiettoria quasi rettilinea e, se non devastava il muro umano, difficilmente poteva essere intercettata dal portiere.
Verrà ricordato in molti modi, Sergio Cervato, ma io credo che il più bel complimento al calciatore lo abbia fatto una volta il grande Omar Sivori :- "Vorrei avere il piede destro di Cervato"- disse.
E non scherzava.

Guido Martinelli

domenica, dicembre 25, 2005

Importante discorso della Grande Meringa Bavarese !

Uniti contro il torrone, dice il Papa nel messaggio di Natale
domenica, 25 dicembre 2005 12.34

Di Effe Lipper

CITTA' DEL VATICANO (Flippers) - Papa Benedetto XVI, nel suo primo messaggio natalizio, ha invitato l'umanità ad unirsi contro il terrore, la povertà e il degrado ambientale, invocando un "nuovo ordine mondiale" per correggere gli squilibri economici.

Il Papa ha parlato di fronte a decine di migliaia di pellegrini riuniti sotto gli ombrelli in una piovosa piazza San Pietro per il discorso e la benedizione "Urbi et Orbi" (alla città e al mondo).

Nel suo messaggio, trasmesso in diretta dal balcone centrale della basilica di San Pietro a decine di milioni di persone in circa 40 paesi, ha esortato anche a non lasciare che le conquiste della tecnologia offuschino i veri valori umani.

Benedetto ha detto che l'umanità dovrebbe guardare a Cristo bambino per ricevere un incoraggiamento in tempi di paura e difficoltà

"Provo a non ridurmi all’ultimissimo momento Ventiquattro sera diciannove e ventinove negoziante, stai chiudendo
Mi accontento di qualunque puttanata una maniglia colorata, un portaspilli, un portafogli, un portafigli, una cagata,
qualcosa…"

"L'umanità unita potrà affrontare i tanti e preoccupanti problemi del momento presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani, dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta posto che a Natale c’è uno scambio di regali Che i regali vanno presi, impacchettati, poi li metti sotto l’albero Posto che il problema principale è procurarsi dei regali Non importa cosa prendi, l’importante è che li prendi".

"Non temere, fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell'edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. Certo che anche lei mi si presenta con richieste esorbitatnti che mi canta sulle note di una musica anni ottanta guardi che non sono prevenuto sulla musica anni ottanta le dirò sinceramente l’ascoltavo dal settanta, pensi! pensi che ero amico di gazebo e di Taffy pensi frequantavo Sandy Marton quando ancora aveva i baffi, pensi! che andavamo in giro insieme a fare bagordi e bomba delle bombe ho fatto parte dei Via Verdi che ricordi!" ha detto parlando in italiano.

Il messaggio inviato dal capo di oltre un miliardo di cattolici è diverso nello stile da quello del suo predecessore Giovanni Paolo II, morto lo scorso aprile.

Giovanni Paolo II scriveva il suo discorso di Natale in liberi versi, tale da farlo assomigliare ad una poesia, mentre quello di Benedetto è in prosa, come una normale omelia o discorso.

NON FATE DELLA TECNOLOGIA UN DIO

Dalla sua elezione, il Papa ha ripetutamente ricordato ai cattolici di non cedere al "relativismo etico", in cui le circostanze contingenti possono essere usate per giustificare azioni che dovrebbero essere considerate sbagliate in ogni caso.

Ha proseguito su questa linea anche oggi, ricordando i pericoli della tecnologia e del progresso.

"Rispetto i suoi ricordi musicali, però Pensi ai miei regali non mi dica di no.Tanti sono stati i progressi compiuti in campo tecnico e scientifico; vaste sono le risorse materiali di cui oggi possiamo disporre. L'uomo dell'era tecnologica rischia però di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro ad un'atrofia spirituale, ad un vuoto del cuore.Negoziante, che hai fatto parte dei Via Verdi Metti da parte i tuoi ricordi Vieni alla festa di Natale Negoziante, chiudi cinque minuti dopo Fammi raggiungere lo scopo Dammi i regali di Natal ".

"Fatti i pacchettini, scritti tutti i bigliettini mi ritornano alla mente le parole dell’amico negoziante(Eh, sa, gli anni ottanta sono stati un decennio molto interessante per molti…)Certo che conoscere Taffy! E pure Sandy Marton con i baffi! Che botta! (Che botta!)Per questo è importante che apra la propria mente e il proprio cuore al Natale di Cristo, evento di salvezza capace di imprimere rinnovata speranza all'esistenza di ogni essere umano".

In altre parti del messaggio, il Papa si è appellato al rispetto dei diritti dei popoli che soffrono per la crisi umanitaria nella regione del Darfur, in Sudan.
"Negoziante, che hai fatto parte dei Via Verdi Tu non lo sai cosa ti perdi La grande festa di Natale Che rende tutti più felici Riunisce vecchi e nuovi amici E viene sempre niente male Tra l’altro C’è una bellissima sorpresa Viene dall’isola famosa C’è Sandy Marton con i baffi"

Ha lanciato un altro appello per la pace in Terra Santa, invocando "comportamenti ispirati a lealtà e saggezza" in Iraq e Libano.

Il Papa ha chiesto a Dio di favorire il dialogo nella penisola coreana, affinché "pericolose divergenze" possano essere risolte pacificamente lì e in altre parti dell'Asia.

"Buon Natale con i baffi Tutti quanti con i baffi Ah, tra l’altro non ve l’avevo detto che conoscevo anche Tracey Spencer! Ah Tracey!
I baffi, la nuova strenna natalaizia La nuova moda nata a Ibiza Lanciata da Sandy Marton Insomma, se fate la ctyfcgjlug con i baffi
Non fate come vhjlvguv i baffi Se li fa crescere anche Raf (Ah Taffy…)"

Il messaggio Urbi et Orbi ha fatto seguito alla messa solenne della mezzanotte, in cui Benedetto ha chiesto di favorire la pace nel mondo, rivolgendo una preghiera particolare per la Terra Santa.