lunedì, dicembre 12, 2005

Bomber !

Nato a Caprocotta (Isernia) nel 1952, Jacovone era arrivato tardi al calcio che conta. Dopo una infelice esperienza in serie C con la Triestina vissuta a vent'anni, andò a giocare in serie D col Carpi, tornando in C, al Mantova, nel campionato 1974/75 (20 gol in due stagioni). Lo scoppiettante inizio del suo terzo campionato consecutivo con i virgiliani (sei gare e quattro reti) gli valse il passaggio al Taranto nel novembre del `76. L'allora presidente rossoblu Fico lo acquistò cedendo alle pressioni del tecnico Seghedoni.
Costò al Taranto la bellezza di 450 milioni di lire: un'enormità per un giocatore che in serie B era soltanto una promessa. "Mi auguro di non aver commesso un errore che non mi perdonerei mai", sentenziò il presidente a fine trattativa. Dei 32 gol realizzati dal Taranto nella stagione 1976-1977, otto portarono la firma del bomber molisano. L'anno seguente il Taranto, preso per mano dalle prodezze del trio Gori-Selvaggi-Jacovone, sembrava davvero poter regalare alla città il sogno di una vita, quella serie A mai giocata. Alla fine del girone di andata era secondo dietro all'Ascoli dei record. Il 6 febbraio 1977, una notizia svegliò Taranto nel cuore della notte.
Tra frasi che si rincorrevano e sguardi che si incrociavano, una certezza: un'auto rubata che sfrecciava a duecento all'ora, inseguita dalla polizia, si era andata a schiantare sulla fiancata sinistra di una Diane-6. L'impatto fu tremendo al punto che il conducente della Diane venne ritrovato su una cunetta ad una cinquantina di metri. Era il corpo di Erasmo Jacovone. La morte era avvenuta sul colpo.

Davanti all'ospedale, i vigili urbani cercarono di calmare la folla che si era radunata davanti all'ospedale. Si racconta perfino che il secondo portiere, lo slavo Zelico Petrovic, volesse cercare il colpevole per "fare giustizia". Il funerale si svolse allo stadio "Salinella", per l'occasione gremitissimo, sotto una pioggia battente. Chi c'era racconta che mai, a Taranto, si erano viste tante donne allo stadio. Il calcio, specie al sud, era ancora monopolio maschile. Ma in questo caso era diverso: Jacovone era il simbolo di Taranto, l'illusoria speranza di riscatto; il calcio, il Taranto, le sue maglie rossoblu erano l'espressione sociale più vissuta e condivisa. Anche le donne, pur non andando al Salinella, seguivano le vicende della squadra. Racconta un vecchio tabaccaio del centro storico che il giorno del funerale si respirava un clima irreale. "In quasi 80 anni di vita, non ricordo alcun evento luttuoso vissuto dalla cittadinanza in maniera più tragica della morte di Jacovone".

Ogni anno, a distanza di oltre un quarto di secolo dalla sua morte, durante la prima partita casalinga del mese di febbraio, tutto lo stadio (a lui intitolato appena due giorni dopo la sua morte) omaggia la sua memoria con un coro cantato all'unisono. Lo cantano tutti, i più anziani e i tanti giovani che non lo hanno mai visto giocare. Un po' quel che accade tuttora in un'altra città di mare, anch'essa di forte tradizione portuale: Liverpool. Là, i tifosi dei Reds continuano a ricordare il mitico Bill Shankly (l'allenatore dell'invincibile squadrone degli anni `70), con cori e striscioni in ogni partita del Liverpool.

Foto

1 Comments:

Blogger freegiftsforworld said...

nice blog ,good work ,keep blogging

7:30 PM  

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