sabato, dicembre 17, 2005

Da indiscreto.it

LA MORALE DI RUMMENIGGE

Ciao Stefano.

Dopo Tronchetti adesso la morale di Rumenigge. Partiamo dall'inizio e facciamo come i senesi (da cui il sig. Moggi proviene e la cui cultura è sicuramente rimasta). Come sappiamo al famigerato Palio di Siena partecipano ben 17 contrade e alcune di queste sono nemiche acerrime (Chiocciola/Tartuca, Istrice/Lupa, ecc.) tant'è che talvolta la sconfitta della contrada nemica, magari in un bel testa a testa finale, equivale nel vero senso del termine alla vittoria della propria. Ma tu "forestiero" non puoi permetterti di dire ad un senese che il Palio fa schifo o, se questo è dell'Istrice, che la Lupa fa schifo. Tu chi sei? Il concetto, seppur arcaico e medioevale, è abbastanza semplice: primo si deve difendere la nostra tradizione e il nostro "prodotto" contro chiunque lo voglia mettere in discussione, poi, per secondo, i panni in casa nostra ce li laviamo tra di noi. L'uscita del signor Rumenigge è tanto ovvia e lapalissiana quanto contestualmente ipocrita: la mafia è solo italiana in quanto il termine è italiano e gli altri sono tutte verginelle oppure c'è dell'altro? C'è dell'altro nella deontologia sportiva svedese-danese (un 2-2 che non ricordo bene.....)? C'è stato dell'altro nella vittoria tedesca di Italia '90 rubata all'Argentina (una unificazione dell'anno prima....) o in quella occulta del '54 contro una delle squadre più forti mai esistite al mondo (giocatori ultradopati che aiutavano il popolo germanico a rialzare la testa......)? C'è stato dell'altro dentro l'urna di Lipsia con palline che scottavano un po' più di altre? Abbiamo una dignità da rispettare e non accettiamo certo la morale da chi ha comprato un set di crucce per appendere tutti gli scheletri del proprio armadio.....

Continuo Stefano. Detto quindi che i panni sporchi si lavano in casa nostra e che non vogliamo che "forestieri" vengano ad insegnarci come lavarli si pone il problema due e cioè perchè continuiamo ad indossarli sudici. Tutti sanno, tutti pensano ma nessuno dice. Ora aver ridotto il calcio italiano in mano ad uno quale Moggi che al massimo poteva aspirare a obliterare i biglietti nei treni e ad un trombato di lusso (dal più potente homo economicus italiano fino al suo decesso) quale Giraudo è sintomo di due cose: o il popolo calcistico è veramente di un'idiozia disarmante (e qui c'è un buon 99% di probabilità di indovinarci) oppure tutti quei soggetti che gravitano in questo mondo, dagli azionisti, ai presidenti, ai manager a tutti sono più coglioni di questi due. Io sono un nostalgico degli anni '70 e '80, non un mondo perfetto, per carità di Dio, ma un mondo in cui anche i Riva, i Chinaglia, i Graziani e i Pulici, gli Elkjaer, i Maradona, i Vialli e i Mancini, gli Antognoni potevano dire la loro...un mondo aperto, imprevedibile, non scontato e quindi di interesse. La colpa è solo e sempre della politica (che novità!) la quale anzichè regolamentare dall'alto monta sul cavallo di Troia a seconda di come gli fa comodo (Silvio docet). Non può esistere un sistema in cui controllori e controllati convivono sotto lo stesso tetto: gli arbitri devono essere resi autonomi, la loro carrera gestita anche da qualche organo facente capo al CSM ma fuori dai poteri esecutivi e legislativi del calcio. Non può esistere un sistema in cui la distribuzione delle risorse farebbe impallidire anche il più bieco ultraliberalcapitalista: si devono fissare due paletti, un limite inferiore ed uno superiore MOLTO ristretti, dentro il quale muovere la distribuzione dei proventi derivanti dal prodotto "calcio", poi chi ha azionisti in paradiso buon per lui. Non può esistere un sistema in cui il mercato è in condizioni di monopolio, si devono mettere dei paletti ai procuratori, al nr di giocatori per squadra per renderlo più prossimo possibile alla concorrenza. Non può esistere un sistema in cui vige il principio della diseguaglianza sistematica nei trattamenti (campo dell'Hellas Verona squalificato per cori razzisti, per l'Inter di Milano e per la Lazio di Roma stiamo ancora aspettando...). Non può infine esistere un sistema in cui non ci siano controlli capillari sul doping e sui bilanci. Non penso che tutti i presidenti siano stupidi più di Moggi e di Giraudo ma se ci stanno evidentemente ci guadagnano (vuoi direttamente che indirettamente) e gli va bene così perchè altrimenti gli avrebbero già fatto fare un campionato a tre e anche chi si è eretto a paladino dei poveri dopo aver provato sulla propria pelle quanto gli altri sono in grado di poterti fare alla fine ha pensato che un campionato in quattro è comunque bello lo stesso. Politica assente, anarchia, figli di puttana di ogni tipo, presidenti coi portafogli pieni e allora mi chiedo.....quel 99% lo trasformiamo in 100%?

ad minchiam.

Marco