venerdì, dicembre 30, 2005

Fondazione Bonarda News : Cenone in Sudan

Ci stanno chiavando con menù e cenoni (grande test TV alle 12.45: il cenone oltre 100 euro a persona, si o no?), mi dicono che è dicembre e che fa freddo, mi dicono che adesso i nostri risparmi (per chi ce li ha) sono al sicuro...

Dato che il 2005 sta finendo, non mi vorrete negare il piacere di fare un tiggì, io medesimo di persona, con un solo titolo:

Il cenone in Sudan

E un tiggi' si fa'con poco, basta mettere insieme notizie che già esistono,
tipo queste due:

Notizia numero uno


Il Cairo, conclusa tragicamente la protesta di 3.500 rifugiati
All'alba gli agenti hanno assalito la tendopoli: trenta i feriti
Egitto, la polizia carica i profughi
Morti almeno venti sudanesi
Tra le vittime degli incidenti anche una bambina di quattro anni

Egitto, la polizia carica i profughi
Morti almeno venti sudanesi


IL CAIRO - Si è conclusa in tragedia la protesta di circa 3.500 profughi sudanesi che da tre mesi erano accampati in una piazzetta del quartiere residenziale di Mohandessin, al Cairo, nei cui pressi sorgono gli uffici dell'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, per rivendicare l'autorizzazione a espatriare. All'alba migliaia di agenti delle forze speciali anti-sommossa della polizia egiziana, armati di manganelli, mazze e scudi in plexiglass, hanno caricato la folla di disperati, tra cui moltissimi bambini, nell'intento di scacciarli. Una trentina le persone rimaste ferite negli scontri. Fonti ufficiali parlano di dieci profughi morti, tra cui anche una bambina di 4 anni. Ma la Bbc contesta le stime ufficiali e parla di almeno 20 vittime, riferendo delle testimonianze dei dimostranti e degli infermeri accorsi sul luogo degli scontri.

La carica è stata decisa dopo ore di assedio e inutili tentativi di costringere i sudanesi a salire su pullman per essere trasferiti altrove. All'alba l'assalto finale. Quattromila agenti hanno dapprima circondato la tendopoli dove i profughi vivevano in condizioni sub-umane, dormendo all'addiaccio, protetti dal freddo notturno solo da stracci, pezzi di cartone, teli in plastica. Poi sono passati all'azione. Sul luogo dell'offensiva sono rimaste pozze di sangue e corpi esanimi. Alcuni profughi sarebbero stati condotti nella zona della Torah gestita dalla polizia paramilitare, circa 20 chilometri a sud della capitale.

"Ci uccidono", urlava durante gli scontri uno dei rifugiati. Un altro gli faceva eco: "La maggior parte di noi in Egitto sono stati sottoposti a violenze. Non vogliamo più restare qui! Le nostre richieste sono legittime, protestare è l'unico diritto che abbiamo!" Dal canto suo l'agenzia Onu si è impegnata a fornire più assistenza ai sudanesi, ma ha anche avvertito di non essere in grado di organizzare sistemazioni altrove per tutti.

La protesta è iniziata quando l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sospeso gli aiuti a coloro che avevano chiesto lo status di rifugiato e non erano riusciti ad ottenerlo. L'agenzia Onu ha spiegato che nel garantire lo status di rifugiato deve dare la priorità alle persone che devono effettivamente sfuggire alle persecuzioni in patria e che non è in grado di risolvere i problemi legati alle discriminazioni e alle difficoltà economiche in Egitto, dove il tasso di dicoccupazione è molto alto.

Secondo l'agenzia Onu molti di coloro che chiedono lo status di rifugiato sfuggono a una condizione di povertà piuttosto che a persecuzioni politiche e in quanto tali non possono qualificarsi come rifugiati. Una versione contestata da molti degli immigrati, secondo i quali rientrare in Sudan - malgrado l'accordo di pace che ha posto fine a 21 anni di guerra civile - non è sicuro.


(30 dicembre 2005)


Notizia numero due


December 2004
Z Magazine, v.17, n.12

Economia politica della fame

Sean Cain

Di tutti i fallimenti del capitalismo globale, la fame e la denutrizione sono tra i più devastanti e, in confronto ad altre questioni apparentemente "importanti" trattate dai media, tra i più ignorati.

I numeri sono scioccanti. Secondo le Nazioni Unite, l'inedia, la denutrizione e la fame (definita ufficialmente come assenza cronica di proteine ed energie caloriche che conducono al declino della salute e, in casi estremi, alla morte) sottraggono le vite di circa ventiquattromila persone ogni giorno o quasi nove milioni all'anno. Il settantacinque percento di queste morti è di bambini; 840 milioni di persone, o approssimativamente il 14% della popolazione mondiale, sono attualmente denutrite. Due miliardi di persone, circa un terzo del nostro mondo, soffrono di anemia, una malattia dei globuli rossi causata dalla mancanza di ferro, vitamina B12 e acido folico. La Banca mondiale afferma che dei 4 miliardi di persone che vivono in paesi in via di sviluppo, un miliardo e trecento milioni non hanno acqua potabile.

Per la prima volta nella storia, ci sono tante persone sottopeso quante ve ne sono in sovrappeso - un miliardo e cento milioni - secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Dalla istituzione della Fao nel 1945, si stima che 400 milioni di persone siano morte di fame e per le condizioni igieniche, oltre tre volte il numero di persone uccise in tutte le guerre del XX sec. Eppure i bisogni elementari di cibo e salute delle popolazioni più povere al mondo costerebbero soltanto 13 miliardi di dollari all'anno - circa il 10% di quanto il governo Usa ha speso per l'invasione dell'Iraq.

Questi numeri richiamano alcune delle grandi carestie del XX sec., tra cui i tredici milioni di morti in Unione sovietica dal 1929 al 1933, i trenta milioni che perirono durante il "Grande balzo in avanti" di Mao dal 1958 al 1962 e, più recentemente, i due milioni e mezzo di persone che morirono in Corea del Nord alla fine degli anni 90. Se la barbarie del sistema staliniano è condannata per queste tragedie - e giustamente - il sistema del libero mercato sembra non venir chiamato in causa dagli economisti odierni per i suoi crimini contro l'umanità. Ci si aspetta che crediamo che fame e denutrizione non siano causate dalla disoccupazione e dalla povertà create dal capitalismo globale ma soprattutto dalla sovrappopolazione, dalla scarsa produzione di cibo, dalle guerre o dal cattivo tempo. Questi miti perpetuano la falsa idea che la fame e la denutrizione non possano essere fermate e che siano un evento "naturale" nel mondo d'oggi. In casi estremi la destra ha anche usato l'idea sconsiderata e razzista che "dar loro da mangiare ora risulterà soltanto in un numero maggiore di bambini che moriranno e finanche maggiore denutrizione nel futuro" per giustificare la fame globale.

Potrà sorprendere alcuni sapere che la guerra e le carestie prese assieme provocano soltanto il 10% delle morti per fame e che molti paesi industriali subiscono lo stesso genere di inondazioni e ondate di calore dei paesi poveri. La sola differenza è che i paesi ricchi possono permettersi tecnologie come frigoriferi, irrigazione avanzata e sistemi di trasporto altamente sviluppati (per non parlare delle sovvenzioni governative e delle barriere protettive), che incrementano notevolmente le possibilità di preservare il cibo dagli elementi e di farli arrivare alla popolazione tempestivamente. La scarsità creata dal capitalismo globale non consente alla maggior parte dei paesi poveri di permettersi questi strumenti. Ironicamente, la FAO sostiene che si produca cibo sufficiente per fornire ad ogni persona almeno 2720 calorie al giorno, più che abbastanza perché tutti possano stare in salute.

Le altre cause della fame nel mondo sono più ovvie. La trappola del debito globale è sicuramente una di esse. La Banca mondiale ha ammesso che i paesi in via di sviluppo spendono 13 dollari per ripagare il debito per ogni dollaro che ricevono in prestito. Decine di miliardi di dollari che potrebbero essere usati per investimenti negli acquedotti, nelle infrastrutture per le comunità rurali, nell'istruzione e nella sanità sono invece usati per ripagare i debiti alle banche occidentali. Allo stesso tempo, le politiche neoliberiste a favore del commercio hanno l'effetto peculiare di aprire i mercati alle multinazionali affinché possano vendere i loro prodotti ai paesi in via di sviluppo (contribuendo a mettere fuori dal mercato i piccoli produttori locali), e permette a queste di esportare cibo verso paesi industrializzati da paesi in cui esiste già la denutrizione, un'attività che non crea particolari problemi a molti economisti.

Nel corso degli ultimi dieci anni, pochi progressi sono stati fatti, e la denutrizione mondiale è decresciuta di soli due milioni e mezzo di persone all'anno, ciò che anche alla FAO sembra essere un terribile rallentamento in confronto ai risultati del passato.

Siamo lontanissimi dagli obiettivi per il 2015 fissati nel 1996 dal World Food Summit. Se parliamo di sicurezza alimentare, il capitalismo globale ha conosciuto un fallimento spettacolare. Come ogni altra forma di tirannia, dovrebbe essere condannata in quanto crimine mostruoso. Gli economisti del libero mercato più di destra ormai non fanno neppure più finta di credere che il mercato possa soddisfare i bisogni vitali minimi di tutti sulla terra.

Se mai si volesse cancellare fame e denutrizione, una ridistribuzione immensa di ricchezza e potere dovrebbe essere realizzata a favore dei paesi poveri, compresa la cancellazione del debito verso le banche occidentali e la suddivisione delle grandi fattorie-fabbrica in stile aziendale che praticano la monocoltura in piccoli appezzamenti controllati e posseduti dalle comunità e dalla famiglie contadine (che, secondo alcuni dati recenti, usano minori risorse e forniscono maggior prodotto). Anche migliorare i diritti, l'istruzione e l'accesso ad un lavoro retribuito in maniera giusta e alla terra per le donne migliorerebbe la sicurezza alimentare. Nelle aree rurali dovrebbe essere fatti investimenti su larga scala, migliorando la sanità, l'edilizia e i sistemi di trasporto. Il dominio globale delle multinazionali sull'agricoltura deve lasciar spazio alla democrazia sociale ed economica e alla diversità agricola a livello locale.

Ciò che lascia maggiormente sperare che queste idee possano diventare realtà è il grande sommovimento di gruppi di coltivatori e di organizzazioni contadine in tutto il mondo. Come riferiscono i media indipendenti - nel silenzio di quelli controllati dai governi o privati - decine di migliaia di coltivatori dall'Indonesia al Messico al Brasile hanno intrapreso la lotta per strappare le terre agricole e usarle a beneficio delle comunità locali e dei poveri. In altri paesi, come l'India, di fronte agli interessi delle multinazionali che vogliono brevettare la vita ed altri prodotti agricoli, i coltivatori si sono uniti e hanno lottato per conservare la proprietà dei semi che erano stati usati dalle loro comunità rurali per migliaia d'anni. Questo è solo l'inizio e grazie a questi sviluppi, la popolazione del mondo industrializzato sta diventando sempre più cosciente del problema e si sta mobilitando.

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Se avete letto tutto, bravi, ma pure se avete letto solo il grassetto, vi sarà saltato agli occhi un fatto.
I profughi sudanesi che sono stati calpestati e uccisi dagli sbirri egiziani, non erano stati certificati dalle Nazioni Unite in possesso dei requisiti necessari per venire considerati dei Rifugiati, quindi in pericolo di vita se di ritorno nel proprio paese.

Poi, sempre le Nazioni Unite, ci dicono che ne ammazza molti, ma moooolti di più la fame, pura e semplice (cioè quella che ti spegne tra atroci sofferenze e malattie), che tutte le guerre e le carestie del mondo messe insieme (in un rapporto di 9 a 1).

Ora, chi me lo spiega è bravo.

Se rischio do essere rinchiuso in un buco di prigione, seviziato e giustiziato da un governo dittatoriale o pseudo-democratico, ho il diritto di cercarmi una vita altrove, dove il diritto alla stessa mi venga garantito da leggi e istituti preposti.

Se invece ho la certezza di morire di fame io e tutta la mia famiglia, a quel punto o tento la fortuna su un barcone, destinazione Paradiso (che poi alle volte 'sto paradiso prenda le forme di uno scoglio, delle fauci di un nasello o di un CPT poco importa) o mi faccio bastonare a sangue dalle truppe antisommossa egiziane (gente che di emigrazione ne dovrebbe sapere qualcosa...come noi del resto), che secondo me vengono pure addestrate da solerti istruttori made in occidente, ma magari mi sbaglio.

Ecco, il tiggì è finito.


Buon Duemilasei