mercoledì, dicembre 14, 2005

I migliori portieri di sempre.

Jan Tomasewski
Josè Angel Iribar
Dino Zoff
Ubaldo Matildo Fillol
Josef Maier
Friedrich Koncilia
Josef Mlynarczyk
Harald Schumacher
Jean-Marie Pfaff Wink
Michel Preud'Homme
Peter Shilton
Luis Arconada
Dragan Pantelic
Rinat Dasaev
Lev Jascin (il numero 1)
Giampiero Combi
Ricardo Martinez Zamora.

Non c'e' Gazzoli nell'elenco(scusate cari quaqquaraqqua e dite al vostro bresidende di accattarvi un citofono).

E parliamo di Jascin.

LEV JASCIN

Lev come "leone" in russo, ma per tutti era il solo ed unico "Ragno Nero" a causa di quella tuta nera che mai abbandonò. Ma soprattutto perché poteva arrivare dovunque saltando anche da fermo e questo ogni attaccante lo sapeva. Il suo punto di forza era lo sguardo magnetico che manteneva fisso sull'avversario. Secondo alcuni fu capace di parare nella sua carriera 150 rigori, forse troppi anche per lui, ma sicuramente ne parò di importantissimi. Vinse il pallone d'oro nel 1963, unico portiere di sempre, probabilmente ineguagliabile, a vincerlo. Parava tutto, fu addirittura anche portiere di hockey; la sua vocazione era quella: distruggere la ogni tenue speranza dell'attaccante avversario.

"Guardai Jascin e mi parve una figura ingigantita dal nero della maglia, una sorta di mostro che invece di mani e piedi protendeva tentacoli. Un senso di soggezione, come un lampo di passaggio, poi il fischio dell'arbitro e il tiro, mentre scorgevo Jascin gettarsi a chiudere la porta sulla destra, proprio dove avevo indirizzato la palla....Là dove lui aveva voluto che io tirassi il rigore. Aveva rimpicciolito la porta, mi aveva stregato". Sandro Mazzola fu una delle vittime illustri del Ragno Nero.

Foto

«Qual è il portiere che non si dispera per un gol subito? Dev'essere tormentato. E se rimane calmo è la fine. Non ha importanza cosa ha fatto in passato, uno così non ha futuro». Con tanti saluti a tutti quei soloni che dicono che il portiere non deve dimenticare i gol presi.

Parole che in bocca ad altri sarebbero discutibili, qui hanno il sapore della sentenza inappellabile. Perché riassumono la filosofia di Lev Yashin, probabilmente il più grande portiere della storia del calcio. Di sicuro l'unico a poter vantare di aver vinto il Pallone d'oro (nel 1963) e aver parato oltre 150 rigori in vent'anni di carriera. E il premio per ciascun tiro dal dischetto neutralizzato era un quadrifoglio da cogliere sotto la rete. Il mito si alimenta anche di leggende.

Ma soprattutto di storia. Nato a Mosca, figlio di operai, a 12 anni inizia anche lui a lavorare in fabbrica. La leggenda vuole che i colleghi gli lanciassero bulloni da afferrare al volo. Un modo come un altro per allenare riflessi e presa. Gli tornerà utile nella sua ultraventennale carriera, spesa interamente (dal 1949 al 1970) nella squadra della sua città, la Dinamo Mosca. Con cui vincerà 5 campionati, nella squadra di calcio. Specificazione necessaria, perché nel 1953, quando ancora non riusciva a conquistare un posto da titolare nell'undici calcistico, Yashin gioca come numero uno nella squadra di hockey su ghiaccio della Dinamo e conquista il titolo di campione dell'Unione Sovietica. Una vittoria che prelude all'inizio della carriera calcistica vera e propria. Dall'hockey porterà con sé l'abitudine a deviare il più lontano possibile, coi pugni o coi piedi, tutti i palloni a rischio. Deviare più che bloccare: più la palla si allontana dalla porta minori sono le possibilità di prender gol.

Nel 1954 diventa il portiere titolare della squadra di calcio della Dinamo Mosca, sottraendo il posto alla "tigre" Khomich, numero uno anche della Nazionale. L'avvicendamento si completa anche tra i pali della rappresentativa sovietica che recepisce nella stessa stagione le nuove gerarchie della Dinamo: Yashin è il nuovo portiere della Nazionale sovietica, che difenderà per 78 volte, e con cui parteciperà a quattro Mondiali (tre da titolare - 1958, 1962, 1966 - e uno da riserva - 1970 -), conquisterà le Olimpiadi nel 1956 e gli Europei nel 1960.

Nel 1967 gli viene attribuita la più alta onoreficenza «per i servigi resi alla Patria»: l'Ordine di Lenin. Quattro anni dopo avverrà la sua ultima apparizione in campo, a quarantadue anni, contro il "Resto del mondo". Centomila spettatori: nemmeno un posto vuoto nello stadio Lenin di Mosca, che ospita Pelè, Beckenbauer, giunti a salutare uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Un tributo che rappresenta la classica chiusura del cerchio: difendendo la porta del Resto del mondo a Wembley nel 1963 contro l'Inghilterra, era nata la leggenda del "Ragno nero"; dopo una serie incredibile di parate che avevano lasciato a bocca aperta tifosi e giornalisti d'Oltremanica.

Lev Yashin muore nel marzo 1990, per un cancro allo stomaco, dopo aver subìto quattro anni prima l'amputazione di una gamba. Nel 2000, in occasione dei festeggiamenti di fine millennio, viene eletto "portiere del secolo" dalla Fifa: difficile trovare un altro che ha difeso per 326 partite la porta della stessa squadra non subendo gol in 207 occasioni. Nessuno come lui. (red. solki)



Lev Ivanovich Yashin

Nato il 22 ottobre 1929
Morto il 20 marzo 1990

Squadra:
22 stagioni con la Dinamo Mosca (1949-1971)

Nazionale:
78 presenze

Titoli:
1 Campionato di hockey su ghiaccio
5 Campionati di calcio
3 Coppe di Russia
1 Olimpiade di calcio
1 Coppa Europa di calcio
1 Pallone d'oro nel 1963

3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Premetto che tutte le classifiche sono una buffonata e che i portieri di un tempo non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli di oggi sia per preparazione che per doti atletiche, cmq c'è shilton e non c'è banks?, e poi tutti portieri che hanno fatto la storia del calcio ma manco uno tra quelli un po' più recenti, non so: Zenga, Smichael, Buffon... mi sa che chiunque abbia scritto sta classifica abbia preso i nomi da un almanacco senza manco conoscerli veramente.

12:52 PM  
Anonymous Anonimo said...

hai assolutamente ragione...xo giusto per divertirsi io la classifica l'avrei stilata così:jascin, banks, zoff ;smichael, buffon..e poi gli altri sotto...

4:33 PM  
Anonymous Anonimo said...

Anonimi siete degli sfigati..i giocatori di una volta erano i veri calciatori, gente che oltre a giocare lavorava e prendeva stipendi miseri rispetto ai giocatori di oggi che si allenano 8 ore al giorno e prendono miliardi all'anno,senza nulla togliere al Grande Buffon e agli altri..ma Jascin era il massimo..altri tempi e altri livelli..e cuore rotondo

11:53 PM  

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