sabato, dicembre 17, 2005

Jugoslavia Zaire 9 a 0 .

Ai mondiali del 74 c’era una matricola (lo Zaire) che doveva essere il primo paese africano africano che partecipava ai mondiali, nel senso che, almeno nel 70, c’era il Marocco che non era africano nel senso che intendo io. Vabbè, per farla breve, i poverini in maglia verde capitano nel girone contro la Jugoslavia che non era mica male, e si beccano nove gol in una partita surreale, che la rai mostra in differita davanti a un annichilito me. Nell’oretta di partita montata ci furono 713 tiri in porta, con tanto di sostituzione del portiere perché al titolare si gonfiarono, verosimilmente, le mani. La ghigna di Dusan Bajevic ( oggi allenatore in Grecia) ne fece tre, il resto fu un tiro al bersaglio degli jugoslavi che, notoriamente fortissimi ma intenti più che altro a fare a bottigliate tra serbi e croati, mi fecero provare orrore bambino per come combinarono i poveri zairesi (se dice così? boh). Tra i quali c’era un centrocampista alto un metro e mezzo che si chiamava Mana che faceva trepidare per la sua sorte. Mentre nel turno successivo la Polonia lapidava Haiti 7-0, e io mi chiedevo come mai l’Italia avesse fatto solo 3-1, pareggiando su autorete dopo essere andata sotto. Cioè, gli jugoslavi e i polacchi mi rovinarono la percezione del gap tra le squadre: non sempre chi è tanto più forte ne fa più di 5 a chi è tanto più debole, se non si giocava nel campionato olandese, dove i portieri pensavano ai cazzi loro e le classifiche dei cannonieri le vinceva Kist, due metri per 138 chili, 86 gol all’anno. La verità è che, nella circostanza, andava richiesto l’intervento di uno straccio di organizzazione umanitaria.

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