mercoledì, dicembre 28, 2005

La leggenda del calcio totale/ terza puntata

Fra discriminazione e vittimismo
di Alec Cordolcini

In campo internazionale per gli olandesi ci sono due tipi di derby. Il primo è quello con il Belgio e deriva da una rivalità di tipo geografico; territori confinanti, provincie in comune (il Brabante), popolazione e linguaggio simili (almeno se consideriamo la parte fiamminga del Belgio). Con la Germania la rivalità è invece di tipo storico e ha le radici ovviamente nei tragici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Ma per un certo numero di olandesi il derby vero è quello con...il Brasile. Le motivazioni? Storiche e geografiche allo stesso tempo. A nord del Brasile troviamo infatti il Suriname, conosciuto anche come Guyana Olandese, colonia dell’Olanda fino all’indipendenza ottenuta nel 1975. Popolazione: 414.000 mila abitanti. Superficie: 163.820 kmq (quattro volte quella dell’Olanda). Nei Paesi Bassi si è soliti dire che sono tre le cose che nel Suriname si possono trovare in quantità: le foreste pluviali, i guai e i calciatori.

Già il calcio, uno sport che è sempre stato popolare nella colonia sudamericana, e non avrebbe potuto essere altrimenti visto che da un lato questa confinava con una nazione i cui abitanti sembravano nati per tirare calci ad un pallone, dall’altro aveva come partner privilegiata (sia prima che dopo l’indipendenza) la nazione un tempo definita come 'il Brasile d’Europa'. La passione per il calcio di questa gente ha dato i suoi frutti soprattutto nell’ultimo ventennio, con una serie di giocatori originari (o i cui genitori erano originari) del Suriname che non solo sono arrivati a vestire la casacca della nazionale oranje (quello era già accaduto negli anni Sessanta) ma che nell’economia di questa si sono rilevati di fondamentale importanza. Giocatori quali Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Edgar Davids, Clarence Seedorf, Aaron Winter, Gerald Vanenburg, Jimmy Floyd Hasselbaink e Patrick Kluivert. Sono 'i ragazzi di Paramaribo' e Humberto Tan, il più famoso giornalista olandese di colore, non ha dubbi: ''I giocatori surinamesi coniugano lo stile estroso e imprevedibile del calcio brasiliano con le qualità tecniche e organizzative del calcio olandese. Ruud Gullit è un esempio perfetto; classe, stile e tecnica coniugate con rapidità, efficienza e gradi doti atletiche. Un mix assolutamente letale. Ovviamente i giocatori del Suriname non hanno inventato lo stile di gioco olandese, ma lo hanno arricchito. Senza di loro oggi l’Olanda probabilmente giocherebbe in un modo molto simile alla Germania''. E avrebbe vinto anche qualche trofeo in più, potrebbe suggerire qualcuno. Ma non è questo il punto, e probabilmente per gli olandesi non lo è mai stato.

Il primo giocatore surinamese ad approdare in Olanda è stato Humprey Mijnals nella seconda metà degli anni Cinquanta, subito dopo l’introduzione del professionismo; proveniente dal Robin Hood di Paramaribo, dove era considerato il miglior giocatore di tutta la colonia, il suo debutto tra le fila dell’Elinkwijk Utrecht fu però assolutamente disastroso, e non tanto per le scarse qualità di Mijnals quanto per un equivoco di natura 'culturale'. Lo staff tecnico dell’Utrecht infatti non concepiva affatto che un atleta di colore potesse giocare come difensore, specialmente se in possesso di un fisico imponente come quello di Mijnals, e lo schierò quindi come prima punta, un ruolo che il surinamese mai aveva ricoperto in vita sua. Il risultato fu tragicomico, con Mijnals (sceso in campo con tanto di berretto e guanti di lana) che non beccò una palla in novanta minuti. Successivamente il giocatore riuscì a convincere l’allenatore dell’Elinkwijk a riportarlo nella sua posizione abituale, e i risultati migliorarono di molto, tanto che il club di Utrecht avrebbe ingaggiato in seguito altri tre surinamesi (Frank Mijnals, fratello di Humprey, Michel Kruin e Charlie Marbach) e per Mijnals si aprirono le porte della nazionale; il 30 aprile 1960 divenne infatti il primo 'Paramaribo boy' a indossare la casacca oranje, un’esperienza destinata a concludersi dopo sole tre partite per un litigio tra Mijnals e l’allora commissario tecnico Elek Schwartz, che non lo schierò titolare in un incontro giocato dall’Olanda contro la nazionale del Suriname a Paramaribo, tra il disappunto del pubblico di casa. Rientrato in Olanda, il giocatore criticò pubblicamente il tecnico a mezzo stampa e non venne più convocato.

Dopo Mijnals e i suoi amici l’ondata surinamese però si estingue rapidamente. Nella seconda metà degli anni Sessanta la dittatura di Desi Bouterse costringe molti ad emigrare verso l’Olanda, ma i tempi non sono facili, scarseggiano i posti di lavoro e i salari sono bassi; in breve tempo gli immigrati si fanno una cattiva fama. Drogati, spacciatori, papponi; in un simile contesto diventa difficile per un giocatore surinamese trovare un ingaggio presso una squadra olandese. Secondo Tan non si tratta tanto di razzismo quanto ''della pessima reputazione di cui i surinamesi godevano all’epoca''. Le cose vanno meglio a partire dai primi anni Ottanta, grazie anche a giocatori di successo quali Gullit e Rijkaard, nonostante qualche episodio di razzismo continui a verificarsi, vedi lo scontro Gullit-Libregts in merito ad alcune dichiarazioni poco 'illuminate' di quest’ultimo (''sapete come sono fatti questi negretti...non conoscono il significato della parola disciplina''), a causa delle quali verrà licenziato dal Feyenoord, o dei contrasti tra giocatori bianchi e di colore agli europei del 1996 in Inghilterra. Un episodio, questo, le cui radici non sono mai state pienamente approfondite dalla stampa nostrana, dimostratasi al solito superficiale e approssimativa. Questi i fatti; dopo la seconda partita dell’Europeo Edgar Davids viene rimandato a casa dal tecnico Guus Hiddink dopo due partite per aver dichiarato che costui ''avrebbe dovuto smetterla di leccare il culo ai giocatori bianchi''. Secondo Davids infatti l’allenatore prestava troppa attenzione alle opinioni di Danny Blind e dei suoi fedelissimi, i fratelli De Boer, permettendogli in pratica di fare la formazione. I giocatori di colore lamentavano il fatto di essere trattati come calciatori di serie B, e qualcuno di essi (Kluivert, Bogarde e Reiziger) arrivò addirittura ad auspicare la futura creazione di una nazionale all-black (in seguito i diretti interessati smentiranno a più riprese di aver mai detto una cosa simile). Le radici di questo malessere vanno ricercate nel clima venutosi a creare nei mesi precedenti tra le fila dell’Ajax, dove i giocatori originari del Suriname erano entrati in contrasto con la società per motivi di natura economica; essi infatti chiedevano, in quanto giocatori titolari in prima squadra, l’adeguamento dei loro stipendi a quello di gente come i fratelli De Boer e Danny Blind, ma dalla dirigenza non era pervenuto alcun segnale. Il conflitto, ingigantitosi ed inaspritosi nel corso del tempo, era deflagrato in nazionale al cospetto di un Hiddink completamente ignaro della vicenda, visto che l’allora allenatore dell’Ajax Louis van Gaal si era ben guardato dall’avvisare il commissario tecnico oranje della potenziale esplosività della situazione. La questione del razzismo è stata dunque un po’ ingigantita; è innegabile che ci fosse attrito tra alcuni giocatori bianchi ed altri di colore, ma parlare di nazionale spaccata al suo interno in clan all-whites e all-blacks (come fece qualcuno all’epoca) appare francamente eccessivo, come lo è accusare Hiddink di discriminazione. Proprio lui che nello spareggio per la qualificazione agli europei inglesi contro l’Irlanda aveva schierato una nazionale che, per la prima volta nella sua storia, presentava in campo più giocatori di colore che bianchi (sei contro cinque, per la precisione), o che quando allenava il Valencia fece togliere dalle tribune del Mestalla delle bandiere con le svastiche...

Nell’estate del 1989 l’Olanda viene scossa dalla tragedia del 'Kleurrijk Elftal' (letteralmente significa 'squadra colorata', ed indicava una selezione di giocatori olandesi, chiaramente di colore, di origine surinamense), il cui aereo, uno SLM DC 8 diretto in Suriname per disputare un torneo amichevole con la nazionale locale, si schianta sull’aeroporto Zanderij di Paramaribo causando la morte di numerose persone, tra le quali anche tutta la squadra e lo staff tecnico. Quando il 12 agosto si ritorna in campo per l’inizio del campionato, la Eredivisie riparte senza Steve van Dorpel, Llyod Doesburg, Andro Knel, Ruben Kogeldans, Ortwin Ginger, Fred Patrick ed Andy Scharmin; altri invece si sono salvati perché, per diversi motivi, su quell’aereo non erano saliti. E’ il caso di Stanley Menzo, che si era recato in Suriname con un volo precedente, di Aaron Winter, di Ruud Gullit e di Frank Rijkaard, i quali non avevano ricevuto il permesso dai propri club, rispettivamente Ajax e Milan, di aggregarsi alla selezione, e di Winston Haatrecht, che aveva dovuto rinunciare alla convocazione perché impegnato con l’Heerenveen nella 'nacompetitie' (i play-off salvezza). Negli ultimi anni diversi sono i giocatori originari dell’ex colonia che si sono imposti in Eredivisie (Nigel de Jong, Ryan Babel, Darl Douglas, Serginho Greene, Mario Melchiot, solo per citare i più famosi), ma secondo Dennis Purperhart, giocatore votato all’età di 16 anni miglior talento del Suriname ma mai diventato calciatore professionista (ha giocato con i dilettanti dell’AFC Amsterdam), emergere in Olanda per un giocatore di colore continua però ad essere difficile: ''Ci sono un sacco di giocatori di colore di grande talento che non ce la fanno. Nessuno dirà mai che i neri non sanno giocare a pallone; il razzismo che c’è oggi è maggiormente mascherato''. Eppure guardando le statistiche ci dicono che Eredivisie e Eerste Divisie olandese siano due tra i campionati in Europa in cui la presenza di giocatori di colore è più alta. Discriminazione strisciante o un po’ di sano vittimismo?

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