lunedì, dicembre 12, 2005

La risposta di Di Canio

Copio e incollo


"Senso di appartenenza a mio popolo"

Dopo le polemiche scatenate dal suo saluto romano allo stadio di Livorno, Paolo Di Canio non si mostra affatto pentito e rincara la dose: "Non ce la faccio a non salutare così - ha detto a "La Voce della Nord" - Saluterò sempre come ho fatto domenica perché è un senso di appartenenza al mio popolo. A Livorno hanno tirato un razzo contro il nostro pullman. E' stato un gesto vigliacco, il bersaglio ovviamente ero io".



Chi si attendeva un "mea culpa" in piena regola è rimasto deluso. A 24 ore dal gesto che ha sollevato polemiche e indignazioni, Di Canio, anziché battersi il petto e chedere scusa, getta altra benzina sul fuoco e spiega: "Tutto quello che stanno costruendo intorno a questa cosa è ridicolo, patetico, ma cosa cercano i consensi della gente? Noi laziali siamo arrivati a Livorno e abbiamo dovuto subire violenze, ma per loro è normale. Hanno lanciato un petardo contro di me da vigliacchi. L'obiettivo ero io e la cosa è stata fatta passare quasi sotto silenzio. Magari era quasi giustificabile visto che ero io. Alla fine ho salutato il mio popolo, senza dare neanche una sguardo a una curva che mi aveva fatto oggetto per tutta la partita di insulti. Non ho reagito ad alcuna provocazione. Sono stato un esempio. Alla fine ho solo fatto un saluto normale, di appartenenza, alla mia splendida curva. E questo ha fatto sì che si scatenasse ancora una volta questo circo di gente squallida. Il circo mediatico, divertente, è ancora più schifoso".

L'attaccante biancoceleste è un fiume in piena ai microfoni di RadioSpazioAperto. "Vorrei ricordare che il loro 'capitano', Cristiano Lucarelli, ha detto qualche tempo fa che non gli importava niente di una vittoria ma era felice perché 256 ragazzi 'sequestrati' a Roma erano tornati allo stadio - ha proseguito Di Canio - E i tifosi del Livorno anche ieri hanno fatto il teatrino. Sono dei poveracci. Io invece sono cosi' e sono felice di esserlo. Questi sono i valori che mi sono stati insegnati, le mie radici di cui sono orgoglioso. E voglio ringraziare tutti i tifosi della Lazio che erano a Livorno e hanno portato in giro civilta' e valori veri. Colgo anche l'occasione di salutare e abbracciare i diffidati della Lazio, spero possano tornare presto allo stadio. Qual è la differenza tra noi e loro? Che noi accettiamo quello che hanno fatto loro, dai canti alle corse sotto la curva che ci stanno, mentre loro piangono se noi facciamo qualcosa. Piagnoni".

Domenica il presidente della Federazione Italia Maccabi, Vittorio Pavoncello, ha chiesto l'intervento della giustizia sportiva e lunedì ha prospettato l'ipotesi di adire le vie legali. "La comunità ebraica è insorta per cosa? Se si dovesse prendere un provvedimento disciplinare nei miei confronti, sarebbe grave. Io ho mostrato indifferenza verso chi mi ha tirato oggetti e insultato. Se mi fossi fermato e mi fossi rifiutato di giocare, mi avrebbero accusato di istigare il pubblico alla violenza... Mi aspetto una difesa agguerrita da parte della società. Sia chiaro, questa volta non accetto accomodamenti, esigo che il mio presidente e la società mi difendano con rabbia, altrimenti stavolta mi arrabbio".
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Mhhh....rispondiamo ? Oh, yes !

“Noi abbiamo detto allo Stato: non occupatevi di quello che non vi riguarda: le coscienze non sono affar vostro. Occupatevi delle riforme sociali, politiche, economiche e lasciate le anime tranquille. Ed abbiamo detto alla Chiesa: diffondete la verità e la luce, raggiungete le anime in una atmosfera sempre più pura. Ed in un Paese, dove dirsi cattolici significava appartenere ad un partito, abbiamo chiesto al clero di avvicinarsi alle anime in punta di piedi, tacendo, e di non occuparsi della nomina delle guardie campestri e dei segretari comunali. Abbiamo così realizzato nel nostro movimento, la realizzeremo domani nel Paese, l’unità fra credenti e non credenti. Alla Camera, al Senato, abbiamo inviato dei parlamentari ai quali non avevamo chiesto se erano cattolici o se non lo erano. Erano dei buoni cittadini che andavano a servire il loro Paese ed un Paese è un bene comune di quelli che credono e di quelli che non credono. Si era diviso tutto il Paese in classi: classe contadina, classe operaia, classe media, classe dirigente. Noi rexisti abbiamo mostrato alle classi che erano legate l'una all'altra , e non soltanto dall'anima, dagli slanci umani, ma dalle realtà economiche”
Ecco Di Canio;
Leggi il tuo Maestro DeGrelle... fatti gli affari tuoi, ma lascia stare i valori sociali e morali della tua squadra. O più precisamente, lascia stare ciò che non ti riguarda. Cosa che vale anche per Lucarelli, Zampagna ecc..
Fuori la Politica dagli Stadi, oggi e sempre.