giovedì, dicembre 22, 2005

Legend Cagliari 70 71 nona puntata.

Una partita storica
Fu quella una partita davvero storica. Venne presentata come lo scontro fra due epoche, la rivoluzione del Cagliari contro la restaurazione juventina, fu forse un autentico "punto di rottura" nella storia delle sfide-scudetto che fin lì non avevano mai visto protagoniste squadre del Sud e delle isole. Il Comunale presenta un colpo d'occhio incredibile: lo stadio trabocca di bandiere rossoblù; da tutto il Nord Italia, dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Francia, centinaia di emigrati sono venuti a sostenere il Cagliari nel giorno decisivo assieme ai tanti sostenitori arrivati dalla Sardegna. Si parla di 70.000 presenze per l'incasso record, per quei tempi incredibile, di 151.192.200 lire (la lotteria di Capodanno all'epoca di milioni ne metteva in palio 150 !).
Arbitra Lo Bello di Siracusa, il "re del fischietto", e ci sarà modo di accorgersene A Torino piove per tutto il primo tempo, nella Juve, assente l'arcigno Morini, tocca a Salvadore l'onere di contrastare un Riva nervoso e contratto. La partita scivola via senza grandi sussulti quando, intorno alla mezzora, il giovane (allora) Furino scende sulla destra e crossa verso il centro. La palla fila tesa verso Albertosi, lontano dagli attaccanti bianconeri, quando, improvvisamente e senza un motivo, la testa di Niccolai si frappone fra il pallone e le mani protese del portiere colpendolo ed insaccando un clamoroso autogol. Albertosi resta di sasso il busto e le ginocchia leggermente piegate, le braccia larghe, sullo sfondo della foto dei miei ricordi Domenghini ha le mani nei capelli. La leggenda vuole che Scopigno, con l'ennesima sigaretta accesa in bocca, fra la disperazione generale della sua panchina , esclami solo: - "Bel gol !" -. Il sogno del Cagliari sembra dunque sfumare in quella giornata piovosa di fine inverno. Invece la squadra ha una reazione orgogliosa: Riva trascina i suoi all'assalto e bombarda la porta di Anzolin che capitola nel recupero quando, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, proprio Riva segna uno dei suoi gol più straordinari. Il tifo rossoblù esplode mentre le squadre rientrano negli spogliatoi con il Cagliari tonificato dall'ennesima prodezza di "Gigirriva" e gli juventini, Salvadore in testa , che non si danno pace per l'ingenuità di Anzolin , che, sorpreso dalla prodezza di Riva, non ha pensato di uscire a tempo.
Nell'intervallo Scopigno tasta il polso ai suoi; i giocatori sono tesi, qualcuno dei più esperti, Domenghini, teme il "peso politico" degli avversari, il tecnico minimizza. La ripresa si apre con fasi interlocutorie; è smesso di piovere, ma il terreno è ancora bagnato, insidioso, la Juve sente che l'occasione sta per sfuggirle di mano in quello stadio mezzo rossoblù e cerca di attaccare, il Cagliari è molto equilibrato, concentratissimo e non si lascia chiudere in difesa. Lo Bello sale in cattedra Ad un tratto durante un'azione interlocutoria dei bianconeri in attacco Lo Bello fischia. Albertosi crede che abbia fischiato una punizione per il Cagliari, invece ha fischiato un rigore per la Juve: fallo di Martiradonna su Leonardi, o addirittura "mani" di Martiradonna. In tribuna stampa le voci si rincorrono, invece in panchina Scopigno siede in silenzio e si accende l'ennesima sigaretta, impassibile. Qualcuno poi racconta che nella bolgia della panchina rossoblù nella quale tutti protestano e urlano chieda ad una delle riserve che gli siedono accanto: - "Cosa fa l'Inter ?" - Sul dischetto, dopo le inevitabili, inutili e prolungate proteste, si porta Haller. Il tedesco prende la rincorsa in un silenzio innaturale, tira e Albertosi devia in angolo ! La panchina del Cagliari scatta in piedi, i compagni abbracciano Albertosi, i tifosi cagliaritani festeggiano, ma Lo Bello chiede la palla che Bob Vieri, padre dell'attuale panchinaro del Milan, sta portando verso la bandierina e ordina che il tiro venga ripetuto ! Succede di tutto. Riva viene portato via a tutte braccia dai compagni, Albertosi piange disperato, le proteste si sprecano, il capitano Cera fatica a tenere i compagni lontani dall'arbitro Lo Bello che spiega come Albertosi si sia mosso in anticipo. Vieri, toscano come Albertosi e poco juventino come animo (andrà via subito dopo essere arrivato per diventare il nuovo Sivori), consola così il portiere del Cagliari : -"Ricky, non ti preoccupare, quelli lo sbagliano un'altra volta...". Invece no: sul dischetto non torna Haller, ma Anastasi che batte imparabilmente Albertosi. Adesso festeggia la metà bianconera dello Stadio. Riva è furibondo e l'intero Cagliari rischia di perdere la testa. Qualcuno racconta che a quel punto Lo Bello chiama il capitano Cera e gli raccomanda che lui ed i suoi compagni "pensino a giocare" . Il gioco diventa duro, specialmente su Leonardi accusato di aver simulato nell'azione del rigore; Riva insegue Lo Bello e gliene dice di tutti i colori, ottenendo sempre la solita risposta:- "Pensi a giocare, pensi a correre !"-. Il gioco è sempre più frammentato, la cronaca parla dì una bomba di Riva su punizione che Anzolin sventa in angolo, poi è un continuo accendersi di mischie sul campo bagnato. Su una di queste Lo Bello assegna una punizione al Cagliari che si riversa in area; la parabola di Nenè cerca Riva fra tanti. Un fischio. Rigore anche per il Cagliari ! Gianni Brera racconta nella sua magistrale cronaca di aver gridato :-"Rigore !"- ancora prima del fischio dell'arbitro, non per aver visto un fallo, ma per la certezza che Lo Bello avrebbe saputo (seppure a modo suo) ristabilire l'equità dell'arbitraggio. Salvadore si avventa all'arbitro giurando che lui e gli altri due juventini non hanno toccato Riva, Lo Bello risponde che ha fischiato "una trattenuta su Martiradonna". Anche qui proteste reiterate, in tribuna stampa parecchi si avventano su Gianni Brera, sostenitore dell'eccellenza di Lo Bello oltre che noto simpatizzante del Cagliari, ed un Dirigente juventino gli grida :- "E' colpa anche sua che sostiene questo matto !" -. Salvadore si avventa all'arbitro giurando che lui e gli altri due juventini non hanno toccato Riva, Lo Bello risponde che ha fischiato "una trattenuta su Martiradonna". Sul dischetto va Riva, teso come una corda di violino, e tira malissimo; Anzolin sfiora la "parata-scudetto" (foto), ma il pallone gli passa sotto la mano e gonfia lento la rete. Manca poco alla fine, il Cagliari che è uscito dall'incubo di perdere per "cause esterne", è frastornato, la Juve è furente e cerca di vincere, sentendosi defraudata. Sono momenti di grande sofferenza, qualcuno dei rossoblù cede alla tensione, contrariamente al suo stile di gioco il Cagliari subisce troppo. 5' alla fine, 4', poi 3' . La tensione è palpabile, la Juve è sempre in area, il Cagliari non esce più dalla sua trequarti, mancano solo 2' . Cera raccoglie un pallone vicino alla panchina di Scopigno che è l'unico seduto e fuma tranquillo l'ennesima sigaretta : - "Mister quanto manca ?" - gli grida Cera . "A che cosa ? " - risponde Scopigno, almeno secondo la leggenda. Alla fine Lo Bello fischia: il Cagliari è ancora in testa con due punti sulla Juve. Che diventano quattro la domenica successiva quando i bianconeri cadono a Firenze ormai sfiduciati nelle possibilità di recupero. Quel giorno c'è sciopero "duro" della RAI ma alle 19 va in onda un tempo (il secondo) della sfida e la sera la "moviola" di Carlo Sassi trova una giustificazione all'operato di Lo Bello troppo protagonista, ma giudice tutto sommato equo di quella storica sfida.