martedì, dicembre 20, 2005

Legend Cagliari 70 71 quarta puntata.

La "questione meridionale" da postadelgufo.it

Quel calcio era diverso da questo, poco ma sicuro. Era un calcio nel quale dominava Milano, capitale "morale", un calcio nel quale cercava il suo spazio il Sud, ma anche un calcio nel quale lo scudetto, tranne la parentesi del '41-'42 in cui lo vinse la Roma (secondo il velenoso parere di alcuni "per meriti fascisti"), non era mai sceso al di sotto di Firenze. Il Napoli del "comandante" Lauro aveva fatto le cose in grande sia negli anni '50, con l'acquisto record (105 milioni !) di Hasse Jeppson, che alla metà degli anni '60 con l'ingaggio di due assi straordinari strappati al Milan e alla Juve : Altafini e Sivori, ma lo scudetto era rimasto un sogno. Molto bene era andato il Foggia di Oronzo Pugliese, ma solo per conquistarsi il ruolo di squadra-simpatia e ottenere qualche vittoria con le grandi del campionato, addirittura clamorosa quella con la Grande Inter di Moratti. Se il Sud piangeva, Roma era messa peggio : la Lazio faceva su e giù fra la A e la B, e la "rometta" stava crescendo qualche giovane interessante e lottava per aggiudicarsi Coppa Italia e tornei minori. La Fiorentina aveva appena conquistato il suo secondo e ultimo scudetto con una squadra fatta praticamente in casa e sotto la guida di un allenatore carismatico come Pesaola che secondo le male lingue era più bravo al tavolo da poker che sul campo di allenamento. In quel campionato fine anni '60 si era messa in gran luce una squadra rivelazione, subito elevata da un "re della cronaca sportiva" come Gianni Brera al ruolo di nuova grande del calcio italiano : il Cagliari. Il Cagliari aveva sfiorato la A a metà degli anni '50, quando aveva perso lo spareggio-promozione con la Pro Patria, poi all'inizio degli anni '60, dopo aver nuovamente mancato di un soffio la promozione (4° nel '58-'59), era retrocesso addirittura in C da dove aveva preso la rincorsa per approdare in quattro anni alla Serie A e restarvi meritando la qualifica di squadra rivelazione. Quella squadra, approdata alla massima divisione è allenata da "Sandokan" Silvestri e schiera fra gli altri alcuni nomi che sarebbero poi passati alla storia del Cagliari e del calcio italiano : Nenè, Martiradonna, Cera, Greatti ed un giovanissimo attaccante dal coraggio leonino e dal sinistro atomico : Luigi Riva, detto Gigi. La stella è però un interno calabrese, Francesco Rizzo, che approda addirittura alla Nazionale con Fabbri ed entra fra i ventidue per i mondiali del '66, quelli della "Corea". Silvestri, l'allenatore-miracolo, è presto chiamato al Milan, ma, nonostante il cambio di guida tecnica, il Cagliari regge bene: nel '67 arriva addirittura sesto schierando un altro giocatore destinato a fare molta strada e molti gol seppure con un'altra maglia : Roberto Boninsegna. Al posto di Silvestri, che a Milano farà fiasco, è arrivato un allenatore un po' strano, un eccentrico, che invece un fiasco clamoroso l'ha appena fatto a Bologna dove era chiamato alla difficile impresa di sostituire Fulvio Bernardini.