lunedì, dicembre 19, 2005

Legend Cagliari 70 71 seconda puntata.

di MioamicoPolentes

Aka Rombo di Tuono, o Giggirriva. Lo amavano tutti, come fosse un eroe senza macchia. Sul suo conto sorgevano leggende di ogni tipo: quella che aveva rotto la clavicola a un raccattapalle che si era trovato sulla traiettoria di una sua punizione, o quella che si allenava fumando quaranta Marlboro al giorno, bevendo acqua di fuoco come un apache e trombando come un armadillo sudamericano nel giorno di paga. Ajò, era l’orgoglio di tutta la Sardegna, ma non solo. L’uomo che, con la sola forza della sua classe, era riuscito in un colpo a far vincere lo scudetto a una squadra come il Cagliari e a un allenatore come Scopigno (assolutamente pittoresco, prese il posto del mago Herrera, qualche anno più tardi, sulla panchina della Roma, che se non gliela levano di sotto al sedere finisce a morti e feriti). Gigi era potenza, classe, acrobazia, gol, era l’idolo di tutti, delle ragazze, dei tifosi, e non solo di quelli del Cagliari. Era l’uomo col quale la nazionale, allora amatissima, era tornata al successo: prima ai campionati europei a Roma, nel 1968, e vicecampione del mondo nel Messico, 1970, contro un brasile stellare e con molte recriminazioni contro la panchina. Col record di reti segnate in nazionale e con l’orgoglio di chi si sente ormai figlio della Sardegna e rifiuta i contratti d’oro delle grandi società del nord. Gigi Riva ha smesso a 32 anni, dopo la retrocessione del suo Cagliari, avendo donato due gambe alla nazionale (una col Portogallo e una con l’Austria, due fratture da niente) e, dopo aver fatto il dirigente del Cagliari per anni, è diventato l’accompagnatore della nazionale. Insomma, almeno la federazione conserva una faccia pulita da mostrare. Mia zia sarda diceva sempre a mio zio che con lui un corno glielo avrebbe fatto. E tutte le italiane, più o meno, lo pensavano. Forse mio zio non se la sarebbe presa. Io ricordo ancora quelle pazze notti che avevo sette anni e sotto casa giravano, tutti i matti, urlando a squarciagola “Riva, Rivera, Brasile sotto tera”, con la erre mancante a testimonianza dell’origine geografica del coro. Qualche giorno dopo avrebbero pomodorato la squadra che scendeva soltanto seconda dall’aereo, così narra la leggenda, ma è normale, in Italia. Ecco, sono sicuro che quei fischi non erano per Riva, che ebbi modo di trovarmi davanti, anni dopo, in altre circostanze, con lo sguardo fiero, e la voce di sigarette.

continua....