lunedì, dicembre 19, 2005

Legend. Prima puntata.

Il Cagliari 70 71

Personaggi e interpreti :

Manlio Scopigno è scomparso nel 1993, dopo il suo capolavoro al Cagliari, ha allenato fra le altre squadre anche la Roma, ma non ha saputo ripetersi più. Enrico Albertosi, portiere di quella squadra indimenticabile, lasciò l'isola nel 1974 destinazione Milano dove, ormai, trentacinquenne, sembrava destinato a chiudere rapidamente la carriera. In rossonero invece il grande Ricky trovò una seconda giovinezza e vinse lo scudetto della stella nel 1979. L'anno successivo restò implicato nello scandalo scommesse e venne squalificato "a vita", adesso vive a Firenze. Si racconta che proprio Albertosi prima della finalissima con il Brasile dicesse a Valcareggi :- "Se al mondo esiste un difensore capace di fermare Pelè questo è Martiradonna "- , ma Mario Martiradonna era rimasto in Italia e chiuse la sua carriera nel Cagliari, senza arrivare mai alla Nazionale, forse, secondo la profezia di Scopigno,per colpa del "cognome sbagliato". Giulio Zignoli, tornò al Milan dove ebbe anni ottimi, ma nessuno paragonabile a quello vissuto a Cagliari. Pier Luigi Cera chiuse la sua grande carriera a Cesena con il quale tornò in Serie A e disputò addirittura una Coppa UEFA, dopo la felice parentesi dello scudetto tornò a giocare in centrocampo nel Cagliari e da "libero" in Nazionale con così tanta disinvoltura che nessuno se ne accorse. Comunardo Niccolai non avrebbe più turbato Scopigno giocando "via satellite", ma fece ancora bene nel Perugia e a chi gli ricorda la sua fama di uomo dall'autogol "facile" risponde che - "Francesco Morini della Juve ha fatto più autogol di me ".- Ed ha ragione. Claudio Olinto de Carvalho detto "Nenè" divenne il rossoblù con il maggior numero di presenze in Serie A (311 in undici campionati) ed ha poi avuto felici trascorsi da allenatore delle giovanili anche a Firenze. Angelo Domenghini ebbe problemi ambientali nel Cagliari del "dopo scudetto" e nel 1973 passò alla Roma dove spese le ultime risorse di una grande parabola calcistica, chiudendo poi la carriera nel Foggia. Mario Brugnera continuò fino alla fine con il Cagliari e fu il capitano della squadra che retrocesse in B dopo dodici consecutivi anni in Serie A , Sergio Gori (detto "Bobo") passò invece alla Juve, dove vinse uno scudetto ed una Coppa UEFA, l'anno precedente a quello della discesa in B. Ricciotti Greatti, il grande regista dello scudetto, che doveva finire a Torino, rimase per sempre a Cagliari dove non raggiunse mai la Nazionale, la Juventus prese l'anno dopo Capello dalla Roma. Gigi Riva si riprese dall'infortunio del Prater e tornò a segnare sia nel Cagliari che in Nazionale nella quale raggiunse nel 1973 il record di 35 reti in 41 partite superando quello di Meazza e lasciando in chi l'ha visto la certezza che difficilmente ci sarà qualcuno più grande di lui. Chiuse la sua inimitabile carriera al Sant'Elia, contro il Milan, nel febbraio del 1976, per un gravissimo infortunio tendineo-muscolare; inutile dire che il suo record di gol in A con il Cagliari (156) resiste sempre . Attualmente Gigi Riva è nello staff tecnico della Nazionale Italiana : un legame indissolubile quello di Gigi con la maglia azzurra Luis Suarez, che Scopigno avrebbe voluto al Cagliari per sostituire Greatti, lasciò l'Inter l'anno successivo per la Sampdoria dove chiuse onorevolmente un'inimitabile carriera nella quale ha vinto tutto e spesso due volte. Giuseppe Tomasini, che si era infortunato con la stessa Sampdoria ed aveva lasciato il suo posto a Cera nell'anno dello scudetto, sarebbe tornato titolare nel Cagliari, dove Cera aveva ripreso il suo posto naturale di centrocampista, e vi sarebbe rimasto fino al campionato '76-'77 il suo nono nel Cagliari ed il suo primo in B con la maglia rossoblù. Concetto Lo Bello, forse, anzi sicuramente, il più grande arbitro italiano di sempre, quell'anno avrebbe arbitrato magistralmente la finale di Coppa Campioni fra il Feyenoord ed il Celtic, a San Siro, la seconda della sua carriera, ma non sarebbe andato ai Mondiali messicani (al suo posto Sbardella) e non avrebbe mai coronato il suo sogno di dirigere una finale Mondiale penalizzato dai "veti" di URSS e Yugoslavia ed il suo "top" sarebbe rimasta sempre la finale olimpica di Roma '60. Qualcuno racconta che in una cena "a microfoni spenti" avesse affermato che viste le protagoniste di quella finale di Coppa Campioni del '70, ultima grande partita della sua carriera, con il Cagliari dello scudetto "non ci sarebbe stata partita". Purtroppo quella partita non ci sarebbe mai stata per davvero ed al Cagliari di Riva sarebbe mancata per sempre la consacrazione europea. Arbitro internazionale dal '58 al '74, Concetto Lo Bello, arbitrò 328 partite in Serie A (la prima nel 1954, l'ultima il 12 /5/'74 Juventus-Fiorentina 3-1) nessuna delle quali tuttavia paragonabile a quel palpitante Juve-Cagliari di quella fine inverno del '70. Norbert Hof, che con un fallo brutale escluse Riva dal Campionato 1970-71 ed il Cagliari dalla lotta per lo scudetto e per la Coppa Campioni non è stato famoso per altro che per essere stato il "Boia del Prater", come certa stampa lo inquadrò all'epoca dei fatti. Pochi sanno che Hof e Riva si erano già incontrati più o meno un anno e mezzo prima del giorno fatale, in un turno della Coppa Mitropa il Cagliari incontrò il Wiener Sport Klub, squadra nella quale militava appunto Hof. Il gioco duro del difensore austriaco fece perdere le staffe a Riva che in una mischia accesasi nel finale della partita dell'Amsicora colpì Hof con un pugno, l'arbitro, evidentemente all'altezza dell'infimo valore della manifestazione, prese fischi per fiaschi ed espulse l'innocente Roberto Boninsegna. Qualcuno, visto questo scabroso precedente ha addirittura ipotizzato che il devastante fallo dell'austriaco al Prater sia stato una "vendetta" per quel pugno in una partita di terz'ordine giocata in uno stadio semivuoto : non voglio crederlo. Hof giocò poi ad un certo livello in Germania senza particolare successo perdendosi nell'anonimato della Bundesliga. E' morto qualche anno fa, ancora giovane, per una grave malattia di cui soffriva da tempo, dopo aver gestito per qualche anno una gelateria a Vienna. A chi gli ricordava l'incidente di Riva rispondeva che "era stata una fatalità". Io posso solo dire che dalle immagini non sembra. Roberto Anzolin, il portiere della Juve che aveva sfiorato la parata-scudetto sul peggior rigore mai calciato da Riva, lasciò la Juve, che gli preferì il toscano Roberto Tancredi, a fine stagione, ma continuò a giocare fino alla venerabile età di 41 anni quando attaccò i guanti al chiodo negli spogliatoi del Casale in serie C. Roberto "Bobo" Vieri, che aveva consolato Albertosi al momento della ripetizione del rigore a Torino, lasciò la Juve dopo il suo primo ed unico anno di militanza bianconera, passò alla Roma e poi al Bologna dove ebbe giornate radiose. E' stato forse l'ultimo calciatore di una certa fama a giocare sempre con i calzettoni abbassati sulle caviglie "alla Sivori" e senza parastinchi: adesso lo proibisce espressamente il regolamento.Chiuse la carriera, iniziata nel Prato, emigrando in Australia alla metà degli anni '70; suo figlio Christian, nato laggiù. è adesso considerato il calciatore italiano più somigliante a Gigi Riva, del padre ha ereditato il soprannome. Ercole Rabitti, che aveva portato la Juve dalla zona retrocessione fino a giocare un match-scudetto in casa, imparò a sue spese che il mondo del calcio ha un suo strano modo di valutare la riconoscenza e venne sostituito dal povero Armando Picchi. Rabitti tornò ad occuparsi dei giovani, ma al Torino dove plasmò decine di giovani campioni. Riapparve in Serie A agli inizi degli anni '80 sostituendo Radice,ma un onorevole campionato non gli valse la riconferma. Roberto Boninsegna ebbe una grandissima carriera lontano dal Cagliari e da Riva col quale non fece più coppia fissa neppure in Nazionale. Vinse lo scudetto con l'Inter l'anno successivo, laureandosi capocannoniere e ripetendosi due anni dopo strappando il titolo a Gigi. "Bonimba" passò poi alla Juventus, l'anno in cui Riva si arrese alla sfortuna, conquistando due scudetti, una Coppa Italia ed una Coppa UEFA e chiuse la sua carriera al Verona. Le cause della morte di Giuliano Taccola, il promettente centravanti giallorosso morto negli spogliatoi dell'Amsicora, non sono mai state chiarite con ragionevole certezza ed il suo nome e la sua vicenda sono tornate all'ordine del giorno dopo lo scandalo doping sollevato dalle dichiarazioni di Zeman nell'estate del '98. Con l'occasione si scoprì casualmente che la vedova e la figlia dello sfortunato calciatore toscano vivevano (e temo tutt'ora vivano) in uno stato di assoluta indigenza e questo non ha fatto onore al mondo del calcio italiano. Eraldo Mancin, che si era guadagnato la fama di "portafortuna" avendo vinto due scudetti consecutivi con Fiorentina e Cagliari, perse questo suo alone di "Re Mida", ma con la maglia del Cagliari conquistò un record anche lui : è stato forse l'unico terzino in Italia a segnare una tripletta: accadde al Sant'Elia nel 4-1 contro il Verona, nell'ultima domenica in cui nella sua attuale storia il Cagliari ha portato lo scudetto sulla maglia: era il 23 maggio 1971 E' questa fu forse anche l'ultima magìa di quell'inimitabile squadra.

continua....