giovedì, dicembre 15, 2005

Leggende e favole

Se vi dico Bastia cosa vi torna in mente ?
E se dico Johnny Rep ?

Leggiamo questo meraviglioso racconto. Chi ha avuto la fortuna di vedere all'oper Rep, Papi, Krimau di sicuro avrà un tuffo al cuore. Chi non c'era se lo faccia raccontare.

Io c'ero.
Flipper

Da Posta del Gufo punto it


Il calcio ha una sua epica,la sua storia, i suoi miti, le sue leggende.
E fortunatamente, anche se meno conosciute, le sue favole.

I protagonisti delle imprese che sono diventate leggendarie sono spesso grandi club, o grandi squadre nazionali, le cui vittorie sono passate alla storia contribuendo a fortificarne la fama.

Per restare in Italia sono divenute appunto “leggendarie” la Juventus “del quinquennio”, che deve il suo nome al fatto che seppe conquistare cinque scudetti consecutivi negli anni trenta, il Grande Torino di Valentino Mazzola che fece altrettanto nell’immediato dopoguerra e che la tragedia di Superga ha consegnato al mito.

Sempre in Italia, ma per i successi in campo internazionale, sono famose le imprese di squadre come l’Inter di Helenio Herrera e Suarez ed il Milan di Rocco e di Rivera o quello degli olandesi e di Sacchi.

A mio avviso questa analisi è snaturata dall’importanza del risultato.

Queste squadre hanno vinto molto, oltre che affascinato il pubblico, ed il loro ricordo spesso è sostenuto anche dal loro nome sugli Albi d’Oro delle varie competizioni.

Ci sono, tuttavia, anche squadre, espressione di realtà tutt’altro che metropolitane, che hanno saputo “marcare” con un’impresa., magari mai più ripetuta in seguito, un momento del calcio europeo o mondiale.
Queste sono le favole che il calcio sa raccontare.

Restando in Italia è immediato il ricordo del Cagliari di Scopigno e Gigi Riva, del Verona di Osvaldo Bagnoli, della Sampdoria del presidente Mantovani, del Perugia di Castagner , del Padova di Nereo Rocco, della Fiorentina di Bernardini prima e poi di Pesaola.

In campo europeo è emblematico l’esempio del Nottingham Forest, che con Brian Clough vinse due Coppe dei Campioni arrivando dall’anonimato della Seconda Divisione inglese, ma anche quello dell’Aston Villa, che trionfò due anni dopo, prima di ripiombare nella neutralità del centroclassifica, lontano dalla gloria.

Queste squadre, segnatamente quelle che non hanno vinto niente, vedono le loro imprese sbiadirsi col tempo.
La memoria delle loro gesta non è affidata alle incisioni sugli Albi d’Oro, ma è consegnata al ricordo dei singoli e non entra nella leggenda, ma resta come una bella favola.

Di tutte queste favole che il calcio racconta, nessuna, almeno per me , può stare alla pari dell’avventura europea del Bastia che, nella stagione 1977-78, sbalordì l’Europa e fece innamorare la Francia di solito molto tiepida con l’isola dalla quale non si sente troppo amata.

L’avventura della squadra còrsa ha in sé qualcosa di magico.

Tutte le partite, esclusa la finale di ritorno in Olanda, hanno qualcosa che “prende” lo spettatore, una componente di incertezza, di ambiente, di suspence che le rendono, ciascuna a suo modo, uniche.

Ogni sfida è incerta , combattuta, spesso il Bastia vince in rimonta (5 volte nelle prime 6 gare !) e quasi sempre, fatta eccezione per il doppio confronto dei quarti di finale contro il Karl Zeiss Jena, la qualificazione si decide sul filo di lana, catturando così l’attenzione anche degli spettatori neutrali.
La “campagne d’Europe”



La storia di quella squadra in quella stagione è quasi incredibile, tanto da sembrare uscita dalla penna di un romanziere, più che dalle cronache sportive.

Leggerete, se ne avrete voglia, come una cittadina di quarantamila anime, rapresentante di un’isola che ne contava all’epoca poco più di duecentomila, sia riuscita ad arrivare a disputare una finale europea, in una manifestazione ai cui nastri di partenza erano allineate le rappresentanti di capitali (come Lazio, Ferencvaros, Ujpest, Sporting Lisbona, AEK Atene), e metropoli di grande tradizione calcistica (come Barcelona, Internazionale, Manchester City, Bayern Monaco e Torino).

Non bastasse questo lo stadio di Bastia, con i suoi 15.000 posti, diventa (e resterà fino ad oggi, 25 anni dopo) il più piccolo in cui si sia mai disputata una finale europea ed il Bastia può vantare un altro record difficilmente eguagliabile : ha raggiunto una finale europea dopo appena quindici anni di professionismo !.

Già questi sono numeri incredibili, ma scoprirete anche che l’avventura del Bastia è sembrata come guidata dal fato, quasi che il celebre conterraneo Napoleone Bonaparte ispirasse quella che venne subito definita la “campagne d’Europe”.

In effetti la partita più gloriosa dei còrsi, quella nella quale espugnano lo Stadio Comunale di Torino eliminando i granata, si gioca a pochi giorni dall’anniversario di Austerlitz, e la vittoria più squillante viene ottenuta contro il Karl Zeiss Jena : un altro passo su una sorta di ideale itinerario napoleonico.


Un po’ di storia



Lo Sporting Club Bastia è una società fra le più piccole della Francia, sicuramente la più “periferica” e non solo in senso strettamente geografico.

I còrsi, orgogliosi e battaglieri, ne hanno fatto la loro bandiera nello sport fin dall’anno della sua fondazione, avvenuta nel 1905

Fino alla fine degli anni ’50, tuttavia, il Bastia resta nell’ambito dell’isola, poi, sotto l’impulso di un presidente ambizioso, un certo Victor Lorenzi, passa nel Campionato Nazionale Dilettanti:è la stagione ’60-61.

E’ un salto decisivo, calcisticamente parlando, per il futuro del Bastia e di tutta la Corsica.

La squadra si comporta dignitosamente, le statistiche la classificano undicesima, ma, dopo la prima stagione arrivano i problemi economici: lo Sporting Club non riesce a mantenersi, troppo onerose le trasferte in continente e la stagione successiva non può iscriversi al campionato.

La cosa si risolve con una fusione con l’Etoile Filante, un’altra squadra di Bastia e nasce così, nel 1962, lo Sporting Etoile Club .

Dopo un altro anno la nuova società è pronta per iscriversi di nuovo allo “Championnat Français Amateurs”, dove subito diventa una squadra d’élite: un quarto, poi un secondo posto che, nella stagione 1965-66, gli consente un salto ancora più importante: il passaggio alla Seconda Divisione Professionistica.

Nel 1968 il Bastia, che è una società professionistica solo da due anni, vince il Campionato e passa in Prima Divisione dove rimarrà ininterrottamente per diciotto stagioni.

L’isola impazzisce.


Lo Stadio, dedicato ad un calciatore còrso, Armand Cesari, morto nella Seconda Guerra Mondiale, è stato costruito nel 1932 ed è più conosciuto con il suo toponimo “Furiani”, dal luogo dove sorge.

La squadra che conquista la promozione è piena di nomi italiani : Orsatti, Gandolfi, Vincenti, Sansonetti e Vescovali sono i più famosi e contribuiranno ad una storica vittoria della “Nazionale còrsa” su quella francese, allo Stade Vélodrome di Marsiglia il 28 febbraio 1967.

Dopo un primo campionato nel quale giunge a ridosso delle prime, il Bastia resiste nella massima divisione, grazie anche all’abolizione delle retrocessioni nel torneo 1970-71.

E’ un momento difficile, una svolta e l’anno dopo arriva in finale in Coppa di Francia contro il Marsiglia, perdendo per 1-2 dopo una gara combattutissima.

La squadra è tornata forte e sulla panchina c’è già Pierre Cahuzac, l’uomo che sarà protagonista sulla panchina del Bastia per diversi anni.

Quando Cahuzac arriva sulla panchina del Bastia è già un mito del calcio còrso.

Nato nell’Herault, nel lontano Nord della Francia, è stato un buon giocatore nel Tolosa, squadra dove ha disputato l’intera carriera durante la quale ha anche indossato la maglia della Nazionale e vinto, nel 1957, una Coppa di Francia.

Nel 1963, Pierre Cahuzac, che ha intrapreso la carriera di allenatore approda in Corsica, ma ad Ajaccio, al Gazelec Football Club.

Prima di lui gli allenatori continentali hanno raccolto solo grandi delusioni e collezionato precipitosi ritorni a casa, ma Cahuzac è di un’altra pasta e lo fa capire ai suoi calciatori con i quali è inflessibile: un autentico despota.

Durante la gara non si riguarda dal riprendere pesantemente e continuamente chi non si attiene alle sue disposizioni o secondo lui non si impegna quanto dovrebbe .

Affronta a quattr’occhi e piega i più riottosi ed insofferenti: in breve fa sì che sia l’ambiente ad adattarsi a lui.

I risultati non tardano : il GFCA, dal 1963 al 1968, ottiene quattro titoli del Campionato Nazionale Dilettanti e, grazie al lavoro di Cahuzac il calcio còrso arriva alla soglia del professionismo.

Alla fine del decennio il tecnico cambia aria e passa al Bastia, con una delle sue tipiche decisioni irrevocabili: pochi si immaginano cosa riuscirà a combinare.

Dopo l’exploit sfiorato in Coppa di Francia, il Bastia si conferma a ottimi livelli.

Sono arrivati grandi campioni, come il portiere della nazionale jugoslava Pantelic, e l’attaccante Franceschetti, che ha anche guidato l’attacco dell’Olympique Marsiglia prima di tornare in Corsica.

Ed altri grandi campioni arriveranno: uno su tutti “Drago” Dzajic, detto il serpente per i suoi dribbling irresistibili, che diventa un idolo soprattutto per la sua diabolica abilità nei calci di punizione.

Ma ci sono ancora molti nomi italiani : Papi, Orlanducci, Marchioni, ad innervare la squadra che nel 1976-77 compie il suo primo grande exploit.

Dopo un campionato meraviglioso si piazza al terzo posto, dopo Nantes e Lens, ma davanti al Saint Etienne ed al Marsiglia !

In quella stagione i grandi rivali dell’Olympique vengono travolti per 4-0 al “Furiani” , ma, soprattutto, quel piazzamento prestigioso apre al Bastia la porta dell’Europa.

Non è un debutto assoluto, i corsi hanno già assaggiato la platea internazionale nel settembre 1972 in Coppa delle Coppe , dove erano stati subito eliminati dall’Atletico Madrid, ma è pur sempre un traguardo prestigioso.

La squadra, tuttavia, nonostante l’entusiasmo che si respira nell’ambiente e fra i tifosi, non sembra attrezzata per far meglio della volta precedente.

Dragan Dzajic, dopo due anni entusiasmanti, è tornato in Jugoslavia, Zimako, l’altra ala imprendibile del Bastia, viene ceduto al Saint Etienne.

Sono due perdite gravi per i còrsi che proprio grazie alle loro due imprendibili ali hanno imposto un gioco spettacolare e redditizio che li ha portati in cima alla classifica facendo dell’attacco còrso (82 reti) il migliore di Francia.
Il Bastia, in parziale contropartita di Zimako, ha ricevuto dal Saint Etienne due giovani centrocampisti praticamente sconosciuti, Lacuesta e Larios, e punta il suo gioco offensivo sull’estro di “Fanfan” Félix e soprattutto sulla classe e l’opportunismo di Johnny, un attaccante dal devastante opportunismo che ha rotto con il Valencia dove si era trasferito dall’Ajax col quale ha vinto tutto.

Quello di Rep è un acquisto che riempie di entusiasmo e che mitiga l’amarezza per le cessioni, ma soprattutto è un’importante iniezione di esperienza internazionale in una “rosa” composta quasi interamente di esordienti sul palcoscenico europeo .

Nonostante tutto, però, l’uomo più importante si rivelerà presto Claude Papi, un ventinovenne che gioca da interno e che è già un veterano del Bastia.

Papi ha pochi capelli e dimostra molti più anni di quelli che ha e questo non l’ha certo aiutato nella carriera.

Nativo di Porto Vecchio, rappresenta l’anima della squadra e un simbolo per i tifosi che lo considerano il più grande calciatore che la Corsica abbia mai avuto .

Probabilmente non si sbagliano.
Dopo un folgorante inizio di carriera, Papi, si è visto chiudere le porte della Nazionale da calciatori come Henri Michel, prima e Michel Platini, poi, ma per il “popolo di Furiani” colui che hanno da subito soprannominato “il calvo” non teme rivali .
Sporting Lisbona



Il primo ostacolo si rivela subito durissimo .

L’urna riserva ai semi-debuttanti còrsi una delle veterane delle Coppe Europee: la squadra portoghese più prestigiosa dell’epoca assieme al Benfica ed al Porto : lo Sporting Lisbona.

I lusitani sono considerati fra i possibili protagonisti della Coppa UEFA e schierano alcuni nomi importanti nel panorama calcistico dell’epoca quali Salif Keita, un grande del calcio africano e francese degli anni ’70, Jordao un centravanti che non manterrà la promessa di essere il “nuovo Eusebio” pur avendo una onorevole carriera.

A “Furiani” lo Sporting va per due volte in vantaggio, ma Félix, prima pareggia per due volte, poi , quando mancano una manciata di minuti alla fine, segna addirittura il gol della vittoria.

Nella prodezza di Félix, che realizza addirittura una tripletta, c’è un segno del destino : proprio lo stesso “Fanfan” aveva segnato allo stadio “Vicente Calderon” di Madrid l’unico gol “europeo” del Bastia, cinque anni prima, portandolo in vantaggio contro l’Atletico che poi avrebbe rimontato.

Il risultato di 3-2 lascia tuttavia poche speranze al Bastia che viene considerato con sufficienza, anche se l’intensità della partita l’ha resa la più avvincente fra quelle disputate dalle squadre francesi.

La Francia, affamata di calcio televisivo,nelle tre stagioni precedenti si è innamorata del Saint Etienne.

Il mercoledì sera l’intera nazione si bloccava per seguire le imprese dei “verts”, trepidava per le parate di Curkovic, per i dribbling di Rocheteau, le “montées” di Oswaldo Piazza, i gol di Revelli.

Quest’anno molte speranze sono riposte nel Nantes, campione di Francia, e nel Lens di Didier Six , oltre che nel Saint Etienne che gioca in Coppa delle Coppe, ma nessuno sembra disposto a scommettere sul Bastia.

Invece il Bastia passa il turno.

Lo passa in un modo esaltante, drammatico, compiendo un’impresa che lo porta in prima pagina.

Allo stadio “Josè Alvalade” di Lisbona, davanti a 60.000 spettatori, il Bastia regge l’urto degli assalti portoghesi.

In questa prima trasferta i tifosi còrsi si contano in poche decine e il loro tifo, caloroso e pittoresco come sempre, è sovrastato da quello portoghese, mille volte più numeroso.

La squadra di Cahuzac non solo si difende con ordine, ma è anche brillante e pericolosa in contropiede.

Il tempo passa ed il coraggioso Bastia non sfigura di fronte al blasonato avversario che non riesce a venire a capo della questione.

Proprio quando i lusitani sembrano mollare la presa, Manuel Fernandés, uno dei migliori esterni europei dell’epoca, al termine di una grandiosa azione individuale batte Petrovic, il portiere del Bastia.

Mancano diciassette minuti alla fine.

Coloro che hanno seguito la partita alla radio o alla televisione pensano che “è un peccato” , e “che il piccolo Bastia ce l’aveva quasi fatta”.

I pochi tifosi che hanno raggiunto Lisbona, invece, cercano di farsi sentire, ma inutilmente e la delusione per loro è ancora più forte.

Nonostante tutto, nello stadio portoghese in festa, la reazione dei “bleus à la tète de Maure” è impressionante.

Prendono in mano la partita e mettono letteralmente alla corda i lusitani che, ormai certi della vittoria e della qualificazione, sono sorpresi di tanta furia agonistica e di tanta fredda determinazione.

Rep, da grande opportunista, sfrutta una mischia e pareggia quando il grande orologio dello stadio indica che mancano quattro soli minuti alla fine.

Il grande stadio ammutolisce.

Le poche decine di tifosi còrsi riescono finalmente a farsi sentire.

La piccola, sconosciuta, squadra di quell’isola più lontana dalla Francia di quanto indichi la geografia, i calciatori con la testa di moro sul petto che sembravano domati stanno cogliendo un risultato storico.

Ma non è finita, “Fanfan” Félix , il protagonista della gara d’andata ,mette la firma anche su quella di ritorno segnando il gol della vittoria all’ultimo minuto.

I còrsi escono da dominatori, fra gli applausi, meritati, del pubblico portoghese e gli abbracci del manipolo dei loro irriducibili sostenitori e la Francia si accorge di loro.

In Corsica, poi, il passaggio del turno viene festeggiato come un trionfo.

Place Saint Nicolas vive la prima festosa invasione di migliaia e migliaia di tifosi, per quella che ancora nessuno sospetta diventerà una sorta di piacevole abitudine di tanti mercoledì sera in quell’anno indimenticabile.


Newcastle



Il calcio francese ha portato al secondo turno tre squadre su quattro, ma ha perduto il Saint Etienne cui è stato fatale lo scontro in Coppa delle Coppe contro il Manchester United.

La “successione” è dunque aperta, ma nessuno pensa al Bastia, che, intanto, pesca dall’urna una squadra inglese :il Newcastle.

I “Magpies”, come vengono affettuosamente chiamati dai propri tifosi, non attraversano un grande momento.

Hanno cominciato il campionato in maniera disastrosa ed alla fine retrocederanno in Seconda Divisione, ma incutono il rispetto dovuto alle squadre britanniche ed oltretutto, prima della gara di andata che si disputa a “Furiani”, il Bastia viene decimato dagli infortuni e dalle indisposizioni.

Alla fine Cahuzac recupera qualche calciatore, ma deve rinunciare all’impiego dell’ala Mariot, uno dei migliori nelle prime due gare europee, e lancia un liceale di diciassette anni, un altro il cui cognome, decisamente italiano, tradisce le sue origini còrse : De Zerbi.

Il Bastia subisce l’iniziativa degli inglesi che passano subito in vantaggio e , anche dopo il pareggio di Claude Papi a metà del primo tempo, sembrano poter uscire imbattuti dal “Furiani”, strapieno nonostante i prezzi dei biglietti siano schizzati alle stelle.

Il Bastia attacca con decisione, che pian, piano la fatica trasforma prima in rabbia, poi in affanno.

Il pubblico deluso comincia già a sfollare, mentre Papi, all’ultimo, coraggioso assalto, trova il gol dell’ ormai insperata vittoria.

La lancetta dei secondi aveva già iniziato l’ultimo giro, quando l’uomo di Porto Vecchio riesce a superare il portiere avversario.

Il risultato lascia uno spiraglio di speranza, ma gli inglesi promettono che al “St James’s Park” sarà tutta un’altra partita.

Cahuzac, la prepara con cura meticolosa, arriva addirittura a sconfessare pubblicamente una dichiarazione di “Fanfan” Félix che promette di “ripetere il colpo di Lisbona”.

In effetti gli inglesi non si sbagliavano, quella di Newcastle è tutta un’altra partita..

Dopo 8’ i còrsi conducono già per 2-0, grazie ai gol del “liceale” De Zerbi, confermato per l’assenza di Mariot, e di Johnny Rep.

I “bleus” danno una lezione di gioco, bloccando sul nascere la reazione degli inglesi, impotenti di fronte ad una squadra che oggi verrebbe definita “organizzata”.

I calciatori del Bastia giocano con rapidità, difendono con grande calma, non buttano via un pallone, non si lasciano intimidire dal gioco aggressivo degli avversari e non cambiano atteggiamento neppure quando i “Magpies” accorciano le distanze alla mezz’ora del primo tempo.

Nella ripresa, ancora con Rep, il Bastia ristabilisce le distanze e chiude con autorità la gara sul punteggio di 3-1.

A fine gara Pierre Cahuzac, un uomo che la stampa francese definisce “rude e schivo”, dichiara che quella è una delle sue “più grandi gioie”.

I giornali sportivi cominciano a usare i superlativi per descrivere le imprese di quella piccola squadra, ignorando di essere solo all’inizio di una favola che sarà difficile da raccontare senza cadere nell’iperbole.

Intanto il Nantes esce dalla Coppa Campioni, ma il Lens diventa la squadra del momento eliminando la Lazio dopo i supplementari con un roboante 6-0.

I giallo-rossi alsaziani godono di una considerazione maggiore e sembrano loro i predestinati a far rivivere all’intera Francia le emozioni di quella che è stata chiamata “épopée verte”.

Il Bastia, comunque, comincia ad essere conosciuto.

A parte Rep, vengono apprezzati i giovani centrocampisti Lacuesta e Larios, il difensore Cazes, un terzino aggressivo, il difensore centrale Guesdon, autentico regista del pacchetto arretrato.

In avanti, accanto a Félix, desta simpatia il ragazzino De Zerbi, ma soprattutto comincia a far parlare di sé Papi sul quale si posa anche l’occhio del CT Hidalgo.

Il calcio del Bastia è essenziale, nitido, coraggioso, i còrsi giocano quasi sempre di prima e con il pallone rasoterra, impegnando costantemente le fasce laterali sulle quali prendono sempre il sopravvento.

Ma cosa fondamentale per capire il “fenomeno Bastia”, la squadra mostra, oltre ad un eccellente gioco, un’anima indomabile, qualcosa che non si impara e non si può acquistare, e gli undici del Bastia, comunque scelti da Cahuzac all’interno della “rosa” di titolari, sono sempre riusciti a dimostrare di possederla.


Torino



Al terzo turno i còrsi pescano il Torino.

Sembra che stavolta la “favola bella” sia arrivata all’ultima pagina.

I granata sono considerati una delle squadre più forti del cartellone, l’anno precedente hanno lottato fino all’ultimo con la Juventus in un campionato da record e due anni prima sono stati Campioni d’Italia.

Nelle file del Toro giocano campioni come Castellini, Claudio Sala, Pecci, Graziani e Pulici, la cui fama è arrivata anche in Corsica dove la “Serie A” è molto seguita.

Dopo il sorteggio l’entusiasmo è alle stelle.

L’avversario è affascinante ed una sfida al calcio italiano, cui in Corsica hanno sempre guardato con ammirazione, ha un fascino incomparabile.

I tifosi, l’intero ambiente di Bastia e del Bastia, è convinto che lo Sporting può superare anche questo ostacolo, apparentemente fuori dalla sua portata.

Cahuzac, l’allenatore “rude e schivo”, teme questo entusiasmo che sente eccessivo e prima della gara d’andata ammonisce tutti con una frase che resterà famosa anche se, nel seguito della “campagna d’Europa”, si rivelerà poco veritiera :- “I miracoli non si ripetono.”

Si ripete però il tutto esaurito al “Furiani” che per la terza volta vede polverizzato il record d’incasso e di presenze, il tifo è, se possibile ancora più caldo, le tribune sono coperte di bandiere bianco-blu con la testa di moro,l’incitamento è assordante.

Nonostante tutto questo, dopo ventidue minuti di partita, l’ammonimento di Cahuzac pesa come un macigno su “Furiani” e sulla sua gente ammutolita.

Un contropiede chirurgico condotto dal Torino è stato trasformato da Pulici nel gol di un vantaggio che sembra destinato ad aumentare fino a chiudere, già da quella dolce serata autunnale, il discorso qualificazione.

Sarà ancora Claude Papi, “l’uomo dell’ impossibile” come lo hanno ribattezzato i tifosi, ad acciuffare il pareggio prima della fine del primo tempo, quando il Torino sembrava sul punto di dilagare.

Sarà ancora Papi, al quarto d’ora della ripresa, a costruire il gol del vantaggio e della vittoria segnato da Rep, dopo una brillante azione dell’interno conclusa con un assist di “Fanfan” Félix, “le roi de Furiani”.

Lo stadio esplode letteralmente e tutta l’isola festeggia l’insperata vittoria, la quinta in cinque partite, la quarta ottenuta in rimonta dopo uno svantaggio iniziale: ormai ci sono tutti gli ingredienti per definire epico il cammino dei còrsi.

La stessa sera il Lens viene sconfitto pesantemente a Magdeburgo con un punteggio (0-4) che non lascia speranze di qualificazione: la Francia non ha più scelta.

Purtroppo dopo la gara d’andata, Félix, fino a quel punto l’eroe della Coppa con i suoi quattro gol ai portoghesi e il suo piglio di trascinatore, mentre torna a casa ha un incidente d’auto nel quale rimane ferito al ginocchio.

Cahuzac non la prende bene, i suoi rapporti con il calciatore più amato di “Furiani” non saranno più gli stessi.

Per la gara di ritorno, in programma dopo quindici giorni al Comunale di Torino, in una gelida serata invernale, tutta la Francia accende il televisore per seguire il piccolo, coraggioso, Bastia in una sfida che sembra senza speranza.

Il posto di “Fanfan” Félix viene affidato ad un giovane marocchino che ha già fatto qualche esperienza in Coppa UEFA : Karim Abdelkhrim detto Krimau.

La partita si gioca con al neve ai bordi del campo, ma stavolta sono 10.000 i tifosi còrsi che hanno deciso di seguire il Bastia per testimoniare quanto siano fieri delle imprese dei loro beniamini.

La gara è dura e tesa : segna Larios e pareggia subito Graziani che, alla ripresa del gioco dopo un primo tempo chiuso in parità, segna ancora.

Sembra che il Torino debba far valere i diritti della classe e dell’esperienza am esplode, improvvisa, la “bombe Krimau”.

Il marocchino, prima pareggia, poi segna addirittura il gol vincente su assist di Papi, mentre il gioco si fa sempre più duro ed i granata sono costretti a chiudere in dieci contro usciti per avere terminato le sostituzioni a propria disposizione.

Alla fine della battaglia anche il Bastia conta i suoi feriti, Papi che ha subito un infortunio ad un ginocchio, Rep che è stato ammonito e vi sono, purtroppo, anche incidenti fra i tifosi.

L’impresa del Bastia fa il giro dell’Europa :sei gare, sei vittorie nessuna delle altre sette ammesse ai quarti di finale ha saputo fare altrettanto fatta eccezione per gli olandesi del PSV Eindhoven.

Grandi nomi hanno già preso la via di casa: il Bayern Monaco, l’Inter, l’Athletic Bilbao finalista dell’anno prima.

Sono rimaste, oltre al Bastia ed al PSV: una tedesca dell’Ovest, l’Eintracht Francoforte, una svizzera, il Grashoppers, una spagnola, il Barcelona, una inglese, l’Aston Villa, e due tedesche orientali ,il Magdeburgo e il Karl Zeiss Jena.

Le Coppe vanno in letargo lasciando la scia delle imprese dei còrsi che sono, senza dubbio, la grande sorpresa della stagione europea.

Place San Nicolas, a Bastia, è diventata un ritrovo fisso per i festeggiamenti, ma l’intera Francia aspetta la ripresa dei tornei a primavera per accendere la TV e seguire “les bleus à la teste de Maure” attorno ai quali, dopo la vittoria di Torino, le aspettative sono cresciute a dismisura.


Karl Zeiss Jena



Il sorteggio, attesissimo, assegna ai còrsi un cliente temuto :il Karl Zeiss Jena, una squadra potente che ha fatto fuori due squadre belghe ritenute fra le possibili favorite :il Molenbeek e lo Standard.

I tedeschi orientali sono tuttavia una squadra molto ringiovanita, potente,ma quasi totalmente priva di calciatori d’esperienza fatta eccezione per l’attaccante Vogel, il gigantesco portiere Graphentin e i difensori Weise, Kurbjutweit e Schnuphase.

I primi due sono tuttavia assenti nella gara d’andata che si disputa a “Furiani” in un ambiente incredibile.

Già dalle sedici, raccontano le cronache dell’epoca, gli spalti cominciano a riempirsi.

All’ingresso in campo dei tedeschi, per la consueta ricognizione del terreno di gioco, le tribune sono già gremite ed i calciatori del Karl Zeiss vengono salutati da uno spettacolo pirotecnico in piena regola.

Invano l’allenatore Meyer e l’anziano Vogel, nelle vesti inconsuete di capitano-non giocatore, cercano di tranquillizzare i propri calciatori, ma all’ingresso in campo per disputare l’incontro i calciatori tedeschi sembrano imbambolati, quasi tramortiti dal tifo frastornante di tredicimila indemoniati che sono quasi a contatto fisico con loro.

La grande serata di Lacuesta, Papi, e del redivivo “Fanfan” Félix faranno il resto.

Cahuzac, che teme la maggior capacità atletica dei tedeschi, punta sull’interscambiabilità dei suoi calciatori, decidendo “a priori” di impiegarne il maggior numero possibile per diminuire il rischio di un calo fisico.

La stampa francese, dopo la partita, arriverà a scrivere che “il Bastia ha dato un nuovo significato al ruolo di riserva” : in effetti Félix e De Zerbi, subentrati a Krimau e Mariot risultano decisivi nel travolgere la difesa avversaria.

L’idea di Cahuzac è semplice e brillante al tempo stesso.

I potenti tedeschi vengono dalla sospensione invernale del campionato, quindi non possono essere al meglio come preparazione atletica, dunque decide di imporre un ritmo elevato alla gara fin dall’inizio quando è probabile che gli avversari siano “imballati”, costringerli a spendere molto all’inizio e poi trovarli in debito d’ossigeno nel secondo tempo .

Il colpo riesce alla perfezione.

Chiuso il primo tempo sul 2-0, i còrsi passano cinque volte anche nella ripresa nella quale gli esterrefatti avversari riescono ad opporre solo due segnature ad opera del cannoniere Raab, che due anni dopo sarà protagonista della clamorosa eliminazione della Roma di Falçao e Liedholm.

Larios, Papi, Mariot, Félix due volte, Franceschetti e Cazes sono i marcatori di quella indimenticabile serata primaverile.

La Francia televisiva si innamora dei “bleus” ed il risultato, numericamente clamoroso, rende il Bastia famoso anche nel resto d’Europa, dove, ormai, a quei ragazzi con la “testa di moro” sul petto si guarda non solo con simpatia e curiosità, ma anche con preoccupazione.

La settima vittoria consecutiva è un record del quale il calcio francese è orgoglioso, e la qualificazione alle semifinali, praticamente certa dopo il clamoroso 7-2 dell’andata, fa crescere ancora l’entusiasmo attorno a “les bleus” per i quali, qualcuno, comincia a parlare di finale o addirittura di conquista della Coppa.

La gara di ritorno porta la prima, salutare ed innocua, sconfitta.

Davanti a quattrocento irriducibili còrsi, che sono riusciti ad ottenere il visto d’ingresso nella Repubblica Democratica Tedesca, i tifosi del Karl Zeiss sventolano uno striscione con la scritta “Waterloo”, ma gli eredi di Napoleone non si lasciano intimidire.

Forti del vantaggio praticamente incolmabile provvedono a mettere subito al sicuro il passaggio alle semifinali.

I tedeschi, con quindici giorni di preparazione e qualche partita in più nelle gambe, si avventano, spinti anche dal loro orgoglio ferito da quei sette gol, ma è il Bastia che conduce il gioco con autorevolezza .

Infatti, dopo che Raab, il colossale centravanti tedesco, ha portato in vantaggio i suoi, Papi sigla un rapido pareggio.

A questo punto i tedeschi si scatenano letteralmente: prima passano in vantaggio, poi ad inizio delle ripresa si portano sul 3-1 e continuano ad attaccare con veemenza, trascinati da un pubblico che dimostra di credere in una rimonta impossibile.

I còrsi passano qualche brutto momento, poi,Krimau segna il gol del 2-3 che chiude definitivamente il discorso qualificazione e a nulla vale l’ultimo gol tedesco che fissa il punteggio sul 4-2 per gli orgogliosi tedeschi orientali.

Alla fine della partita “les bleus” vengono salutati dall’applauso del pubblico e sulle tribune còrsi e tedeschi fraternizzano: un’immagine inconsueta, quanto edificante, che aumenta la simpatia attorno alla piccola e coraggiosa squadra isolana che ha saputo raggiungere le semifinali dando sempre più l’idea di una sicurezza e una maturità veramente fuori dal comune.


Grasshoppers



In semifinale sono approdate anche due delle grandi favorite, il PSV Eindhoven, che ha superato il Magdeburgo cogliendo il risultato utile (4-2) per ribaltare la sconfitta dell’andata con un gol all’ultimo secondo, ed il Barcelona che ha eliminato, con qualche patema d’animo, il combattivo Aston Villa.

Oltre a queste due “corazzate” del calcio europeo c’è un’altra sorpresa, il Grashoppers che ha eliminato i tedeschi occidentali dell’Eintracht Francoforte dopo due equilibratissime gare decise dal maggior numero di gol fuori casa segnati dagli svizzeri.

Proprio il Grashoppers esce dall’urna abbinato al Bastia, mentre l’altra semifinale è “un choc de titans” : PSV-Barcelona, che molti considerano la finale anticipata.

I tifosi del Bastia, la stampa specializzata francese, addirittura gli appassionati francesi tutti, non nascondono la soddisfazione per un abbinamento che sembra decisamente abbordabile.

Si sbagliano.

Il Grashoppers è una squadra robusta, entusiasta, veloce, con ottime individualità come l’italiano Raimondo Ponte, il centravanti Sulser, l’ala Elsener ed il difensore centrale Montandon, oltre alla stella del calcio svizzero : Hermann, un calciatore “universale” come viene definito da Enzo Bearzot.

Il cammino degli elvetici dovrebbe invitare alla prudenza più che indurre all’ottimismo : Slovan Bratislava, Dinamo Tbilisi, Eintracht Francoforte sono gli avversari di tutto rispetto (oltre ai danesi del Frem Copenaghen) che “le cavallette” svizzere hanno via, via eliminato in un cammino sempre in crescendo.

La gara di andata, allo stadio Hardturn di Zurigo conferma le preoccupazioni di Cahuzac che ha predicato, come sempre, umiltà prudenza e per sua fortuna è stato ascoltato perlomeno dai suoi giocatori.

Il Bastia, sostenuto da numerosi tifosi che ormai sono diventati la normale cornice delle prestazioni dell’undici còrso all’estero, cerca, come al solito, di imporre il suo gioco e passa presto in vantaggio grazie a Krimau, ma gli svizzeri, trascinati dallo scatenato Hermann, prima pareggiano e poi passano a condurre già alla mezz’ora.

I “bleus” sbandano, appaiono sorpresi dalla veemente reazione degli svizzeri, ma si riorganizzano presto e trovano il pari grazie al solito Papi che trasforma un rigore prima che scada il 45° minuto di gioco.

Alla ripresa, davanti ai milioni di schermi televisivi accesi per “les bleus à la teste de Maure” (così come lo erano stati nei tre anni precedenti per “les verts”), gli appassionati francesi aspettano la vittoria del Bastia.

Una vittoria che non verrà.

Il Grashoppers attacca ed il Bastia ribatte colpo su colpo, ma la botta buona la piazza lo svizzero Montandon che sorprende tutti con un inserimento dalla difesa.

I còrsi sono come paralizzati dalla sorpresa.

Quel gol subito mentre si preparavano a portare il forcing per ottenere l’ottava vittoria ha avuto l’effetto di un colpo d’incontro.

Il Bastia vacilla, poi reagisce rabbiosamente, ma gli svizzeri resistono e sfiorano addirittura un punteggio più largo del 3-2 finale che, se, da una parte, lascia l’amaro in bocca a chi sognava un’altra “soirée en bleu”, dall’altra rappresenta un risultato certo non impossibile da ribaltare a “Furiani”.

Cominciano i quindici giorni più duri della stagione del Bastia che conosce, per la prima volta, la pressione dell’opinione pubblica che adesso “pretende” la qualificazione.

Cahuzac ed i suoi cercano invano la tranquillità, la Corsica ribolle addirittura di entusiasmo, ma tutta la Francia, stampa specializzata in testa, fa il conto alla rovescia in attesa della gara di ritorno.

Gara che non si prospetta facile anche perché mancheranno Rep e Guesdon ovvero l’attaccante ed il difensore di maggiore esperienza.
Preoccupa soprattutto l’assenza dell’olandese anche perché Fanfan Félix non è, da tempo, nella migliore condizione.

La tensione sale, “les bleus” cercano di isolarsi almeno mentalmente nel tentativo di conservare quell’ “incosciente spensieratezza” che ha permesso loro di saltare tutti gli ostacoli, ma il Bastia che scende in campo il 12 aprile in un “Furiani” incandescente è una squadra contratta, lontana parente del “feu bleu” che ha spesso bruciato gli avversari.
Cahuzac decide la formazione : al posto di Guesdon rientra Burkhard, a quello di Félix parte titolare il giovane Larios, il centrocampista con le più spiccate caratteristiche offensive a disposizione del tecnico còrso, e con la maglia di centravanti viene schierato il non ancora ventiduenne Pierre Aussu che collezionerà così la sua unica presenza europea.
Il Bastia, com’è ovvio, non trova i soliti automatismi, i punti di riferimento del gioco offensivo non ci sono più e i soliti cross per la testa di Rep sono sempre e solo preda degli avversari.

Gli svizzeri, oltretutto, si difendono con ordine, non rinunciando a cercare quel gol che complicherebbe definitivamente la vita al Bastia che, tuttavia, sta compiendo un capolavoro di sagacia tattica riuscendo a non scoprirsi, nonostante il tempo passi inesorabile.

Alla fine del primo tempo, qualcuno comincia a preoccuparsi.

Il muro svizzero resiste e la fortuna, stavolta, sembra decisa a restare neutrale e poco disposta ad aiutare i còrsi che continuano a cercare di venire a capo della questione, con accanimento, ma senza quella fantasia che ne ha caratterizzato le imprese, quell’imprevedibilità che, spesso, è stata l’arma vincente di quella squadra che ha conquistato il cuore dei francesi.

Quando tutto sembra ormai difficile, e la stanchezza pare destinata, come sempre accade, a penalizzare la squadra che attacca e che quindi ha maggior necessità di freschezza e lucidità, a Claude Papi si presenta l’occasione sotto forma di un calcio di punizione dal limite dell’area, conquistato con astuzia e mestiere da Félix entrato al posto del giovane Aussu.

L’interno còrso non se la lascia sfuggire: la sua conclusione non ha niente da invidiare a quelle di Platini o, per restare all’ambito del Bastia, di “Drago” Dzajic.

La sfera si insacca alle spalle del portiere svizzero spalancando ai “leoni di Furiani” le porte del Paradiso.

Gli ultimi venti minuti sono una sofferenza, ma la difesa còrsa resiste bene, con calma e determinazione, alle folate degli svizzeri che tentano un disperato assedio reso vano dall’aggressività del Bastia che riesce a tenere in pugno la gara.

Alla fine è un tripudio, lo Stadio “Armand Cesari” viene invaso dai tifosi.

Migliaia di bandiere con la testa di moro sventolano sul campo e sulle tribune e nei commenti televisivi si usano gli stessi toni epici che avevano salutato le vittorie del Saint Etienne.

Una cosa è certa: la Francia non si è mai sentita così vicina alla Corsica come in questa serata di primavera.


PSV Eindhoven



In fase di consuntivo i numeri della squadra còrsa sono semplicemente esaltanti.

In dieci partite disputate il Bastia ha vinto otto volte, senza mai pareggiare.

A “Furiani” non ha mai lasciato scampo agli avversari, ma soprattutto ha sempre segnato, in casa e fuori, in virtù di un football aggressivo e di una notevole capacità offensiva.
Gli attaccanti Rep, Félix, Mariot, De Zerbi, Krimau, Franceschetti sono tutti andati a rete, ma anche Larios, un’autentica rivelazione, e soprattutto Papi hanno contribuito in maniera decisiva.

La difesa è stata magistralmente guidata da Guesdon, entrato nel taccuino di Hidalgo, assieme a Cazes, mentre in porta, dopo l’avvio dello slavo Petrovic, si sono alternati Weller e Hiard, entrambi positivi.

Pierre Cahuzac ha mostrato di essere oltre che “rude e schivo” anche un allenatore moderno e capace di motivare al meglio una squadra ed un ambiente poco abituati a giocare per simili traguardi.

La finale, il sogno di tutti , si disputerà contro il PSV Eindhoven, una squadra “hors-categorie”, una delle più forti d’Europa.

Espressione di una grande potenza economica, quella della Philips di cui è diretta emanazione, la squadra di Eindhoven domina da qualche anno il calcio olandese dopo aver strappato il primato all’Ajax ed al Feijenoord.
Negli ultimi quattro anni il PSV ha vinto tre campionati (compreso quello che sta dominando) ed una volta è arrivato secondo, e due anni prima ha centrato l’accoppiata con la Coppa Nazionale.

La “rosa” di cui dispone l’allenatore Kees Rijvers, ex stella del Saint Etienne, è composta da nomi di grande spicco.

I gemelli Willy e René Van de Kerkhof, i difensori Brandts, Poortvliet, e Van Kraay, gli attaccanti Lubse e Van der Kuylen giocano in nazionale, ma anche il portiere Van Beveren sarebbe titolare se non avesse, da tempo, rifiutato le convocazioni e praticamente tutti i titolari vantano esperienze in maglia arancione.

Il PSV sembra, obiettivamente, fuori dalla portata dei còrsi, ma ci sono dei precedenti che inducono all’ottimismo : nelle ultime due edizioni della Coppa Campioni gli olandesi sono stati sempre eliminati dal Saint Etienne cui non sono riusciti, in quattro partite passate alla storia come autentiche battaglie, a segnare neppure un gol.

Anche in generale la tradizione non è sfavorevole ai club francesi : in sei precedenti scontri, tre volte si sono qualificati i club francesi e tre volte hanno avuto la meglio quelli olandesi.

Tutta la Francia, non solo la Corsica, freme in attesa della finale.

“Les lions de Furiani”, come sono stati ormai ribattezzati i calciatori del Bastia sono attesi, almeno sulla carta, da una prova superiore alle proprie possibilità, ma hanno talmente abituato il pubblico alle loro miracolose reazioni da convincere molti che quando ci sono di mezzo “les bleus” l’aggettivo impossibile perda di significato.

Purtroppo per loro, stavolta, quella magica aura di predestinazione che aveva accompagnato l’intero cammino dei còrsi, li abbandona sul più bello.

Il Bastia avrebbe sperato di poter disputare la gara di ritorno a “Furiani”, invece in Corsica viene sorteggiata la gara di andata.

Non bastasse questo sfuma anche la speranza di mettere in difficoltà gli olandesi, poco abituati al clima mediterraneo, con il ritmo, il caldo ed il terreno veloce .

Nella settimana che precede la sfida più attesa, infatti, la Corsica è battuta da una serie di precipitazioni decisamente inconsueta, che abbassano notevolmente la temperatura, e, nell’immediato pre-partita, un temporale flagella Bastia, trasformando il campo di gioco, già allentato, in un’autentica risaia.

E’ su questa distesa di fango, punteggiata da pozzanghere, che scendono in campo l’arbitro Maksimovic ed i capitani Orlanducci e Van Kraay per decidere se giocare o meno, e dopo qualche indugio l’arbitro slavo decide per il sì.

Nonostante l’inclemenza del tempo lo stadio è stracolmo, e l’ambiente letteralmente al calor bianco.

Sedicimila spettatori, secondo le cifre ufficiali, si assiepano sulle tribune del piccolo stadio “Armand Cesari”, i biglietti si sono esauriti subito, bruciati in qualche ora di prevendita.

Bastia è invasa da còrsi provenienti da tutta Europa, moltissimi sono quelli rimasti senza biglietto che devono accontentarsi di respirare quell’aria e poter dire “io c’ero” in quella sera in cui Bastia è, per qualche ora, la capitale calcistica europea.

Cahuzac, che deve fare a meno del solo difensore Marchioni, rinuncia ancora a Félix, conferma Larios e affianca a Rep due elementi veloci e leggeri come Krimau e l’ala alsaziana Mariot.

I “panzer” del PSV sembra debbano fare un sol boccone degli avversari, specialmente su un terreno così pesante ed adatto alle loro caratteristiche, che, al contrario, sembra fatto apposta per limitare quelle dei “bleus” .

Invece l’avvio della gara è tutto per i còrsi del Bastia che attaccano a pieno organico.

I giganti olandesi sembrano piantati nel fango, mentre “les bleus” volano su quella risaia e impegnano Van Beveren a più riprese.

Il portiere olandese è formidabile soprattutto nel trattenere sempre il pallone, impedendo così agli attaccanti còrsi di concludere pericolosamente sulle ribattute.

Nonostante il fango e le pozzanghere, Van Beveren ferma tutte le conclusioni dei còrsi che su quel terreno infame riescono, miracolosamente, a giocare un football brillante e veloce, ma inevitabilmente dispendioso.

Quando, dopo un primo tempo esaltante, “les lions de Furiani”, che mai come quella sera giustificano il loro soprannome, sono costretti a tirare il fiato, il PSV, spaventato forse da tanta vivacità e determinazione, si limita a controllare il gioco per portare a casa lo 0-0 e solo in qualche occasione mette in difficoltà la difesa còrsa.

Nella ripresa il Bastia, già provato dall’immane fatica di produrre gioco su un terreno simile, si trova anche ad attaccare nella metà campo in condizioni peggiori.

A nulla vale l’inserimento di un altro attaccante, l’esperto Félix, gli olandesi fanno muro e, favoriti dal terreno, punzecchiano in contropiede rendendosi pericolosi.

L’area olandese è un lago di fango dove il pallone diventa incontrollabile appena tocca terra dove, o schizza via, oppure si blocca all’improvviso.
Nonostante ciò “les bleus” fanno uno sforzo immane e arrivano a sfiorare il gol del trionfo con una punizione di Papi che Van Beveren neutralizza.

Al fischio finale, gli undici “lions de Furiani”, coperti di fango, salutano il pubblico che tributa loro un’autentica ovazione e li invita ad un giro di campo celebrandoli come vincitori ed , la gente sciama felice verso Place San Nicolas per l’ultima notte di festeggiamenti.

La favola, tuttavia, è arrivata alla fine.

Quindici giorni dopo, il Bastia, seguito da cinquemila irriducibili tifosi, gioca un’altra gara coraggiosa nello splendido impianto di Eindhoven, su un terreno che sembra un biliardo ed in una serata tiepida, decisamente inconsueta per il clima primaverile olandese.

E’ la classica gara di troppo.

La differenza dei valori in campo, non più mascherata dall’entusiasmo e dalla freschezza, appare evidente.

I calciatori del Bastia sono stanchi.

La meravigliosa cavalcata europea e l’impegnativo campionato francese, dove si sono mantenuti nelle prime posizioni, hanno lasciato il segno, così come la delusione per il pareggio dell’andata.

Per una ventina di minuti la difesa regge ai continui attacchi del PSV che passa con Willy Van de Kerkhof, bravo a sorprendere il portiere Hiard, forse troppo avanzato, con un maligno tiro da lontano .

Il Bastia vacilla, ma attinge alle ultime energie ed al suo smisurato amor proprio e reagisce attaccando il gigante nella sua stessa tana.

Il PSV è sorpreso, rallenta e decide di lasciar sfogare quegli avversari che non sembrano volersi arrendere.

Ma è un fuoco di paglia.

I còrsi sono esausti, Rep e Krimau guidano gli ultimi assalti, poi, alla ripresa il crollo è inevitabile.

Deykers, capocannoniere della Coppa UEFA, segna il suo ottavo gol dopo venti minuti di dominio assoluto e poi Van der Kuylen, pochissimi minuti dopo mette il macigno del terzo gol sulle residue, folli, speranze del Bastia e dei suoi tifosi.

In panchina, Pierre Cahuzac, si alza in piedi ed incoraggia i suoi : non vuole che un crollo vanifichi un sogno che sono riusciti a far condividere a tutta la Francia imponendosi all’attenzione, oltre che per la qualità del gioco, anche per un comportamento coraggioso ed irreprensibile sotto l’aspetto caratteriale.

Il PSV evita di infierire, il Bastia ritrova l’equilibrio e l’orgoglio che lo porta a sfiorare il gol della bandiera.

Finisce 3-0 e con quei tre gol si chiude la favola bella ed irripetibile del Bastia.




Epilogo

La “campagne éuropéenne” regala comunque qualcosa a Pierre Cahuzac ed ai suoi: parecchi dei “bleus” lasciano il loro nome sul taccuino di Michel Hidalgo, CT della Nazionale.

Claude Papi, che viene nuovamente chiamato dopo anni di assenza, parteciperà, addirittura, alla fase finale dei Mondiali in Argentina, disputando anche la partita con l’Ungheria.

Merry Abdelkrim Krimau, diventerà una stella del football marocchino, col quale arriverà a conquistare la qualificazione per la fase finale del Mondiale in Messico, otto anni dopo quegli esaltanti giorni.

Ma la favola di “quel” Bastia non può proseguire.
Larios viene subito richiamato al Saint Etienne, Johnny Rep lo seguirà di lì a poco alla ricerca di un ingaggio più ricco.

Il Bastia regge bene alle partenze, e i sostituti, fra i quali brilla il camerunese Roger Milla, si dimostrano all’altezza, tant’è che nel 1981, tre anni dopo le indimenticabili notti di “Furiani”, la società còrsa vive il suo momento più bello: “les bleus à la tète de Maure” vincono la loro prima Coppa di Francia.

Del Bastia 1978 quella sera sono presenti: Hiard, Cazes,Lacuesta, Marchioni e Orlanducci oltre al giovane Desvignes.

In quella grande conquista manca la firma di Claude Papi.

Infortunatosi seriamente, lo “stratega calvo”, come lo chiamano ormai i giornalisti francesi, deve rinunciare a parecchie gare fra cui la finalissima nella quale il Bastia batte nientemeno che i Campioni di Francia del Saint Etienne guidati da Michel Platini e nelle cui file militano Jean François Larios e Johnny Rep, due dei “lions de Furiani” di quella indimenticabile stagione.

Purtroppo Claude Papi, simbolo di quella squadra e di tutto il calcio còrso, muore improvvisamente, a soli trentaquattro anni, nel gennaio del 1983.

Una crisi cardiaca lo stronca nella sua Porto Vecchio che lo ricorda intitolandogli lo stadio.

Purtroppo lo stesso Yves Mariot, l’ala sinistra titolare, l’erede di “Drago” Dzaijc, morirà prematuramente, poco più che cinquantenne, nel 1999 dopo aver lasciato presto il Bastia.

L’altra velocissima ala, Jean Marie De Zerbi, il “liceale” che esordì contro il Newcastle, ebbe una onesta carriera che lo portò a giocare anche nelle nazionali minori, ma non è riuscito a mantenere tutte le promesse.
Attualmente è allenatore in seconda del Saint Etienne.

Pierre Cahuzac, l’uomo che aveva costruito e guidato con il pugno di ferro quella squadra se ne va presto.

L’uomo non è facile.

Il suo stile di gestione dello spogliatoio, spesso al limite dello scontro fisico, non ha più l’appoggio della dirigenza e molti calciatori sono apertamente in rotta con lui.

Cahuzac torna a Tolosa dove riporta la società in Prima Divisione e rimane fino alla fine dell’83.

Curiosamente, proprio mentre ha deciso di lasciare la panchina, viene chiamato su una delle più prestigiose del calcio francese quella dell’Olympique Marsiglia dove deve gestire la squadra traghettandola, con i suoi metodi, alla fine di un campionato iniziato con l’esonero dell’allenatore Gransart dopo poche, sfortunate, giornate.

Dopo quell'ultima esperienza che non lo gratifica, Cahuzac smette di allenare a soli 57 anni.

Di lui si perdono le tracce.

Da allora sparisce.
E' tornato nella sua terrana tale,dove ive, dicono, una vita riservata, lontano da un calcio divenuto miliardario e che non sente più suo, un ambiente col quale ha pochissimi rapporti.

Il suo nome torna fuori quando, a 76 anni, muore a Lampaut il 30 agosto del 2003 e qualcuno si ricorda di lui e di quelle lontane, ma indimenticabil, notti a “Furiani”.



Applausi.