lunedì, dicembre 26, 2005

Omaggio a un Campione

A due mesi dalla sua scomparsa.
Sergio Cervato.
Cervato, qui foto ,nel calcio è stato un grande, anzi, un grandissimo.
E' stato, tanto per cominciare, uno dei primi terzini definiti, quasi con sospetto, "tecnici", uno che sapeva davvero dare del tu al pallone e non pensava per prima cosa a picchiare.
Fu definito "l'erede di Maroso", tanto per gradire.
E non era, all'epoca, cosa da poco.
Nella Fiorentina, dov'era arrivato nel 1948 dal Bolzano, era rimasto per undici stagioni, collezionando 316 maglie viola con 31 reti e risultando uno dei pilastri del primo scudetto.
Bernardini gli affidava nominalmente il ruolo di terzino d'ala, ma, in realtà, sfruttando il suo prodigioso senso del gioco e della posizione, Cervato agiva da "libero" nascosto per non macchiarsi di "catenaccio".
Così com'era accaduto a Virginio Rosetta con Berto Caligaris, nella Juve del quinquennio, e a Virginio Maroso con Dino Ballarin nel "Grande Torino", la classe e la calma olimpica di Cervato compensavano la fisicità e l'irruenza dell'acrobatico Magnini.
Tanto l'uno era capace di interventi acrobatici, quanto l'altro intuiva e preveniva le traiettorie del pallone, catturandolo e poi impostando il gioco con rilanci precisi.
I palloni colpiti da Cervato, difficilmente finivano in tribuna, quasi mai i suoi interventi conoscevano la frenesia, quasi sempre, invece, erano un esempio di tempestività e di misura.
Magnini e Cervato, quindi, si integravano alla perfezione, e nella storia del nostro calcio rappresentano l'anello di congiunzione fra l'epoca di Rosetta-Caligaris, Foni-Rava e Ballarin-Maroso e quella di Burgnich-Facchetti e, poi, di Gentile-Cabrini .
Nonostante la sua lunga militanza nella Fiorentina Cervato, tuttavia, non fu solo viola.
Nel 1959 il presidente Befani, per ragioni mai del tutto chiarite, lo cedette nientemeno che alla Juventus, dalla quale era arrivato l'anno prima il giovane Robotti.
In maglia bianconera, Cervato, giocò a fianco di Charles e Sivori e vinse due scudetti ed una Coppa Italia confermandosi specialista nei calci piazzati, in particolare punizioni e rigori.
Il suo tiro, infatti, era potentissimo, devastante.
Sui calci da fermo, fra i difensori, è stato forse il miglior specialista italiano di tutti i tempi e i portieri lo temevano, come e più degli attaccanti dell'epoca, quando si apprestava a trasformare un rigore.
Il rigore "alla Cervato" era un classico e c'era chi si preoccupava, più che di parare, di non essere colpito.
Difficile era anche trovare dei volontari per formare la barriera quando gli veniva affidato un i calcio di punizione.
La sua battuta, pulita e precisa durante le normali fasi di gioco, diventava un deterrente in quei momenti.
Cervato calciava senza dar l'impressione di sforzarsi, ma il pallone una volta colpito semrava uscisse dalla bocca di un cannone ad alzo zero.
La sfera, senza essere viziata da effetti di sorta, percorreva una traiettoria quasi rettilinea e, se non devastava il muro umano, difficilmente poteva essere intercettata dal portiere.
Verrà ricordato in molti modi, Sergio Cervato, ma io credo che il più bel complimento al calciatore lo abbia fatto una volta il grande Omar Sivori :- "Vorrei avere il piede destro di Cervato"- disse.
E non scherzava.

Guido Martinelli