martedì, dicembre 20, 2005

Tuta...e scarpette !

Tuta, il fenomeno della Laguna di Germano D'Ambrosio
Il 22 Ottobre 1998 fa la sua comparsa sulle cronache di mercato un brasiliano come tanti: il suo nome è Moacir Bastos Tuta, è un attaccante, e arriva al Venezia dall’Atletico Paranaense, con un ruolino di marcia che recita 19 gol in 36 partite. Niente male per un ventiquattrenne. L’affare messo a segno dai lagunari viene preso sottogamba, anche perché questo Tuta sembra essere spuntato fuori dal nulla: nessuno lo conosce, nessuno prima di quel momento lo aveva seguito. Ma il brasiliano, che lotta per una maglia da titolare insieme a gente come Maniero, Recoba e Schwoch, si mette subito in mostra: gol e spettacolo in Coppa Italia contro la Juventus, poi altro capolavoro balistico in Campionato contro la Lazio. Due gol in due partite: per i tifosi veneti, tanto basta. Tuta diventa in pochi giorni il “fenomeno della Laguna”: la stampa fa a spintoni per intervistarlo anche mentre passeggia per la città, quella città che ora è ai suoi piedi. Tutti, in fondo, vogliono illudersi di avere un proprio Ronaldo da coccolarsi (mentre quello vero, nel frattempo, fa impazzire i tifosi dell’Inter). Il giocatore, in verità, campa un po’ di rendita, fino a quel maledetto 24 Gennaio 1999, partita Venezia-Bari. C’è nebbia in Laguna, ma non tanta da impedire a Tuta di vedere la porta e segnare, al 45° del secondo tempo, un inaspettato 2-1 dopo che la partita si era trascinata stancamente sul pareggio per tutti i novanta minuti. Nel tunnel che porta agli spogliatoi nasce quasi una rissa: i giocatori del Bari sono indiavolati, ma anche quelli del Venezia non sembrano poi contentissimi del gol messo a segno. Anzi, tutt’altro. La domanda nasce spontanea: ma non è che per caso ci si era messi d’accordo su un 1-1 che, in fondo, stava bene ad entrambe le squadre? Dietrologia tutta italiana, ma è pur sempre la prassi e ci siamo abituati: non ci è evidentemente abituato Tuta, il quale candidamente dichiara: “Maniero mi ha detto che non dovevo segnare perché era meglio che la partita finisse 1-1”. Il pasticcio è fatto. Zamparini e lo stesso Maniero gettano acqua sul fuoco e puntano sulla scarsa comprensione della lingua italiana da parte dell’attaccante, ma ormai la stampa si è scatenata e viene aperta anche un’inchiesta per sospetto di combine da parte della magistratura. Ovviamente, il tutto svanisce in una bolla di sapone. Ma ormai l’ingenuo Tuta ha le ore contate: gli resta giusto la soddisfazione di un gol a San Siro contro il Milan (partita persa comunque 2-1), gioia comunque non da poco. Se ne va da Venezia uscendo dalla porta di servizio, e gli sportivi appassionati ne perdono completamente le tracce. Che il calcio lo abbia ostracizzato per lo “sgarro” effettuato è cosa evidente: ma lui comunque continua a fare il suo mestiere al Vitoria Bahia, al Palmeiras ed al Flamengo, in patria. A Gennaio 2002 prova di nuovo la trasvolata, stavolta in Ucraina, alla Dinamo Kiev del dopo-Shevchenko. Poi la parabola discendente prosegue addirittura in Corea del Sud, con la maglia dell’Anyang Ceetahs, dove tuttora gioca ed è consacrato. Noi auguriamo le migliori fortune a questo brasiliano che, quasi come l’Aristoteles del culto del trash “L’allenatore nel pallone”, è uscito dal calcio italiano così com’è entrato, in punta di piedi. Ma ha lasciato una traccia, e che traccia. E ci resta la curiosità: se quel gol contro il Bari, per qualche ragione, non fosse mai esistito…
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