martedì, dicembre 13, 2005

Uomo e Campione.

Trenta maggio 1984, allo stadio Olimpico la Roma guidata da Liedholm perde la finale di Coppa dei Campioni, sconfitta ai calci di rigore dal Liverpool, per quella che ancora oggi resta la più cocente delusione della storia giallorossa. Trenta maggio 1994, il capitano di quella grande Roma, Agostino Di Bartolomei, si uccide con un colpo di pistola al cuore nella sua villa a San Marco di Castellabate, in provincia di Salerno.
Per certi versi infatti è stata quella finale l'ultima vera partita di Agostino, costretto poi a lasciare Roma e la Roma, a terminare altrove la sua carriera (Milan, Cesena, Salernitana). Chissà che il ricordo di quella sconfitta arrivata nell'occasione più importante, sia riaffiorato nella mente di "Ago" quella mattina di primavera di undici anni fa, quando uno sparo, quasi fosse il triplice fischio di un arbitro, ha messo fine alla sua partita con la vita.
Una morte che ha colto tutti di sorpresa, lasciato tutti nello sgomento, mostrato la fragilità del campione davanti al "buco nero" che spesso si apre una volta appesi gli scarpini. Una scuola calcio fondata nel paesino di San Marco, con qualche problema economico, ma con la passione di lavorare con i giovani, nel cuore però sempre vivo il desiderio di tornare nel calcio che conta, come allenatore o dirigente, magari nella "sua" Roma; tanti contatti, progetti, promesse non mantenute, nessuno disposto ad offrirgli nulla, a lui così timido per chiedere qualcosa in modo diretto. Il giorno dei funerali la moglie Marisa si sfoga contro il mondo del calcio che ha chiuso la porta in faccia ad Agostino, dimenticandosi di quanto lui avesse fatto in campo da protagonista, «un mondo a cui lui ha dato tutto, che l'ha vigliaccamente tradito». Da quel giorno tutti quelli che lo conoscevano si sono interrogati almeno una volta sul loro rapporto con Agostino, hanno rivissuto mentalmente l'ultimo incontro o l'ultima conversazione telefonica, hanno provato invano a cercare un perché ad una tragedia che ha segnato la coscienza di molti. Le riflessioni e le testimonianze raccolte nel libro tracciano l'inedito ritratto di un uomo apparentemente schivo e certo poco avvezzo ai riflettori, ma legato in maniera indissolubile ai colori giallorossi.

E' la storia di "un campione troppo solo" (così titolava il commosso pezzo di Giorgio Tosatti sul "Corriere della Sera" all'indomani della morte), ma troppo orgoglioso per mostrarsi debole. E' la storia di un campione e della sua città, dai campetti dell'oratorio a Tormarancia al provino per entrare nelle giovanili della Roma sotto gli occhi del "mago" Herrera, dall'esordio in prima squadra all'incontro con il suo "maestro" Liedholm, dalla vittoria dello scudetto con la maglia giallorossa e la fascia di capitano al braccio alla sconfitta per eccellenza contro i "Reds". Lo scorso anno all'ex capitano romanista è stato intitolato un viale proprio nel quartiere della capitale, un ricordo affettuoso per l'uomo, quasi un riconoscimento ad un calcio perso per sempre.

Agostino Di Bartolomei (Roma, 8 aprile 1955 - San Marco di Castellabate (Sa) 30 Maggio 1994), Altezza: 180 cm. - Peso: 71 Kg. centrocampista.

Crebbe come campione vicino Tor Marancia, nel quartiere in cui era nato, nell'Oratorio S. Filippo Neri. Passò alla Roma giovanissimo, e si fece subito notare per la sua eccellente tecnica di gioco, entrando presto nella prima squadra della Roma.

Nel 1972 (stagione 72/73), giocò la sua prima partita in casacca giallorossa.

Nel 1975 andò in prestito al Vicenza, dove fece esperienza pronto a rientrare alla Roma per ricoprire un ruolo primario. Dalla stagione 76/77 Agostino Di Bartolomei diventò titolare inamovibile della Roma.

Con il ritorno di Nils Liedholm alla guida dei giallorossi, Di Bartolomei divenne il leader della squadra. Negli anni '80 raggiunse l'ambito ruolo di capitano della Roma. La stagione 1983/84, caratterizzata dalla sconfitta contro il Liverpool in finale di Coppa dei Campioni, fu l'ultima in giallorosso per Di Bartolomei. Successivamente militò nelle file di Milan, Cesena e Salernitana.

Centrocampista forte tecnicamente e fisicamente roccioso, faceva della visione di gioco abbinata alla potenza la sua arma vincente. In possesso di un tiro potentissimo, usava battere punizioni e rigori con una percentuale altissima di realizzazione. Non essendo molto veloce, sostituiva questa sua carenza con il senso della posizione in campo. Regista di assoluta classe, ha guidato in particolare Roma e Milan da assoluto leader di centrocampo.
In 11 stagioni con la Roma, conquistò tre Coppa Italia e uno Scudetto, nella stagione 1982/83, siglando 7 reti.
Agostino Di Bartolomei giocò con la Roma 237 gare, segnando 50 gol.

Ciao Grande Dibba.

Foto qui.