domenica, gennaio 22, 2006

28 anni fa..circa...


Italia-Argentina occupa un posto speciale nella bacheca dei miei ricordi.
Si giocava con quel bellissimo pallone che era il Tango della Adidas.
Si giocava una partita affascinante..da una parte i padroni di casa e dall'altra
noi, tutti in campo con i ragazzi di Bearzot.
La Nazionale era la Nazionale, non c'erano le puttane del calcio di adesso e io avevo 14 anni, e il tifo incondizionato ed entusiasta mi sembrava allora un dovere, leggere e sentire che partivamo per un'avventura destinata al disastro mi sembrava un insulto inaccettabile. Però un pochino il complesso d'inferiorità me lo sentivo addosso anche io. Non c'erano gli stranieri allora nel nostro campionato, ed io come detto ero troppo piccolo per ricordarmi di quelli che avevano affollato la serie A nei Sessanta.Li scoprivo settimanalmente sulle pagine del Guerin Sportivo di Cucci, Rognoni, Alfredo Maria Rossi. Nelle Coppe, da un po' di tempo, venivamo regolarmente legnati - la Uefa alla Juventus l'anno prima sembrò un piccolo miracolo e la doppia finale contro il Bilbao di Dani e C. rimane ancora nei miei occhi.
Nomi altisonanti come Blokin, Keegan, Neeskens risuonavano tremendi e misteriosi nelle nostre teste. Idoli da emulare con la maglia della squadra del mio quartiere, su ca mpi in ghiaia o peggio in terra battuta. E cosi' i miei colpi di testa in tuffo piu' che rappresentare un pericolo per le porte avversarie erano un vero e proprio pericolo per le mie ossa. E giu' sbucciature, distorsioni e fratture mentre mi avventavo sui palloni tesi in area volando nel nome di Bobby goal che mi aveva fatto innamorare con un poker nel 6 a 1 alla Finlandia durante le qualificazioni a questo benedetto mundial argentino.
Per come la vedevo io, uno che si chiamava Fischer o Roberto Dinamite doveva per forza essere più forte di uno come Bellugi o Graziani, e Rivelino, Cruyff, Lato, Deyna erano delle autentiche divinità.
Insomma, era successo che l'Italia andò ai Mondiali battendo l'Inghilterra per 2-0 ed escludendola dalla competizione. Una vittoria storica, e il temutissimo Keegan era sembrato poca cosa. Ma di certo era perché non gli andava, pensavo, ti pare che si spreca a giocare bene contro di noi.

A dicembre ci furono i sorteggi. Non so bene perché ma insieme alle quattro teste di serie ve n'era una quinta, una "mezza" testa di serie, l'Italia, che venne inclusa d'autorità nel girone dell'Argentina. A completare il gruppo 1, Francia ed Ungheria. Con la Francia era stata organizzata un'amichevole che non fu disdetta, e si giocò in febbraio. Dei francesi si dicevano mirabilie, in particolare di un tale di origini italiane che segnava un gol ad ogni punizione, manco fossero rigori. La partita finì 2-2, la Francia apparve superiore all'Italia e il tale segnò due volte su due punizioni: un gol gli fu annullato e allora qualche minuto dopo pensò bene di rifarlo tale e quale. Molto italianamente, si tributarono applausi al tale, ma si cominciò anche a dubitare delle capacità del nostro 36enne portiere, e financo si disse che non ci vedeva bene: e da lì ad estendere le critiche alla squadra tutta e al suo condottiero il passo fu davvero breve. Nessuno voleva accettare quanto fosse forte e capace Michel Platini. A colmare la misura giunse l'orrenda amichevole, l'ultima, contro la Jugoslavia, uno 0-0 il cui ricordo principale è la valanga di fischi che l'Olimpico tributò ai nostri calciatori. Insomma si partiva per l'Argentina col peggior viatico e con la sensazione di dover tornare molto presto e con le ossa rotte.

Spesso si è descritto Bearzot come un conservatore testardo, ma lui intuì quali fossero i problemi di quella squadra. Tolse Maldera e Graziani e inserì i giovanissimi Cabrini e Rossi, rivelazioni del campionato appena concluso. L'Italia, dopo un inizio da brivido - fuga del folletto Didier Six sulla fascia, errore di Scirea e gol di Lacombe , Francia 1 Italia 0 dopo 38 secondi - mostrò un gioco fresco e brillante, che sorprese tutti. Rimontò e vinse con zampate feline di Rossi e Zaccarelli e qualche giorno dopo liquidò con un bel 3-1 gli ungheresi e ricordo ancora il gol di Benetti.
Altrettando fecero gli argentini e l'ultima partita del girone metteva di fronte due squadre già qualificate. Bearzot pensò a qualche cambio, ma pare che i titolari, per questioni di prestigio - e di premi - si opposero: il buon CT, cui la gratitudine non faceva difetto, mise allora in campo la stessa squadra che aveva così ben figurato in precedenza.

Si giocava alle 0,15, ora italiana. Notte fonda, per me a quell'epoca, impensabile aspettare sveglio. Andai a letto un po' più presto del solito, con la promessa di essere svegliato a mezzanotte in punto. La televisione accesa a quell'ora era un po' inquietante, quando di solito da un pezzo erano andate in onda le note misteriose ed ammonitrici di Roberto Lupi assieme alla scritta "Fine delle Trasmissioni". Ci pensò la voce di Nando Martellini a rendere più familiare e consueta l'atmosfera.
L'Argentina era una squadra buona ma non eccezionale, e vinse quel Mondiale perché lo volle fortemente, e con ogni mezzo. All'epoca, non sapevo di questo e nemmeno di Videla, e così assistevo con terrore alle giocate di Kempes, Bertoni, Ardiles, Tarantini (anche Menotti aveva schierato tutti i migliori). Però i nostri timore reverenziale non sembravano averne, e la partita apparve subito molto equilibrata: non eccezionale sotto il profilo dello spettacolo, ma agonisticamente viva e questo bastava. Ricordo un orribile fallo di Benetti su Gallego e altre legnate senza risparmio, come usava all'epoca.

Finì il primo tempo, 0-0. Nell'intervallo, niente telegiornale, niente pubblicità. La Rai riempì quel quarto d'ora con un cartone animato, e che cartone!, l'animazione della Gazza ladra di Rossini di Emanuele Luzzati, quello della sigla iniziale dell'Armata Brancaleone, per capirci. Un'altra deliziosa chicca di quella magica notte.
Nel secondo tempo gli Azzurri giocarono ancora meglio, e a metà della ripresa una splendida combinazione Rossi-Bettega, che come dice Galeano "disegnarono un triangolo perfetto", mise Penna Bianca di fronte a Fillol, che fu infilato con un bel tocco di piatto.
L'Italia vinse la partita e il suo girone, diventando a pieno diritto la vera rivelazione del Mondiale con qualche azzardo dei più ottimisti su una possibile vittoria finale. Gli argentini, schiumanti rabbia, furono costretti ad emigrare a Rosario e a giocarsi l'ingresso in finale col Brasile, sul quale prevalsero con le buone - corrompendo il portiere peruviano, argentino naturalizzato, Quiroga, che si fece infilare sei volte nell'ultima partita, appositamente posticipata per conoscere il risultato dei brasiliani - e con le cattive, riuscendo a impattare 0-0 coi verdeoro in quella che più che una partita fu un campionario di falli orrendi e calcioni senza pietà, da una parte e dall'altra.

La mattina dopo Italia-Argentina mi precipitai a fregare i giornali a chi di solito in famiglia li comprava, ansioso di leggere e condividere i commenti alla bella vittoria, ma rimasi deluso dal non trovare nulla... Beata ingenuità.

Effe Lipper per Fondazione Bonarda.

2 Comments:

Anonymous Carmendgl11 said...

Buongiorno Fondazione

10:53 AM  
Blogger Fondazione Bonarda said...

buongiorno tesori'..dormito bene?

12:10 PM  

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