venerdì, gennaio 27, 2006

Bobby goal


Roberto Bottega,o “Bobby-Gol”,o “Cabeza Blanca”,per i suoi capelli incanutiti in gioventù.Una carriera da giocatore ,e poi da dirigente,spesa (quasi)esclusivamente in bianconero,una bandiera,la dimostrazione di come,talvolta,si avverino.Nato a Torino il 27 dicembre del 1950,di origine friulana,come molti della prima immigrazione a Torino,cresce nelle giovanili della Juve,sognando la casacca numero 9 di John Charles,il “gigante buono”,suo idolo.Dopo una stagione in prestito al Varese,viene ripreso in bianconero all’inizio della stagione 1969/70.La stagione è di transizione,di rinnovamento,:largo ai giovani,secondo la filosofia di Ercole “monsù” Rabitti,tecnico designato dalla dirigenza,già alla guida della Primavera(allora “De Martino”).Quella squadra di giovani,finirà seconda,dietro il Cagliari di Manlio Scopigno e Gigi Riva;il giovane Bettega comincia a giocarsi le sue carte,destando una buona impressione.Per la stagione successiva,il ragazzo viene riconfermato:Armando Picchi,succeduto a Rabitti ,costruisce attorno ad un gruppo di giovani dal radioso futuro il blocco della Juve degli anni Settanta.Cuccureddu,Capello,Spinosi,Landini..e coppia d’attacco formata da Anastasi e Bettega,il meridionale ed il nordico,sintesi perfetta della Torino che cambia:Tutto bene fino a metà stagione,poi i primi malesseri fisici ed una diagnosi:tubercolosi.Costretto ad un riposo forzato,tornerà solo la stagione successiva,la Juve lo aspetta,ed con la maglia bianconera vincerà gli scudetti 1971/72 e 72/73,conoscendo però la prima delusione perdendo la finale di Coppa Campioni 1973 al cospetto dell’Ajax.In nazionale Bettega è chiuso da Riva e Chinaglia,Valcareggi non lo convoca per i mondiali ’74 in Germania.Saranno Bernardini prima,e Bearzot poi,a lanciarlo in azzurro.Dopo l’esordio a Helsinki nel 1975,da ricordare il gran gol in tuffo in Italia –Inghilterra del 17/11/76,e il poker di gol al Comunale di Torino contro la Finlandia (6-0 complessivo).Mentre in bianconero il palmares si arricchiva ulteriormente,con gli scudetti del 1974/75,1976/77 e 1977/78,e con la Coppa Uefa 1977.Ai mondiali d’Argentina del ’78,Bettega è protagonista assoluto:un suo gol ci permette di battere i ,futuri campioni del mondo, padroni di casa.L’Italia di Bearzot finisce quarta,ma a detta di tutti praticando il gioco più spettacolare.

Negli anni successivi,vince lo scudetto ancora nel 1981 e nel 1982:l’anno dei mondiali,che purtroppo però deve saltare,a causa di un grave infortunio rimediato in uno scontro con il portiere dell’Anderlecht Munaron.Bearzot prova ad aspettarlo fino all’ultimo,poi è costretto a convocare Paolo Rossi,al rientro dopo due anni di squalifica per il caso scommesse:come è finita è scritto nella storia.Rossi,gli toglie pian piano anche il posto in squadra.L’ultima stagione in bianconero si chiude con l’amara sconfitta di Atene in finale di Coppa Campioni.Rifiutando qualsiasi offerta in Italia,Bettega preferisce emigrare in Canada,accettando l’offerta dei Blizzard di Toronto.Quando stava maturando però l’ipotesi del ritorno in Italia(Braida lo chiama all’Udinese),l’ennesimo,l’ultimo,colpo del destino:lo schianto in autostrada nei pressi di Santhà,sull’A4.Bettega decide di smettere defintivamente col calcio giocato,e diventa commentatore sportivo per Fininvest,si dice,per aprire un “fronte” bianconero in casa Berlusconi.Si dedica ad attività extracalcistiche,come l’azienda di trasporti di famiglia.Mentre è impegnato nella realizzazione del primo Mac Donald’s a Torino,siamo nel 1994,arriva la chiamata di Umberto Agnelli:Per la restaurazione del dopo Boniperti,gli viene affidato il ruolo di vicepresidente,e gli si affiancano Girando(ex amministratore Sestrierès),e Moggi(direttore tecnico).Nasce la famigerata “triade”.Insieme,i tre decidono di affidare la guida tecnica della squadra a Marcello Lippi,aprendo il ciclo di una serie di successi incredibile.Da dirigente,Bettega sfata l’incubo che lo aveva tormentato da calciatore:accade la sera del 22 maggio del 1996,quando dopo 120’ tiratissimi e i rigori,la sua Juventus batte proprio l’Ajax nella finale di Champions.Da dirigente,pragmatico ma attaccato alla storia della società che lo ha visto crescere,porta la Juve nell’elitè del calcio mondiale,sui campi di gioco ,non dimentichiamolo,sulle scrivanie.Non è facile vincere cinque scudetti,una Champions League,una Supercoppa Europea,ed una Coppa Intercontintale,senza svenarsi economicamente.Attualmente ricopre la carica di vicepresidente vicario del G-14,cioè l’unione dei club più potenti e famosi d’Europa.