venerdì, gennaio 27, 2006

Bologna 1963-64 Lo scudetto-prima puntata


Prefazione
"Il veleno e il paradiso"

Secondo molti in quella stagione il calcio cambiò profondamente.
Qualcuno azzarda addirittura che quell'anno il calcio, il compagno delle "domeniche della buona gente", perse improvvisamente la sua innocenza.
L'iconografia delle tavole di Walter Molino sulla "Domenica del Corriere", o le pagine ingiallite di qualche vecchio quotidiano ci riportano un clima che, per noi abituati agli eccessi biscardiani, sembra quasi incredibile.
Stadi pieni, incidenti pochi, al massimo qualche salutare scazzottata.
Poche anche le polemiche, pochissime quelle non legate alla tattica.
Eppure quell'anno cambiò qualcosa, il calcio uscì prepotentemente dal rettangolo verde e riempì le aule dei tribunali, molti anni prima dello scandalo del "totonero".
Sarebbe passato alla storia come l'anno del "doping", trenta e più anni prima delle esternazioni di Zdenek Zeman, ma fu anche una vicenda di grande calcio. Un calcio giocato da una fioritura di talenti con pochi paragoni nella storia del calcio italiano che si avviava a dominare la scena europea e mondiale con l'Inter di Moratti ed Herrera.
Proprio l'Inter di Moratti, regina di una Milano non ancora "da bere", ma sempre più stretta nei panni di "capitale morale", si contrapporrà al Bologna, più "paesano", allenato da Fulvio Bernardini, in una sfida da romanzo d'appendice in cui non mancheranno i colpi di scena, e i momenti drammatici.

L'inizio della storia
Antefatto
La storia del nostro massimo Campionato a girone unico (vale a dire le edizioni dal 1929-30 ai giorni nostri) ha visto assegnare lo scudetto attraverso una gara di spareggio solo nell'annata 1963-64 che sarebbe passata poi alla storia come una delle più burrascose e delle più ricche di polemiche che si ricordi, tanto che quello non è ricordato come "lo scudetto dello spareggio" ma come "lo scudetto del doping".
"Dondolo" Nielsen

La squadra che giocava "…come si gioca in Paradiso !"
In quel Campionato si mettono in luce tre squadre su tutte : il Milan Campione d'Europa in carica (e prima squadra italiana ad aver conquistato la Coppa dei Campioni battendo a Wembley il Benfica) che aveva divorziato da Rocco , l'Inter Campione d'Italia e futura Campione d'Europa ed il Bologna del presidente Dall'Ara e di Fulvio Bernardini, una squadra dal gioco spumeggiante e ricca di calciatori brillanti e talentuosi come Bulgarelli, Haller, Pascutti, Fogli, Nielsen e con in porta uno dei migliori estremi difensori della storia del nostro calcio: il mantovano William Negri detto "Carburo". Da qualche anno il Bologna era una piacevole realtà del nostro calcio. Una squadra ammirata e stimata anche dagli avversari per il suo gioco brillante ed aperto, in contrapposizione, palese ed a volte stridente, con il "difensivismo", o ancora di più, col "catenaccio".
Proprio il Bologna, quindi, ed il suo tecnico, Bernardini, diventano inevitabilmente, anzi automaticamente l'esempio da contrapporre al calcio difensivista del Milan di Nereo Rocco e Gipo Viani, e dell' Inter di Helenio Herrera.
Specialmente Fulvio Bernardini, allenatore colto e di ottima dialettica, sfrutta questa situazione non perdendo occasione per mettere in risalto le prestazioni spumeggianti del suo Bologna nei confronti del calcio, spesso avaro, anche se micidiale, delle milanesi.
Dopo una clamorosa vittoria ottenuta l'anno prima contro il Modena, Bernardini, autentico esteta del calcio, negli spogliatoi si era lasciato andare esclamando addirittura, riferendosi al gioco del Bologna :- "così si gioca solo in Paradiso !"
E quella frase del "Dottore", così lontana dal suo modo misurato di esprimersi, era diventata una "griffe" per i rossoblù che per tutti si identificavano ne "la squadra che gioca come si gioca solo in Paradiso". In effetti il Bologna aveva, a detta di chi l'ha visto, un impianto di gioco formidabile e rappresentava l'antitesi del "calcio all'italiana" che aveva la sua massima espressione, appunto, nell'Inter di Helenio Herrera, bloccata sulla formidabile difesa orchestrata da Picchi, e sul micidiale contropiede ispirato dai lanci di Suarez e Corso e mirabilmente finalizzato dalla velocità di Jair e Sandro Mazzola.
Naturale che, poiché anche il Milan aveva le stesse caratteristiche dell'Inter, si creasse un "dualismo" fra la "scuola italiana" appoggiata dai giornali milanesi e il resto dell'Italia (segnatamente il centro-sud dove Bernardini a Roma e Firenze aveva lasciato un grande ricordo) che propendeva spassionatamente per il Bologna.

continua...

da postadelgufo.it