lunedì, gennaio 30, 2006

Bologna 1963-64 Lo scudetto-quarta puntata


Proprio durante una di queste riunione Renato Dall'Ara, Presidentissimo del Bologna, da prima della guerra, muore stroncato da un infarto fra le braccia di Angelo Moratti. Mancano solo tre giorni allo spareggio.
Renato Dall'Ara è un personaggio unico, sono celebri i suoi sfrondoni grammaticali come il latinismo "sine qua non", tradotto in "siamo qua noi", oppure il leggendario "sit ben daun, si metta bene a sedere", rivolto ad un ospite inglese in visita al Bologna Calcio.
Alcune malelingue hanno sostenuto, basandosi sulla sua acclarata avarizia, che il cuore gli aveva ceduto mentre in Lega si parlava dei premi, ascoltando la cifra che Moratti, autentico mecenate senza pari quando si parlava di cordoni della borsa da allentare, era disposto a pagare in caso di vittoria interista nel Campionato dopo quella già ottenuta in Coppa dei Campioni, a Vienna col Real Madrid, battuto per la primissima volta da una squadra italiana.
L'Inter era arrivata: Herrera l'aveva spremuta per eliminare i tedeschi in semifinale e trionfare poi al Prater sugli spagnoli, il Bologna invece, raccontano le cronache, aspettò la partitissima in un comodo ritiro presso Roma con il caloroso abbraccio dei tifosi romani che, specialmente per la presenza di Bernardini ex idolo di Testaccio, si erano schierati dalla parte del Bologna.


Ho rivisto "lo spareggio" qualche anno fa ritrasmesso da RaiTre in un rievocazione delle più memorabili partite mai giocate (Italia-Germania 4-3, Inter-Real ecc. ecc.) e mi ricordo un calcio diverso, lento, con gente libera di calciare la palla ed un ritmo pacato, ma soprattutto mi ricordo i calciatori dell'Inter, da subito, sopraffatti dal caldo, boccheggianti.


Vinse il Bologna 2-0 con un gol di Fogli su punizione (deviazione di Facchetti in barriera) ed il raddoppio di Nielsen, in contropiede, su lancio smarcante ancora di Fogli, autentico mattatore di quell'afoso pomeriggio romano.

Tatticamente vi fu una clamorosa sorpresa : Bernardini , l'uomo in antitesi col catenaccio, rinunciò al bomber Pascutti per inserire un terzino, la riserva Capra, come "ala tornante".
Fu, giudicandolo a posteriori, un capolavoro tattico, mascherato da impellente necessità.
La mossa sorprese l'Inter che non si aspettava un Bologna "coperto" ed Herrera era famoso per non cambiare mai durante il gioco, per la disperazione dei suoi giocatori.
Fatalmente i nerazzurri si trovarono messi male in campo contro un avversario che, con loro somma sorpresa, non li attaccava ma aspettava che a sbilanciarsi fossero loro.
Qualcuno, in quella trasmissione rievocativa di cui ho detto, raccontò che molti sul campo si raccomandarono a Picchi, autentico allenatore in campo, di cambiare qualcosa prima che fosse troppo tardi :- "Io un cambio proprio nulla" - dicono rispondesse il povero Picchi con il suo inconfondibile accento livornese - " se vol cambiare, che cambi qui' testone in panchina, che fa bene altro che lui !". Ma forse questa è un'altra delle leggende del calcio.

da posta del gufo.it

Nella foto: "Dondolo" Nielsen batte Sarti e chiude il conto: Bologna-Internazionale 2-0.