giovedì, gennaio 26, 2006

a centrocampo...Claudio Merlo.


Cresciuto calcisticamente nella Tevere Roma, celebre formazione della capitale, città nella quale nacque il 7 luglio 1946, Claudio Merlo passò presto alle giovanili viola con cui vinse un Torneo di Viareggio e proprio nella Fiorentina esordì il 12 dicembre 1965 a Milano in un Inter-Fiorentina terminato 0-0.
Emerse come uno dei vari figli putativi di Beppone Chiappella che lo lanciò come mediano di spinta in una squadra dalla giovanile irruenza.
Merlo aveva i piedi buoni e in un'epoca di grandi centrocampisti italiani riuscì a ritagliarsi il suo spazio.
Il 1966 fu un anno dolce-amaro. Dopo le vittorie della Mitropa e della Coppa Italia con la Fiorentina, l'alluvione d'autunno colpì pesantemente il capoluogo toscano e l'animo della gente.
Nel 1966-67 era ormai un titolare inamovibile anche se i 4 gol segnati nella stagione d'esordio rimasero un unicum nella sua carriera.
Il vizio del gol si centellinò nel corso degli anni arrivando solo a un massimo di 3 reti in campionato.
Con la Fiorentina visse la seconda metà degli anni '60 in grande spolvero con piazzamenti dignitosi e lo scudetto numero 2 nel 1968-69 da autentico cursore del centrocampo dove insieme a lui brillò la stella di Esposito.
Grande uomo di interdizione e di rilancio, il suo nome figurò spesso affiancato a quello della Fiorentina in Europa. Infatti racimolò molte presenze nelle coppe europee. Mai una finale, ma tante partite mozzafiato in tutte e tre le competizioni allora presenti.
Il meglio lo si vide in Coppa dei Campioni 1969-70, quando i viola superarono prima gli svedesi dell'Oster Vaxjo, poi gli ucraini della Dinamo
Kiev e nei quarti incocciarono contro l'ostacolo del Celtic Glasgow. In Scozia non vi fu partita (0-3), mentre a Firenze dopo un iniziale vantaggio la partita venne addormentata dagli abili giocatori biancoverdi.
Con la Fiorentina Merlo trascorse gli anni migliori da calciatore e, dopo due stagioni tra alti e bassi nel 1970-71 e nel 1971-72, ritornò in evidenza con l'allenatore Radice, tra i primi a praticare la zona con successo in Italia.
A Firenze rimase fino al 1975-76 facendo in tempo a vincere una nuova Coppa Italia. Poi avvenne il passaggo all'Internazionale guidata da Chiappella che lo conosceva bene e lo volle con sé.
Il biennio a Milano segnò il declino del giocatore che ebbe la stampa contraria e non si adattò mai del tutto nel nuovo ambiente. Giocò una storica finale di coppa Italia col Milan nel 1977, ma complessivamente deluse in nerazzurro.
In nazionale esordì il 5 gennaio 1969 allo Stadio Azteca in un amichevole Messico-Italia 1-1, ma si trattò di un fulmine a ciel sereno perché con l'azzurro non legò mai.