venerdì, gennaio 13, 2006

Claudio Desolati

Introdotto al mondo del calcio da un uomo della Garfagnana di nome Corrado Orrico, da giovanissimo venne considerato una grande speranza del calcio italiano, ma a posteriori si poté dire che si trattò di un talento con un grande futuro alle ... spalle.
Nato a Genk il 24 gennaio 1955 / qui la foto /da un emigrante italiano in quel del Belgio, Claudio Desolati entrò subito nell' affetto dei tifosi gigliati che fecero da balia a questo estroso virgulto il quale arrivò precocemente sotto il Cupolone fiorentino nella stagione 1972-73, dopo un' iniziazione nelle giovanili del Genoa. Segnò la prima volta in Serie A coi viola un sabato 8 aprile 1973 in un anticipo della 24° giornata tra Fiorentina e Juventus finito 2-1 (suo il gol vincente all' 84° minuto), ripetendosi il 6 maggio (vittoria per 1-0 a Terni) e il 13 maggio 1973 (4-0 interno contro l'Atalanta). Era nata una stellina.
Quell'anno racimolò 6 presenze e 3 reti in massima divisione.
Nel biennio precedente i soli gol del brasiliano Clerici avevano tenuto la Fiorentina a un certo livello. Le seconde punte (prima Chiarugi e poi Saltutti) non avevano garantito altrettanta prolificità. La presidenza decise allora di puntare su
due nuovi elementi che avrebbero dovuto costituire le novità dell'attacco: Speggiorin e Desolati.
Il suo cartellino appartenne inizialmente all' ingegnere Angelo Tongiani che lo cedette alla Fiorentina per 125 milioni di lire.
Tongiani gli fece da consigliere e da amico visto che nell' esperienza fiorentina Claudio Desolati non si portò dietro la famiglia.
Nel 1973-74 un Desolati appena ventenne si confermò titolare, anche se i gol non arrivarono a grappoli: solo 6 centri in 23 gare di campionato, dietro Saltutti che con 7 marcature si confermò primo bomber viola. Grazie a una buona difesa i gigliati si assestarono al sesto posto senza infamia e senza lode. Ma con un marcatore da 15 reti l'anno in molti pensarono che si sarebbe potuto ambire alle prime posizioni.
Nel 1974-75 si riconfermò un ottimo assetto difensivo dei viola non coadiuvato da un attacco altrettanto valido. Desolati andò a segnò 5 sole volte a dimostrazione che nonostante il ruolo fosse quello di attaccante laterale, il giovane aveva una tendenza più spiccata alla rifinitura d'appoggio più che a quella di sfondatore d' area. L' ambiente viola sempre in attesa della definitiva esplosione del suo attaccante cominciò a rumoreggiare su di una sua vita personale non propriamente da professionista. Si rumoreggiò di una vita sentimentale molto movimentata e tale da distoglierlo da una concentrazione totale per il calcio.
Alle critiche l'allora ventunenne viola rispose con la vittoria della quarta Coppa Italia della storia della Fiorentina nel 1975 in un avvincente finale secca a Roma il 28 giugno 1975 contro il Milan e terminata 3-2 per i gigliati con un rocambolesco gol di Rosi e un Desolati piazzato sulla sinistra col numero 11. Una Fiorentina dei giovani.
Oltre all' esperto Superchi, si contavano in formazione Beatrice, Roggi, Guerini, Pellegrini, Della Martira, Caso, il maturo Merlo,
Casarsa e Desolati appunto. Lelj e Rosi in panchina entrarono in campo successivamente.
Nel 1975-76 disputò la sua migliore stagione bollando l' appuntamento con il gol per ben 10 volte in 21 gare di A.
Saltata la finale di andata della Coppa di Lega Italo-Inglese contro il West Ham Utd. il 3 settembre 1975, Desolati scese in campo il 10 dicembre per il ritorno nella perfida Albione che garantì il trofeo ai fiorentini.
Nel 1976-77 disputò una delle sue migliori annate (19 presenze e 9 reti all' attivo - storica la tripletta rifilata all'Inter a fine campionato).
Giunse poi una brutta frattura a un arto inferiore che rappresentò il crocevia negativo della sua carriera. Quando ritornò in campo non fu più lo stesso e 14 presenze e 1 rete nel 1977-78, 4 presenze e 1 rete nel 1978-79 ne sentenziarono l'inesorabile declino.
Quindi prese la strada della Pistoiese prima, fresca promossa in Serie A nel 1980-81 e del Foggia poi.
Terminata la carriera ancora giovane, si convinse di rimanere nel mondo del calcio per insegnare le basi del gioco alle nuove leve.
Oggi dirige una scuola calcio che porta il suo nome e che promuove la cultura dello sport partendo dalla conoscenza dei suoi fondamentali.
Dell'ala estrosa, ribelle e dal guizzo ficcante degli anni '70, nella quale molti tifosi dell'epoca si immedesimarono, oggi rimane un uomo elegante, sempre in prima fila nel sostenere manifestazioni benefiche e nel partecipare ad avvenimenti tinti di viola.