martedì, gennaio 24, 2006

Dedicato a un pagliaccio che..

stasera ci fara' due coglioni cosi' a reti unificate per parlare di che ?
I quaqquaraqqua' sono gia' tutti in attesa che telegenova mandi in onda il porco e noi vi facciamo leggere un storia di tanti anni fa. Da indiscreto.it un articolo di Stefano Olivari.

C'è stata un'epoca nella quale la giustizia sportiva non diciamo fosse più seria (facile rimpiangere il passato, specie quando non lo si conosce) o più giusta, ma di sicuro più rispettata, dal momento che la clausola compromissoria era qualcosa di effettivo: chiunque minacciasse di far ribaltare i campionati dalla giustizia ordinaria sapeva che la radiazione sarebbe arrivata inesorabile. Chissà se Preziosi, Capozucca e Pagliara (ma anche Gaucci e gli altri mille...), innocenti fino a prova contraria, si ricordano di quanto accadde trentuno anni fa....

Ricordiamo la coda della classifica finale di quella autarchica serie A 1973-1974, campionato vinto dalla indimenticabile e maledetta Lazio di Chinaglia e Maestrelli: Verona 25 punti, Foggia 24, Sampdoria 20 e Genoa 17. Nel campionato a sedici squadre (che bello...) retrocedevano le ultime tre, quindi in quel caso Foggia, Sampdoria e Genoa. Ma il Foggia, basandosi su un articolo di giornale sulla partita Verona-Napoli (del Mattino, se la memoria non ci inganna), quartultima giornata di campionato, riguardante telefonate del presidente veronese Saverio Garonzi al suo ex giocatore Sergio Clerici , in quella stagione al Napoli, aveva già messo in moto la giustizia sportiva. La partita, per la cronaca, era stata vinta dal Verona per uno a zero, gol di Luppi. Interrogato dall'Ufficio Inchieste, Clerici ammise la telefonata, dicendo che era stato un normale scambio di cortesie, con Garonzi che gli aveva confermato il suo interessamento per favorire l'apertura di una concessionaria Fiat in Brasile, per il dopo-calcio di Clerici, che si stava ormai avvicinando (anche se in quel campionato il Gringo fu comunque ancora capace di segnare 15 gol). Garonzi sulle prime negò di aver chiamato Clerici, e questa fu la sua rovina, nonostante poi la sua versione fosse diventata simile a quella del giocatore. Ma anche se l'attaccante brasiliano (arrivato prima della chiusura delle frontiere del 1966) disse di non essersi sentito condizionato, l'intenzione di Garonzi sembrò evidente a tutti. Da lì all'accusa di illecito sportivo il passo fu brevissimo.

Foggia esultò, ma per poco, Perchè l'ultima partita dei pugliesi (era la squadra di Villa, Rognoni e Pavone) in quel campionato, con il Milan, entrò anche lei nel mirino dell'Ufficio Inchieste. Sintetizziamo: un incaricato del presidente foggiano Fesce, il segretario sociale Affattato, consegnò all'arbitro Menicucci (sì, proprio il Menicucci che i più giovani conoscono come personaggio biscardiano) tre orologi, rifiutati. La partita finì zero a zero, senza grossi episodi. L'offerta venne rifatta poi dopo il triplice fischio, ma Menicucci rifiutò di nuovo i regali per sè e per i guardalinee. Roba da poco valore, comunque (niente di paragonabile ai Rolex di Sensi, per intenderci), più o meno lo stesso dono che veniva abitualmente fatto ai dirigenti ospiti. Quali furono le pene? Prima sentenza: Verona in A come da classifica, ma con una penalizzazione di tre punti da scontare nel campionato successivo, Foggia in B come da classifica e una penalizzazione di tre punti, inibizione di tre anni per Garonzi e Affattato, inibizione di tre mesi per Fesce. A questo punto la Sampdoria, interessata alla situazione per evidenti motivi, entrò nel caso, e quindi si finì alla Corte d'Appello Federale, più conosciuta come Caf: retrocessione per il Verona, Foggia penalizzato di sei punti nella classifica 1973-74 e di conseguenza Samp salva.

Con questo non vogliamo dire che quella giustizia fosse esemplare, anzi. Due società furono mandate in serie B sulla base di deduzioni, in un caso secondo noi abbastanza fondate (Verona), visto che Garonzi avrebbe potuto rimandare ad un altro momento il discorso della concessionaria, nell'altro (Foggia) tirate per i capelli. Nessuna corruzione, ma solo il tentativo, blando, di ingraziarsi il centravanti avversario o l'arbitro. Cose che oggi fanno davvero sorridere, visto che avversari e arbitri vengono condizionati in maniera molto più pesante e scientifica, con la connivenza di media servili quando non addirittura di proprietà. Ma non è del merito delle vicende che vogliamo parlare, l'abbiamo già detto, quanto dell'accettazione di una sentenza. La magistratura ordinaria esisteva anche nel 1974, eppure Garonzi e Fesce presero e portarono a casa. Certo non contenti, ma consapevoli di far parte di un club con delle regole. Nel 2005 esistono ancora le regole, ma il club si sta sfasciando, un po' per colpa di dirigenti incapaci e un po' per un modello di lega professionistica ormai improponibile, oltre che incapace di comporre interessi troppo diversi. Fra una serie A a 21 squadre, nell'anno del Mondiale, e una chiusura pacifica della vicenda, con qualsiasi decisione della giustizia sportiva, la quota più bassa è per il primo scenario...

E infatti Olivari non si sbagliava..il Genoa e' in C ma qualcuno continua a dire sono innocente, prendendo per il culo lega e tifosi.

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ancora con Preziosi ce l'hai? Ma vedi smetterla.
E soprattutto vedi di venirmi a trovare!
Rod

11:17 AM  

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