sabato, gennaio 28, 2006

Francisco Ramòm Lojacono


Si dice che i campioni sono un concentrato di genio e sregolatezza. Francisco Ramòm Lojacono fu la quintessenza del campione inquieto e indomabile.
Nato a Buenos Aires il 12 dicembre 1935 da padre e madre italiani di origine calabrese, già emigrati piccini coi genitori in cerca di fortuna in Argentina, entrò fin da piccolissimo in simbiosi col pallone.
Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del San Lorenzo de Almagro, fu accompagnato dalla figura spirituale di padre Rossinelli, insegnante presso la scuola Transito San Josè, oltre che dal mito ormai in declino René Pontoni come stella
cometa.
La società dopo l'esordio a sedici anni in prima squadra, lo cedette in prestito al Gimnasia y Esgrima de La Plata dal quale prelevò il centravanti rispettivo.
Ma si trattò di un cattivo affare perché Lojacono, ormai nazionale giovanile consolidato, si confermò ad alto livello nelle due stagioni successive, al punto che il suo manager Felix Latronico prima della fine dell'anno 1956 gli procurò un biglietto
d'aereo per l'Italia sicuro di assicurargli un contratto da favola.
La meta iniziale di Latronico fu quella rossonera del Milan. Ma il 'nisba' dei milanesi lo paracadutò tra le braccia del presidente viola Befani che lo tesserò prima del termine del 31 dicembre, parcheggiandolo alla L.R. Vicenza per un anno.
Julinho e Montuori, rispettivamente straniero ed oriundo, non permisero un terzo incomodo in rosa. L'anno dopo Montuori venne 'italianizzato' aprendo la strada all'oriundo Lojacono.
Esordio a S.Siro contro il Milan a fine gennaio e seconda parte della stagione in grande spolvero. Brio, fantasia e schegge di spettacolo.
Il riscatto fu automatico per i viola, soprattutto dopo un fantastico gol rifilato sul finire della stagione proprio alla Fiorentina.
La sua prima stagione in viola fu quella del 1957-58. Bernardini storse il naso. Abituato a un calcio calcolato e tattico, l'idea di avere in squadra un ribelle del pallone non lo allettava affatto. Ed infatti non gli trovò un ruolo. La prima stagione giocò ala sinistra o destra, secondo le necessità, proprio perché il suo ruolo era interpretato già da Montuori degnamente. Lojacono digerì il rospo e disputò una stagione notevole. Però fu secondo posto.
L'anno dopo (1958-59) le cose non mutarono molto. Il giocatore era un campione assodato, ma non gli si riusciva a trovare una posizione in campo. Si trattava di un funambolo che giocava d'istinto, non in base alla ragione. Baricentro basso, testa alta, guizzi da vendere.
Inoltre i litigi durante gli allenamenti e le stesse partite aumentarono.
Tante teste, tante personalità forti a confronto in quella Fiorentina. Anche in ciò si può leggere la ragione dell'ennesimo secondo posto.
Ma Lojacono detto 'Toro' per il suo corpo robusto, basso e muscoloso, quasi a dimostrare una irresistibilità fisica, era ormai un personaggio vero e proprio. Prova di ciò ne fu l'esordio in nazionale maggiore contro la Spagna presso il nuovissimo Stadio Olimpico
di Roma, il 28 febbraio 1959. Gol spagnolo di Di Stefano al 68' e pareggio azzurro di Lojacono all' 84'.
Nel 1959-60 Lojacono, che intanto si era calmato per la nascita della sua primogenita, riprese la originaria litigiosità dei primi tempi. La dirigenza lo sopportava a stento. I compagni lo reggevano appena. Il colmo si verificò in una partita contro la Roma,
quando Gratton lo 'v.a.f.f.a.n.c.u.l.ò' per un mancato passaggio vincente in attacco. Lojacono gli si avvicinò e lo schiaffeggiò d'improvviso davanti alla folla.
Il vaso era ormai colmo. A fine stagione Befani (che aveva rifiutato un anno prima 120 milioni dal Napoli per lui) colse l'occasione al balzo e per 100 milioni più Zaglio e Da Costa piazzò Lojacono ad una Roma in vena di manie di grandezza dopo gli arrivi di
Ghiggia, Selmosson e Schiaffino a fianco di Manfredini.
Via Lojacono, via Segato, via Gratton, via Chiappella a fine carriera, arrivarono le 3 emme: Milan-Micheli-Marchesi. La nuova Fiorentina sarà però mediocre rispetto alla vecchia, nonostante un grande Hamrin. Però Lojacono vincerà una Coppa delle Città di Fiera nel 1961 coi
giallorossi, ancora oggi unico titolo europeo dei capitolini. A Roma, dopo le olimpiadi, l'ambiente permise troppe distrazioni e concesse troppo pochi allenamenti.
Lojacono lasciò la prima moglie, si avvicinò a una nuova fiamma (Anna) che diventò sua moglie. Ma il giocatore si sciolse letteralmente.
Il presidente viola Longinotti lo richiamò a Firenze nel 1963-64 con la formula del prestito per il rilancio con Valcareggi in panchina. Ma il declino era alle porte.
La squadra andò allo sbando, Valcareggi saltò, Lojacono non brillò nonostante qualche fiammata.
Si trasferì poi alla Sampdoria nel 1964-65 per passare, dopo una stagione infelice, all'Alessandria in B e in C dove il suo estro ritornò a prendere fiato fino quasi agli albori degli anni '70.
Fece in seguito l'allenatore (Latina, Livorno, Cavese, Salernitana e Nocerina tra le altre) per poi ritirarsi a vita privata nella Sabina.
E' morto il 19 settembre 2002 a causa di un infarto, successivamente a una riuscita asportazione di un tumore da un polmone.
'Cisco' ora non c'è più, ma le sue magie rivivono con lui. Forse poco ricordato rispetto alla portata della classe cristallina, è stato uno dei più grandi campioni che vestirono il colore viola,

Giudizio Fondazione Bonarda...grande calciatore e uomo di carattere !