sabato, gennaio 14, 2006

Igor Belanov

Anche all'estero ci sono stati casi di desparecidos del pallone che hanno fatto storia. Uno per tutti, il Pallone d'oro 1986 Igor Belanov qui in foto .Merito precipuo del buon Belanov fu quello di aver segnato 6 reti ai mondiali di Messico '86 e di aver vinto la Coppa delle coppe con la Dinamo Kiev nello stesso anno. Dopo essere passato in Germania (dalla Bundesliga alla 3° divisione), ha chiuso la carriera in patria come allenatore - giocatore del Metalurg Mariupol. È segnalato in Germania, dove pare abbia avviato un'attività di prodotti dietetici per lo sport.
Dall'erba dei campi all'herbalife...sich.

Nel 1986 Maradona giocava nel Napoli e tutti erano certi che il Pallone d'Oro sarebbe andato verso di lui. Diego era campione del Mondo ma la giuria opto' per Belanov in quanto rappresentava il meglio del vecchio continente.

La caratteristica di Belanov era la progressione. Quando partiva diventava irraggiungibile per il proprio marcatore. La sua discesa inizio' quando nella finale degli Europei 88 calcio'un rigore in bocca a Van Breukelen mentre Gullit, Van Basten e soci presero a pallonate i russi. Passo' poi alla Bundesliga nel Borussia Mönchengladbach e fini' la carriera nell'Eintracht Braunshweig,

Rimane nella storia anche perche' fu l'ultimo giocatore dell'URSS ad avere l'onore del Pallone d'Oro prima del crollo del Muro di Berlino e della fine dell'Urss.

Con Dasaiev in porta e davanti Zavarov e Belanov quell'Urss di Lobanowky non si puo' dimenticare...comunque,gloria amen e vaffangu'. Il calcio e' questo. Prendi un pallone d'oro perche' l'altro pretendente sta sul cazzo agli inglesi e ai tedeschi e poi..sim sala bim...sparisci e solo un certo Effe Lipper ti viene a cercare.

Stammi bene Igor.

e qui leggiamo la cronaca di quella partita che lo rese famoso .



1986: URSS - Belgio


Data: 15 giugno 1986
Stadio: Estadio Nou Camp
Città: Leon, Messico
Capacità: 32.277
URSS - Belgio 3-4 ai tempi supplementari (2-2, 1-0)
BELANOV Igor (URS) 27', SCIFO Vincenzo (BEL) 56', BELANOV Igor (URS) 70', CEULEMANS Jan (BEL) 77', DEMOL Stephane (BEL) 102', CLAESEN Nico (BEL) 110', BELANOV Igor (URS) 111' su rigore

La tripletta di Belanov non basta contro il Belgio

L'Unione Sovietica, tradizionalmente conosciuta come squadra ben organizzata, anche se poco fantasiosa, arrivò all'edizione della Coppa del Mondo FIFA Messico 1986 con l'appellativo di outsider. Grazie alle nove scintillanti giovani promesse provenienti dall'eccezionale vivaio della Dinamo Kiev, per tre volte vincitrice del titolo nazionale, non vi era motivo di dubitare riguardo a tale convinzione dei suoi sostenitori.

In un girone eliminatorio all'insegna di falce e martello, i sovietici lasciarono dietro di sé le avversarie, pareggiando con la Francia (1-1) prima di escludere l'Ungheria ed il Canada, collezionando nove gol in tre partite. La rete segnata da Jean-Pierre Papin nello scontro con i campioni europei rappresentò l'unica concessione fatta dai sovietici durante la prima fase. Nella partita contro il Belgio, valida per gli ottavi di finale, gli uomini di Valery Lobanovsky erano superfavoriti.

In nettissimo contrasto, il Belgio di Guy Thys era formato da un anonimo collettivo che aveva superato a fatica la prima fase dei Mondiali messicani. Qualificatisi come una delle migliori terze, i belgi venivano presi in considerazione soltanto per l'eccezionale portiere Jean Marie Pfaff e per le occasionali trame brillantemente orchestrate da Enzo Scifo. I più consideravano impari la partita di Leon fin dall'inizio.

Il calore russo
Smentendo le nozioni preconcette in merito al calcio giocato oltre la cortina di ferro, i sovietici muovevano la palla con una rapidità e un'intelligenza che facevano invidia anche ad alcune esperte nazioni occidentali. Questa squadra non aveva nulla di macchinoso. E Igor Belanov, con il suo fisico minuto e la calvizie incipiente, si gettò all'attacco sin dal fischio d'inizio. Preferito da Lobanovsky al leggendario Oleg Blokhin ormai avanti con l'età, l'attaccante era una delle migliori individualità del gruppo. Sin dall'inizio Belanov legò molto con l'attaccante e compagno della Dinamo Kiev Alexandre Zavarov, entrambi erano pronti a forzare subito la confusa retroguardia belga in preda alla confusione.



I sovietici si riversarono in avanti con decise manovre organizzate e una classe inaspettata per i ventosi climi inospitali dell'Europa orientale. E quando il terzino Vasily Rats si spingeva in avanti, i belgi dovevano correre ai ripari: i suoi brucianti spunti avevano stupito tutti gli osservatori sin dall'inizio del campionato.

Il giovane Scifo, nato in Italia, era probabilmente il miglior calciatore della storia del Belgio e mostrava a sprazzi le sue qualità. Il suo primo calcio di punizione non provocò alcun problema al portiere sovietico: tutto vestito di giallo, Rinat Dassaiev era l'erede naturale del vecchio Lev Yashin e rappresentava senza dubbio il miglior portiere sovietico dopo il leggendario "Ragno nero".

Ben sapendo di doversi aspettare una battaglia, i belgi scelsero di attendere ed assorbire la pressione. Con evidente imbarazzo, ogni inesperto passaggio all'indietro verso Jean-Marie Pfaff veniva sottolineato da sdegnati fischi e grida di disapprovazione dell'insofferente folla: il Belgio cercava di portarsi in avanti nei momenti di pausa, ma solo raramente, assorbendo dapprima le folate offensive da parte dei formidabili russi.

Il sottile guscio del Belgio si rompe
Presto i Diavoli Rossi si accorsero però che il loro debole e poco compatto muro difensivo era comunque inutile. Zavarov, sempre in movimento, penetrò nella difesa e fece scorrere un pallone in profondità per Belanov che stava tagliando in diagonale verso il centro dell'area di rigore. Sotto pressione e ruotando il corpo in modo innaturale, Belanov tirò, andando ad infilare la palla nell'angolo alto. Pfaff, uno dei portieri migliori della fase finale, potè soltanto restare a guardare con rabbia mista ad ammirazione, mentre la palla entrava in rete dopo essere rimbalzata sul palo. Belanov tornò velocemente a centrocampo festeggiando, mentre i sovietici al 27' sembravano già essere a buon punto.

Apparentemente poco propensi alla lotta, i belgi si affidarono ancora completamente al contropiede per creare occasioni. Ma le chances erano poche e distanziate nel tempo, mentre la prima frazione si avvicinava ormai alla conclusione. Pfaff, ora con un cappello per proteggere gli occhi dal bruciante sole di Leon, dovette allontanarsi dalla linea di porta e dall'area di rigore per togliere a Belanov una chiara occasione da gol: era ovvio come fosse il portiere a tenere in vita il Belgio. Se la squadra era destinata a sopravvivere, sarebbe stato lui a doverne portare le insegne.

Dopo l'intervallo, i sovietici ripresero esattamente da dove avevano terminato. Belanov era sempre alla guida dell'attacco sovietico, mentre un'ombra gigantesca copriva sinistramente e a poco a poco il campo, quasi tagliando in due l'erba verde, tra sole ed ombra.

Le occasioni mancate segnano il destino sovietico
All'inizio del secondo tempo, Pavel Yakovenko si fece strada ed effettuò un cross per Belanov vicino alla porta. Da solo, il piccolo "Dynamo" di Kiev indirizzò di testa contro il palo. Pfaff tirò un rapido sospiro di sollievo, ma la palla rotolò fino al limite dell'area dove si trovava Zavarov, pronto a colpire basso, nello spazio rimasto libero. Nonostante tutto anche questa azione si risolse in un semplice spavento per i belgi, visto che Daniel Veyt riuscì ad allontanare con tempismo la palla dalla linea.



Proprio quando tutto sembrava perduto per il Belgio, al 56' Scifo si incuneò da solo nella retroguardia avversaria: inattiva per lunghi periodi della partita, la difesa dei sovietici, in precedenza impenetrabile, venne presa di sorpresa. Il cross di Frankie Vercauteren imbeccò l'italo-belga che ebbe persino il tempo di mettere a terra la palla prima di infilarla oltre Dassaiev.

Con una nuova carica agonistica da spendere nella partita, il Belgio era di nuovo in corsa. Fu il brillante Belanov, che successivamente vinse il Pallone d'Oro 1986, a gettarsi in avanti per portare ancora una volta i sovietici all'attacco. Ancora una volta i passaggi di Zavarov risultarono fondamentali:, l'attaccante sovietico, da "predatore" quale era, facendo scorrere la palla riuscì ad infilarla sotto la pancia di Pfaff in tuffo e di lì all'interno della porta nell'angolo più lontano.

A soli 17' dalla fine il risultato sembrava certo: il trequartista Zavarov venne sostituito. Sebbene Lobanovsky non possa essere rimproverato, tale scelta sembrava un azzardo. E subito la difesa sovietica venne sorpresa un'altra volta: al 77', un lungo passaggio dalle retrovie trovò il capitano Jan Coulemans abbondantemente da solo in metri. Stoppando la palla con il petto e girandosi, Coulemans segnò il goal del pareggio. Mentre il veterano esultava, i difensori sovietici protestavano per un beffardo sospetto di fuorigioco.

Improvvisamente, anche la folla volle dire la sua: "Belgica, Belgica" è il grido con il quale i locali scelsero di sostenere gli sfavoriti Diavoli Rossi. Nonostante tale sostegno, i belgi furono però costretti a serrare le fila contro un feroce ennesimo attacco sovietico. Dopo un abile condotta di palla, Ivan Yaremchuk andò al tiro, con Pfaff bravo a negargli il gol per ben due volte. Di suo, Pfaff sembrava averci messo la punta delle dita.

I belgi fanno male ai sovietici
A ridosso della fine del match furono i belgi a riuscire quasi a rompere l'equilibrio. Scifo si trovò un'altra volta libero nei pressi della porta, ma Dassaiev sdegnosamente respinse la palla, allungandosi completamente e contraendo il viso dal dolore dopo avere sbattuto contro il palo, guadagnandosi una rara dimostrazione di calore e di affetto dal battagliero capitano Anatoli Demianenko.

Mentre le due squadre si riposavano sul campo in attesa dell'agonia dei tempi supplementari, Guy Thys spronava disperatamente i suoi uomini per l'imminente battaglia di trenta minuti. Lobanovsky restò in silenzio e fiducioso, ma, senza Zavarov, Belanov doveva attaccare da solo: forse la sostituzione effettuata dal Colonnello era stata un po' prematura.

Pfaff rispose al grido di battaglia del suo allenatore preoccupandosi di tutto ciò che entrava nella sua area. Mentre la fatica e l'esaurimento delle energie mentali cominciavano a farsi sentire, la partita sembrava a un punto di stallo. La folla, sempre calorosa con i coraggiosi belgi, iniziò a cantare "Pfaff, Pfaff, Pfaff". E improvvisamente, dal nulla, un gol belga. Un rapido calcio d'angolo arrivò a Eric Gerets, che effettuò uno speranzoso cross verso la porta, dove il tocco di Stephane DeMol non lasciò speranze a Dassaiev. DeMol era completamente privo di marcatura ed il Belgio passava così in vantaggio per la prima volta nel corso della partita. Il fischio del direttore di gara segnò la fine del primo tempo supplementare, mentre la grande speranza della Russia, Belanov, sembrava stanco e scoraggiato durante il cambio di campo.

A migliorare l'atteggiamento russo non contribuì certo un ulteriore gol belga: Dassaiev venne lasciato da solo mentre i sovietici inviavano tutti gli uomini all'attacco in un tentativo di rimonta disperato. Nico Claesen lanciò la palla nell'area di rigore avversaria, il subentrato Leo Clijsters la colpì con la testa e Claesen si al volo realizzò. Esplosero i festeggiamenti dei belgi: sul 4-2 i sovietici sembravano spacciati.

Una triste tripletta per Belanov
Quasi subito, ispirato dalle avversità, Belanov si liberò e fu spinto a terra senza tante cerimonie nell'area di rigore. Si offrì in prima persona di tirare il rigore e l'eroico Pfaff riuscì a sfiorare il suo tiro teso, ma senza fermarlo. Il punteggio era ora di 4-3 e non tutto era perduto, mentre Belanov si godeva pienamente la sua meritata tripletta.



Dassaiev fece del suo meglio per tenere alla larga i belgi, gridando ai suoi uomini di continuare il disperato attacco. Ma Rats, Belanov e compagni non riuscivano a trovare il pareggio tanto disperatamente desiderato. Nell'ultima manciata di secondi il subentrato Yevtushenko tirò in modo inatteso da un'angolazione difficile: Pfaff sembrò essere colto di sorpresa, ma riuscì a mandare la palla oltre la traversa. La partita era finita: non c'era tempo per un calcio d'angolo.

I belgi, in casacca rossa, festeggiarono con abbandono, salutando la generosa folla. Il passo successivo del Belgio fu la sconfitta inflitta a Emilio Butragueno, Michel ed alla bravissima Spagna nei quarti di finale, prima di essere bruscamente fermato dall'Argentina di Diego Armando Maradona nella semifinale.

E Belanov, che si era fatto carico della squadra sovietica, si trascinò stancamente fuori dal campo, dopo quella che deve essere certamente stata la tripletta più insoddisfacente nella storia della Coppa del Mondo FIFA.


Effe Lipper per Fondazione Bonarda
Fonti siti ufficiali UEFA e Borussia M.