giovedì, gennaio 05, 2006

La leggenda del calcio totale/ quarta puntata

L'importante è comprare
Corruzione, riciclaggio di denaro sporco, criminalità organizzata, scalate proibite di società, cartelli, paradisi fiscali e personaggi che sembrano usciti da un romanzo di James Ellroy; in un calcio sempre meno sport e sempre più business si gioca sporco. Un dossier del settimanale olandese Voetbal International punta il dito sui nuovi padroni del calcio mondiale e pone delle domande scomode. Di seguito ne proponiamo la nostra libera rielaborazione.

Nell’autunno del 2004 un 33enne uomo d’affari iraniano fino a quel momento ai più sconosciuto, Kia Joorabchian, annuncia di aver acquistato la più importante società calcistica di San Paolo, il Corinthians. E' uno dei principali azionisti della Media Sports and Ivestment (MSI), una società finanziaria con base a Londra che ha stipulato con il club paulista un contratto decennale nel quale la suddetta si impegna a versare nelle casse del club una cifra che si attesta attorno ai 28 milioni di euro, 16 dei quali destinati alla sola copertura dei disavanzi di bilancio, in cambio del 51% di tutti i profitti realizzati dall’azienda Corinthians in futuro. ''I miei modelli di squadra sono Real Madrid e Manchester United'', dichiara Joorabchian il giorno del suo insediamento, ''e il mio scopo è quello di costruire una squadra di galacticos. Nessuno al giorno d’oggi si rivolge al calcio brasiliano per investire, ma solamente per comprare. Io voglio invertire questa tendenza''. Tempi di gloria sembrano quindi attendere il Corinthians, squadra il cui ultimo successo di spessore risale all’anno 2000 con la conquista della Coppa Intercontinentale ai danni del Real Madrid. La prima mossa del magnate iraniano è l’acquisto dal Boca Juniors dell’attaccante argentino Carlos Tevez, da tempo nel mirino dei più importanti club di mezza Europa, per l’esorbitante cifra (per il mercato sudamericano) di sedici milioni di dollari. E’ il primo e il più importante affare di una lunga serie di colpi di mercato che porteranno a San Paolo, tra gli altri, anche il centrocampista del River Plate Javier Mascherano (pagato 11 milioni di euro), la mezzapunta del Benfica Roger (2 milioni di euro) e il difensore del Werder Brema Gustavo Nery (1.5 milioni di euro).

Ma chi è questo personaggio che compare dal nulla e comincia ad aprire il portafoglio con una generosità quasi eccessiva? E’ lo stesso Joorabchian a rispondere. ''Inizialmente ero interessato all’acquisto dell’Arsenal, ma la cifra richiesta era troppo alta. Ho quindi scelto il Brasile perché ho molti amici in quel paese, e poi appassionarsi al loro calcio è davvero fin troppo facile''. Una grande amicizia 'verdeoro' di Joorabchian è Renato Duprat, che ricopre nella MSI il ruolo di procuratore-intermediario e non gode di buona fama nel paese del presidente Lula a causa di una brutta storia legata al fallimento di un ospedale e di un’agenzia di assicurazioni sanitarie, enti dei quali lui era a capo. Ma i dubbi in merito al neo-padrone del Corinthians non si fermano alle persone che questi frequenta; da un’indagine presso la Bar Council (l’equivalente inglese della nostra Camera di Commercio) è emerso che esistono rispettivamente un Kia Kiavash, nato il 25 luglio del 1971 e di nazionalità canadese, due Kiavasch Joorabchian, entrambi nati il 14 luglio 1971 ma di diversa nazionalità, canadese il primo e inglese il secondo, e infine un Kia Joorabchian, nato il 14 luglio 1971 e di nazionalità inglese. Due nomi, due indirizzi, due date di nascita. La trasparenza non sembra essere di casa nel mondo di questo personaggio nato in Iran ma cresciuto in Inghilterra, dove risiede dal 1979, anno della caduta dello Scià Mohammad Reza Pahlavi per mano dell’ayatollah Khomeini, e dove ha frequentato scuole di indubbio prestigio quali il Shiplake College di Henley e il Queen Mary College, l’Università di Londra.

In Russia il nome Joorabchian è conosciuto sin dal 1998 quando, mediante una società denominata American Capitol con sede nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche, divenne proprietario dell’85% del quotidiano Kommersant, il cui valore di mercato si aggirava attorno ai venti milioni di dollari, salvo venderla dopo poco tempo (e dopo aver dato il benservito al direttore Ralf Shakirov, evidentemente poco soddisfatto dell’affare andato in porto) al magnate russo Boris Berezovsky, uno dei famigerati oligarchi che controllavano tutti i canali Tv e gran parte dei media russi e costituivano il vero e proprio 'governo ombra' della Russia negli ultimi anni dell’era-Eltsin. A dispetto però delle dichiarazioni rilasciate da Joorabchian, che aveva parlato di un affare concluso con un gruppo che nulla aveva a che fare con il miliardario russo, secondo parte della stampa locale l’iraniano aveva semplicemente agito come uomo di paglia in favore di Berezovsky (un giornale brasiliano pubblicò il testo dell’intercettazione di una telefonata del presidente del Corinthians Alberto Dualib, nella quale egli dichiarava di aver trascorso un week-end a Londra con Joorabchian e di avere con questi fatto una visita a casa Berezovsky). Per quest’ultimo comunque i guai erano in arrivo sotto forma di un ex-agente del KGB deciso a porre fine all’enorme potere di questi uomini d’affari (chiamiamoli così) arricchitisi a dismisura dopo il crollo del comunismo, chi con il petrolio, chi con altre attività più o meno lecite. Il suo nome è Vladimir Putin, successore di Boris Eltsin al Cremlino. Il neo presidente russo assume il controllo dei media e mobilita la magistratura; uno degli oligarchi, Michail Khodorovsky, viene arrestato, gli altri sono costretti alla fuga. Berezovsky viene accusato di traffico d’armi in Cecenia, evasione fiscale e frode. Nel 2001 il magnate fugge in Inghilterra, a Londra, dove nel 2003 gli venne concesso asilo politico. Nella capitale inglese viene ben presto raggiunto dal compagno d’affari Roman Abramovich (un altro di coloro che avevano sguazzato a meraviglia nel caos della transizione post-sovietica e che all’età di 34 anni si trovava proprietario del colosso mondiale dell’energia Sibneft e con un patrimonio personale attorno ai 13 miliardi di dollari, nonché governatore della Chukotka - eletto con il 92% dei voti- e deputato della Duma) il quale, pur non essendosi mai interessato prima di allora al calcio, nel giugno del 2003 acquista il Chelsea per 180 milioni di euro.

Non passa molto tempo dall’insediamento di Joorabchian al Corinthians che la MSI attira su di sé le attenzioni del fisco brasiliano e di quello argentino. Dubbi e perplessità giungono anche dalla Banca Centrale del Brasile e dal GAECO (Grupo de Atuação Especial de Repressão ao Crime Organizado), la sezione speciale che si occupa della lotta contro il crimine organizzato. La domanda è una sola: da dove provengono i soldi della MSI? L’8 dicembre 2004 il tribunale di San Paolo apre un’inchiesta sulle relazioni che intercorrono tra la MSI e il Corinthians; Jia Koorabchian viene interrogato per oltre tre ore. ''Abbiamo grossi problemi nel capire da dove provenga il denaro e chi siano gli investitori'', è la dichiarazione rilasciata dal procuratore incaricato delle indagini, Josè Reinaldo Carneiro, ''anche se di primo acchito sembra che i soldi arrivino dall’ex Unione Sovietica''. Romeu Tuma, ex agente dell’Interpol e attualmente membro del Partito Socialista Brasiliano, aggiunge un particolare tutt’altro che irrilevante: ''Al momento della sua costituzione, avvenuta nell’agosto del 2004 nelle Isole Verigini, la Media Sports and Ivestment aveva un capitale sociale di 100 sterline; poco tempo dopo una transazione mediata da due avvocati di San Paolo aveva trasferito alla società 30 milioni di euro. Credo che certe domande sia naturale farsele''. Dall’indagine viene alla luce la presenza di altre società nell’orbita della MSI, tre delle quali registrate nelle Isole Vergini (Just Sport, GGAW e Devetia) e una a Gibilterra (Global Sport Agency Ltd). Non mancano nemmeno i collegamenti tra Joorabchian, l’MSI e Berezovsky. I primi due milioni per il pagamento di Tevez al Boca Juniors infatti il Corinthians li riceve da un certo Zaza Toidze di Tbilisi, Georgia, che però risulta introvabile; l’indagine scopre tuttavia che Toidze è legato all’uomo d’affari Badri Patarkatsishvili, amico di lunga data di Berezovsky nonché presidente della Dinamo Tbilisi dal 2001. Le 'coincidenze' non si fermano qui, e mentre la vista del lussuoso panfilo di Abramovich ancorato al porto di Buenos Aires fa nascere una serie di speculazioni tra i media brasiliani (si parla di una cena con il presidente del Boca Juniors Macrì avvenuta il giorno prima della cessione di Tevez al Corinthians), c’è chi fa notare che l’affare-Tevez sia stato gestito dall’agente FIFA Hidalgo, manager tra gli altri di Veròn e Crespo e persona in buonissimi rapporti con un altro personaggio chiave della vicenda, l’israeliano Pini Zhavi, braccio destro di Roman Abramovich al Chelsea. (fine prima parte - continua)

Alec Cordolcini
indiscreto.it