giovedì, gennaio 26, 2006

La leggenda del calcio totale/ settima puntata

I primi calciatori olandesi a giocare nel campionato italiano furono Francois Menno Knoote, 2 presenze nel 1906 con la maglia del Milan, e i portieri Haag e Gloor, entrambi in forza al Luino nella stagione 1914-15. Il primo a farlo da professionista è stato invece Faas Wilkes , meravigliosa ala destra proveniente dallo Xerxes di Rotterdam e soprannominato “la Monna Lisa di Rotterdam” perché il suo dribbling era pari ad un’opera d’arte. Acquistato nell’estate del 1949 dall’Inter del presidente Carlo Masseroni, con i nerazzurri disputa tre stagioni (95 presenze e 47 reti) prima di passare al Torino (12 presenze, 1 gol e un brutto infortunio al ginocchio) e trasferirsi successivamente in Spagna. Nel 1950 seguono la strada tracciata da Wilkes gli attaccanti Karel Woogt, un anno in Serie B nel Messina con 25 presenze e 13 reti, e Andries Roosenburg, tre stagioni con la maglia della Fiorentina per un totale di 58 presenze e 18 reti, oltre che il centrocampista Willem Lakenberg, acquistato dalla Pro Patria (18 presenze e 4 gol). Dieci anni dopo sbarcherà invece a Vicenza per vestire la maglia della Lanerossi Pieter Kruiver, che rimarrà in Italia una stagione, mettendo a segno un solo gol in 17 partite, per poi rientrare in patria tra le fila del Feyenoord, dove si consacrerà bomber eccellente.

Per rivedere un tulipano nel campionato italiano bisogna attendere i primi anni Ottanta con l’arrivo di Ruud Krol al Napoli, Mario Been e Wim Kieft al Pisa (successivamente il biondo attaccante vestirà anche la maglia del Torino), Jan Peters al Genoa e Michel van de Korput al Torino. Del lotto il migliore risulta l’ex Ajax Krol , quattro grandi stagioni da protagonista sotto il Vesuvio a dispetto di chi lo reputava un giocatore ormai in pensione, visto che proveniva da un’esperienza tutto relax con i canadesi del Vancouver Whitecaps. Ma il meglio degli olandesi in Italia arriva nell’estate del 1987 quando il Milan acquista Ruud Gullit dal Psv Eindhoven e Marco van Basten dall’Ajax, seguiti un anno dopo da Frank Rijkaard, anch’egli splendido prodotto del vivaio biancorosso. Moltissimo è stato detto e scritto in merito al ruolo fondamentale che questo trio tutto oranje ha rivestito nei numerosi successi (in Italia, in Europa e nel mondo) ottenuti dalla compagine rossonera guidata in quegli anni prima da Arrigo Sacchi e poi da Fabio Capello; in questa sede ci si limita a sottolineare come lo strepitoso impatto avuto dai tre nel campionato italiano abbia spinto diversi club di Serie A e B a lanciarsi, lungo tutti gli anni Novanta, in una sorta di caccia al talento olandese, senza però arrivare a trovarne uno tale da poter reggere il confronto con Van Basten, Gullit e Rijkaard.

L’Inter si assicura Bergkamp e Jonk, ma i due non sfondano e anzi salutano l’Italia senza lasciare alcun rimpianto, nonostante il primo sia un vero campione; il Genoa acquista due centrocampisti di scuola Ajax, John van’t Schip e la meteora Marciano Vink (uno strepitoso gol in slalom in un derby contro la Sampdoria e poco altro), il Foggia l’attaccante Bryan Roy, la Salernitana Stefan Jansen e Michael Ferrier (quest’ultimo ricordato in Italia unicamente perché prima di andare a Salerno fu acquistato dal Verona scatenando le ire delle frange più radicali degli ultras scaligeri, che per protestare contro l’ingaggio di un giocatore di colore esposero allo stadio Bentegodi un manichino nero impiccato), il Palermo la punta Ronald Hoop (che giunse in Sicilia con il soprannome di “Van Basten nero” salvo impiegare poche settimane a fare capire che l’unica cosa che lo accomunava al cigno di Utrecht era la nazionalità), il Padova Michel Kreek (successivamente anche al Perugia), l’Udinese Ely Louhenapessy (altra delusione stile Hoop), il Padova Leonard van Utrecht (sempre per rimanere in tema…), la Lazio Aaron Winter (che vestirà anche la maglia dell’Inter) e la Sampdoria Clarence Seedorf, che a dispetto della giovanissima età (19 anni) non sfigura affatto nella sua unica stagione trascorsa a Genova, anche se il meglio di sé lo farà vedere successivamente con Real Madrid, Inter e soprattutto Milan. Anche i rossoneri proseguono negli anni Novanta la propria “politica olandese”, ma i nuovi acquisti non lasciano il segno; un paio di questi troveranno la consacrazione altrove (Patrick Kluivert nel Barcellona e Edgar Davids nella Juventus), gli altri non usciranno dalla mediocrità (Michael Reiziger) o addirittura sprofonderanno in un buco nero fatto di pessime prestazioni e infortuni che li farà sparire in breve tempo dalla scena (Winston Bogarde, turista strapagato a Barcellona e a Londra, sponda Chelsea, capace di collezionare la bellezza di 37 partite in otto anni). Gli ultimi anni del secolo portano in Italia uno dei belli del calcio olandese, il centrocampista Milan Berck Beelenkamp, 14 presenze senza sussulti nel Genoa, e il portiere dell’Ajax e della nazionale Edwin van der Sar, numero uno di buon livello che alla Juventus però, a dispetto dei pochi gol incassati nelle due stagioni trascorse a Torino, non lascia buonissimi ricordi a causa di qualche papera di troppo (si disse anche che non ci vedeva bene…); un altro portiere, Harald Wapenaar, lo acquista l’Udinese, salvo poi impiegarlo solamente due volte nel corso della stagione. Nello stesso anno i friulani ingaggiano anche il mediano Henry van der Vegt, giocatore non memorabile ma anche perseguitato da gravi infortuni e problemi di cuore che lo costringeranno al ritiro nel 2002 all’età di 30 anni appena compiuti.

Terminata la “sbornia” degli anni Novanta, nel nuovo millennio la colonia italiana dei tulipani si riduce drasticamente; i migliori sono i soliti noti, e i pochi volti nuovi che si affacciano in Serie A raramente risultano essere acquisti azzeccati. Il migliore tra tutti si rivela Jaap Stam , il più grande errore fatto da sir Alex Ferguson nella sua carriera di allenatore, che lo ha scaricato dal suo Manchester United ritenendolo oramai prossimo alla fine e lo ha venduto alla Lazio, dove invece ha messo in mostra tutte quelle qualità che lo avevano reso, ai tempi, il difensore più costoso nella storia del calcio. Il rendimento del gigante di Kampen non è cambiato nemmeno con il passaggio al Milan, avvenuto nell’estate del 2004, anche se per ogni gol preso dalla difesa rossonera è giornalisticamente meno pericoloso incolpare lui che i soliti intoccabili. Non si accorge nessuno invece degli arrivi dei centrocampisti Jean-Paul van Gastel alla Ternana (passerà poi al Como) e Djuric Winklaar al Sora (per lui ci saranno anche esperienze con Lecce e Spal), né tantomeno del portiere Oscar Moens, acquistato dal Genoa di Preziosi nella stagione 2003-2004 e mai sceso in campo, mentre di tutt’altro spessore è l’acquisto dell’Inter, che nell’estate del 2003 si assicura le prestazioni dell’ala destra di scuola Ajax Andy van der Meyde. Il giocatore però non sfonda, e dopo due stagioni di alta mediocrità fa le valigie per Liverpool, sponda Everton. Sopravvalutato o talento incompreso? Buona la prima.

Alec Cordolcini
indiscreto.it