lunedì, gennaio 16, 2006

La "Superga" d'Inghilterra

Il 5 febbraio 1958 il Manchester United, i Red Devils di Matt Busby, superarono 2-1 la Stella Rossa a Belgrado nell’andata dei quarti di finale della Coppa dei Campioni. Sulla via del ritorno, l’aereo della squadra fece scalo tecnico a Monaco di Baviera. Fu al momento di ripartire che il bimotore, complici le avverse condizioni atmosferiche (nevicava), si schiantò al suolo nel vano tentativo di prendere quota al decollo. L’impatto fu terribile. Sette giocatori morirono sul colpo: il capitano Roger Byrne, titolare in Nazionale da quattro anni; il centravanti Tommy Taylor, il migliore che allora vantasse l’Inghilterra; il giovanissimo mediano Eddie Colman, a ventun anni già tra i più rinomati d’Europa nel suo ruolo; l’ala sinistra (anche della Nazionale) David Pegg; Billy Whelan, cervello offensivo della Nazionale irlandese; il gigantesco stopper Mark Jones; il terzino di riserva Geoff Bent. Pochi giorni dopo, anche il giovane Duncan Edwards sarebbe spirato, in seguito alle terribiliferite. Oltre ai giocatori, perirono l’allenatore Tom Curry, il preparatore fisico Bert Whalley e il segretario Walter Crickmer, nonché i giornalisti Archie Ledbrooke del Daily Mirror, e Frank Swift, l’ex grande portiere del Manchester e della Nazionale inglese, diventato cronista dopo aver abbandonato il calcio.
Quasi dieci anni prima, ovvero il 18 maggio 1948, si era giocata a Torino una partita tra Italia e Inghilterra. Nei preliminari del match, Swift - capitano inglese - aveva stretto la mano, al centro del campo, a Valentino Mazzola - capitano dell'Italia. Nessuno ancora poteva sospettarlo, ma un tragico destino si apprestava ad accomunare entrambi i giocatori...
Brian Glanville, storico commentatore inglese, così scriveva il 13 febbraio 1958, pochi giorni dopo la tragedia di Monaco di Baviera:
"Perché mai, in nome della ragione e del buon senso, il Manchester United doveva caricare tutta la squadra su un unico aeroplano invece di noleggiarne due? Il terribile disastro di Superga, nove anni fa, ha scosso il mondo. E il Torino non si è più ripreso. Si può sostenere che tutto il calcio italiano non si è più ripreso. In Inghilterra, come si ricorderà, l’Arsenal reagì a quel drammatico evento rifiutandosi di viaggiare per aria, a meno che i giocatori non potessero usare due aeroplani. Come società, il Manchester merita la nostra simpatia, ma bisogna aspramente criticare i suoi dirigenti per la pazzia che è loro costata tanto cara. Ed è costata cara non solo a loro, ma all'intero calcio britannico". Più avanti, Glanville si felicitava che la sciagura avesse risparmiato "il grande Duncan Edwards, lo splendido laterale sinistro della Nazionale inglese. Ma si teme che quelle sue gambe possenti, capaci di spaccare un palo della porta con un tiro, non saranno più quelle di prima".
Purtroppo, il leggendario, ancora giovanissimo (21 anni) Edwards, sarebbe morto qualche giorno più tardi per le ferite riportate.
Quanto al tecnico Matt Busby, creatore di quella giovane squadra lanciata verso i vertici (li chiamavano i “Busby Babes”), rimase gravemente ferito e la sua vita fu a lungo sospesa a un filo sottile. Dopo alcune settimane fu dichiarato fuori pericolo. Uno dei ragazzi più promettenti del club, un certo Bobby Charlton, rimediò alcuni giorni di ospedale, ma ebbe salva la vita: fu attorno a lui, faticosamente, che Busby riprese a costruire il Manchester. Fu di nuovo una grande, promettente squadra; ma la vittoria in Coppa dei Campioni sarebbe arrivata soltanto nel 1968, dieci anni dopo la tragica notte di Monaco di Baviera.