venerdì, gennaio 20, 2006

Lo scudetto della Lazio di Maestrelli/ Seconda puntata

Quella squadra è la creatura di Tommaso Maestrelli, un allenatore giovane e dalla mentalità aperta alle novità.
Qualche anno prima ha vissuto un'esperienza non proprio fortunata a Foggia, la sua squadra è retrocessa in B giocando bene, ma è pur sempre retrocessa.
Sono cose che in Italia si pagano.
Anche la sua Lazio gioca bene, eppure, eccezion fatta per un centravanti italo-gallese che si è già segnalato come una forza della natura tanto da arrivare in Nazionale giocando in serie B, Giorgio Chinaglia, gli altri non sono calciatori dai nomi capaci di far sognare.
La squadra è stata assemblata con i soldi di Umberto Lenzini, una sorta di Sensi "lazziale".
Gli investimenti del "Sor Umberto" sono oculati, di certo non si sciala.
Il portiere si chiama Felice Pulici, ha giocato nel Novara, ma non è fra quelli che eccellono nel ruolo, secondo molti sarebbe addirittura meglio il suo vice, Moriggi.
Terzini sono Petrelli, ex-romanista, e Martini, autentica rivelazione nel ruolo di fluidificante, ritenuto al più un buon calciatore, ma "uomo-forte" dello spogliatoio.
Libero gioca un napoletano dal cognome inglese, ereditato dal padre; si chiama Giuseppe Wilson, ma lo chiamano Pino.
E' stato nell'ultimo campionato il migliore nel suo ruolo, ma la sua statura lo penalizza molto nel gioco aereo e lo costringe a puntare sul tempismo e sul senso della posizione.
Fra gli addetti ai lavori suscita più perplessità che entusiasmi, anche per la caratteristica, all'epoca poco comune, di giocare con le lenti a contatto.
Wilson, tuttavia, è una figura carismatica nella squadra, spesso funge da allenatore in campo e comanda il gioco.
Ed è amico di Chinaglia col quale ha giocato in Serie C all'Internapoli.
Stopper è il giovane Oddi, romano di borgata.
Robusto, un corazziere.
La sua prestanza fisica gli permette di supplire a qualche deficienza tecnica e la sua intesa, quasi simbiotica, con Wilson lo aiuta molto.
A centrocampo la squadra poggia su un quadrilatero perfettamente dimensionato.
Due stantuffi, Nanni e Re Cecconi, un regista vero, forse l'ultimo nel suo ruolo, Frustalupi, e un tornante mancino ricco di estro e di fantasia, un autentico fuoriclasse in potenza: il giovanissimo D'Amico.
Di punta, accanto a Chinaglia, autentico trascinatore della squadra, gioca un'ala guizzante e veloce, uno specialista nelle diversioni : Garlaschelli.
Tanto Chinaglia è dirompente, quanto Garlaschelli è aggirante.
I due, tanto per essere chiari, non si hanno reciprocamente in simpatia.
L'uno punta la porta di potenza pura, da autentico ariete, l'altro è pronto a colpire sulle palle morte, sui rinvii sporchi cui le difese, spesso, sono costrette per arginare le incursioni del poderoso compagno di reparto.
I due si integrano a meraviglia, ma fuori dal campo non mancano i momenti di tensione.
Non sono tempi di "panchine lunghe", pertanto le riserve Polentes, Facco, Inselvini, Manservisi e Franzoni, in pratica uno per reparto, sono ritenute sufficienti.
Nnonostante tutto, però, nessuno indica la Lazio come favorita per lo scudetto.
E' un bene.

continua.......

da posta del gufo.it