sabato, gennaio 21, 2006

Lo scudetto della Lazio di Maestrelli/ Terza puntata


La prima svolta arriva in Coppa UEFA, ancora prima che il campionato abbia inizio.
Opposti ai modesti svizzeri del Sion, i biancazzurri, trascinati da un Chinaglia entusiasmante, vincono nettamente la gara d'andata: 3-0 con una tripletta del bomber.
Al ritorno, tuttavia, ecco la "lazietta" che non t'aspetti.
Gli elvetici vincono 3-1 e la Lazio si salva solo grazie ad un gol di Garlaschelli segnato in avvio.
E' un brusco risveglio, la squadra sembra sfilacciarsi alla prima difficoltà, incapace di gestirsi contro avversari più avanti nella preparazione.
Oltretutto lo spogliatoio già diviso si spacca dopo una furibonda lite fra Martini e Chinaglia.
Maestrelli fa tesoro dell'esperienza che impone un bagno di umiltà al gruppo e all'ambiente, ma soprattutto capisce che lo scudetto verrà conquistato solo se il carattere della squadra troverà sbocchi positivi.
Il problema, in altri termini non è tecnico, né tattico, ma ambientale.
In campo, infatti, i problemi sono facilmente risolvibili.
Il gioco della Lazio trova piano, piano continuità, conferma nel movimento corale e nel ritmo le sue caratteristiche principali, il suo modo di stare in campo ricorda l'Ajax dominatore europeo anche se le individualità sono di caratura inferiore.
La Lazio è equilibrata in ogni reparto, l'utilizzo di D'Amico al posto di Manservisi, è la quadratura del cerchio.
Il ragazzo, più versatile del titolare dell'anno prima, diventa l'uomo che crea la superiorità numerica in attacco, il fantasista che salta l'avversario, l'uomo dell'assist vincente.
Con lui la squadra perde in linearità e guadagna in fantasia.
Il problema arriva nello spogliatoio, nella feroce rivalità fra i clan.
Il problema, è , paradossalmente il miglior giocatore , la sua gestione in un gruppo in cui vi sono altri caratteri forti.
Il dominatore, il terminale di ogni schema offensivo, ma anche il problema è Giorgio Chinaglia.
Un'infanzia difficile, vissuta fra le colline di detriti di carbone, a Swansea nel Galles dove l'Italia vive nei ricordi degli emigranti e si identifica in John Charles, regala un ragazzone determinato e potente.
Testardo, prepotente, ma anche coinvolgente: un leader.
Arrivato in Italia, ha giocato nell'Internapoli, in serie C, dove è stato notato dalla Lazio che lo ha preso e lo ha lanciato in prima squadra dove si è imposto grazie ai suoi gol, l'unica cosa che riesce a farlo sopportare.
A ventisei anni, Giorgio Chinaglia, è nel pieno della sua maturità di atleta e di capo, è un despota uno che o si segue o si odia.
Lo chiamano "il gobbo" per la sua complessione fisica, con la testa curiosamente incassata nelle spalle ricurve, quasi fosse priva di collo, il torace ipertrofico rispetto alla vita.
Le gambe, lunghe e poderose, assieme alle braccia forse troppo spioventi dalle spalle, non giovano all'eleganza del suo aspetto fisico, ma la funzionalità di quella macchina di ossa e muscoli nella dinamica del gioco del calcio è impressionante.
In progressione è imbattibile, possiede tiro rispettabile anche dalla distanza, senso acrobatico, la sua forza d'urto è devastante.
Oltretutto non conosce la paura.
Si esalta nelle condizioni di tifo avverso, più si sente odiato, più si carica.
E' il risultato degli anni vissuti da figlio di emigranti che non sono passati senza lasciare un segno indelebile.
Tommaso Maestrelli ha saputo conquistarne la fiducia, smussarne un carattere impossibile, rispettarne i silenzi e le tensioni che in passato gli erano costate parecchio con allenatori meno disponibili a capirne il carattere spigoloso.
Chinaglia ripaga la fiducia e la comprensione del tecnico a suon di gol che lo rendono sopportabile anche ai compagni.
Quella Lazio, tuttavia, è anche la storia di uno spogliatoio spaccato, una storia di pugni in allenamento, di porte sfondate a calci, di risse sotto la doccia.
Una storia di pistole, di spari contro i lampioni nel ritiro dell'albergo.
Leggende, secondo alcuni.
Realtà secondo altri.
Esagerazioni, ma con un fondo di verità, la versione più probabile e gettonata.

postadelgufo.it

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