giovedì, gennaio 26, 2006

Lo scudetto della Lazio di Maestrelli- ottava puntata


La giornata realmente decisiva è, tuttavia, la ventottesima.
Il giorno dopo il venticinquesimo anniversario di Superga, la Lazio sfida il Toro che la batte ancora, come aveva fatto all'andata.
Paolo Pulici, scatenato, segna una splendida doppietta nel primo tempo, la Lazio lotta come può, ma è sotto di un gol a venti minuti dalla fine.
Può essere la svolta.
All'Olimpico, infatti, la Juve, avversaria irriducibile, ha raggiunto il pareggio ad inizio ripresa ed attacca a pieno organico.
Sembra di rivedere un film già visto, quello dell'ultima giornata dell'anno precedente con la Juve che vince all'Olimpico e si prende lo scudetto.
Stavolta, tuttavia, il finale è diverso.
A quindici minuti dalla fine, Pierino Prati, nuovo "Re di Roma", batte Dino Zoff ed inchioda la Juve alla sconfitta.
E' la svolta definitiva.
La settimana dopo la Lazio ospita all'Olimpico il Foggia, in piena lotta per non retrocedere.
E' una partita dura, cattiva, violenta anche.
Quel giorno, è il 12 maggio 1974, si vota per il Referendum sul divorzio.
Il risultato, all'Olimpico, non si sblocca.

Al quarto d'ora della ripresa Garlaschelli, finalmente, conquista un discutibile rigore.
Per i foggiani si è tuffato, sono letteralmente inviperiti, volano spintoni e parole grosse.
Quando la voce di Enrico Ameri interrompe la cronaca di un collega di "Tutto il Calcio minuto per minuto" per dare l'annuncio, l'Olimpico è un acquario.
Chinaglia sul dischetto prende la rincorsa, non calcia benissimo, ma il portiere foggiano, Trentini si chiama, è battuto lo stesso.

Ancora sofferenza fino alla fine: Garlaschelli, picchiato dai foggiani in cerca di vendetta, reagisce e l'arbitro lo espelle, Martini si è fratturato la clavicola.
La Lazio in dieci resiste, qualche brivido poi è scudetto.
Così una squadra costituita da para' e da pistoleri, un gruppo così diviso da costringere l'allenatore a far spogliare i due clan in due spogliatoi diversi per evitare il "contatto", quella squadra che fra gli altri anche Pasolini definirà senza mezzi termini "una banda di fascisti", vince lo scudetto.
Mai una squadra ha avuto contro l'intera opinione pubblica come la Lazio di Chinaglia, Martini e Re Cecconi.
Non ricordo un simile astio, altrettanta prevenzione, nei confronti di undici atleti come contro i biancazzurri verso la conquista del tricolore.
Parlo di squadra, non di società, perché la Lazio del primo scudetto era principalmente una squadra di uomini, di volti, di persone fisiche, non uno stemma, non un sodalizio.
Erano quegli undici, quella "sporca dozzina".
La Lazio del primo scudetto erano Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Lecconi, Chinaglia, Frustalupi e D'Amico.
Ed era soprattutto e sopra tutti, Tommaso Maestrelli, un allenatore cui la sfortuna ha negato molto.

da postadelgufo.it

nella foto Luciano Re Cecconi spogliato e circondato dai tifosi in festa.