lunedì, gennaio 23, 2006

Lo scudetto della Lazio di Maestrelli/quinta puntata.


Un'altra caratteristica unica di quella squadra irripetibile sono le partitelle di allenamento, nelle quali nessuno vuol perdere e che il povero Maestrelli vive con angoscia.
Ogni tackle può portare all'infortunio, perchè si gioca undici contro undici e la gamba non la toglie mai nessuno.
"Peggio che in partita" perché "da 'quelli' non si può perdere.
Mai.
Anni dopo Borgo, leggendario capitano della Pistoiese e Primavera della Lazio ai tempi dello scudetto, racconterà di aver spesso avuto paura durante quelle sfide interminabili.
La spaccatura fra i due clan è infatti insanabile, Martini in particolare non sopporta gli atteggiamenti dispotici di Chinaglia ed il venerdì la partitella è spesso l'occasione per la resa dei conti.
Qualcuno indossa i parastinchi in quell'occasione anche se ne fa a meno nelle partite di campionato.
La Lazio è tutto questo, pistole, pugni, bottiglie rotte, calcioni in allenamento.
Ma la domenica, spesso, è puro spettacolo.
Quelle tensioni, quella rabbia si fondono allora in agonismo, la squadra diventa monolitica, le scazzottate, le bottiglie rotte, brandite minacciosamente per farsi le proprie ragioni, sono lasciate fuori dal campo e la domenica giocano tutti per lo stesso scopo : vincere.
E' un'orchestra che ormai conosce alla perfezione lo spartito.
Alla terza giornata, la prima svolta.
A Torino, ospiti della Juventus, i biancazzurri passano in vantaggio con Chinaglia e sembrano in grado di vincere in bellezza la terza partita consecutiva e quindi tentare la prima fuga.
Poi, nella ripresa, il crollo.
La Juve segna tre volte e c'è chi parla, dopo, negli spogliatoi, di gente sbattuta contro gli armadietti da un Chinaglia letteralmente furibondo.
E' un momento difficile; la squadra biancazzurra inanella tre pareggi di fila, due all'Olimpico.
La vetta sembra allontanarsi, ma, mentre il campionato snoda le sue spire, la Lazio trova coraggio e continuità.
Maestrelli amministra le tensioni; la squadra supera i suoi eccessi se non con la disciplina, con la convinzione, smisurata, nei suoi mezzi.
Frustalupi detta i ritmi e spesso li rallenta per evitare che la frenesia porti la squadra a scoprirsi troppo e pagare il suo compiacimento nel bello, Re Cecconi e Nanni garantiscono corsa e soluzioni balistiche quando l'attacco viene imbavagliato.
Accade col Milan, quando Re Cecconi coglie il gol della vittoria all'ultimo assalto.
E' l'undicesima giornata, la Lazio si conferma capolista, una posizione raggiunta in coabitazione quattordici giorni prima, e in solitario la settimana precedente.
Non lascerà più lo scettro del primato, fino alla fine.

contiunua...
da posta del gufo.it

nella foto Franco Nanni, mediano di spinta.
Passa alla storia per un gol nel primo derby, l'anno prima dello scudetto.
E' un tiratore formidabile, fa gol con continuità, ma l'anno dello scudetto, curiosamente, segna meno.
Bersaglio consueto delle ire di Chinaglia è uno di quelli che è più defilato.
Finisce la carriera nel Bologna.