venerdì, gennaio 13, 2006

L'uomo della pioggia/ Brian Clough /terza puntata

Nottingham

Intanto il Derby County vola in testa il campionato e la favola di Clough sembra finita quando accetta le proposte di un altro club di secondo piano, oltre che di seconda divisione : il Nottingham Forest.
Invece è proprio qui che ricomincia la storia.
Il Nottingham Forest, per usare un eufemismo, attraversa un periodo poco felice.
Dopo aver sfiorato la vittoria in campionato nel 1967, superato solo dal Manchester United, il Forest si era progressivamente allontanato dalle prime posizioni, fino a retrocedere in Seconda Divisione tre anni prima, per una curiosa coincidenza proprio nell’anno del trionfo del Derby County.

La squadra è povera di giocatori di talento e attorno ai “rossi” non c’è entusiasmo.
Le tribune del City Ground non ribollono certo di tifo ed il clima che si respira è quasi di rassegnazione.
E’ questo l’ambiente ideale per Clough che chiama subito due dei sui più fedeli calciatori dei tempi di Derby: John Mc Govern e John O’Hare per porre le basi del “suo” Nottingham Forest.
In questa “ricostruzione” il mattone più importante arriva nel luglio 1976 quando il suo “alter ego” Peter Taylor lo raggiunge ricomponendo la coppia dei tempi di Hartlepools e Derby.
Con Taylor arrivano calciatori di qualità come Martin O’Neill, l’attaccante Peter Withe ed il roccioso difensore Larry Lloyd che il calcio inglese tende ad emarginare per i più svariati motivi, dal difficile carattere di Withe alla supposta “timidezza” di O’Neill.
Con questi rinforzi e con l’innesto di giovani come Viv Anderson, che diventerà primo calciatore di colore a vestire la maglia della Nazionale inglese, e Tony Woodcock ed il recupero di un talento come lo scozzese John Robertson, forse la migliore ala dell’epoca in Inghilterra, il Forest raggiunge la terza posizione in classifica e viene promosso alla Prima Divisione.
Il gioco del Nottingham ricalca quello del Derby County di qualche anno prima.
Il Forest utilizza molto le fasce laterali, pratica un football aggressivo in ogni zona del campo ed ha, in ogni ruolo, calciatori capaci di applicare alla perfezione le indicazioni di Brian Clough che affida i ruoli chiave ai suoi fedelissimi Mc Govern e O’Hare.
L’ambizione di Clough è chiara: dopo la promozione, il titolo.

Per dare sostanza alle sue aspirazioni, Clough chiede ed ottiene l’acquisto di un altro dei suoi fedelissimi dei tempi di Derby: Archie Gemmill, e, soprattutto, convince la società a spendere la cifra esorbitante di 270.000 sterline, all’epoca record mondiale per un portiere, per acquistare dallo Stoke City il portiere Peter Shilton.

Sarà, quello di Shilton, l’acquisto decisivo per il salto di qualità.
Il Forest diventa una fortezza inespugnabile: alla fine della stagione la sua difesa avrà subito solo 24 reti, addirittura 20 in meno della stagione precedente in Seconda Divisione.
Shilton riesce a mantenere inviolata la sua porta per 23 gare sulle 37 disputate ed è grazie ad una sua superba prestazione ed a una parata rimasta negli annali del calcio inglese che, pareggiando per 0-0 a Coventry, il Nottingham Forest si laurea campione a quattro gare dalla fine precedendo i Campioni d’Europa del Liverpool e l’Everton.

Il torneo del Forest è stato superbo, ma massacrante, durissimo soprattutto a livello di tensione nervosa in un’ambiente che, Clough a parte, non è abituato a gestire certe situazioni :proprio dopo la gara decisiva di Coventry Brian Clough lascia capire quanto sia stata dura quella conquista :- “Sono talmente stanco”- dichiara ai microfoni della BBC mentre festeggia la vittoria- “ che faccio fatica a sollevare questa coppa di Champagne”.
Fatica a parte quello del Forest è’ un trionfo assoluto, senza discussioni, ottenuto con largo margine (sette punti) e subendo solo tre sconfitte.
Solo il Leeds, nei tempi moderni, ha fatto meglio, subendo nel 1968-69 solo due sconfitte in 42 partite, e solo Alf Ramsey, con l’Ipswich Town, era riuscito a vincere il Campionato subito dopo essere salito dalla seconda Divisione.
Il Forest diventa la squadra del momento, arrivando ad offuscare la gloria del Liverpool due volte Campione d’Europa, contro il quale trionfa anche in Coppa di Lega vincendo, all’Old Trafford, per 1-0 la ripetizione della finale terminata sullo 0-0 a Wembley.
Brian Clough diventa il personaggio più in vista dell’intero calcio inglese, nonostante il suo carattere e la sua spregiudicatezza lo mettano pesantemente in urto con la federazione.

Clough consolida la sua fama di antipatico, le sue parole tagliano come rasoi, la sua diplomazia è pari a zero e difficilmente usa giri di parole per esprimere i suoi concetti: facile comprendere come nel calcio inglese abbia molti più nemici che amici, nonostante i suoi successi lo pongano su un inattaccabile piedistallo.
Proprio nel 1978 l’Inghilterra subisce una delle sue più pesanti umiliazioni : per la seconda volta consecutiva il calcio inglese, che domina a livello di club, non sarà rappresentato alla fase finale dei Mondiali, in programma in Argentina.
Una parte della stampa specializzata pone la candidatura di Clough per rifondare la Nazionale, ma la Federazione preferisce confermare Ron Greenwood che ha preso in mano la selezione quando la qualificazione era compromessa dai pessimi risultati di Don Revie.
Ai Mondiali Clough si sente comunque rappresentato, nella Scozia, infatti, sono selezionati Gemmill, Robertson e Burns, tre dei suoi pupilli.