giovedì, gennaio 12, 2006

L'uomo della pioggia/ Brian Clough /seconda puntata

Derby

Quando Brian Clough lascia il calcio agonistico a causa di un grave infortunio deve ancora compiere 28 anni.
E’ il giorno di Santo Stefano del 1962.
Gli inglesi lo chiamano “Boxing Day” perché è tradizione in quel giorno scambiarsi i pacchi natalizi, purtroppo in quello di Brian c’è una brutta sorpresa : un terribile scontro col portiere del Bury mette fine alla sua carriera nella quale, giocando nel Middlesbrough e nel Sunderland, ha messo a segno 251 reti in 274 partite.

Dopo inutili tentativi di ripresa dell’attività agonistica, diventa, a soli trent’anni, il più giovane allenatore del Regno Unito e nell’Hartlepools United inizia il suo sodalizio con Peter Taylor, ex compagno di squadra al Middlesbrough.

I due si intendono a meraviglia.
In quattro anni di quarta divisione costruiscono una squadra pronta per la promozione che arriverà quando entrambi saranno già passati al Derby County.

Proprio a Derby, davanti alle anguste tribune di legno del "Baseball Ground", Brian Clough mette i primi mattoni nella costruzione del suo mito.
Il Derby County è una squadra decisamente di “secondo piano” anche nella Seconda Divisione inglese dove vivacchia a metà classifica, ma Clough quando arriva, dà uno scossone all'ambiente.
Il suo calcio è quello tipicamente inglese, ma con qualche sostanziale modifica, come la ricerca ossessiva del gioco a terra :- “Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio fra le nuvole”- è solito dire- “avrebbe messo l’erba lassù”.
I suoi campioni si chiamano Archie Gemmil, uno scozzese tarchiato e mai morto, Kevin Hector un bomber di recupero, il centravanti gallese Walter Davies, un lottatore senza paura, ma soprattutto la sua squadra ha grandi qualità in difesa, con la giovanissima coppia centrale Mc Farland - Todd , scoperta da lui e strappata alla concorrenza convincendo la dirigenza del Derby a polverizzare i record di spesa della società per l’acquisto di un calciatore, e nell'estroso attaccante Alan Hinton, un mancino alla Corso che ha il vezzo di calzare scarpe bianche.

Ai calciatori non fa sconti : pretende disciplina, obbedienza, sacrificio.
A John Mc Govern, destinato ad essere uno dei suoi pretoriani fino dai tempi dell’Hartlepool, la prima volta che lo vede raccomanda :- “Stai in piedi dritto, tieni su le spalle e tagliati i capelli. Il resto verrà da sè”-

Chi segue le sue direttive ha anche grandi riconoscimenti, toccanti attestazioni di stima:- “Ha più classe lui nell’unghia di un piede, di quanta ne abbia mai posseduta io in tutto il corpo”- dichiara una volta a proposito di John O’Hare, uno dei calciatori che stima maggiormente.

Punta molto sulla preparazione atletica, sceglie personalmente gli allenatori e, tradizionalmente, le sue squadre saranno famose per il ritmo e per dare il meglio nel finale della stagione.
Attorno alla sua figura carismatica la squadra prende corpo, tratta personalmente l’acquisto dei giocatori, sia giovani che affermati, l’unico parere di cui tiene conto è quello di Peter Taylor, ma l’ultima parola, quella definitiva, è sempre e solo la sua; inevitabile che spesso vi siano attriti con il “board” del Derby County, in particolare con Sam Longson.

La squadra risponde agli stimoli anche se le polemiche non mancano certo e dopo un avvio faticoso arriva la promozione al massimo campionato.
Il Derby County è una squadra "tignosa" come il suo allenatore, ma è anche una squadra capace di interpretare al meglio le caratteristiche tipiche del calcio inglese e scozzese fatto di velocità, aggressività, ritmo, alle quali Brian Clough, senza snaturarle, riesce ad associare anche un certo ordine tattico.

I bianchi di Derby diventano la rivelazione del calcio inglese e scalano la classifica della Prima Divisione giocando un calcio che li rende spesso imprevedibili.

Al "Baseball Ground", davanti ad un massimo di ventimila spettatori, riescono ad intimidire qualunque avversario, il loro ritmo travolge, stordisce, la loro disposizione tattica disorienta.
Nella prima stagione i “Rams” strabiliano raggiungendo il quarto posto, l’anno dopo finiscono noni, ma ormai, dopo anni di anonimato, il Derby County torna a lottare per il titolo che centra al terzo tentativo.

La stagione campionato 1971-72 è forse la più combattuta della storia del calcio inglese ed il Derby County si laurea sorprendentemente campione in una stagione nella quale fioccano le polemiche cui contribuisce non poco la lingua di Brian Clough.
Dopo un’appassionante volata i "Rams" chiudono il loro campionato battendo il Liverpool e scavalcandolo in classifica con 58 punti contro 57, ma tutto sembra inutile perché il Leeds, che affianca al secondo posto i “reds” e il Manchester City, deve recuperare una partita rinviata per permettergli di disputare la finale della FA Cup.
A parità di punti risulterebbe decisivo il quoziente reti, largamente favorevole al Leeds che quindi, anche solo pareggiando al “Molineux Ground” contro il Wolverampthon, si laureerebbe Campione d’Inghilterra.

Come se non bastasse il fatto che i “Wolves” non hanno nulla da chiedere al Campionato, la sfida di recupero è situata fra le due finali di Coppa UEFA che vedono il Wolverampthon opposto al Tottenham.
E’ l’8 maggio 1972 quando al Molineux scende in campo il Leeds che due giorni prima ha vinto la Coppa d’Inghilterra superando in finale l’Arsenal.

Nel frattempo Cloughè in vacanza ed i calciatori del Derby County sono in tournée in Spagna. affidati alle cure di Peter Taylor , nessuno infatti pensa che il titolo possa sfuggire ai bianchi di Don Revie.
Invece accade l’incredibile : in una partita passata alla storia anche per alcune decisioni arbitrali almeno discutibili il Leeds perde la partita per 2-1 ed il Campionato per un solo punto !

I calciatori del Derby apprendono la notizia a Maiorca e Clough avrebbe più tardi dichiarato di non averci creduto fino a che non sfogliò i giornali del giorno dopo.

Sulla partita c’è anche un gustoso aneddoto che vale la pena di ricordare.
Bobby Charlton, il prestigioso calciatore del Manchester United ormai a fine carriera, commentando la partita per la BBC dichiara senza dubbi :- “Il Leeds realizzerà il ‘double’.Non c’è modo che i Wolves possano fermarlo.”-
Questa dichiarazione pungola a tal punto l’orgoglio dei calciatori del Wolverampthon da far loro trovare le motivazioni e la carica per battere il Leeds.
Così, forse grazie anche alla poco diplomatica uscita di Sir Bobby Charlton, i “Rams” possono festeggiare il loro primo titolo in 88 anni di storia.
E’ un trionfo che supera ogni immaginazione, ma Clough è scatenato e vuole di più, la sua ambizione lo porta a pretendere subito il trionfo europeo.
In Coppa Campioni, l’anno dopo, i "rams" raggiungono le semifinali dove incontrano la Juventus in due partite memorabili per intensità e per il vespaio di polemiche che sono destinate a sollevare e delle quali Clough è anche abile regista.
Accade che, a Torino, nella partita di andata vinta dalla Juve per 3-1 l'arbitro Schulenburg ammonisca Archie Gemmill e Mc Farland, che sono glà diffidati, e li escluda quindi dalla partita di ritorno.

A fine partita Clough è una furia .
Le sue esternazioni sono decisamente sopra le righe ed imbarazzano non poco l’UEFA e la Football Association in particolare quando afferma che :- “Dentro lo spogliatoio dell’arbitro c’erano gli italiani, prima della gara e durante l’intervallo !”-.

La dirigenza juventina non risponde alle provocazioni, ma nasce lo stesso qualche attrito nei corridoi dello spogliatoio ed all’uscita della Sala Stampa, quando un Brian Clough sempre più furibondo viene sorpreso ad urlare: “Fucking Italian bastards !” , una frase che non smentirà mai.

Non bastasse questo a fine gara Peter Taylor cerca addirittura di assalire l’arbitro, ma la polizia lo blocca, nasce un diverbio e Taylor rischia addirittura l’arresto.
In effetti il comportamento dei due manager è tutt’altro che inappuntabile e attira sui “Rams” gli strali della stampa italiana che dipinge Clough come un personaggio ai limiti della decenza.
Già questo fatto innesca parecchie polemiche attorno alla partita di ritorno, preceduta da una lunga serie di dichiarazioni bellicose che, sotto l’abile regia di Clough, servono a surriscaldare l’ambiente del “Baseball Ground”.
Il tecnico inglese sa che, specialmente dopo le assenze di Mc Farland e Gemmill, la Juventus è tecnicamente superiore e punta tutto su una gara nella quale la furia agonistica dei “rams” riesca a rovesciare la situazione.
La partita è durissima, giocata senza esclusione di colpi, con un ritmo elevatissimo ,ma il Derby County cozza contro il muro italiano fino al momento in cui si presenta la grande occasione sotto forma di un rigore che l'arbitro, il portoghese Lobo, gli concede.
Lo calcia lo specialista Hinton e lo sbaglia mandando fuori la palla assieme alle speranze deluse di finale europea.
Nel finale il nervosismo la fa da padrone, il centravanti Davies viene espulso ed il Derby County eliminato, ma qualche giorno dopo, intorno alla gara scoppia un caso clamoroso.
Trapela, infatti, la notizia che l'arbitro Lobo abbia denunciato un tentativo di "ammorbidimento" da parte di un faccendiere ungherese, un certo Szolti ,ex arbitro, legato ad Italo Allodi fin dai tempi della Grande Inter.
Brian Glanville, il celebre giornalista inglese, monta un dossier, ma alla fine la cosa non avrà seguito.

Venticinque anni dopo Brian Clough parlando di quelle due partite continuerà a dichiararsi convinto della malafede dell’arbitro di Torino, il tedesco Schulenburg, ripetendo le clamorose accuse lanciate nell’incandescente dopo partita quando aveva accusato il tedesco Haller, connazionale dell’arbitro, di aver “suggerito le ammonizioni giuste”.
Clough, nonostante gli ottimi risultati, è profondamente deluso della situazione in cui si è venuto a trovare, infatti, dopo un paio d’anni esaltanti, attorno al club non avverte più l’entusiasmo di un tempo.
Clough, che ha creato il Derby a sua immagine e somiglianza ed ha bisogno di sentirsi “padrone”, entra all'improvviso in rotta di collisione con l'ambiente che lo circonda, e dopo l’ennesima lite furibonda con il "patron" della squadra, Sam Longson, pianta tutto su due piedi e se ne va assieme al suo collaboratore Peter Taylor.

Alla base di questo feroce dissidio c’è la strategia del “patron” che vuole puntare ad un incarico nella potente federazione inglese e teme che il comportamento del suo manager, spesso in aperta polemica con la Football Association sulla stampa ed in televisione, possa danneggiarlo, ma soprattutto c’è la gelosia di Sam Longson che ,ogni volta che ne ha l’occasione, sostiene: - “Il Derby County l’ho costruito io, non Brian Clough !” – ed è sempre più insofferente verso le attenzioni, anche ossessive, di stampa e televisione per il suo manager e per Peter Taylor.

Comincia l'unico periodo buio della sua carriera : prima allena in Terza Divisione a Brighton, poi ,afine stagione, accetta le proposte del Leeds, appena laureatosi Campione d’Inghilterra, che cerca un sostituto a Don Revie divenuto CT della Nazionale, ma lo lascia dopo solo 44 giorni di continui litigi.

Clough entra in rotta di collisione soprattutto con Billy Bremner, lo scozzese capitano del Leeds.
Il carattere difficile di entrambi complica le cose e fra i due si apre una frattura che non si sanerà mai più .

Anni dopo, a proposito di questa vicenda che ne aveva ferito l’orgoglio più di quanto il suo carattere gli consenta di ammettere, Brian Clough dichiarerà :-“Billy Bremner mi fece sentire un intruso, un clandestino ad un veglione di Capodanno.Non credo abbia mai capito quanto mi abbia fatto sentire male. Comunque se fossi rimasto fino all’aprile successivo, avessi o meno vinto qualcosa, anche Billy Bremner si sarebbe convinto che ero un manager all’altezza di Don Revie, anzi migliore.”

da posta del gufo.it

continua......