venerdì, gennaio 13, 2006

L'uomo della pioggia/ Brian Clough /quarta puntata

I trionfi europei



Come ai tempi di Derby, Clough ha l’ambizione di imporsi a livello europeo e stavolta è deciso a tutto pur di trionfare.

Per l’attacco decide di lanciare un altro giovane, Gary Birtles e ottiene un altro sacrificio dal suo presidente : l’acquisto ad una cifra record per il calcio inglese di Trevor Francis, l’attaccante considerato il miglior prodotto del vivaio nella seconda metà degli anni ’70.
Il venticinquenne talento del Birmingham City viene strappato alla concorrenza per una cifra che supera, per la prima volta nella storia del calcio britannico, il milione di sterline.
Una follia, oltretutto contro la logica della “costruzione” dei giocatori provenienti dal vivaio e del recupero di calciatori in crisi, tipica del sodalizio con Taylor .

Clough, tuttavia, sa che il Forest per restare competitivo ed affrontare la sfida europea, ha bisogno del talento di Trevor Francis, ed oltre al sacrificio economico, pur di ottenerne la firma sul contratto, scende a compromessi impensabili per un “duro” come lui.

Arriva addirittura ad accettare che il talentuoso attaccante giochi d’estate, ben remunerato, nel campionato USA.

Il trasferimento viene tuttavia perfezionato solo a stagione iniziata e in Coppa dei Campioni Trevor Francis non può essere impiegato fino alla finale.
Intanto Clough ha già ottenuto il primo successo: a Wembley un Nottingham sfavillante ha travolto con un inappellabile 5-0 l’Ipswich Town nel Charity Shield.

Il Nottingham è lanciatissimo e passa da un trionfo all’altro.
Nel primo turno della Coppa Campioni il sorteggio ha opposto il Forest ai campioni d’Europa del Liverpool, in uno scontro senza precedenti.
La prima gara si disputa al City Ground e quella sera del settembre 1978 nasce la leggenda europea degli “arcieri”.
Non potendo disporre di Francis, Clough conferma in prima squadra il giovane Garry Birtles, la sua ultima invenzione, che ne ripaga la fiducia con un gran gol.
Il Liverpool appare frastornato dall’aggressività del Forest e non riesce a reagire, poi, a pochi secondi dalla fine, un altro calciatore inserito a sorpresa dall’inizio, il difensore Colin Barrett, batte Clemence per la seconda volta e ipoteca la clamorosa qualificazione.
Qualificazione che arriva grazie allo 0-0 difeso da Shilton e compagni ad Anfield Road due settimane dopo : il Nottingham Forest diventa così una delle favorite alla conquista della Coppa Campioni.
Clough non si smentisce, la sua sete di successi è quanto mai viva.

In campionato il Forest lotta per il titolo, ma l’arrivo ritardato di Trevor Francis dà un netto vantaggio al Liverpool che prende il largo, il Nottingham si conferma solidissimo in difesa e subisce solo tre sconfitte, ma pareggia troppe volte ed alla fine chiude ad otto punti dalla vetta.

Frattanto, in Coppa Campioni gli “arcieri” superano ottavi e quarti ed arrivati in semifinale si trovano di fronte l’ostacolo più duro: il Colonia.
La partita di andata è destinata ad essere ricordata come una delle più avvincenti della storia del prestigioso trofeo.
Sul terreno pesantissimo del City Ground, flagellato da due giorni di pioggia che fortunatamente dà tregua per lo svolgimento della gara, le due squadre si affrontano a viso aperto, senza tatticismi, anche perché sulla panchina tedesca siede un maestro del calcio spregiudicato ed offensivo : Hannes Weisveiler.
Entrambe le squadre sentono che questa è destinata ad essere la vera finale del torneo alle cui semifinali partecipano quattro squadre che non appartengono al gotha europeo e non hanno mai vinto una manifestazione internazionale.

Dopo appena 20 minuti i tedeschi sono in vantaggio per 2-0 ed appaiono padroni del campo; il sogno europeo degli “arcieri” sembra definitivamente tramontato ed il Colonia sembra sul punto di poter dilagare, ma proprio nel momento più difficile il Nottingham Forest mette in campo le doti di combattività trasmesse dal suo condottiero.
Birtles accorcia le distanze ed alla fine del primo tempo il gioco si riequilibra, ma dopo l’intervallo i padroni di casa si scatenano letteralmente.
La porta tedesca, difesa da Schumacher, viene assediata, il Forest, galvanizzato, attacca a folate in preda ad una sorta di furia agonistica entusiasmando il pubblico del “City Ground”.
Prima Bowyer, con un gran destro in mischia, trova il pareggio, poi, poco dopo il quarto d’ora, John Robertson conclude a rete un’azione corale con un gol di testa, una rarità nel suo repertorio.
Il “City Ground” esplode, l’entusiasmo è alle stelle, ma nel finale i tedeschi sfruttano l’inevitabile calo atletico degli arcieri dovuto all’immane fatica sopportata su un terreno ai limiti della praticabilità e ottengono il pareggio con un gol del giapponese Okudera.
Il 3-3 sembra l’anticamera dell’eliminazione :come sei anni prima col Derby l’avventura europea di Brian Clough sembra destinata a chiudersi in semifinale.
Al ritorno non sono in molti a concedere i favori del pronostico al Nottingham, solo Clough si dimostra ottimista al limite dello sbruffone, ma sul campo il Forest gli dà ragione.

Gli “arcieri” disputano una gara tatticamente perfetta, un capolavoro di concentrazione e disciplina.
Tanto la gara dell’andata era risultata aperta, tanto quella di Colonia risente dell’importanza del risultato, nettamente favorevole ai tedeschi, che cercano di portare a casa il pari aspettando che gli avversari, obbligati a vincere, si scoprano.
Il Nottingham, tuttavia, non casca nella trappola.
Nonostante la presunta scarsa esperienza internazionale, gli “arcieri” sono gelidi nell’amministrazione della gara, il Nottingham non rischia nulla e passa in vantaggio con Bowyer a poco meno di mezz’ora dalla fine: il Forest è in finale.

Clough “sente” che è fatta, nulla potrà più opporsi al Nottingham che, per la partita decisiva, disporrà, per la prima volta in campo europeo, del decisivo apporto di Trevor Francis.
In finale approda il Malmoe, allenato da un inglese Bob Houghton, una squadra ordinata e poco brillante che non ha stelle ed è arrivata alla finale eliminando a sorpresa nei primi turni la Dinamo Kiev.

All’ Olympiastadion di Monaco si prevede ancora una gara tattica, ma Clough sorprende tutti schierando tre punte, Birtles, Woodcock e Francis, senza rinunciare a Robertson, e lasciando fuori Gemmill e O’Neill.
La partita la gioca solo il Nottingham, gli svedesi si difendono con sempre maggior affanno fino a che, dopo un’ubriacante azione in dribbling sulla sinistra, Robertson serve a Francis il gol della vittoria, proprio all’ultimo minuto del primo tempo.
La gara si chiude qui, nella ripresa il Forest conferma la sua superiorità e coglie un palo con Robertson prima del meritato trionfo.
Dopo questo successo Clough viene celebrato come il miglior manager d’Inghilterra, nonostante le sue dichiarazioni urtino, come al solito, più di una suscettibilità.

Il Nottingham ha chiuso imbattuto la sua campagna europea ed ha conquistato anche la Coppa di Lega battendo a Wembley il Southampton in una partita nella quale Clough compie un gesto di rara generosità : nella finale lascia che a guidare la squadra sia Peter Taylor per dimostrare quanto sia importante il suo contributo nei successi del Forest.

Forest che diventa un “caso di studio” per l’intero calcio europeo che si interroga come una squadra che in oltre ottant’anni di storia aveva vinto solo una Coppa d’Inghilterra, nel lontano 1959, e che quattro anni prima era arrivata sedicesima in seconda divisione, sia riuscita a centrare, in tre sole stagioni, la promozione in Prima Divisione, la vittoria in campionato, la conquista di due Coppe di Lega ed infine il trionfo europeo in Coppa dei Campioni.
Il ”fenomeno” Forest viene vivisezionato: il modulo è semplice, ricalca il classico 4-3-3, ma viene corretto grazie alla duttilità di alcuni elementi ed alle scelte innovative che Clough ripropone costantemente fino dai tempi di Derby.

Davanti a Shilton i due centrali, Burns e Llloyd, formano un bastione insuperabile, sulle fascia destra c’è il fuoriclasse Anderson, a sinistra l’esperto Clark che, nonostante le trentacinque primavere, funge da propulsore offensivo.
A centrocampo Bowyer, che si sgancia spesso per concludere, Mc Govern e Gemmill (oppure O’Neill) sono spesso affiancati da Woodcock, che pendola su tutto il fronte offensivo, garantendo supporto al filtro ed al pressing.
Davanti Birtles e Francis si scambiano spesso di posizione per sfruttare gli sfondamenti di John Robertson che agisce da ala classica, mantenendo costantemente largo il fronte di attacco del Forest.

Brian Clough porta semplicità, con pochi ritocchi, con sottili aggiustamenti, riesce ad adeguare il modo di giocare inglese al calcio moderno e di questa sua convinzione fa una bandiera , un credo.

“Il Nottingham gioca un football al passo coi tempi” – dichiara spesso Clough- “la Nazionale inglese no, per questo il calcio inglese è meglio rappresentato dal Nottingham di quanto non lo sia dalla Nazionale”

Ma non vuol sentire parlare di tattica :-“Sono i calciatori che perdono le partite e sono sempre i calciatori che qualche volta le vincono. Quelli che parlano tanto di tattica scambiano il calcio col domino”

Sono di questo tenore le esternazioni di Clough che chiaramente ha sempre meno amici.

L’anno dopo il Nottingham Forest si ripresenta al via con poche novità e qualche problema.
Tony Woodcock, uno dei calciatori chiave della precedente stagione, sta trattando il suo trasferimento al Colonia, gli arrivi non sono di prima qualità né di primo pelo : Stan Bowles, Charlie Gorge, ma soprattutto Frank Gray, un terzino sinistro ancora giovane, ma già esperto, destinato a raccogliere l’eredità di Frank Ckark, ormai trentaseienne.
Clough capisce che la squadra non è più in grado di lottare su più fronti, specialmente dopo la partenza di Woodcock, e concentra le sue ambizioni sul bis in Coppa Campioni, mentre in Campionato la squadra si attesta nelle posizioni di rincalzo.

I primi due turni non rappresentano un problema per gli “arcieri”, forti ancora di un Woodcock scatenato, ma alla ripresa primaverile il Nottingham subisce, al “City Ground”, la sua prima sconfitta europea contro la Dinamo Berlino.
Sembra finita, ma al ritorno Clough realizza un capolavoro tattico e psicologico.
Il Forest entra in campo a Berlino, letteralmente trasformato : Trevor Francis, che disputa forse la miglior partita della sua carriera, segna una doppietta e Robertson trasforma un rigore : già alla fine del primo tempo la qualificazione è al sicuro.
Il trionfo mitiga la delusione per un Liverpool ormai irraggiungibile in testa al campionato e convince tutto l’ambiente che la riconquista della Coppa è possibile, Clough, come al solito, si dichiara apertamente certo del trionfo già prima di disputare la semifinale con l’Ajax e soprattutto calca la mano sul fatto che i rivali del Liverpool sono già fuori.

Intanto il Forest, che ha rifiutato di giocare la finale Intercontinentale in due partite contro l’Olimpia di Asuncion, conquista la Supercoppa Europea battendo il Barcelona grazie ad una rete del redivivo Charlie George al “City Ground” ed a un pareggio autorevole in Spagna.
Clough è buon profeta : l’Ajax è superato e per la finale di Madrid si qualifica l’Amburgo che elimina il Real evitando così al Nottingham l’insidia di una finale nella tana del lupo.
Ad una buona notizia,tuttavia, come accade spesso, ne segue una brutta: alla vigilia della finale Trevor Francis, che sta attraversando un momento di forma eccezionale, si infortuna gravemente al tendine d’Achille: è un brutto colpo per le ambizioni del calciatore e del Forest.

Francis è costretto a saltare gli Europei e resterà assente per sei mesi dai campi di calcio, il Nottingham perde la sua arma più temibile, l’uomo che con il suo gol ha firmato il trionfo nella Coppa dell’anno prima.
L’ago della bilancia dei pronostici comincia a pendere decisamente dalla parte dei tedeschi che dopo l’infortunio di Francis diventano i favoriti della finale per tutti, ma non per Brian Clough che continua a proclamarsi sicuro della vittoria.
I campioni di Germania , sulla cui panchina siede una vecchia volpe come Branko Zebec, accanto ai nazionali tedeschi Hrubesch, Kaltz, Jakobs ed allo jugoslavo Bulijan, schierano anche il capitano della Nazionale inglese Kevin Keegan e di questo Clough approfitta per caricare i suoi.

La gara, attesissima, si disputa il 28 maggio davanti ad un Bernabeu gremito.

Come l’anno prima col Malmoe,anche stavolta la gara si preannuncia molto tattica.

Le due squadre si temono e si conoscono.Il Nottingham schiera, accanto a Birtles e Robertson, l’irlandese O’Neill che riesce a imbrigliare le avanzate di Kaltz, e sostituisce Francis con un giovanissimo centrocampista, Gary Mills, che con 18 anni appena compiuti diventa il più giovane protagonista di una finale europea.
Dopo meno di venti minuti, Robertson si libera sulla sinistra dell’area tedesca e stringendo al centro lascia partire un rasoterra che batte il portiere tedesco : il Nottingham è in vantaggio e grazie alle prodezze del suo portiere Shilton ci resterà fino alla fine.
Nonostante i disperati assalti tedeschi la difesa del Forest resiste imperniata su Kenny Burns che Clough definirà :- “Il miglior giocatore che abbia mai avuto con me, capace di far segnare dei gol, di segnarli lui stesso e di difendere come un gigante !”
Alla fine il Forest trionfa e diventa l’unica squadra europea ad aver vinto, nella sua storia più Coppe dei Campioni che titoli nazionali.

Per Brian Clough è un’autentica consacrazione, ormai è considerato dall’opinione pubblica il miglior tecnico del Regno Unito, ma nonostante ciò, dopo la deludente prestazione della Nazionale inglese all’Europeo la sua candidatura a Commissario Tecnico non viene sostenuta dalla stampa e osteggiata da influenti personaggi della Federazione.

Intanto l’ambiente attorno al Nottingham Forest comincia a mostrare qualche insofferenza verso l’ingombrante personalità del suo leader indiscusso che ha la tendenza di agire come un despota assoluto.

Garry Birtles, una delle sue “creature” lascia il Forest per approdare al Manchester United, è un trasferimento importante, ma soprattutto è un altro pezzo della squadra costruita da Clough e Taylor che se ne va: in due anni si è dissolta la coppia delle meraviglie formata da Woodcock e Birtles.
Anche il sodalizio con Peter Taylor si incrina.

da postadelgufo.it

continua....