sabato, gennaio 14, 2006

L'uomo della pioggia/ Brian Clough /quinta puntata

Le sconfitte



La squadra appare logora e, sempre priva di Trevor Francis, esce al primo turno dalla Coppa Campioni contro i bulgari del CSKA.
In campionato le cose non vanno meglio, alla fine il Nottingham sarà settimo a dieci punti dalla testa della classifica e neppure le altre Coppe,l’Intercontinentale a Tokio e la Supercoppa col Valencia portano fortuna agli “arcieri”.
Nella prima ad un Nottingham stanco e frastornato e anche a causa del “jet lag”, non basta il recupero di Francis, ed il Nacional di Montevideo lo batte per 1-0, mentre nella doppia sfida europea contro il Valencia è fatale agli inglesi la regola dei gol che fuori casa valgono il doppio: dopo il 2-1 al City Ground è ancora fatale il gol di un uruguagio, Fernando Morena, nella gara di ritorno.

La squadra che aveva abituato i propri tifosi a sei finali consecutive sempre vittoriose (fra Coppe di Lega, Coppe dei campioni, Charity Shield e Supercoppa) entra in una spirale di sconfitte mortificanti.

I nuovi acquisti, fra i quali l’italo-svizzero Raimondo Ponte, fortemente voluto da Taylor, e gli attaccanti Ward e Wallace, non si inseriscono e la proverbiale affidabilità del gioco del Nottingham viene fatalmente meno.
Il grave infortunio di Francis ed il suo recupero solo a Campionato già iniziato ha contribuito non poco a peggiorare la situazione e nonostante alcune grandi prestazioni del centravanti anche nella Coppa d’Inghilterra il Forest viene eliminato dall’Ipswich al sesto turno, dopo la ripetizione dell’incontro .

La stagione successiva comincia male.

Trevor Francis, dopo due partite di campionato viene ceduto al Manchester City, anche il suo rapporto con Clough si è deteriorato nell’ultimo anno.

A fine stagione Peter Taylor, il suo assistente, annuncia il ritiro dal calcio “per gravi motivi di salute” , poi firma per il Derby County e si porta con sé John Robertson dopo una cruenta battaglia legale.

Il sodalizio che sembrava destinato a durare in eterno cessa di esistere.
I due non si rivolgeranno più la parola fino alla morte di Peter Taylor, nel 1990, e da quel giorno Brian Clough vedrà peggiorare i suoi problemi con l’alcool.
Il “vecchio testone”(Big Old ‘Ead, come lo chiamano affettuosamente i tifosi del Nottingham) si sente accerchiato e tradito, ma reagisce.
Costruisce una squadra di giovani tanto da affermare, prima del campionato: -“Quest’anno nel Forest l’acne sarà un problema peggiore degli infortuni”-

Vengono ceduti, oltre a Robertson, anche Trevor Francis, e soprattutto Peter Shilton che “rompe” con il tecnico e con l’ambiente, mentre da tempo se ne sono andati Martin O’Neill , Larry Lloyd e John Mc Govern e sta per lasciare Nottingham anche Viv Anderson.

La squadra si comporta bene : quinto posto nell’82-83, terzo posto l’anno successivo.
In quell’anno il Forest torna alla ribalta anche in Europa raggiungendo la semifinale della Coppa UEFA dalla quale viene eliminato dall’Anderlecht non senza polemiche su un arbitraggio quantomeno discutibile:- “E’ stata una partita ‘storta’ con un arbitro ‘storto’”, ma questa era una competizione che avremmo potuto e dovuto vincere lo stesso”.

In effetti dopo la vittoria per 2-0 al City Ground il Forest perde per 0-3 al ritorno in Belgio incassando la peggior sconfitta della sua storia europea.

E’ anche l’ultima occasione per Clough e per il Nottingham di brillare sul palcoscenico europeo.

L’anno successivo, nel 1985, gli “hooligans” del Liverpool provocheranno la tragedia dell’Heysel, causando 39 morti fra i tifosi della Juventus nella finale di Coppa dei Campioni, e l’UEFA metterà al bando dalle competizioni europee i Club inglesi.

La squadra, intanto, ha giovani interessanti, come Hodge, il terzino Pearce (detto Psycho), il difensore centrale Des Walker, il centrocampista Neil Webb e mette sul terreno l’entusiasmo tipico delle squadre giovani, ma fatalmente le mancano esperienza e cattiveria.

Dopo una delle tante mancate vittorie a causa dell’inesperienza il manager, stanco di dover rispondere a domande sull’ingenuità dei suoi calciatori ai microfoni della BBC, taglia corto :- “ Ascoltatemi bene” -dichiara- “la nostra ‘rosa’ è tanto giovane che parecchi di loro credono ancora a Babbo Natale, ed io non ho il cuore di dire loro la verità…”

Intanto arriva alla soglia della prima squadra anche il figlio Nigel, centravanti come il padre, che per un gioco del destino (forse pilotato dall’abile regìa di Brian Clough…) esordisce in Campionato, a soli diciotto anni , proprio nel “Boxing Day” del 1984, ovvero nello stesso giorno che era stato fatale alla carriera del padre ventidue anni prima.

Rapidamente Nigel diventa un titolare, ma nonostante le indubbie qualità della “rosa” la squadra risente degli alti e bassi e della discontinuità dei suoi giovani : due noni posti, poi un ottavo sono quanto riesce a raccogliere in tre campionati anonimi, oltre a tre brucianti eliminazioni nei primi turni della FA Cup.

La caduta nell’anonimato del Forest fa tornare a galla il sogno di “Old Big ‘Ead”, quel sogno la cui mancata realizzazione brucia più di quanto sia mai riuscito a confessare: diventare Selezionatore di una Nazionale.

Tramontata definitivamente la possibilità di sedere sulla panchina dell’Inghilterra, anni prima gli era stata ventilata la possibilità di quella dell’Irlanda e ,infine, nel 1988, arriva l’offerta di diventare Commissario Tecnico del Galles.

Clough ne è entusiasta.
E’ convinto di poter portare Hughes, Rush e compagni ai Mondiali di “Italia ‘90” e la trattativa va avanti arrivando vicino alla conclusione, quando il “board” del Nottingham Forest blocca le aspirazioni di Clough rifiutandosi di lasciarlo libero dai suoi impegni con il Club.

E’ un brutto colpo, ma Clough sa assorbirlo bene.

E’ un professionista e conosce il valore di un contratto, ma soprattutto sa di avere altri sogni e ancora la voglia di qualche “passeggiata sull‘acqua” per mano ai suoi “arcieri”

continua...