lunedì, gennaio 16, 2006

L'uomo della pioggia/ Brian Clough /ottava puntata

Cala il sipario

La morte dell’ex amico e collega Peter Taylor, avvenuta senza che si rappacificassero dopo sette anni senza rivolgersi la parola, la tragedia di Hillsborough, le polemiche e le denunce che erano seguite alla vicenda, il veleno che gli era piovuto addosso dopo che aveva espresso la sua opinione sulle responsabilità dei tifosi del Liverpool, e soprattutto il dolore per la morte di quei 96 giovani giovani tifosi lo avevano provato forse più di quanto fosse disposto ad ammettere anche a sé stesso.

Con un Clough irriconoscibile e rassegnato, le ultime due stagioni al Forest si concludono con la retrocessione in Seconda Divisione che arriva dopo un campionato disastroso concluso all’ultimo posto della graduatoria e con il suo abbandono della panchina, quando ha compiuto da poco il cinquantasettesimo anno d’età .

Le cifre della sua carriera sono quanto mai eloquenti : in ventotto anni ha collezionato 1319 panchine, di cui 907 solo a Nottingham, vincendo due campionati, due Coppe Campioni, la Supercoppa Europea, quattro Coppe di Lega, il Charity Shield ed una quantità di tornei minori.

“Old Big ‘Ead” diventa una sorta di opinionista, il suo carattere non è migliorato, la sua lingua è tagliente come ai tempi dei “rams” e del “City Ground”, la sua prestigiosa carriera lo mette al riparo dalle critiche quando esprime giudizi senza appello.

Per qualche anno assiste alla trasformazione del calcio inglese; critica la moda dei calciatori stranieri superpagati, le sue analisi risultano sempre lucide e spietate e le sue battute sono spesso condite con l’arsenico.

Quando l’Arsenal ingaggia l’allenatore francese Wenger e diversi calciatori d’oltremanica, come Henry, Petit e Pires, Clough dichiara alla BBC, che gli chiede un pronostico sulla Premier League :- “Una cosa e certa : nei prossimi mesi gli spogliatoi di Highbury puzzeranno più di aglio che di olio per i massaggi …”-

Purtroppo trovano conferma anche le voci sui suoi problemi di salute dovuti all’alcool, e le sue apparizioni pubbliche diventano sempre meno frequenti.
Nel 1998 suo figlio Nigel, che lui aveva lanciato nel Nottingham Forest e che poi aveva avuto un ricco contratto con il Liverpool, segue le orme paterne cominciando ad allenare il Burton Albion .
Per un curioso gioco del destino sono la stessa squadra e lo stesso posto occupati, trentaquattro anni prima, da Peter Taylor che poi avrebbe raggiunto Brian Clough all’Hartlepools.

Le condizioni di Clough sono preoccupanti, viene messo in lista d’attesa per un trapianto del fegato, come accade a George Best.

Prima di venire operato rilascia una dichiarazione toccante:- “Se dovessi morire non vorrei un epitaffio glorioso per le vittorie che ho colto, mi basterebbe sentir dire che ho contribuito, e sarei contento di essere piaciuto a qualcuno… “-

La storia di Clough deve ancora aspettare per diventare leggenda, viene operato e dopo il trapianto la sua vita, la vita di Brian Clough, torna lentamente alla normalità.

Con la moglie Barbara si prende cura dei nipoti, ama ancora parlare di calcio, della sua fantastica avventura a cavallo della tigre e, soprattutto, dei bei tempi quando con il Derby e il Forest “camminava sull’acqua” .

Nella sua biografia, uscita nel 2002, confessa il suo rammarico più grande : non aver finito il lavoro iniziato con Peter Taylor a Derby, dove avrebbe potuto raccogliere gli stessi successi di Nottingham ed ammette che “lasciare il Derby County è stato il più grande sbaglio della mia vita”

Il suo libro, non a caso, ha una dedica particolare e commovente : -“Agli amici che non ci sono più, quelli che ho perso e che mi mancano così tanto”.

continua....