martedì, gennaio 17, 2006

Mentality

E’ successo tempo fa.
E’ una storia brevissima, ma per capirla serve un’immagine, quello di Valvassori, allenatore dell’Atalanta a quei tempi. Lungo, magro, sorrisi stiracchiati e forzati, sguardo assente e stanco. Un maggiordomo, un perfetto lugubre maggiordomo. Una qualsiasi domenica pomeriggio l’Atalanta giocava a Milano contro il Milan, spacciata o poco più, una di quelle volte che fai il viaggio per prendere e basta.
Quaranta secondi, Maldini: il più forte difensore del mondo, infallibile e maturo, uno di quelli che sbagliano una volta ogni cinque anni, circa. Infatti: dopo nemmeno un minuto infila un autogol che nemmeno un ragazzino delle medie che vuole solo correre a casa e lavarsi, una cosa così grottesca che nemmeno i creatori di Holly e Benjii ci avrebbero mai pensato.
0-1.
Il Milan va in bambola, l’Atalanta gioca un calcio veloce, intelligente, quasi a memoria: sono giovani e coraggiosi. Potrebbero raddoppiare un paio di volte. Il Milan, invece, tace. Più o meno il ventesimo minuto: Gautieri Carmine (scattante e furba ala destra, napoletano di Mergellina ) scappa sulla fascia, crossa al centro, Maldini (sempre lui, quello che sbaglia ogni cinque anni eccetera) salta incespica cade, Rossini vede la palla impennarsi e fa una cosa che sognerà per sempre, che racconterà ai figli e ai nipoti, di quando lui, a San Siro, la sua squadra già in vantaggio, fece una semirovesciata e segnò.
0-2.
Esattamente un minuto dopo, l’azione nasce in fotocopia, Doni scappa sulla fascia, va sul fondo e mette in mezzo, Rossini salta, colpo di testa:
0-3.
Ecco dove questo piccolo resoconto calcistico (di cui mi scuso) voleva arrivare. Vavassori, l’allenatore-maggiordomo dell’Atalanta pensa (e racconterà poi ai giornalisti): Forse questa la pareggiamo.
E’ quasi la fine del primo tempo, sei in clamorosa zona retrocessione, sta vincendo non uno, non due, ma TRE a zero in casa del Milan, stai per fare l’impresa della vita, stai per sbancare il casinò e cosa pensi? Forse questa la pareggiamo! FORSE!
Infatti, nel tempo che rimane il Milan fa in tempo a fare tre goal, sbagliare un rigore, colpire una traversa, sbagliare una marea di gol.
3-3. E Vavassori sorride mentre esce dal campo.

L’Atalanta a fine stagione retrocederà, lui perderà il posto. Con i suoi progetti per sbancare il casinò, con il suo sorriso triste, con la sigaretta da eroe perdente, con l’aria di chi nella vita passa sempre di lì per caso. Con l’aria di chi vince tre a zero in casa del Milan e spera almeno di pareggiarla.

Adesso Vavassori e' idolo dei quaqquaraqqua' che marciano allegri dietro alla barbarie del loro presidente. Ma si fa presto a diventare idoli qua a genova con la fame e la miseria di buon calcio che da tempo abbonda. E anche un allenatore senza la giusta mentality fa presto a ingraziarsi l'amore di migliaia di ciechi.

Ma il vincere nel calcio e' decisamente un'altra cosa.

Questa storia è dedicata, con affetto, a tutti quelli che perdono, che vanno alla deriva, che si lasciano andare, che sprecano le occasioni.
A tutti quelli che sanno che la distanza che ti separa dalla porta non è questione di metri ma di destino.
E’ dedicata a me, a Vavassori e a tutti, tutti gli altri che credono in un calcio pulito e non pressapochista. A chi si esalta per un lancio di quaranta metri o per una grande parata. Non a chi si gasa se vince 3 a zero con uno scabeccissimo Ravenna e chiama dignita' il dovere dei propri idoli attuali.

E vaffanculo..va !