mercoledì, gennaio 25, 2006

Nanni di Lazionet

E' davvero l'ora, non se ne può più.
Davvero manca pochissimo al punto dove non c'è più ritorno.

Siamo cresciuti convinti che fosse il gioco più bello del mondo, la passione più spontanea, bella, bambinesca, entusiasmante, vergine, pulita.
Uno per il calcio ha fatto pazzie, c'è quello spot bellissimo del Totocalcio dove ognuno di noi ci si può ritrovare: in quello che freme, quello che piange, quello che ascolta la radio col pupo in braccio, quello che va in trasferta con le bandiere, quello che litiga con la fidanzata per la partita e becca pure uno schiaffone.

Con l'unica, sostanziale differenza che in quello spot, alla fine al calcio "si chiede il conto": è ora che, dopo tutti i sacrifici, le nottate, i disagi, i viaggi e le lacrime spese qualcosa mi torni indietro (sottoforma di vincita con la schedina).
Per la stragrande parte di noi, non solo noi Laziali, tutti gli appassionati, tutto questo NON E' VERO. Perchè quello che abbiamo fatto, tutto, chi poco chi tanto, chi la vita intera, chi solo quando si vinceva, chi sempre allo stadio, chi alla radio, chi sul divano con le pantofole di cachemire, chi da internet dall'altra parte del mondo, chi via sms, chi a piedi e chi a cavallo... L'ABBIAMO FATTO PER AMORE SOLO PER AMORE.
Per Amore, Amore di una squadra di calcio (pazzia pura) che forse davvero non ammette secondi fini, non chiede risarcimenti, ripensamenti, scuse, non chiede MAI grazie, ma è la cosa straordinariamente più spontanea, bella, bambinesca, entusiasmante, vergine, pulita forse dell'intera vita (non credo di esagerare).

Vale per tutti, dall'ultras più feroce e cazzuto al tifoso più soft, da quello che va a giocare a calcetto alle otto emezza di sera a cinquant'anni suonati al professionista, dal mercenario alla "bandiera", dal giornalista (certo, dal giornalista) all'ultimo degli appassionati che blandamente la domenica sera ti chiede ch'ha fatto 'a Lazio?
Tutti, la passione ci lega. Ci lega a lei indissolubilmente e fra noi per simpatia, per idem sentire.

Ci legava, meglio. Ci lega sempre meno.

Perchè l'avversario che io sono sempre stato abituato a rispettare (mi viene naturale, mi perdonerete) ora sono costretto quasi a odiare, a urlargli contro le peggiori cattiverie, a rinfacciargli origini, razza, religione, a guardarlo col sangue agli occhi e digrignando i denti. "Benvenuti Alabardati" io mi ricordo di aver visto all'Olimpico in un Lazio-Triestina di chissà quanti secoli fa.

Perchè Forza-Lazio-alè-alè una volta era la cosa più comune, la cosa più condivisa, si cantava tutti insieme, come fosse niente, pure da casa. Oggi ti guardano male, sembri uno scemo, perchè oggi i cori "vanno lanciati", ci sono persone deputate a farlo, che hanno l'esclusiva, hanno il megafono, hanno il seguito, la claque come le star del rock, come un Bonjovi o un Gigi d'Alessio per dire.

Perchè allo stadio uno, ingenuamente dovrebbe pensare che si va per tifare, per cantare, per urlare, per svociarsi e tornare a casa ubriachi se la vostra squadra ha vinto (e tu hai brindato con Stock-84... ), oppure scornati se ha perso (e se ha pareggiato? consolati con Stock-84...).
Niente da ridere, niente davvero, ricordi lontani.
Oggi allo stadio non si tifa, si fanno mille altre cose meno che il tifo. Tutte cose che col tifo davvero nulla hanno a che fare. La partita sembra diventata un evento collaterale, non giocassero forse sarebbe uguale. Si fa buu ai negri, si manda affanculo tutti in coro questo e quello, indifferentemente politici, presidenti, attricette, sindaci, carabinieri, giornalisti, lazionetter, cantanti, clown, candidati, leader e perfetti sconosciuti. Si arriva al paradosso (le parole sono importanti) dello "sciopero del tifo" (davvero grottesco, provate a spiegarlo a uno di Milano, mettiamo pure tifoso di rugby, 'sta cosa... a me è capitato ) cose che sì, forse abbiamo sentito qualche volta in televisione, in quelle piazze lontane, sperdute, in quegli stadi dove succedevano sempre casini, a Bari, a Casarano, a Nocera Inferiore, a Brescia dove contestare i presidenti sembrava quasi la norma, dove si menavano a ogni retrocessione, sfasciavano i cassonetti, assediavano l'arbritro... Oggi succedono allo Stadio Olimpico, a Roma, nella città più grande del Mondo, per cultura, per valore e per storia, a Roma. Quando gioca la Lazio.

Perchè ieri sera durante la telecronaca (sfortunatamente ho lavorato fino alle otto e mezza ieri, e sopratutto se mi è permesse, per me andare o non andare allo stadio sono straordinari cazzi miei, non devo certo chiedere giustificazioni a chicchessia) a un certo punto ho abbassato l'audio. Perchè avessero sentito le mie figlie che erano di là a vedersi "Carabinieri", non sarei stato capace di giustificare, mi sarei vergognato come un cane a fargli sentire solo miserabili buu-huu quando prendeva palla Wome, e solo dei cori indecorosi, volgari, sporchi contro Lotito, Mihajlovic, Stankovic, invece che un semplice, facilissimo Lazio-Lazio.

Perchè quello che tutti ritengono "il giocatore più rappresentativo" uomo maturo, consapevole, scafato, priva del suo apporto la sua squadra-del-cuore per una squalifica di una più una due giornate per che cosa? per un "saluto" del cazzo che lui sapeva benissimo come non fosse consentito. E che non contento di due giornate da [...] ne butta via ancora un'altra per un cartellino rosso al quarto minuto di gioco (e un'altra ancora di conseguenza, per la prevedibile squalifica) "facendo a botte" come ragazzini di dieci anni per un falletto di gioco. Uno esperto, uno navigato, rotto a mille battaglie, uno con quasi vent'anni di Serie A (o di Premier League) alle spalle! Che magari l'altra sera ha fatto pure il culo a Siviglia che c'era cascato come un pollo...
L'uomo più rappresentativo che non sa controllare i propri nervi, non sa controllare i propri comportamenti, non sa essere "il capitano", il capitano vero di questa squadra ma ne riveste (ingenuamente? non credo) solo i ruoli più biechi, più stupidi, più sconfortanti. In un finale di carriera che avrebbe potuto essere glorioso, sublime, epico: pensa, il giocatore che per amore (solo per amore ) torna a casa, si allena, dà l'esempio, si sacrifica, fa da chioccia, da icona di riferimento, fra le altre cose gioca benissimo, dà il fritto per la squadra. E invece? Un bambinone un po' stronzo, un vecchio cazzarone che prende lo stipendio da Lotito e contemporaneamente chiama tutte le sere, anzi "si sente uno di loro", dichiara "voi soli siete i veri laziali e io sono parte di voi", proprio coloro che a Lotito stanno facendo una guerra atroce, odiosa, acida, insulsa, ingiustificabile. C'è qualcosa che non va, canta qualcuno.
Un vecchio atleta capace di fare impazzire per il suo gioco, i suoi tocchi, la sua forma atletica, i suoi gol, il suo attaccamento, ma che poi offende, offende a morte gran parte (gran parte, Paolo, credimi) dei suoi più affezionati tifosi. Li offende in maniera smaccata, ingrata, perfida. Perchè il saluto romano non è la stessa cosa, Norberto Bobbio la chiamava "l'abominevole equidistanza", quella che lava la coscienza dicendo che fascisti e comunisti in fondo... anzi affermando con il proprio anti-comunismo l'affrancamento del proprio fascismo. No, non è così che va. Non è la stessa cosa, perchè quel saluto ancora brucia sulla pelle di molti di noi, sulla pelle di migliaia di famiglie italiane, suscita ricordi terribili, morte, guerra, dolore e fame. Non è la stessa cosa perchè noi in Italia il fascismo e il nazismo l'abbiamo conosciuto, bene, a fondo, sulla pelle dei nostri padri e dei nostri nonni che ci hanno lasciato la vita. Perchè sì ma a Livorno... non me ne frega un cazzo, perchè la rettitudine morale a un certo punto costa cara. Perchè una scelta uno la deve fare. Perchè IO-CERTE-COSE-NON-LE-FACCIO è tutta lì la chiave, IO-CERTE-COSE-NON-LE-FACCIO. Tutti rubano... io no! Tutti passano sulla corsia d'emergenza... io no! Tutti se ne fregano delle regole... io no!
Spero davvero che il Presidente lo allontani. Spero davvero che a fine contratto non glielo rinnovi. Mi piange il cuore a pensare cosa avrebbe potuto essere e non è stato, ma stando le cose come stanno, oggi Di Canio è solo un elemento di disturbo, gravissimo. Un danno per la Lazio (quattro giornate per sua totale, esclusiva e volontaria colpa, e non, tranne il cartellino rosso di Lazio-Inter, per fatti di gioco).

E tutto questo, tutto questo sfacelo mentre la mia Squadra, mentre la mia Lazio (Di Canio compreso, intendiamoci) sta facendo un campionato straordinario. Ce la sta mettendo tutta, in maniera commovente, ostinata, tignosa, tirando fuori tutto quel poco di classe che in ognuno di quei non-campioni che sono si può tirar fuori. Perchè questo è la Lazio, non altri. Questi siamo: Tare, Keller, Manfredini e Giallombardo con qualcuno, pochi, pochissimi "hors-category", due, tre, Peruzzi, Oddo, Liverani, forse Rocchi e fermati. Questi siamo, questi. Straordinari, soli, in nove contro undici, soli come cani, perchè la "loro Curva Nord", il "loro Dodicesimo in campo", "e a fianco la Nord che non tradisce" aveva altro da fare, aveva tempo di stare in silenzio per un miserabile "sciopero del tifo" (ma de che stamo a parla'???) contro Lotito che non ci compra i giocatori, che non ha "il progggettto", che non "se siede ar tavolo" non-si-sa-dove-non-si-sa-con-chi. Come i romanisti, come i romanisti. Cragnotti-comprate-Sensi.
Mavvaffanculo. Mavvaffanculo.

Nanni.


Fondazione Bonarda e' solidale con Roberto Teotokris vittima di una schifosissima aggressione subita sabato mattina da parte di 6 bastardi con i volti coperti.

Irriducibili avete rotto il cazzo. Voi come la Bal di Livorno e altre merde che fanno politica dentro gli stadi siete la rovina del calcio. Andate a prendervelo in culo.
Effe Lipper

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

il fascista se n'è andato.
er direttivo carcerato.
lotito è scortato.
chinaglia ricercato.
e io sò scojonato.

FORZA LAZIO SEMPRE!
IO SONO TEOTOKRIS!

4:04 PM  

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