giovedì, gennaio 12, 2006

Overath

di Effe Lipper per Fondazione Bonarda.

Il moto perpetuo. Diesel. Il piede sinistro di Schoen. Il fosforo della Germania campione del 74, preferito alla potenza di Gunther Netzer, malsopportato dai rivali del Bayern, lui che era il biondo trascinatore del leggendario Borussia Moenchengladbach. Una carriera tutta spesa nel Colonia, che in Germania voleva dire tradizione e serbatoio ricchissimo per la nazionale. Wolfgang Overath è del ‘44, più giovane di MazzolaRiveraCorso, coetaneo di Rombo di Tuono. Io non capivo perché non giocasse Netzer. E non capivo perché Netzer e Breitner si fossero trasferiti, dopo i mondiali vinti, al Real Madrid. A riproporre la sfida a Cruijff e a Neeskens. Non capivo, perché quelle sfide in bianco e nero sembravano così esaltanti: come si fa a lasciare il Borussia per il Real Madrid? Dicevo io. Mi mancava qualche zero, nel ragionamento bambino.
Ha attraversato tre mondiali, due sfiorati (quello del ‘66 per un soffio, quello del ‘70 per colpa dell’Italia) e uno vinto, finalmente, nel 1974, a trent’anni. A pensarci, è la stessa carriera di Kaiser Franz Beckenbauer, con qualche pallone d’oro in meno. Un po’ Franz l’avrà ringraziato. Anche noi, che la Germania (all’epoca Federale, oppure Occidentale, o BRD, o RFG, RFT che dir si voglia…) c’impressionava più per la corsa e per la forza fisica che per la spettacolarità del gioco.
Ma era la gioventù, e il luogo comune: quella Germania era più italiana che altro, dai guizzi del rapinoso Muller alle limpidezze di Beckenbauer, dalle parate di Maier alle sgroppate furenti di Hoeness. E in mezzo Overath, il Frustalupi zazzeruto.
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