martedì, gennaio 31, 2006

Strani incroci tra Cava dei Tirreni e Genova/prima puntata



1981-982 La Cavese vince 2 a 1 a San Siro.
Qui il video da Novantesimo minuto con
Gianni Vasino e Paolo Valenti.



Per vederlo occorre il Real Player

ma Cava dei Tirreni e Genova hanno un sacco di storia in comune.
Dite di no?

Allora iniziamo cosi'...e fidatevi. Parola di Effe Lipper !

Virgilio Levratto.

Il calcio in Italia iniziò a decollare sotto l’aspetto della popolarità all’indomani del primo conflitto bellico mondiale. Attraversata senza troppe difficoltà la fase pionieristica, il football, come a quel tempo tutti lo chiamavano, attecchì nella fantasia popolare soprattutto grazie alle prodezze dei singoli giocatori, che piano piano si elevavano ad idoli indiscussi delle folle. Prima dell’avvento di Giuseppe Meazza, primo vero campionissimo del nostro calcio, si distinse un certo Virgilio Felice Levratto, che non a caso si guadagnò l’appellativo di “sfondareti”. Levratto era nato il 26 ottobre del 1904 a Carcare, un piccolo paese in provincia di Savona, e si era rivelato subito alle cronache del calcio nazionale, ricoprendo il ruolo di centravanti nel Vado Ligure. Alla guida di quella piccola squadra raggiunse subito un traguardo importante nella sua carriera, trionfando nella prima edizione assoluta della Coppa Italia. Il 16 luglio del 1922 il Vado vinse in finale di misura ai danni dell’Udinese con un gol proprio di Levratto al 118’. Con grande stupore del pubblico il tiro del centravanti, oltre che piegare il malcapitato portiere friulano, sfondò anche la rete stessa della porta. Di lì alla popolarità il passo fu brevissimo ed il giovane Virgilio scalò rapidamente gli onori della cronaca sportiva italiana.

Il 25 maggio del 1924 esordì anche in nazionale, pur militando in II Divisione con lo stesso Vado, affermandosi comunque come uno dei migliori uomini a disposizione di Vittorio Pozzo. Nel 24/25 firmò un contratto importante con l’Hellas Verona, mentre dal 25/26 al 31/32 si impose come centravanti del Genoa, la migliore e più popolare squadra italiana del periodo.

Tuttavia Levratto si ritagliò un posto consistente nella leggenda del calcio azzurro proprio con la maglia della nazionale italiana, che vestì in ben 28 occasioni segnando 11 reti. Per la prima volta dal suo esordio l’Italia riusciva a raccogliere qualche soddisfazione importante in campo internazionale. Il maggior appuntamento calcistico mondiale dell’epoca si riconosceva nelle Olimpiadi, in quanto la Coppa del Mondo si sarebbe disputata soltanto a partire dal 1930. Nel 1924 i giochi di Olimpia si svolsero a Parigi e alla trasferta transalpina prese parte anche il buon Levratto, che fece conoscere al mondo intero il suo tiro proibito. L’Italia si spinse fino ai quarti di finale eliminata dalla Svizzera, ma le giocate di Levratto rimasero impresse nella memoria dei tifosi. Nella gara contro il Lussemburgo il nostro centravanti sferrò un tiro di tale potenza da tramortire il portiere Bausch, svenuto addirittura dopo il violento impatto con il cuoio. In un’azione successiva Levratto si trovò ancora al cospetto del povero Bausch, che terrorizzato scappò via dai pali lasciando incustodita la porta. Levratto cavallerescamente evitò di far gol nella porta sguarnita. Fu un episodio che oltre a consacrarlo centrattacco di successo gli fece guadagnare enorme simpatia e popolarità. Virgilio si segnalò oltre che per la sua tecnica e la sua abilità balistica anche per la grande disciplina, la lealtà in campo e l’umiltà.

Eppure la sua popolarità si accresceva sempre di più, soprattutto quando si accasò al mitico Genoa. Con il Grifone tentò vanamente di vincere lo scudetto, che sarebbe stato il decimo della storia rossoblu. In due occasioni il tricolore sfuggì di un soffio nel ’28 preceduto in classifica dal Torino e nel ’30, battuto sul filo di lana dall’Inter nella prima edizione del campionato a girone unico. Lo scudetto mai vinto fu l’unico rimpianto della carriera di Levratto, la cui popolarità si affacciava ormai quotidianamente nella vita del nostro paese. Il Quartetto Cetra gli dedicò anche una famosa canzone il cui ritornello recitava: “Tu sei proprio come Levratto/ che ogni tiro va nel sacco/ oh, oh, oh che centrattacco”. Ma nonostante tutto Virgilio rimaneva sostanzialmente un campione umile, con la grande voglia di giocare a calcio, che anzi spesso si adattava in più ruoli per aiutare la sua squadra. Nel 1928 intanto contribuì al primo risultato di prestigio della nazionale italiana, che conquistò la Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam. L’Italia superò la Francia e la Spagna, prima di arrendersi all’imbattibile Uruguay in semifinale. Contro l’Egitto gli azzurri conquistarono poi il terzo posto rifilando ben 11 gol alla squadra del Nilo. Nella partita contro la Spagna per la prima volta in campo internazionale a Levratto riuscì l’impresa di sfondare la rete.Il povero estremo difensore iberico Juaregui fu trafitto per due volte dal bomber di Carcare.

Al Genoa tra l’altro Virgilio Levratto rimase fino al termine della stagione del 1931/32 per passare all’Ambrosiana-Inter e successivamente alla Lazio. Aveva segnato sempre tanti gol, confermandosi un cannoniere di razza. Amava il calcio e gli piaceva essere prima di tutto un uomo spogliatoio, sempre disponibile a dare consigli a chi si affacciava in prima squadra. A 32 anni, dopo un brutto infortunio e conclusa la sua esperienza alla Lazio, avrebbe potuto optare per un ritiro dalle scene in modo glorioso e con l’indelebile ricordo dell’infallibile cannoniere. Invece, nonostante tutto, aveva ancora voglia di misurasi ed esibirsi sul campo, scegliendo probabilmente il luogo per lui più congeniale. Infatti, si accasò con il Savona, la squadra della sua provincia natìa, militante in Serie C, cioè quel calcio delle categorie inferiori, che Levratto non disprezzava, ma che anzi lo aveva proiettato agli esordi fino in nazionale. Con il Savona giocò per tre stagioni fino al 38/39 per poi passare alla Cavese. La figlia di Levratto, che ha dedicato alla memoria del padre un bellissimo libro edito dalla Graphot di Torino, racconta nelle pagine del suo volume che il padre giocava con identico impegno qualsiasi partita, forse anche in modo particolare quelle di Serie C sul finire della carriera. Perché per lui il calcio era tutto a qualsiasi latitudine e a qualsiasi livello. Uomo di cultura, oltretutto, che quando era a riposo, o durante i tempi di recupero da un infortunio, leggeva con passione ed intensità Dostojevski.

La sua grinta e la sua voglia di fare calcio lo accompagnarono in una esperienza bellissima e significativa a Cava de’ Tirreni. Levratto aveva scelto la città metelliana per poter continuare a giocare al calcio e proiettarsi nella sua nuova avventura di allenatore, che tanto teneva a cuore, in quanto dal mondo del calcio non sarebbe mai voluto uscire. Con gli aquilotti militò dal 39/40 al 41/42, ricoprendo appunto la doppia mansione di allenatore-giocatore. La Cavese, del resto, dopo qualche forzato anno di inattività, cercava di tornare a quel calcio blasonato che aveva già conosciuto. Gli animatori del club metelliano furono in quegli anni l’ex-calciatore Pio Accarino ed il segretario Vincenzo Luciano, che assistevano Francesco Casaburi ed il ragionier Piero Punzi nella gestione della squadra. Uomini con la fede cavese nel sangue per intenderci. Cava de’ Tirreni viveva con entusiasmo la rinascita della propria squadra, tanto che il 14 maggio del 1939 si era costruita un nuovo campo di calcio, il Francesco Palmentieri che sorgeva in via Canonico Avallone e già dotato di ben 5.000 posti per gli appassionati tifosi dell’epoca. La Cavese che accolse Levratto nel 39/40 militava in I Divisione, che nella gerarchia calcistica dell’epoca veniva subito dopo la Serie C. Non fu un caso che con lo sfondareti in squadra la Cavese vincesse subito il campionato, a mani basse tra l’altro con 35 punti e ben 7 lunghezze di vantaggio sulla diretta inseguitrice Casertana, venendo promossa in Serie C. Levratto diede il suo contributo in fase realizzativa, ma più importante ancora fu la sua presenza di uomo di sport e di calcio. Emozionante il ricordo di una partita interna della Cavese in quel campionato contro la Scafatese. Sebbene i canarini non avessero più possibilità di vincere il campionato, volevano in qualche modo fermare la corsa spedita della Cavese per favorire i loro cugini della Pompeiana. Il Palmentieri si gremì nell’occasione di oltre quattromila spettatori, sfiorando quasi il tutto esaurito. Addirittura si presentò sugli spalti una corposa rappresentanza di tifosi scafatesi e pompeiani alleati. Gli ospiti si portarono nel primo tempo in vantaggio di due gol. Nella ripresa al 64’ Ugo David ebbe il merito di accorciare le distanze su rigore e subito dopo al 68’ proprio Levratto pareggiò su calcio di punizione, grazie alla sua solita ed infallibile cannonata. Quindi all’87’ tra il tripudio generale Vetrò firmò il definitivo 3 a 2. I tifosi della Cavese finalmente poterono brindare alla vittoria del campionato ed approdare in Serie C. Per la prima volta in questa categoria gli aquilotti fecero la loro bella figura, piazzandosi a metà classifica in un campionato equilibratissimo e difficilissimo. Anche questo torneo è comunque legato alla grossa esperienza trasmessa al gruppo e all’ambiente da Levratto. Infatti, la Cavese al termine del girone di andata era addirittura ultima in classifica e soltanto la carica dell’ex-nazionale spinse la squadra con il cuore oltre l’ostacolo e a recuperare vistosamente terreno in graduatoria. Nel 41/42, invece, la Cavese lottò addirittura per i vertici del campionato, assaporando l’ebbrezza non da poco di lottare per la Serie B, contendendo il primato alla fortissima Salernitana e alla Ternana. Alla fine comunque arrivò un onorevole terzo posto, con la soddisfazione di aver battuto nel corso del campionato sia i cugini granata che i rossoverdi umbri. Una bella e pimpante Cavese che avrebbe probabilmente meritato maggiore fortuna e maggiori risultati, anche nella Coppa CONI che gli fu praticamente derubata per incomprensibili decisioni del consiglio di Lega.

Al termine di quel campionato ad ogni modo Levratto sciolse il suo legame con la Cavese per proseguire nella sua avventura, oltretutto anche per l’incalzare delle ostilità del secondo conflitto bellico sul territorio nazionale. Lasciò comunque un ricordo bellissimo, abbellendo ancora di più la Cava de’ Tirreni di quegli anni, con nuovo e vero entusiasmo per tifosi che volevano comunque rivivere un calcio di prestigio. La Cavese attraverso il nome di Virgilio Felice Levratto riacquistò quei gradi di nobiltà calcistica momentaneamente smarriti, dopo i grandi risultati degli Anni Venti. La memoria, i libri di storia e i giornali dell’epoca ci hanno tramandato di questo campione dotato di un tiro impressionante al fulmicotone, con la sua classe ed i suoi capelli gelatinati come tutti i campionissimi dell’epoca, scrivendo una bellissima pagina di storia e di emozioni per Cava de’ Tirreni e la Cavese.

fine prima puntata
special thanks to cavese.it