venerdì, gennaio 20, 2006

Tris di pacchi...


La città di Ancona non ha dimenticato "El Ratton", al secolo Sergio Fabian Zarate, nato a Haedo (Argentina) il 14 gennaio 1969. Quando l'Ancona conquistò l'accesso alla serie A, tentò di importare un extracomunitario (allora di gran moda) per darsi un lustro: dal Norimberga arrivò un trequartista dalla lunga chioma, per l'appunto Zarate. Il pampero disputò 11 partite, segnando anche due gol, ma rimanendo invariabilmente piantato come un palo, a centrocampo, in attesa dell'inesorabile sostituzione: l'ultima arrivò, durante la 34esima di campionato, con Centofanti pronto a prendere il suo posto. Il giorno stesso gli fu comunicato che l'Ancona (peraltro retrocesso) non intendeva rinnovargli il contratto e che il coraggioso Norimberga si era detto d'accordo a riprenderselo. Un quotidiano sportivo argentino ospitò un editoriale che conteneva questo lapidario commento: "Se il calcio si giocasse senza palla, Zarate sarebbe il miglior giocatore del mondo".

Nel 1993 il Lecce torna in serie A, ma non c'è una lira da spendere per allestire una squadra competitiva. La politica di mercato è quella espressa dal d.s. Mimmo Cataldo: "Per venire al Lecce i calciatori devono costare poco, ma se non costano nulla è ancora meglio". Il risultato di questa filosofia sono acquisti come "Gaucho" Toffoli. Venne presentato come micidiale goleador brasiliano da 400 gol a stagione. Poi Toffolì chiarirà che in quella cifra bisognava includere anche i gol fatti nelle amichevoli estive, negli allenamenti, nelle partite con gli amici. Probabilmente anche quelli segnati a Subbuteo. El Gaucho, come amava farsi chiamare, dopo 5 giornate lascia il Salento nottetempo per non farvi mai più ritorno. Ma prima ebbe modo di lasciare un ricordo indelebile di sé: terza di campionato, derby Lecce-Foggia, calcio di rigore per i giallorossi. Toffoli si presenta sul dischetto con fare sicuro. Prende la rincorsa, ma invece di colpire la palla zappa orrendamente il terreno. Ne viene fuori un tiro centrale talmente lento che Mancini, nonostante si fosse già buttato, ha il tempo di rialzarsi e bloccare il pallone in presa. Dopo i fasti di Lecce Toffoli ha fatto ritorno in Brasile, dove viene ancora celebrato come un grande attaccante ed è provato che si laureò capocannoniere del campionato Carioca nel 1990 e 1991. Ancora più incredibile è il fatto che a fornirgli millimetrici assist fosse il vituperato Renato Portaluppi. Ma non finisce qui: dopo aver appeso le scarpe al chiodo, El Gaucho ha aperto una scuola di calcio a suo nome.

Perdomo Teixeira José Battle fu una "scoperta" del "Professore" Scoglio, che dopo aver portato il Genoa in serie A, si mise a girare Europa e Sud America per arricchire la squadra di elementi di talento. E il primo a impressionare Scoglio fu proprio Perdomo, "volante central", ovvero centrocampista centrale del Penarol e della Nazionale uruguaiana. Le ricerche del Professore portarono nello stessa estate a Genova Pato Aguilera e Ruben Paz. Il disegno di Scoglio era chiaro: Milan aveva il trio olandese? Il Genoa avrebbe puntato su quello uruguagio. Ma le ambizioni dei Grifoni vengono presto ridimensionate. Se Aguilera a sorpresa diventa l'idolo della curva rossoblu, Perdomo prende le forme dell'incubo. Il Genoa riesce a sfangare una sofferta salvezza, ma Perdomo non sfugge al destino dei "bidoni" più clamorosi, scaricati dopo la prima disastrosa stagione. Venduto al Betis Siviglia nel '90, Perdomo passa in seguito a una squadra Argentina, per fare poi ritorno al Penarol nel '94. Oggi l'ex-genoano è l'allenatore del Villa Española, squadra di prima di prima divisone uruguagia. La sua fama di pippa, oltre a quello che fece vedere nelle 25 partite disputate in Italia (zero gol segnati), è legata ad una celebre frase pronunciata da Boskov: "Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo".

Giudizio Fondazione Bonarda....nun se possono guarda'.