mercoledì, gennaio 18, 2006

Usa 94 raccontata da Franco Rossi.com

Joao Havelange, boss incontrastato della Fifa, decide sin
dall'inizio che il Brasile deve vincere il Mondiale.
All'origine di questa decisione ci sono interessi politici (Cardoso,
suo socio in affari è candidato alla presidenza del Brasile),
economici (il titolo ha un valore di oltre un miliardo di dollari) e
familiari (suo genero è presidente della Cbf, la federcalcio
brasiliana).
La Seleçao sin dalle prime gare viene aiutata dagli arbitri in
maniera anche sfacciata, persino quando non ne ha bisogno, ma già
dopo i gironi eliminatori si accorge che Argentina e Italia sono le
uniche due squadre che possono dar fastidio al Brasile.
Nei mesi precedenti il Mondiale lo stesso Havelange aveva fatto di
tutto per portare negli Stati Uniti, per motivi di popolarità e per
dar prestigio alla manifestazione, Diego Armando Maradona, il
calciatore più bravo del mondo.

COME TI FACCIO FUORI L'INTRUSO: MARADONA
Le prodezze dell'argentino possono entusiasmare gli americani che
del "soccer" poco o nulla sanno, c'è la storia del doping (Maradona
si sta disintossicando) ma la Fifa, attraverso canali
semiclandestini fa capire di essere a conoscenza che Diego sta
cercando di uscire dal tunnel della droga (è cocainomane perso) e
che il suo nome difficilmente verrà sorteggiato per il controllo
anti-doping.
Ma durante il Mondiale tutto cambia, dopo la partita con la Nigeria,
l'arbitro estrae il numero 10: è quello di Maradona.
Le analisi parlano di efedrina, una sostanza che può assere usata
"anche" per disintossicarsi.
Diego è sospeso per 16 mesi dal tribunale Fifa che si riunisce a
Dallas e l'Argentina rimane senza il suo immenso fuoriclasse, che
nelle prime due partite aveva fatto vedere di essere in uno stato di
forma vicino alla perfezione.

Così è più facile far fuori l'Argentina.
Al resto ci pensa l'arbitro italiano Pairetto nell'ottavo di finale
contro la Romania.

Non espelle un rumeno, nega un rigore ai sudamericani e gli
argentini lasciano il Mondiale con la stessa convinzione di quattro
anni prima: con la convinzione di aver subito una clamorosa
ingiustizia.
Rimane da far fuori l'Italia e Havelange impone come arbitro per
l'ottavo di finale con la Nigeria, il messicano Brizio Carter.
Questi è un protetto di Canedo, il proprietario di Televisa (il più
potente network televisivo dell'America centrale) e socio in affari
dello stesso Havelange.

Brizio Carter danneggia l'Italia (inaudita l'espulsione di Zola per
un fallo mai commesso...) ma non riesce ad eliminarla.

E a questo punto scatta il piano a favore degli azzurri.

FIFA CONTRO L'ITALIA MA L'UEFA CI E' ALLEATA
Prima dei Mondiali statunitensi i rapporti tra Blatter, segretario
della Fifa e Matarrese, presidente della Federcalcio, erano pessimo.

Poi, grazie ai buoni uffici di Paolo Casarin (ex arbitro di
grandissimo livello e molto ammanicato negli ambienti
internazionali) tra i due era tornata l'armonia.
Blatter aveva perfettamente capito che non poteva continuare ad
essere il nemico numero uno della federazione (quella italiana) più
ricca e potente (all'epoca era proprio così) del mondo, una
federazione che avrebbe potuto risultare decisiva nelle elezioni per
la presidenza Fifa nel 1998.
Tutto il buon lavoro di Casarin rischia però di andare in fumo a
causa di una intervista concessa da Lombardo, presidente degli
arbitri italiani.
Nell'intervista Lombardo ( che è sindaco di Marsale ed è negli Stati
Uniti ospite della Federcalcio), pensa di far cosa gradita a
Matarrese e definisce Blatter una sciagura per il calcio mondiale.

Blatter diventa furioso, ma Matarrese riesce a rabbonirlo.

Havelange nel frattempo cerca di capire il nome dell'arbitro che gli
europei (perchè stavolta tocca a loro) proporranno per agevolare
l'Italia nell'eventuale finale.

LA SPIA E' AFRICANA GRAZIE CASARIN
In una riunione segreta con i rappresentati africani, Havelange
avverte che boccerà qualsiasi candidatura di Casarin, che fa parte
della commissione arbitri.
Nelle precedenti settimane Casarin aveva dichiarato a più riprese
che il danese Mikkelsen sarebbe stato il più adatto a dirigere la
finalissima.

Prima della partenza per gli Stati Uniti partecipai ad una
conferenza stampa proprio nell'abitazione di Casarin a San Donato
Milanese.
E anche in quell'occasione disse a tutti i giornalisti presenti:
"Mikkelsen è il più bravo di tutti, è di un'altra categoria, non
vedo proprio cosa potranno combinare per non designarlo come arbitro
della finale".
Nessuno dei presenti (me compreso) quella domenica mattina uscendo
dall'abitazione di Casarin, si pose la domanda, che a posteriori
appariva sin troppo ovvia: perchè Casarin si è sbilanciato così
tanto?
Durante la fase cruciale del Mondiale si capisce benissimo il senso
di quell'intervento a favore di Mikkelsen.

I giornali italiani continuano a scrivere che Casarin vuole
l'arbitro danese per l'Italia e se ne convince anche Havelange.

Nel frattempo uno dei presenti alla riunione segreta indetta da
Havelange con i rappresentanti africani, il somalo Addo,

fa la spia a Casarin e gli riferisce le intenzioni del presidente
della Fifa: guarda che qualsiasi nome farete, lui lo boccerà.
Casarin ne parla con Blatter e Matarrese e quando viene il momento
di presentare la candidatura per l'arbitro che deve dirigere la
finalissima, viene fatto il nome di Mikkelsen, sapendo benissimo che
Havelange metterà il veto.
Cosa che avviene puntualmente: il presidente della Fifa vuole Don e
Casarin e gli europei propongono Mikkelsen.
ECCO COME VIENE INGANNATO HAVELANGE
Nemmeno per sogno, replica Havelange e Blatter (naturalmente
"ispirato" dagli italiani con i quali aveva rifatto pace) tira fuori
a sorpresa il nome dell'ungherese Puhl, nome che viene subito
accettato, anche perchè Havelang non può apertamente schierarsi
contro il segretario Fifa, della quale è presidente.
A questo punto della storia occorre fare un passo indietro di due
anni.

Nel 1992 per il "Torneo Baretti" a Saint Vincent la federcalcio
italiana invitò due arbitri, l'ungherese Puhl e l'arabo Bujsaim.
Qualcuno all'epoca scrisse che erano stati portati in Italia uno
zingaro e un cammelliere.
A distanza di due anni, a dimostrazione della lungimiranza di
Casarin, i due avrebbero arbitrato la finale per il primo e quella
per il terzo posto ai Mondiali Usa.
Puhl nel frattempo diventa amico di Casarin (e della federazione
italiana) e quando Blatter lo propone come arbitro della finale, dà
l'impressione di farlo per agevolare Havelange.

L'Italia, sventato il pericolo Brizio Carter negli ottavi, viene
aiutata (e non poco) nei quarti e in semifinale.

Contro la Spagna ad agevolare gli azzurri è lo stesso Puhl che non
vede un fallo (da rigore ed espulsione) di Tassotti su Luis Enrique,
mentre il francese Quiniou non assegna un rigore alla Bulgaria per
mani volontario di

Costacurta (quindi anche cartellino rosso).

PUHL PERDONA TASSOTTI E COSTACURTA:
E' UN VERO AMICO
Il fallo di Tassotti su Luis Enrique è talmente evidente (e
violento) che la Commissione disciplinare lo squalifica per otto
giornate.
Se l'Italia è favorita dagli arbitri, il Brasile non è da meno.
Comprensibile: mai e poi mai la Fifa permetterebbe ai Mondiali che
sono stati organizzati negli Stati Uniti e che debbono forzatamente
propagandare il calcio una finalissima (ad esempio) tra Romania e
Bulgaria.
Cosa anche possibile con arbitraggi assolutamente imparziali.

Nella semifinale tra Brasile e Svezia, sullo zero a zero, viene
espulso Thern e i sudamericani soltanto in undici contro dieci
riescono a segnare il gol (Romario) che garantisce l'accesso alla
finale.
La partita che assegna la Coppa del Mondo viene giocata dalle due
più prestigiose squadre: Italia e Brasile che nell'albo d'oro della
manifestazione hanno scritto il loro nome per ben tre volte
ciascuna.
Ma Puhl ha favorito veramente l'Italia nella finale di Pasadena?
La risposta è sì.

Non in maniera evidentissima, ma da grande arbitro.

Si può ricordare che Mauro Silva è ammonito dopo pochi minuti per un
fallo identico a quelli che più tardi commettono Dino Baggio

e Berti, ai quali non viene mostrato nessun cartellino.

Si può anche ricordare che nella storia della nazionale brasiliana
in nessuna partita ha ottenuto così poche punizioni a favore dal
limite dell'area: una soltanto.

Ogni volta che c'è un tackle tra un attaccante brasiliano e un
difensore italiano e i due vanno a terra, Puhl fischia sempre la
punizione a favore dell'azzurro.

L'ungherese più di tanto, però, non può fare. Puhl una mano la dà,
ma l'altra se la deve dare l'Italia, che non ci riesce, In ogni caso
gli azzurri non sono stati danneggiati...
Il Brasile vince la finale senza l'aiuto dell'arbitro.

Per vincere il suo quarto titolo mondiale gli è bastato
l'allenatore.
Quello dell'Italia.

2 Comments:

Anonymous Carmendgl11 said...

Ho messo le istruzioni dettagliate del gadget a casa dalla Gitana.

5:43 PM  
Blogger Fondazione Bonarda said...

ahuauahuahuhuahuahauh...m'immagino le mail che arriveranno alla ditta Pesce...

5:45 PM  

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