domenica, gennaio 29, 2006

Vincenzo Spagnolo.

Sono trascorsi 11 anni da quel 29 gennaio 1995, . 11 anni di Genoa che tu, invece, avresti vissuto col cuore in tumulto, innamorato pazzo, con la sciarpa al collo anche ad agosto, anche lo scorso agosto.
Ti saresti rannicchiato nella tua sciarpa anche oggi, anche questa domenica di gennaio, fredda e grigia come quella di 11 anni fa, e avresti occupato il tuo posto in quella gradinata per accarezzare le piume del grifo, saltargli sul dorso e volare con lui per altri 90 e più minuti.
Chissà, magari, domani, un domani non troppo lontano si giocherà ancora, finalmente, in serie A e il discorso riprenderà da dove lo avevamo interrotto, perche' tu sai che il nostro Genoa non è prevista la parola fine.
Io, quel giorno, sarò rannicchiato nella mia di sciarpa e soffierò, soffierò forte più forte del vento che accompagnerà la forza delle ali del Vecchio Balordo.
Io potrò esserci, io potrò soffiare, io potrò nascondere bocca e naso nella mia sciarpa, io potrò gioire per i nostri colori o essere molto deluso. A me potrà battere il cuore.
Il tuo cuore, invece, si è fermato a quel 29 gennaio di 11 anni fa. Il tuo cuore si è fermato a Marassi diventato un muro del pianto multicolore per lacrime di coccodrillo. Dopo una tragedia così, avrebbe dovuto suonare più di un campanello d’allarme, ma a quanto pare in questi 11 anni nessuno lo ha ascoltato, forse perché in troppi sono assordati dal suono delle loro voci che ripetono incessantemente “è solo un gioco, prendiamolo come un gioco”. Parole, parole, parole, solo parole…

Oggi, per te, però, non ci saranno solo parole, ma il caldo, unico e insostituibile forte abbraccio della Nord e quello del tuo Genoa che sono convinto giocherà per te, anche per te e per te, oggi, non solo oggi c’è anche il mio pensiero.

Ciao Vincenzo.