venerdì, febbraio 03, 2006

11-6-1970

La partita Italia-Israele, terzo impegno nel Mondiale messicano degli azzurri di Valcareggi, dopo Svezia e Uruguay, si gioca l’11 giugno 1970 alle 16,00 di Toluca, e cioè alla mezzanotte italiana.
I genitori decidono di lasciarmi da solo a casa, preferendo il cinema e il dopo-cinema, scelta per me assolutamente blasfema, alla visione della prima parte della gara.
Che strana sensazione restare in raccoglimento, in compagnia del televisore, a quell'ora, e per giunta per vedere un incontro di calcio, evento legato a ben altri momenti della giornata!
Contro Israele basta pareggiare per qualificarsi, ma il risultato più ambito è liberare Gigi Riva dalla psicosi dell'astinenza da gol, lui che deve trascinarci in finale.
Mi siedo per terra, sul tappeto, sotto il televisore, pronto a sospingerlo verso la porta avversaria tutte le volte che ne ha bisogno unico, grande, irrinunciabile condottiero.
La telecronaca è di Nicolò Carosio, il "giocattolo" inafferrabile della mia infanzia, quella voce che vale più di macchinine e soldatini, emozione continua e sempre nuova.
Nessuno può sapere, né io né lui, che sarebbe stata la sua ultima telecronaca di un match della Nazionale, alla fine di un percorso cominciato addirittura negli anni Trenta.
L'Italia attacca, ma la porta di Visoker restava involata, e così, nel secondo tempo, Valcareggi inserisce Rivera al posto di Domenghini, udite, udite, in tandem con Mazzola.
Riva gioca una partita nella partita, come se la rete personale potesse equivalere ad una iniezione di ossigeno, del quale, in altura, si sente pesantemente la rarefazione.
Con Rivera in campo, aumentano gli assist, e Gigi segna non una, ma 2 volte, in entrambe le occasioni illuso e disilluso dagli annullamenti dell'arbitro Vieira de Moraes.
Dopo il secondo gol negato, corro idealmente con lui verso il guardalinee di colore, che ha segnalato l'irregolarità, e a Carosio scappa un rabbioso: "Quel negraccio del guardalinee etiope!".
L'incontro finisce 0-0, e intorno alle quattro di notte vengo colto dalla prima delle 3 crisi di sonnambulismo della mia vita, risvegliato da mio padre in piedi al centro della camera da letto.
Nei giorni successivi apprendo 2 cose: che stavo gridando "Riva, Riva!", come un assatanato, e che Carosio era stato rispedito in Italia, su protesta dell'ambasciata etiope a Roma.
Mi sento tradito dalla televisione, beffato dalla Rai, offeso da un mondo cattivo che non capisce gli stati d'animo di un attimo, quelli che arrivano, e ti possono costare caro per sempre.
Non sono ancora in grado di valutare la gravità di quanto Nicolò aveva detto, perché in cuor mio lo ho già perdonato, e perché, ad uno come lui, avrei sempre regalato una carezza.

Carlo Nesti