venerdì, febbraio 10, 2006

1975-76 L'ultimo scudetto granata/ottava puntata


Sembra ormai fatta, ma questo Campionato vuol lasciare tutti col fiato sospeso fino alla fine e, dieci minuti dopo, Mozzini, nel tentativo di liberare batte clamorosamente il povero Castellini.
La paura torna a farsi sentire.
Sulle tribune , per qualche minuto cala un silenzio preoccupato, poi l'incitamento torna caloroso ed accompagna i granata alla meta tanto agognata.
Da Perugia, arrivano notizie rassicuranti, quando al Comunale si giocano gli ultimi spiccioli di gara la Juve ha già perso, partita e scudetto.

I protagonisti
Orfeo Pianelli, presidente granata, resterà in carica ancora per diversi anni, poi avrà gravi problemi finanziari che lo porteranno alla bancarotta.
Ancora oggi, ottantaquattrenne, quando torna all'onore delle cronache per problemi legati ai suoi dissesti finanziari, il suo nome è immancabilmente collegato "all'ultimo scudetto del Toro"
Gigi Radice resterà al Toro fino al Campionato 1979-80 , quando verrà sostituito da Ercole Rabitti dopo un terribile incidente automobilistico nel quale perde la vita Paolo Barison.
L'anno dopo col Bologna , penalizzato per lo scandalo del "Totonero", fa meraviglie.
Fallirà col Milan un grande occasione, prima di tornare nuovamen-te granata senza tuttavia riuscire più a creare quell'atmosfera vincente ed esaltante dei suoi primi due, irripetibili anni .
Luciano Castellini, un paio d'anni dopo, verrà ceduto al Napoli, dove avrà anni bellissimi eguagliando quasi Zoff anche come longevità agonistica.
Nessun portiere lo ha eguagliato come spettacolarità e potenza: il "Giaguaro" non ha avuto eredi.
Renato Salvadori, detto "Faina", ritornerà a casa, ad Alessandria nell'83, quando, ormai trentatreenne, chiude la sua stagione granata, durata dieci anni con 263 partite in maglia granata di cui quasi duecento in Serie A.
L'unico cruccio di "faina" resta quello di non aver mai vestito l'azzurro, chiuso nel suo ruolo da un rivale impossibile come Antonio Cabrini.
Francesco Graziani e Eraldo Pecci passeranno in blocco alla Fiorentina nell'estate 1981.
Sfiorano lo scudetto al primo assalto e Ciccio Graziani lo conquisterà poi a Roma prima di chiudere la carriera.
Pecci , invece. finito al Napoli farà a tempo a giocare con Maradona, l'unico calciatore che abbia davvero considerato superiore a sè stesso.
Paolino Pulici lascerà il Toro a fine carriera per giocare ad Udine e poi a Firenze, segnando gli ultimi gol nel suo inimitabile stile ...ciclonico.
In maglia granata ha segnato 134 reti in Serie A (su un totale di 171 in più di 400 partite) diventando il più prolifico cannoniere granata di tutti i tempi.
Salvatore Garritano purtroppo non avrà una carriera "degna di Gabetto" come quel suo decisivo e storico gol al Milan.
Giovanissimo, forse troppo, si perderà per strada.
Nel "Toro" è chiuso dai "gemelli del gol", ceduto all'Atalanta esce definitivamente di scena anche per colpa di un gravissimo infortunio che ne pregiudicherà la carriera.
Roberto Mozzini, dopo otto anni al Toro, andrà all'Inter nell'estate del 1979 in tempo per conquistare il suo secondo scudetto , il quattordicesimo della società milanese.
Resta nella storia del nostro calcio come un grande specialista dell'autorete.
La statistica ufficiale gliene attribuisce addirittura sette, ma nessun'altra gli ha mai dato un brivido così intenso come quella col Cesena, il giorno in cui si decideva lo scudetto..
Vittorio Caporale, Patrizio Sala e Nello Santin chiuderanno la loro carriera senza mai più raggiungere i livelli espressi in quei due campionati bellissimi.
Conclusa la carriera agonistica sono usciti di scena senza lasciare troppe tracce di sé.
Claudio Sala, invece, indimenticabile capitano granata in quell'impresa, vivrà anche l'avventura di allenare il Toro in momenti difficili.
Di lui resta il ricordo dei funambolici dribbling e dei suoi inimitabili cross assieme alle 365 (286 in Serie A) maglie granata collezionate in undici stagioni.
Fabrizio Gorin non avrà la grande carriera che molti gli avevano preconizzato quando, giovanissimo, aveva scatenato un'asta nel calciomercato fra Juve e Toro.
Lascera' grande traccia di se' nel calcio con la maglia del Genoa.
Renato Zaccarelli, oltre giocare un Mondiale da protagonista in Argentina, diventerà la bandiera granata fino a oltre la metà degli anni '80 arrivando a superare le 400 partite con la maglia del Toro, 317 delle quali in campionato lo porteranno ad essere uno fra i "più granata di sempre" .
La sua ultima grande soddisfazione sarà ancora in un derby, quello di ritorno del campionato '85-'86, quando, pareggiando in extremis il punto di Laudrup, consegna la Juve all'aggancio della Roma.
E' la Roma, di Dino Viola, del giovane Sven Goran Eriksson, di Toninho Cerezo, di Nela, di Pruzzo, ma anche la Roma di "Ciccio" Graziani, che sembra destinata a replicare un clamoroso sorpasso dieci anni dopo quella primavera granata.
Il già retrocesso Lecce, allenato dall'ex bianconero Fascetti, invece, battendo clamorosamente i giallorossi all'Olimpico, contribuirà a mantenere unica quella splendida e forse irripetibile rimonta.


Epilogo
Quel Torino bellissimo non fu un "fuoco di paglia", contrariamente a quanto era accaduto alla Fiorentina di Pesaola, al Cagliari di Scopigno ed alla Lazio di Maestrelli ed a quanto sarebbe successo anni dopo al Verona e alla Sampdoria la squadra granata seppe ripetersi nell'anno successivo a quello del trionfo.
Anzi, si superò addirittura.
Il Toro più grande del dopoguerra si sarebbe arreso alla Juve ricostruita da Trapattoni solo dopo un duello durato trenta giornate e conclusosi all'ultima partita con la Juve Campione alla quota record di 51 punti contro i 50 (!) dei granata.
Una stagione da incorniciare quindi.
In Coppa dei Campioni le cose andarono meno bene.
Dopo un avvio non brillante contro il Malmoe, dovuto al ritardo nella preparazione (2-1 e 1-1 la qualificazione granata), il Toro inciampa nel "babau" di quegli anni : il Borussia di Moenchenglad-bach.
La squadra di Radice ha l'occasione di far fuori proprio gli avversari che avevano eliminato, l'anno prima, gli eterni rivali bianconeri.
La gara di andata viene vinta dai tedeschi, al Comunale , grazie alle reti di due difensori, Vogts e Klinkhammer, cui non basta opporre il momentaneo pareggio di Zaccarelli.
Al ritorno succede di tutto.
A Dusseldorff il Toro gioca il tutto per tutto, anche se l'impresa appare disperata per qualche assenza di troppo.
La partita non si sblocca e l'arbitro belga, Delcourt, sembra far di tutto perchè ciò non avvenga.
Il suo comportamento innervosisce gli italiani che, meno esperti a livello internazionale, cadono nel tranello delle provocazioni tedesche.
Il primo a farne le spese è Mozzini, espulso nel finale del primo tempo, poi , alla ripresa, "Giaguaro" Castellini decide di farsi giustizia da solo: esce a trenta metri dalla porta per stendere Uli Stielike.
Il cartellino rosso è inevitabile, lo sostituisce fra i pali Ciccio Graziani che riuscirà a salvare lo 0-0 strenuamente difeso dall'orgoglio granata anche in 9 contro 11 !
In tutta la stagione il Toro perderà solo un'altra partita, a Roma con la Roma e alla fine sarà condannato da un rocambolesco 3-3 con la Lazio al Comunale nel girone d'andata, quando,vinto il quarto derby consecutivo (un record) perde l'occasione di infliggere alla Juve un distacco da KO.

d postadelgufo.it

nella foto Gigi Radice, l'allenatore.
Quando arriva al Toro, Gigi ha da poco compiuto i quarant'anni, ma allena già da otto.
Monza, Treviso, ancora Monza, poi Cesena e quindi Firenze, dove sembra bruciarsi:sesto posto, un calcio bellissimo per tre quarti di stagione, poi l'esonero.
L'anno prima salva il Cagliari, prendendolo "in corsa" e Bonetto lo consiglia a Pianelli.
Sarà la scelta giusta, Radice è l'uomo adatto ad un ambiente sanguigno, ma depresso come quello granata.
Il suo personaggio riaccende entusiasmi che parevano sopiti per sempre e alla fine la sua "stagione" granata durerà, seppure con un intervallo, dieci, intensi, anni.