giovedì, febbraio 02, 2006

1975-76 L'ultimo scudetto granata./Prima puntata


Prefazione
"Gioia e dolore"

Nel boato della "Maratona" c'era tutto.
C'era la gioia del sospirato trionfo, oltretutto conquistato contro la Juventus e col dolce sapore della beffa.
C'era il dolore rinnovato di fresco per la straziante malattia di Giorgio Ferrini che tutti sanno sta per soccombere mentre il "suo" Toro conquista il sogno di tutti i tifosi granata.
C'era la speranza che quell'attimo diventasse eterno ed il "Toro" tornasse al ruolo che gli competeva e non restasse "l'altra squadra di Torino", come gli era capitato in quel quarto di secolo passato dalla tragedia di Superga.
Purtroppo non sarà così. ma in quella festa allegra e al tempo stesso triste, in quel rosso granata che incendiava il vecchio Comunale e la fredda Torino c'era una storia bellissima che vale la pena conoscere.

Quando viene annunciato che Gigi Radice sarebbe stato il nuovo allenatore del Torino, pochi pensano che sia una notizia da prima pagina.
Il calciomercato tiene banco con Beppe Savoldi diventato, grazie ai soldi di Ferlaino, "Mister Due miliardi".
Le posizioni per il campionato a venire sembrano delineate come mai prima di allora: favoritissima la Juventus, Campione d'Italia in carica, assieme al napoli secondo l'anno prima e rinforzato dall'acquisto di Savoldi.
Le milanesi sembrano in crisi e, mentre l'Inter cerca il rilancio attraverso una costosissima campagna acquisti, il Milan punta sull'ex granata Giagnoni per riportare ordine nello spogliatoio.
La Juve si è rinforzata acquistando l'esperto Gori dal Cagliari e il giovane Tardelli dal Como e ha confermato in panchina carlo Parola che molti considerano uno "yesman" di Boniperti.
Anche il Toro, che non gode di molta considerazione nei pronostici, si è rinforzato.
Da tre anni, il DS Bonetto e il presidente Pianelli, costruiscono pezzo per pezzo una squadra competitiva sul telaio di quella che con Giagnoni ed il suo colbacco aveva sfiorato lo scudetto.
Sono arrivati, via, via, l'interno Zaccarelli, il giovane centravanti Graziani, l'esperto difensore Santin.
La Società ha anche fatto sacrifici per non cedere i gioielli Claudio Sala e Paolino Pulici, nonostante la corte serrata di Milan e Inter.
Quell'estate la coppia di Dirigenti granata matte a segno il suo capolavoro, oltre a radice, infatti, alla corte del Toro arrivano il giovane regista Eraldo Pecci, dal Bologna, il promettente attaccante Garritano, dalla Ternana, ed il tezino Fabrizio Gorin dal Vicenza , strappato alle lusinghe di Madama Juventus.
Proprio Gorin è considerato il pezzo pregiato del mercato granata, e pochi ricordano che assieme a Pecci arriva anche il libero Caporale destinato a prendere il posto di Zecchini e Cereser ceduti non senza rimpianti, e non molti pensano che il giovane Patrizio Sala possa essere considerato un titolare.
Quando il Toro va in ritiro comincia a circolare una parola nuova , mai sentita prima nei capannelli di vecchi tifosi granata , nei quali al più si sentiva parlare di Superga e del povero Meroni: "pressing".
E' il credo di Gigi Radice, la novità destinata a rivoluzionare il Toro e a rinnovare entusiasmi sopiti da anni di dominio bianconero.

Pressing
Il gioco del Torino si dimostra subito aggressivo, la squadra si ispira al "calcio totale" degli olandesi, ma senza gli eccessi del Napoli di Vinicio e del suo ossessivo fuorigioco.
Il "Toro" di Radice, assomiglia più ad un club tedesco, potente e aggressivo, ma anche attento a non scoprirsi troppo.
A centrocampo il Toro si schiera con il giovane Patrizio Sala e Zaccarelli in costante pressione sul portatore di palla avversario, e con Pecci nella più classica interpretazione del ruolo di costruttore di gioco.
Riconquistata , proprio grazie al pressing, cui collaborano attivamente anche il veloce Salvadori e il generosissimo centravanti Graziani, la palla viene porta a Pecci che inizia ogni azione.
La difesa è bloccata attorno alla coppia centrale Mozzini-Caporale ed al terzino marcatore Santin, mentre l'attacco ruota attorno alla coppia Graziani-Pulici, i "gemelli del gol", e fa affidamento sulla fantasia e la classe di Claudio Sala, le cui serpentine sono in grado di mettere in crisi ogni difesa.

Continua...
da posta del Gufo.it

Nella foto Paolo Pulici il guiorno dello Scudetto.