mercoledì, febbraio 08, 2006

1975-76 L'ultimo scudetto granata/sesta puntata


Il sorpasso

Gli ultimi dieci minuti sembrano non passare mai.
A Milano la Juve si lancia all'assalto come non ha fatto mai per gli otto noni della partita, ma l'Inter regge.
Regge anche il Toro che porta a casa la vittoria, "sporcata" solo da un rigore al 90° trasformato da Calloni.
La classifica a sole sei giornate dalla fine recita : Torino 36, Juve 35, Milan 32, Tuttosport può trionfalmente titolare :- "C'è un Toro lassù !"-.
Quattro anni prima, il Torino di Giagnoni e del suo colbacco, si era trovato in testa quando mancavano ancora meno giornate alla fine, e sempre davanti a Juve e Milan, poi era finito terzo.
Stavolta, tuttavia i tifosi granata "sentono" che sarà diverso, che questo Toro può arrivare in fondo.

Il cuore in gola.
La Juve reagisce, fatto fuori definitivamente Anastasi, batte l'Ascoli sul neutro di Bergamo grazie ad un gol del vecchio Altafini ed il Toro risponde con una preziosa vittoria a Como, firmata da Graziani.
La domenica successiva , con una partita al cardiopalma finita 4-3, il Toro batte la Fiorentina ed allunga sui bianconeri fermati a Napoli sul pareggio, complice anche una clamorosa "papera" di Zoff.
Ormai il Toro sembra toccare con mano il trionfo tanto sognato, ma la domenica successiva, il giorno del doppio confronto Roma-Torino , è una specie di calvario per i sostenitori granata.
Alla fine del primo tempo, la Juve vince con la Roma al Comunale, , mentre un Toro contratto e nervoso , pareggia all'Olimpico di fronte a quella che sarà forse la migliore Lazio della stagione.
I biancazzurri vengono da un periodo travagliatissimo, Chinaglia è fuggito negli Stati Uniti, Maestrelli è gravemente ammalato, la Società è in crisi profonda, sull'orlo della B.
Quella domenica, tuttavia, la Lazio si trasforma e impone il suo gioco, trascinata da un grande Vincenzino D'Amico.
Quando, dopo venti minuti della ripresa Claudio Sala commette un clamoroso autogol, e porta in vantaggio la Lazio, per fortuna un ex granata, Carlo Petrini ha appena segnato il gol del pareggio della Roma contro la Juve.
Lo slalom parallelo si ripete.
Le voci di Enrico Ameri e Sandro Ciotti con un magistrale "rimbalzo di linea" portano nelle case degli italiani il senso della sfida.
La difesa giallorossa resiste al forcing bianconero guidato dal vecchio Altafini, mentre il Toro che si è finlmente scrollato di dosso quella strana apatia che lo ha bloccato per tanto tempo , cerca in tutti i modi il pareggio.
Un pareggio che, finalmente, arriva all'ultimissimo assalto, quando un "raid" offensivo del "libero" Caporale si conclude con un tiro che Re Cecconi devia nella propria porta.
Il Toro si salva, e il suo vantaggio, a tre soli turni dal termine resta immutato : due punti.

continua....

da postadelgufo.it

nella foto Claudio Sala , ala destra.
Definire "ala destra" uno come Claudio Sala è almeno riduttivo.
I suoi tifosi lo chiamano "Il poeta".
Ovviamente del gol.
I suoi dribbling, le sue serpentine ricamano un'epoca.
Quando arriva Radice, Sala viene da un'esperienza difficile con Edmondo Fabbri che lo impiegava "alla Hidegkuti", da centravanti arretrato un ruolo che non riesce ad amare.
Sala arriva addirittura vicino alla rottura con la società quando il Milan, su indicazione di Giagnoni suo grande estimatore, arriva a proporre lo scambio nientemeno che con Gianni Rivera.
Non se ne fa nulla, ma la notizia provoca in casa rossonera una specie di rivoluzione della quale farà le spese proprio Gustavo Giagnoni.
Claudio Sala rimane e per lui Radice inventa un ruolo di fantasista a tutto campo simile a quello di Causio alla Juventus.
Inevitabile che fra lui ed il "Barone" si crei un dualismo destinato a dividere l'Italia.
Claudio Sala, nel suo primo anno con Radice, gioca un torneo praticamente perfetto.
Grazie ai suoi assist i "gemelli del gol" segnano trentasei reti in due.