mercoledì, febbraio 15, 2006

Albertosi 31 anni fa


Presentiamo l’intervista rilasciata da Enrico Albertosi nel novembre del 1975, alla sua seconda stagione con la maglia del Milan, dopo gli anni passati a difendere la porta della Fiorentina e del Cagliari. All’epoca era ormai uscito dal giro della nazionale, dove era rimasto come riserva di Zoff fino al mondiale in Germania. In azzurro debuttò nel 1961 e parteciperà al mondiale in Inghilterra e al mitico Mexico 1970. Giocherà le prime partite della Coppa Europa 1968, ma un grave infortunio gli farà lasciare la maglia numero uno a Zoff nelle partite della fase finale.

In quel torneo i rossoneri giungeranno terzi alle spalle delle duellanti Torino e Juventus, protagoniste di una lunga fuga. Con il Milan vincerà la Coppa Italia nel 1977 e arriverà alla conquista del decimo scudetto, quello della stagione 1978-79, successo che verrà offuscato per la retrocessione in serie B per lo scandalo del calcio scommesse nella stagione successiva. Dopo due anni di squalifica, concluderà la sua carriera difendendo per due stagioni la porta dell'Elpidiense di C2. Albertosi rimane uno dei più grandi portieri italiani di tutti i tempi.

D. Il tuo esordio nella serie A è con la maglia della Fiorentina nel 1959…

R. E’ vero, si perde proprio nella notte dei tempi! Era il 18 gennaio del 1959 e giocai sul campo neutro di Livorno. La partita era Fiorentina – Roma e fu uno zero a zero, perciò per un portiere è quasi una vittoria , ma rimpiango di non aver iniziato la mia avventura in campionato con una vittoria magari con uno scarto di cinque gol! All’epoca ero la riserva di Giuliano Sarti, che poco dopo passerà all’Inter. Da lui ho imparato moltissimo, lo chiamavano “il portiere dagli occhi di ghiaccio”. Dopo il trasferimento nei nerazzurri sono diventato io il guardiano della “porta” della Fiorentina.

D. Nella stagione 1967-68 avviene il tuo passaggio con il Cagliari.

R. Ho difeso per sei anni la rete della squadra sarda e sono stato felice in quel periodo sia come atleta che come uomo. Grandissima la soddisfazione con la conquista dello scudetto con la squadra guidata dai gol di Gigi Riva, ma quando mi ventilarono la possibilità di un mio passaggio a Milano fui altrettanto entusiasta ; giocare alle spalle di Rivera e soci sarebbe stato un traguardo per qualsiasi giocatore. Poi in panchina vi è Nereo Rocco, una grande leggenda del calcio.

D. E’ dai tempi di Cudicini che il Milan non aveva più un portiere di grande personalità.

R. Penso che nel calcio sia importante non perdere la calma, non lasciarsi mai vincere dai nervi, solo così si possono risolvere situazioni veramente ingarbugliate! Quest’anno il Milan deve dimostrare di aver i nervi saldi, visto che tutti sembrano che si divertano a polemizzare sulle nostre vicende. Pochi dei cosiddetti “tecnici” che fanno facili previsioni ci hanno inserito nelle squadre in lotta per lo scudetto, e resteranno delusi perché noi abbiamo molte ambizioni e dimostrammo sul campo il nostro valore.

D. Domenica incontrate la Juventus…

R. E’ un impegno molto arduo; la squadra bianconera sta vivendo proprio “un suo momento”.E’ una squadra che non fa mistero di puntare allo scudetto (il campionato verrà vinto dal Torino davanti ai bianconeri n.d.r.) e sarà sicuramente una grande partita , speriamo di dare al pubblico uno spettacolo superlativo, di quelli che onorano lo sport. Noi vogliamo regalare soddisfazione ai nostri tifosi, non solo i due punti, ma voglio offrire anche prova di buon gioco.

D. Sono tanti anni che lei è sulla breccia,che ne pensa degli altri suoi colleghi portieri ?

Noi portieri siamo in via di estinzione. E’ un ruolo che sta morendo. Non ci sono più “vocazioni”, perché proprio di vocazioni si tratta. Tra i giovani vedo molto bene Ivano Bordon dell’Inter; però mancano i fuoriclasse. Comunque devo evidenziare Castellini del Torino e Pulici della Lazio che sono due portieri che si fanno sempre rispettare.

D. Come vive Albertosi la partita?

R. Cerco di essere principalmente un galvanizzatore, cerco di dare ottimismo a tutti, anche se magari non sono al meglio per qualche disturbo fisico e se non sono in forma. Mai farsi vincere dai nervi; anche se perdiamo per due gol di scarto i miei compagni mi vedono sempre tranquillissimo; fingo ovviamente anche se mi costa moltissimo perché sono guai seri se un difensore si accorge che il portiere non è “in palla”, se perde fiducia in lui durante la partita o peggio se si sta perdendo !

D. Come mai questa crisi nel suo ruolo?

R. I motivi sono tanti; per esempio nel nostro calcio un allenatore, che ha giocato come terzino o come centravanti, ha la presunzione di guidare i portieri. Invece l’allenatore dei portiere deve essere soltanto un ex-portiere, in questo modo la preparazione dei giovani sarà specializzata , tutta rivolta a migliorala senza perdita di tempo. Probabilmente quando smetterò di giocare al calcio mi dedicherò all’allenamento ma ovviamente solo dei portieri così farò capire con la mia esperienza fatta di tanti anni sui campi di gioco quali sono le vere esigenze per questo ruolo sempre più delicato.

Da l’Intrepido n. 46 del 13 novembre 1975

Nella fotolo vediamo insieme a Buriani e Collovati nel campionato 1978-79,
quello dello scudetto vinto in rossonero.