domenica, febbraio 26, 2006

AMARILDO



Quando un giocatore a meno di venti anni gioca insieme a dei campioni come Garrincha, Didì e Zagalo non può essere che un calciotore di grande livello. Comincia in questo modo la storia di Amarildo, o meglio Amarildo Tavares De Silveria. Natoa Capos il 29 giugno del 1939, giovanissimo esordisce nel Botafogo, inserendosi in una linea d’attacco che è quella della nazionale brasiliana. Ha la maglia numero 10, ma il suo ruolo e quella della punta pura. Con un ala come Garrincha per la squadra bianconera il giovane calciatore diventa una sicurezza di rete nell’area di rigore avversaria.

Impossibile non convocarlo in nazionale, dove debutta nel 1961 in una amichevole contro il Paraguay, entrando al posto di Quarentinha. In nazionale diventa un panchinaro di lusso; sono tanti i campioni che formano l’attacco carioca e per lui solo qualche presenza nella squadra più forte del mondo. Prima del mondiale in Cile poche partite, subentrando nella ripresa prima a Gerson poi addirittura a Pelè. Davanti all’allenatore della selecao Feola Amarildo si dimostra sempre un atleta di grande livello, ottimo in acrobazia e pronto al gioco di potenza. Arrivano i mondiali cileni e per lui il ruolo di riserva, come sempre. Ma ecco l’imprevisto; “O Rey” dominatore nel match d’apertura contro il Messico si infortuna al termine del secondo incontro contro la Cecoslovacchia. Feola scegli di schierare Amarildo al centro l’attacco carioca, orfano del suo leader. La partita è l’ultima di un girone ancora tutto da decidere. Si gioca contro la Spagna di Puskas, Peirò e Gento. Le cose si mettono male perché le “furie rosse” passano in vantaggio. E’ il momento di Amarildo che con una doppietta porta il Brasile nei quarti di finale. Con lui ma grazie anche alle prodezze di calciatori come Zito, Vavà e Garrincha, il Brasile arriva alla finale con la Cecoslovacchia, squadra potente ma poco tecnica. Amarildo torna al gol, questa volta storico, segnando il pareggio dopo il vantaggio di Masopust. Poi il trionfo per la seconda vittoria nella Rimet. Amarildo rimane nel girone della nazionale fino al 1963, quando dopo una tournèe nel nostro paese con il Brasile, viene ingaggiato dal Milan.

Il primo campionato è il 1963-64 ed è Amarildo la nuova ala sinistra in un attacco che vede un altro protagonista di un mondiale, quel Josè Altafini che nel 1958 aveva lasciato la maglia da titolare al giovane Pelè.Il brasiliano dalla testa riccioluta conquista l’esigente platea di S.Siro; oltre ad essere un ottimo calciatore, la sua personalità istrionica ed allegra lo rende subito un personaggio amato dalla tifoseria milanese.Le reti che realizza sono tante, ben 14, ma per i rossoneri un terzo posto, dietro alle duellanti Inter e Bologna.

L’anno successivo tocca a lui la maglia numero nove. Altafini litiga con Viani e con la società e Amarildo continua a segnare a ripetizione. La stagione sembra propizia e il Milan ha tre punti di vantaggio sull’Inter di Herrera. Arriva il derby e Domenghini e compagni distruggono Amarildo e Rivera con un secco 5 a 2. E’ l’inizio della fine e il campionato vedrà l’Inter prima davanti al Milan distaccato di tre lunghezze. I successivi due campionati sono deludenti con i rossoneri nelle retrovie per la corsa allo scudetto. Anche Amarildo non è più il marcatore di un tempo, con solo quattro gol in due anni, a dimostrazione del momento non felice del Milan. La stagione 1967 si conclude però con un buon risultato, la vittoria in Coppa Italia.

Pochi mesi dopo viene ceduto alla Fiorentina, dove con Pesaola darà il suo contributo alla squadra fino ad arriva allo scudetto nel 1969. Amarildo non segna moltissimo ma è diventato un play-maker formidabile.Dai suoi piedi, dopo potenti azioni individuali , partono cross spesso vincenti per Chiarugi e Marassi.Inoltre tocca a lui battere i calci di punizione, che spesso entrano nella porta avversaria.Grazie alle sue prodezze la Fiorentina vince incontri decisivi per la conquista del suo secondo scudetto.

Arriva una seconda giovinezza per il giocatore che viene acquistato dalla Roma di Herrera. E’ il 1970 e la squadra è molto ambiziosa. In attacco Del Sol e Cordova ma alla fine la tifoseria giallorossa assisterà a mediocri campionati da centroclassifica per una formazione che si dimostrerà senza mordente e personalità. Per Amarildo ancora soddisfazione con dieci reti in due stagioni e anche molti cartellini rossi che lo rendono uno dei giocatori più “squalificati” del campionato.Ormai a 33 anni decide di ritornare in Brasile, al Vasco da Gama, dove nel 1974 conquista il titolo nazionale, chiudendo una grande carriera. Poi ancora il nostro paese come allenatore di squadre di serie C2 per poi diventare Responsabile Tecnico della nazionale dell’Arabia Saudita. Per lui il ricordo di tanti tifosi per uno dei brasiliani più amati che hanno giocato nei campi italiani.